Kouao Jacob Danho, 37 anni, operaio, padre separato. Uccide a coltellate la figlia di 2 anni per vendetta contro la ex moglie. Ergastolo
Cremona, 23 Giugno 2019
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Sconvolto dalla separazione: uccide a coltellate la figlia Gloria di 2 anni e tenta il suicidio. Arrestato per omicidio (Leggo – 22 giugno 2019)
Una bambina di due anni è stata trovata uccisa a coltellate in un’abitazione di Cremona. Quando i soccorritori sono arrivati nell’abitazione di via Massarotti, a poche decine di metri dal tribunale, in pieno centro di Cremona, hanno subito avvertito i carabinieri. La scena era devastante e drammaticamente chiara allo stesso tempo: una bambina di due anni morta, colpita da più coltellate, per lei nulla da fare; accanto il padre, Jacob Danho Kouao, un operaio di 27 anni, della Costa d’Avorio, con una coltellata al ventre e altre meno gravi. Quasi un harakiri che l’ha portato in ospedale dove le sue condizioni sono ora valutate molto gravi, mentre è piantonato dai carabinieri. Il 27enne è in pericolo di vita, dopo aver tentato il suicidio.
L’ipotesi delle prime ore, che ormai è certezza, è che l’uomo abbia accoltellato la figlia Gloria che gli era stata affidata per qualche ora. Per questo i carabinieri lo hanno arrestato per omicidio volontario.
In via Massarotti, in una casa di ringhiera, secondo quanto raccontato dai vicini, viveva da poco più di un mese. Con la moglie, anch’ella ivoriana, erano in corso le pratiche di separazione. E forse proprio questa situazione ha sconvolto il 27enne portandolo ad uccidere la figlia per poi tentare il suicidio. Sembra che la donna, 34 anni, viva ora in una casa protetta in quanto il rapporto tra i due era burrascoso ma non risultano condanne o provvedimenti a carico dell’uomo. Resta da capire per quale ragione la bambina fosse col padre.
Sarebbe stato lo stesso ivoriano a chiamare la padrona di casa, con la quale aveva stipulato un contratto d’affitto regolare: «Sto male, chiami il 118». Un vicino ha riferito di aver sentito dei pianti nel pomeriggio, ma nessuno, nella corte, salvo la proprietaria, conosceva l’uomo che ora è piantonato in ospedale dai carabinieri, in attesa si poter essere interrogato dal pm di Cremona.
Gloria, bambina di due anni uccisa dal papà: non lo vedeva da sei mesi (Corriere della Sera – 23 iugno 2019)
Genitori separati, la bimba viveva con la mamma
Non accettava la separazione dalla moglie che lo scorso gennaio lo aveva lasciato, portandosi via la loro figlia Gloria, di due anni. E non accettava di non poter vedere la bimba da sei mesi. Ieri mattina i servizi sociali gliel’hanno portata a casa. E per vendetta, Kouao Jacob Danho, ivoriano di 37 anni, operaio, ha subito ucciso a coltellate la figlioletta. Poi, con lo stesso coltello da cucina lungo circa 30 centimetri, in seguito ritrovato nella camera da letto, ha tentato di ammazzarsi, conficcandosi la lama nel ventre e ferendosi quattro volte.
La tragedia si è consumata nella camera da letto del piccolo appartamento al secondo piano di un palazzo di ringhiera in via Massarotti, civico 4, in passato sede della moschea e della scuola coranica, a due passi da corso Vittorio Emanuele II, in centro a Cremona. L’uomo, al momento in pericolo di vita, si trova in stato di arresto, piantonato in una stanza dell’ospedale Maggiore. Sull’omicidio indagano i carabinieri. Nel piccolo appartamento sono arrivate il sostituto procuratore, Vitina Pinto, e verso le 19.30 il medico legale Margherita Fornaciari.
