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Gloria, 2 anni. Uccisa a coltellate dal padre

Cremona, 22 Giugno 2019


 


Titoli & Articoli

Gloria, bambina di due anni uccisa dal papà: non lo vedeva da sei mesi (Corriere della Sera – 23 giugno 2019)
Genitori separati, la bimba viveva con la mamma
Non accettava la separazione dalla moglie che lo scorso gennaio lo aveva lasciato, portandosi via la loro figlia Gloria, di due anni. E non accettava di non poter vedere la bimba da sei mesi. Ieri mattina i servizi sociali gliel’hanno portata a casa. E per vendetta, Kouao Jacob Danho, ivoriano di 37 anni, operaio, ha subito ucciso a coltellate la figlioletta. Poi, con lo stesso coltello da cucina lungo circa 30 centimetri, in seguito ritrovato nella camera da letto, ha tentato di ammazzarsi, conficcandosi la lama nel ventre e ferendosi quattro volte.
La tragedia si è consumata nella camera da letto del piccolo appartamento al secondo piano di un palazzo di ringhiera in via Massarotti, civico 4, in passato sede della moschea e della scuola coranica, a due passi da corso Vittorio Emanuele II, in centro a Cremona. L’uomo, al momento in pericolo di vita, si trova in stato di arresto, piantonato in una stanza dell’ospedale Maggiore. Sull’omicidio indagano i carabinieri. Nel piccolo appartamento sono arrivate il sostituto procuratore, Vitina Pinto, e verso le 19.30 il medico legale Margherita Fornaciari.
Secondo una prima ricostruzione, l’ivoriano avrebbe ucciso la bambina in mattinata, poi si sarebbe tirato i fendenti. Sarebbe rimasto accanto alla piccola Gloria, che frequentava l’asilo nido «Sacchi», per ore, finché, intorno alle 18, avrebbe chiamato anonimamente il 118, e subito dopo i proprietari di casa che abitano nello stesso stabile, al piano terra e con i quali aveva stipulato il contratto di affitto dal primo giugno scorso. «Ci ha detto che stava male, che aveva chiamato l’ambulanza e di scendere in cortile per aprire il portone ai sanitari», hanno dichiarato i proprietari dell’appartamento. Pare che i lamenti dell’uomo andassero avanti da ore. Quando lui stesso ha aperto la porta ai soccorritori del 118, aveva già perso molto sangue. I sanitari hanno scoperto il cadavere della piccola Gloria e hanno allertato immediatamente i carabinieri, arrivati in via Massarotti con i colleghi della Scientifica.
Kouao Jacob Danho, con regolare permesso in Italia, lavorava alla Magic Pack di Gadesco Pieve Delmona, azienda che produce contenitori per generi alimentari. Tra dicembre e gennaio, in fase di separazione, aveva avuto con la moglie Isabelle Adrey, 34 anni, connazionale, un violento litigio. Il marito l’aveva aggredita, picchiandola e prendendola a calci. Le aveva anche rotto un timpano. La donna si era così rivolta alla polizia locale, che le aveva trovato una sistemazione presso la casa protetta «Il Focolare Guido Grassi», in via Bonomelli. Nel palazzo di via Massarotti, dove si era trasferito da inizio mese, nessuno conosceva bene l’operaio africano. I vicini sapevano che andava a lavorare e che si era separato da poco tempo. Nessuno aveva tantomeno visto la bambina. «Era molto referenziato anche dal proprietario di casa precedente — hanno detto i nuovi padroni di casa —. In queste tre settimane non abbiamo mai avuto problemi. Era gentile sempre gentile, usciva il mattino presto per andare a lavorare e rientrava la sera».
L’ivoriano, innamorato della sua bambina, si lamentava perché non poteva vederla con frequenza. Ne parlava spesso, in lacrime, ad una amica connazionale. Ieri mattina i servizi sociali gliel’hanno portata a casa per la prima volta dalla separazione. I carabinieri stanno cercando di capire in base a quale programma, proprio ieri, l’uomo avesse potuto riabbracciare la figlia dopo mesi. A suo carico non vi erano divieti.
«Come purtroppo sembrano confermare da ultimo anche i fatti di Cremona , troppo spesso la violenza contro le donne non viene considerata, dai tribunali o dai servizi sociali, un fattore di rischio per la salute e la sicurezza dei minori .- ha commentato la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della Commissione Femminicidio – Per questo svolgeremo approfondimenti puntuali sui casi di affidamento dei figli in caso di violenza e femminicidio». (di Francesca Morandi)

