Hamid, 5 anni. Soffocato dal padre
Cupramontana (Ancona), 4 Gennaio 2018
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Il padre ha ucciso il figlio di 5 anni: «Lo porto a fare una passeggiata» (Corriere della Sera – 6 gennaio 2018)
Il macedone, classe ‘91, durante l’interrogatorio ha confessato: «Sono stato io». Ma non ha pianto. Poi ha parlato della sua depressione e della perdita del lavoro da saldatore
C’è questo padre, che poi è appena un ragazzo, si chiama Besart Imeri, è nato in Macedonia nel ’91 e tiene sempre lo sguardo basso, farfuglia qualcosa, non piange, non piangerà mai per tutto il tempo che passa seduto in caserma, nell’ufficio del comandante della stazione dei carabinieri di Cupramontana, Luca Martarelli. Finché, è giovedì notte, a un tratto Besart dice: «Sono stato io». E allude a suo figlio Hamid che non c’è più, il suo primogenito di appena 5 anni, alunno «allegro e giocherellone», così lo descrivono adesso le maestre sconvolte della scuola d’infanzia «Corrado Corradi» di Cupramontana, provincia di Ancona.
Quell’ombra sugli occhi. È stato lui, Besart, a togliere la vita a suo figlio giovedì pomeriggio. Il ragazzo macedone, interrogato in caserma, aggiunge altre poche confuse parole: «Io sto male, sono depresso, da più di un anno prendo le medicine…». Fino a sei mesi fa faceva il saldatore presso una ditta dello jesino, ma poi ha perso il lavoro e la situazione è precipitata: «Non è mai stato violento — ha raccontato in perfetto italiano suo padre Bajram, 58 anni, il nonno di Hamid, agli investigatori — Però aveva frequenti sbalzi d’umore, all’improvviso gli calava come un’ombra sugli occhi».
Giovedì pomeriggio, intorno alle 18, Besart si trova in casa con sua moglie Sevime, 24 anni, che è ormai al settimo mese di gravidanza e aspetta il terzo bambino. Nella casa al primo piano di via Bonanni ci sono anche Hamid e l’altro fratellino di 3 anni. Besart dice a Sevime che porterà Hamid a fare una passeggiata, malgrado fuori faccia freddissimo e la neve ha già imbiancato da giorni le colline di Jesi. Padre e figlio escono, salgono sulla Toyota Yaris parcheggiata lì sotto, ma passano solo pochi secondi e succede quello che non dovrebbe: «Sono stato io…». L’autopsia sul corpo del piccolo ancora dev’essere effettuata, ma gli inquirenti hanno già riscontrato segni evidenti sul collo. All’inizio, però, prima di confessare, Besart era uscito dall’auto e aveva chiamato a gran voce i parenti, che abitano tutti nello stesso palazzo: «Hamid si è sentito male, correte». Così, sono scesi suo padre, suo fratello, sua sorella e hanno portato il bimbo su in casa sperando di poterlo ancora rianimare. Nonno Bajram ha chiamato il 118, è arrivata l’ambulanza. Tutto inutile. La povera Sevime, la mamma di Hamid, quando ha capito è svenuta e adesso è ricoverata all’ospedale di Jesi.
Non era in cura. Il procuratore di Ancona, Irene Bilotta, vuol vederci chiaro: delitto premeditato? Il padre aveva già deciso tutto prima di uscire o ha perso il controllo di sé improvvisamente? Il sindaco di Cupramontana, Luigi Cerioni, racconta che il capofamiglia, Bajram, ha sempre fatto il muratore e così ha mantenuto i suoi figli, senza mai chiedere aiuto ai servizi sociali. E nessun aiuto ha mai chiesto neppure Besart, che non risulta fosse in cura in un centro di salute mentale. Oggi nel carcere di Ancona incontrerà il suo avvocato, Raffaele Sebastianelli. Domani l’udienza di convalida del fermo.
Le maestre della scuola d’infanzia «Corradi» invece si stanno già preparando all’impatto di lunedì, quando tornando in classe dopo le vacanze dovranno spiegare agli altri 40 bambini l’assenza di Hamid e anche del suo fratellino, ora a casa col nonno. Sui muri dell’istituto sono rimasti appesi i manifesti allegri della vita com’era prima: «17 dicembre, Natale a Cupramontana, letture di fiabe e musica dal vivo». Vita che non c’è più.