Secondo una prima ricostruzione, l’ivoriano avrebbe ucciso la bambina in mattinata, poi si sarebbe tirato i fendenti. Sarebbe rimasto accanto alla piccola Gloria, che frequentava l’asilo nido «Sacchi», per ore, finché, intorno alle 18, avrebbe chiamato anonimamente il 118, e subito dopo i proprietari di casa che abitano nello stesso stabile, al piano terra e con i quali aveva stipulato il contratto di affitto dal primo giugno scorso. «Ci ha detto che stava male, che aveva chiamato l’ambulanza e di scendere in cortile per aprire il portone ai sanitari», hanno dichiarato i proprietari dell’appartamento. Pare che i lamenti dell’uomo andassero avanti da ore. Quando lui stesso ha aperto la porta ai soccorritori del 118, aveva già perso molto sangue. I sanitari hanno scoperto il cadavere della piccola Gloria e hanno allertato immediatamente i carabinieri, arrivati in via Massarotti con i colleghi della Scientifica.
Kouao Jacob Danho, con regolare permesso in Italia, lavorava alla Magic Pack di Gadesco Pieve Delmona, azienda che produce contenitori per generi alimentari. Tra dicembre e gennaio, in fase di separazione, aveva avuto con la moglie Isabelle Adrey, 34 anni, connazionale, un violento litigio. Il marito l’aveva aggredita, picchiandola e prendendola a calci. Le aveva anche rotto un timpano. La donna si era così rivolta alla polizia locale, che le aveva trovato una sistemazione presso la casa protetta «Il Focolare Guido Grassi», in via Bonomelli. Nel palazzo di via Massarotti, dove si era trasferito da inizio mese, nessuno conosceva bene l’operaio africano. I vicini sapevano che andava a lavorare e che si era separato da poco tempo. Nessuno aveva tantomeno visto la bambina. «Era molto referenziato anche dal proprietario di casa precedente — hanno detto i nuovi padroni di casa —. In queste tre settimane non abbiamo mai avuto problemi. Era gentile sempre gentile, usciva il mattino presto per andare a lavorare e rientrava la sera».
L’ivoriano, innamorato della sua bambina, si lamentava perché non poteva vederla con frequenza. Ne parlava spesso, in lacrime, ad una amica connazionale. Ieri mattina i servizi sociali gliel’hanno portata a casa per la prima volta dalla separazione. I carabinieri stanno cercando di capire in base a quale programma, proprio ieri, l’uomo avesse potuto riabbracciare la figlia dopo mesi. A suo carico non vi erano divieti.
«Come purtroppo sembrano confermare da ultimo anche i fatti di Cremona , troppo spesso la violenza contro le donne non viene considerata, dai tribunali o dai servizi sociali, un fattore di rischio per la salute e la sicurezza dei minori .- ha commentato la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della Commissione Femminicidio – Per questo svolgeremo approfondimenti puntuali sui casi di affidamento dei figli in caso di violenza e femminicidio». (di Francesca Morandi)
Il papà non confessa l’omicidio della figlia: «È stato un rapinatore» (Corriere della Sera – 24 giugno 2019)
Dubbi degli inquirenti sulla versione di Danho. L’uomo aveva un’altra famiglia in Costa d’Avorio
Non ha confessato di aver ucciso, accoltellandola, la sua bimba Gloria, di due anni. Nella sua difesa disperata, Kouao Jacob Danho, il papà ivoriano di 37 anni da sabato sera piantonato, in stato di arresto, in una stanza dell’ospedale Maggiore, spunta un rapinatore. Nel suo racconto uno sconosciuto lo avrebbe inseguito, sabato mattina, mentre l’uomo rincasava nell’appartamento al secondo piano di via Massarotti con la sua bimba che alle nove del mattino aveva prelevato dalla casa protetta. E che nell’abitazione avrebbe ucciso la piccola Gloria e ferito il suo papà. Danho, finito in sala operatoria e fuori pericolo, lo ha riferito al sostituto procuratore, Vitina Pinto, nelle quattro ore di interrogatorio cominciato all’una di notte e terminato alle cinque del mattino di ieri, alla presenza del difensore Alessia Vismarra. Alle dichiarazioni rese dal papà ivoriano, i carabinieri del Nucleo investigativo devono comunque cercare riscontri. Ieri la Scientifica è tornata nella casa dell’orrore, sulla scena del crimine.