Morte Gloria, la mamma sentita in caserma. Il padre conferma la versione del rapinatore (Cremona Oggi – 26 giugno 2019)
E’ iniziato alle 13,30 nella caserma dei carabinieri Santa Lucia l’esame di Isabelle Audrey, 34 anni, la mamma di Gloria, la bimba di due anni barbaramente uccisa la mattina di sabato 22 giugno dal padre Jacob Kouao Danho, 37enne ivoriano.
“La mia cliente è ancora sconvolta e addolorata”, ha commentato un’ora dopo il legale della donna, l’avvocato Elena Pisati. “Chiede tranquillità e chiede di capire cosa è successo. Oggi ha reso dichiarazioni davanti agli inquirenti ed ora aspettiamo l’esito delle indagini, fiduciosi che venga fuori la verità”. L’avvocato Pisati ha confermato il fatto che il padre della piccola non aveva alcuna restrizione su Gloria, aggiungendo che anzi, lui e la figlia si erano già incontrati, in un primo periodo alla presenza degli assistenti sociali, mentre le ultime tre, quattro volte avevano passato qualche ora da soli. Sabato 22 giugno, il 37enne avrebbe dovuto occuparsi della figlia tutto il giorno.
Era andato a prenderla alla mattina alla comunità protetta dove Gloria viveva con la mamma e avrebbe dovuto riportarla alla sera. Invece, una volta arrivati nell’abitazione di via Massarotti dove lui viveva da solo dal primo di giugno, avrebbe accoltellato Gloria due volte, una al fegato e una ai polmoni, lasciandola morire dissanguata. A sua volta si sarebbe conficcato il coltello nel ventre procurandosi ferite guaribili in una decina di giorni. Solo verso le 18 aveva chiamato i soccorsi, escludendo ogni possibilità, per la bambina, di essere salvata.
Nella notte tra sabato e domenica, dopo essere stato operato, aveva risposto per quattro ore alle domande del pm Vitina Pinto, scaricando tutte le responsabilità su un presunto rapinatore che avrebbe seguito lui e la figlia fino a casa. La stessa versione dei fatti, Jacob, ancora ricoverato in ospedale, l’ha data questa mattina al gip e al pm che l’hanno interrogato per tre ore e mezza. Tesi, quella del 37enne, che gli inquirenti stanno verificando attraverso le impronte trovate nell’abitazione di via Massarotti, quelle del coltello usato come arma del delitto e attraverso l’analisi delle telecamere sul percorso fatto dall’uomo per andare a prendere la figlia  per portarla a casa sua. Per ora non sarebbero stati trovati riscontri alle dichiarazioni dell’ivoriano, che è assistito dagli avvocati Alessia Vismarra e Santo Maugeri. I due legali non hanno escluso l’intenzione di chiedere una perizia psichiatrica.
Un delitto orribile ed inspiegabile, anche perchè il presunto assassino, rimasto sì per un periodo senza vedere la figlia, aveva poi avuto la possibilità di stare con lei. Da indiscrezioni, sembra che la piccola fosse molto felice di passare qualche ora con lui e la stessa moglie non si sarebbe mai opposta agli incontri.
Altra cosa erano i rapporti tra moglie e marito, diventati tesi soprattutto in seguito ad una violenta lite scoppiata nel febbraio di quest’anno nella quale lei era stata costretta a ricorrere a cure mediche e allontanata dall’abitazione della coppia di via Brescia per essere ospitata con la figlia nella casa protetta. A detta della donna, che aveva scoperto che il marito aveva un’altra famiglia in Costa d’Avorio alla quale inviava denaro, quell’uomo era diventato violento.
L’omicidio della piccola Gloria è stato accuratamente meditato?, Si è trattato di una vendetta nei confronti della moglie?. Jacob, però, nega tutto. Intanto le indagini vanno avanti. Si attendono anche i risultati definitivi dell’autopsia sul corpo della bimba e sulle ferite riportate dal padre. Il medico legale dirà se i colpi sono stati o meno autoinflitti e se compatibili con l’arma del delitto. (di Sara Pizzorni)