Decisivi saranno i rilievi delle impronte digitali sul coltello da cucina lungo circa trenta centimetri, trovato, avvolto nel lenzuolo, in camera da letto, per smontare la versione dell’uomo a cui gli investigatori non credono. Altri elementi utili alle indagini i carabinieri li avranno dai fotogrammi registrati dalle telecamere installate lungo il percorso che Danho ha fatto sabato mattina con Gloria, dalla casa protetta all’appartamento di via Massarotti. L’ivoriano, operaio in una fabbrica di Gadesco Pieve Delmona, alle porte di Cremona, e con un buon stipendio, sui 1.800 euro al mese, non accettava la separazione dalla moglie Isabelle Audrey, sua connazionale di 34 anni, e si lamentava di non poter stare con sua figlia. Sabato gliela avevano affidata per la prima volta. Papà e bambina dovevano stare insieme per qualche ora.
A febbraio, tra i coniugi era scoppiata una violenta lite. La moglie aveva scoperto che Dahno aveva un’altra famiglia in Costa d’Avorio, alla quale spediva denaro regolarmente. Quel giorno, si era presentata al Pronto soccorso con un timpano rotto: 25 giorni di prognosi. La polizia locale l’aveva subito portata, con la figlia, nella casa protetta. Era una moglie triste e spaventata, Isabelle Audrey: «Mio marito è cambiato nel corso degli anni – aveva detto la donna -. Da uomo tranquillo era diventato più violento». Nei confronti dell’operaio la procura aveva aperto d’ufficio un fascicolo per lesioni aggravate. A fine maggio, a Danho è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Intanto, oggi la procura conferirà al medico legale l’incarico di effettuare l’autopsia sul corpo della piccola Gloria, in programma domani.
Gloria, due anni, uccisa dal padre: prima le ha comprato due lecca lecca (Corriere della Sera – 29 giugno 2019)
L’ivoriano 37enne voleva «vendicarsi» contro la compagna che l’aveva lasciato. Sabato mattina ha preso i dolci alla tabaccheria sotto casa, poi ha ammazzato la bambina a coltellate e ha tentato il suicidio. Ma continua a negare
Due «lecca lecca» acquistati nella tabaccheria vicino a casa, alle 10.17 di sabato scorso. È l’ultimo regalo che papà Kouao Jacob Danho ha fatto alla sua bimba Gloria, di 2 anni, prima di ucciderla con due coltellate, intorno a mezzogiorno, nel piccolo appartamento, al secondo piano del palazzo in via Massarotti, civico 4, per poi piantarsi un colpo di lama nell’addome.
L’inquietante particolare emerge nelle tredici pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip nei confronti dell’ivoriano di 37 anni, indagato per omicidio volontario aggravato dall’aver ucciso la propria figlia e dalla premeditazione. Un papà, Kouaou Jacob, che durante l’interrogatorio, «ha mostrato un atteggiamento di assoluta indifferenza per la tragica sorte della figlia». L’uomo, piantonato nella stanza dell’ospedale Maggiore dalla polizia penitenziaria, una volta dimesso dovrà essere tradotto in carcere.
Nell’ordinanza si smonta la «strampalata» difesa di Danho, lucido nel raccontare la storia «inverosimile» e «illogica» di un rapinatore in cerca di soldi nell’abitazione con la porta d’ingresso che i soccorritori avevano trovato chiusa da un catenaccio. Anche la camera da letto dove c’era il corpicino di Gloria, era chiusa a chiave. «Il rapinatore da dove è scappato?». Incalzato, l’ivoriano ha riferito che il bandito era fuggito, lanciandosi dalla finestra: un volo di otto metri in una via «altamente trafficata».
Non regge il racconto di papà Kouao Jacob, che alle 9.45 era andato a prendere la sua bambina nella casa protetta in via Bonomelli. Alle 17 avrebbe dovuto riconsegnarla a mamma Isabelle Audrey, la quale non si era mai messa di traverso. La donna non voleva più tornare con il compagno violento con lei. Durante l’ultima lite, il 22 febbraio scorso, si era lamentata perché lui mandava troppi soldi giù in Costa d’Avorio, ai tre figli avuti da un’altra compagna «a discapito del benessere di Gloria».
L’uomo la implorava di tornare. Si è vendicato, uccidendo la loro bambina come se fosse di sua proprietà. Il movente traspare anche da una lettera che i carabinieri hanno trovato dietro il calendario con le fotografia di Gloria. È un messaggio scritto in francese. Le ultime righe: «Audrey vivi senza di noi… anche Gloria non è mai stata amata né da te né da tuo padre e tua madre. Aspetta la compensazione per diventare ricca». Per il gip «il fatto che Danho abbia rimarcato che la mamma non avrebbe mai voluto bene a Gloria, fa emergere come egli si sentisse legittimato a disporre della bambina — fino ad arrivare a toglierle la vita — come se fosse solo sua». Circostanza «che offre una chiave di lettura anche dello sconvolgente distacco con cui Danho ha riferito della tragica sorte della piccola». (di Francesca Morandi)
Omicidio di Gloria, il papà parla dal carcere: ‘Pentito’ (la Provincia Cr – 8 giugno 2020)
Prima udienza (aggiornata al 19 giugno), il 38enne Danho accusato di aver assassinato con premeditazione la figlia di due anni
Una madre distrutta, un padre che dal carcere si dichiara «molto, molto pentito», ma che ancora oggi non sa spiegare perché il 22 giugno di un anno fa, ha afferrato un coltello da cucina e colpito la figlioletta Gloria, una bellissima bimba di due anni. Poteva salvarla, papà Kouoa Jacob Danho, 38 anni, ivoriano, chiamando immediatamente i soccorsi. Non lo ha fatto, lasciando morire la piccola Gloria nella camera da letto dell’appartamento in via Massarotti, 4.
Secondo il pm Vitina Pinto, il padre l’ha uccisa per vendicarsi di mamma Audrey Isabelle, la compagna che non lo voleva più e che in febbraio si era rifugiata, con Gloria, nella casa protetta di via Bonomelli, dopo l’ultimo violento litigio. Allora, Jacob le aveva spaccato il timpano.
Un omicidio premeditato, per il pm. Mamma Isabelle non ha mai vietato a Jacob di vedere la bambina. Anzi, era contenta che Gloria trascorresse un po’ di tempo con il papà. Ieri si è tenuta la prima udienza preliminare davanti al gup Pierpaolo Beluzzi. Mamma Isabelle non si è presentata. Non ce la fa. Si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Elena Pisati. Kouoa Jacob Danho era collegato dal carcere di Pavia. L’udienza è stata aggiornata al 19 giugno. (di Francesco Pavesi)
“Ho ucciso mia figlia di 2 anni in preda alla stregoneria fatta dalla famiglia di sua madre”: la tesi difensiva dell’omicida di Cremona (il Fatto Quotidiano – 13 ottobre 2020)
Davanti ai giudici della Corte D’Assise, il reo confesso ha accusato la ex compagna di averlo spinto all’omicidio con la magia nera. La donna a sua volta ha deposto raccontando le violenze subite dall’uomo, motivo che l’hanno spinta a lasciarlo e a essere ospitata in una casa protetta: “Non volevo vedere crescere la mia piccola nella violenza”
Ha ucciso la figlia di due anni in un momento di follia a suo dire causato dalla stregoneria fatta dalla famiglia della madre della bambina. E’ questa la tesi difensiva di Kouao Jacob Danho, 38anni, ivoriano, che circa un anno fa ha ammazzato a coltellate la piccola Gloria a Cremona. Per questo delitto l’uomo (reo confesso) sta affrontando un processo in Corte d’Assise. Ed è proprio davanti ai giudici (Anna di Martino, Francesco Beraglia e sei popolari) che l’imputato ha raccontato la storia della magia nera, accusando la sua ex compagna Audrey e una santona che la donna frequentava in Costa d’Avorio e che con lei pregava. Un delitto, ha detto, commesso per vendicarsi di una more finito male.