Gloria, due anni, uccisa dal padre: prima le ha comprato due lecca lecca (Corriere della Sera – 29 giugno 2019)
L’ivoriano 37enne voleva «vendicarsi» contro la compagna che l’aveva lasciato. Sabato mattina ha preso i dolci alla tabaccheria sotto casa, poi ha ammazzato la bambina a coltellate e ha tentato il suicidio. Ma continua a negare
Due «lecca lecca» acquistati nella tabaccheria vicino a casa, alle 10.17 di sabato scorso. È l’ultimo regalo che papà Kouao Jacob Danho ha fatto alla sua bimba Gloria, di 2 anni, prima di ucciderla con due coltellate, intorno a mezzogiorno, nel piccolo appartamento, al secondo piano del palazzo in via Massarotti, civico 4, per poi piantarsi un colpo di lama nell’addome.
L’inquietante particolare emerge nelle tredici pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip nei confronti dell’ivoriano di 37 anni, indagato per omicidio volontario aggravato dall’aver ucciso la propria figlia e dalla premeditazione. Un papà, Kouaou Jacob, che durante l’interrogatorio, «ha mostrato un atteggiamento di assoluta indifferenza per la tragica sorte della figlia». L’uomo, piantonato nella stanza dell’ospedale Maggiore dalla polizia penitenziaria, una volta dimesso dovrà essere tradotto in carcere.
Nell’ordinanza si smonta la «strampalata» difesa di Danho, lucido nel raccontare la storia «inverosimile» e «illogica» di un rapinatore in cerca di soldi nell’abitazione con la porta d’ingresso che i soccorritori avevano trovato chiusa da un catenaccio. Anche la camera da letto dove c’era il corpicino di Gloria, era chiusa a chiave. «Il rapinatore da dove è scappato?». Incalzato, l’ivoriano ha riferito che il bandito era fuggito, lanciandosi dalla finestra: un volo di otto metri in una via «altamente trafficata».
Non regge il racconto di papà Kouao Jacob, che alle 9.45 era andato a prendere la sua bambina nella casa protetta in via Bonomelli. Alle 17 avrebbe dovuto riconsegnarla a mamma Isabelle Audrey, la quale non si era mai messa di traverso. La donna non voleva più tornare con il compagno violento con lei. Durante l’ultima lite, il 22 febbraio scorso, si era lamentata perché lui mandava troppi soldi giù in Costa d’Avorio, ai tre figli avuti da un’altra compagna «a discapito del benessere di Gloria».
L’uomo la implorava di tornare. Si è vendicato, uccidendo la loro bambina come se fosse di sua proprietà. Il movente traspare anche da una lettera che i carabinieri hanno trovato dietro il calendario con le fotografia di Gloria. È un messaggio scritto in francese. Le ultime righe: «Audrey vivi senza di noi… anche Gloria non è mai stata amata né da te né da tuo padre e tua madre. Aspetta la compensazione per diventare ricca». Per il gip «il fatto che Danho abbia rimarcato che la mamma non avrebbe mai voluto bene a Gloria, fa emergere come egli si sentisse legittimato a disporre della bambina — fino ad arrivare a toglierle la vita — come se fosse solo sua». Circostanza «che offre una chiave di lettura anche dello sconvolgente distacco con cui Danho ha riferito della tragica sorte della piccola». (di Francesca Morandi)

 


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