“Abbattuto e disperato, mi è venuto l’impulso di uccidere me e mia figlia. Pensavo che sua madre non l’amasse”, ha spiegato il 38enne in aula. “Ho avuto una follia nella mia testa, sono come impazzito, ho perso la testa, mi ha preso la follia. Una follia non naturale, ero vittima di una stregoneria”, ha aggiunto Danho, secondo quanto riportato dal quotidiano online CremonaOggi. L’omicidio, che in un primo tempo l’uomo aveva attribuito ad un rapinatore (rivelatosi inesistente) e che successivamente ha invece confessato di aver commesso, è avvenuto nel giugno del 2019 in un appartamento, non lontano dal centro città, dove l’ivoriano viveva da pochi giorni. La figlia e sua madre erano invece ospiti in una casa protetta. Sull’imputato, ad oggi in carcere a Pavia e difeso dai legali Giuseppe Bodini e Michele Tolomini, sarà disposta una perizia psichiatrica.
Anche la madre di Gloria, parte civile nel procedimento, ha parlato al processo come testimone. In lacrime, ha ripercorso i primi momenti di vita insieme all’imputato. “All’inizio ero felice – le parole della donna riportate dal sito di informazione di Cremona – Abitavamo a San Daniele e avevamo in permesso di soggiorno per due anni”. Danho e Audrey si sono conosciuti 4 anni fa in Libia. Ma quando la donna scoprì che il compagno aveva un’altra famiglia in Costa d’Avorio la felicità di coppia svanì. “Sono rimasta delusa – ha raccontato ancora la donna – Con me era cattivo, aveva iniziato ad alzare le mani. Era lui a gestire tutto. Mentre io ero a casa come una schiava a fare quello che voleva, lui di soldi non me ne dava. L’ho lasciato perché non volevo vedere crescere la mia bambina nella violenza”.
La bimba, tra l’altro, poteva essere salvata. L’ha scritto nero su bianco a inizio ottobre il medico legale, secondo cui le ferite al polmone e all’addome inferte dal padre non erano mortali. “Se soccorsa in tempo – aveva detto la professionista Margherita Fornaciari, sentita come testimone – le probabilità di sopravvivenza sarebbero state elevatissime”. Dopo aver ucciso la figlia, Danho si era a sua volta accoltellato. I tagli autoinferti sono rimasti a livello superficiale. Solo a dicembre dello scorso anno, dal carcere pavese, il 38enne confessò di aver ucciso la figlia. Le tracce di sangue e le impronte sul coltello, tuttavia, conducevano fin da subito a lui. (di Simone Bacchetta)
Il papà della piccola Gloria condannato a tre anni per maltrattamenti alla compagna (Cremona Oggi – 5 novembre 2020)
Tre anni, un mese e 10 giorni: questa la sentenza emessa dal gup nei confronti di Kouao Jacob Danho, 38 anni, l’operaio ivoriano accusato di maltrattamenti nei confronti di Isabelle, la sua ex compagna e mamma della piccola Gloria, la bimba uccisa nel giugno del 2019, per la procura proprio dal padre, per il quale è in corso in Corte d’assise a Cremona il processo per omicidio. Oggi Danho ha incassato una condanna per l’episodio del 22 febbraio del 2019, all’epoca della convivenza con Isabelle, parte civile attraverso l’avvocato Elena Pisati che in udienza ha sottolineato il “carattere e la natura violenta dell’imputato”. Per il risarcimento, il giudice ha disposto una provvisionale di 6000 euro e il resto da liquidarsi in un separato giudizio civile. Il pm, che aveva chiesto tre anni, aveva chiesto ed ottenuto la modifica del capo di imputazione relativamente alla durata della malattia della vittima, passata dai 25 giorni di prognosi iniziali a 116 giorni. Il 38enne, difeso dall’avvocato Giuseppe Bodini, è stato processato con il rito abbreviato.
Durante una discussione con la vittima, l’operaio ivoriano aveva sferrato sul volto della compagna un violento schiaffo a mano aperta che l’aveva colpita sull’orecchio, causandole il perforamento del timpano. La donna si era presentata al pronto soccorso dicendo di essere stata picchiata, e di conseguenza era partita la segnalazione alla polizia municipale e ai servizi sociali dell’ospedale. Sentita su quanto accaduto, Isabelle non aveva voluto sporgere denuncia. Non se l’era più sentita, però, di tornare a vivere con il compagno, e quindi era stata ospitata insieme alla figlia in una struttura protetta. Una decisione che, secondo l’accusa, aveva scatenato nel tempo i sentimenti di vendetta di Danho che aveva ucciso Gloria proprio per farla pagare all’ex compagna che non ne voleva più sapere di tonare con lui, infrangendo tutti i suoi sogni di poter tornare a ricostruire la sua famiglia. Nel processo per l’omicidio della bambina, la prossima udienza è stata fissata per il 17 dicembre. In quella data verranno sentiti gli psichiatri che esporranno alla Corte i risultati della perizia effettuata sull’imputato. (di Sara Pizzorni)
Omicidio Gloria: Ergastolo al papà. La sentenza è definitiva (Cremona Oggi – 21 febbraio 2023)
Per l’imputato, i giudici della Corte di Cassazione hanno confermato la sentenza all’ergastolo
E’ arrivata la sentenza definitiva per Kouao Jacob Danho, il 40enne ivoriano che il 22 giugno del 2019 nella sua abitazione di via Massarotti a Cremona uccise la figlia Gloria, di soli due anni. I giudici della Corte di Cassazione hanno rigettato il ricorso della difesa e confermato la sentenza all’ergastolo emessa in Corte d’Assise d’Appello il 4 febbraio del 2022. Confermato anche dalla Suprema Corte il risarcimento danni di 100mila euro come provvisionale per la parte civile, rappresentata dall’avvocato Elena Pisati per Audrey Isabelle, la mamma di Gloria ed ex compagna di Danho.
L’omicidio si era consumato nell’appartamento di via Massarotti dove l’ivoriano, operaio alla Magic Pack di Gadesco, si era trasferito dal primo giugno del 2019, mentre l’ex compagna e la figlia erano ospiti di una casa protetta. Nella sua casa, Danho aveva accoltellato la figlia due volte, una al fegato e una ai polmoni. La piccola, come rivelato dai risultati dell’autopsia, si sarebbe potuta salvare se suo padre avesse chiamato subito i soccorsi. Il 40enne aveva confessato il delitto tempo dopo i fatti, mentre in un primo tempo aveva puntato il dito contro un fantomatico rapinatore.
“Il figlicidio”, aveva detto il procuratore generale di Brescia Marco Martani, “è stato attuato come forma di vendetta, una vendetta estrema”. La compagna dell’imputato lo aveva lasciato e con la bimba si era trasferita nella casa famiglia di via Bonomelli. Il fatto che lui avesse percosso la ex compagna provocandole la lesione di un timpano, il fatto che fosse possessivo e che le avesse taciuto di avere un’altra famiglia in Africa, avevano convinto la donna a dire basta. “E lui”, aveva aggiunto il procuratore generale, “ha ucciso la loro bambina con assenza di scrupoli morali e con un fondo di malvagità fuori dal comune”.
Era “lucido”, Danho, che aveva tirato in ballo il fatto di essere rimasto vittima di un maleficio da parte della compagna e della madre, con cui non aveva buoni rapporti. Per la difesa, rappresentata dall’avvocato Daniele Sussman Steinberg, del Foro di Milano, la magia era la prova di un vizio parziale di mente.
“Audrey, vivi senza di noi…”, la frase contenuta nel manoscritto trovato in casa dell’imputato, secondo i giudici “non può, di per sè, essere indice di premeditazione”. Non adeguatamente provato, anche per la Cassazione, “che tale lettera sia stata scritta in un tempo apprezzabilmente antecedente l’attuazione dell’ignobile gesto criminoso, sì da rimandare ad un previo e programmato concepimento ideativo del delitto. La lettera vale a confessare l’omicidio e ne spiega i motivi, ma non attesta di per sè la premeditazione del gesto, circostanza che rimane da provare oltre ogni ragionevole dubbio”. “Nella tragicità degli eventi”, ha commentato l’avvocato Pisati, “c’è soddisfazione perchè l’impianto accusatorio ha retto. Non sono state ritenute fondate le contestazioni della difesa sul vizio parziale di mente e sulla mancanza dell’aggravante dei motivi abietti”. (di Sara Pizzorni)






