Giusy, 17 anni, e Carmen, 14 anni. Uccise a coltellate, insieme alla mamma, dal padre
In memoria di
Strage dopo il pellegrinaggio (il Manifesto – 4 maggio 1999)
E’ stata forse la gelosia a far scattare il folle gesto di Giuseppe La Torre
Sul tavolo ancora le valigie semidisfatte di un pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo per la beatificazione di padre Pio. Sul letto e sul pavimento i corpi insaguinati della moglie e delle due figlie, tutte uccise durante un raptus di follia con un coltello da cucina. Giuseppe La Torre, 53 anni, non ha saputo offrire ai carabinieri, che ieri mattina lo hanno arrestato, nessun motivo per spiegare la strage dei propri familiari.
Maria Grazia Previte, 47 anni, la moglie, era ancora sdraiata sul letto. La figlia Giusy, 17 anni, era bocconi sotto il tavolo da cucina dove aveva cercato invano un riparo. Carmen, di 14 anni, era sdraiata a pochi centri dalla porta d’ingresso verso la quale aveva tentato inutilmente una fuga. “Tramavano contro di me”, ha farfugliato l’uomo mentre i carabinieri lo lo ammanettavano. Sullo sfondo di questo tragico gesto appare la storia di un impiegato tranquillo e sereno fuori casa, ma geloso e rigido dentro le mura domestiche.
Erano tornati a Messina verso le 23 di domenica. Il viaggio organizzato dalla parrocchia per commemorare Padre Pio non era andato come di programma. L’uomo si era accecato per un motivo futile. Uno dei partecipanti allo stesso pellegrinaggio si era seduto accanto alla moglie durante la pausa del pranzo e La Torre, ingelosito, lo aveva duramente apostrofato allontanandolo in malo modo. I presenti e lo stesso sacerdote che aveva organizzato il viaggio erano intervenuti riuscendo a calmare gli animi, ma durante il tragitto di ritorno a Messina la moglie e le figlie di La Torre avevano duramente criticato il familiare per come si era comportato.
La tensione in famiglia era rimasta alta fino a tarda notte. Alle 6 di ieri mattina La Torre ha deciso di passare dalle minacce verbali ai fatti. Prima ha ucciso la moglie, ancora nel sonno, quindi le figlie che, accortesi del pericolo, avevano tentato di scappare. Le urla delle ragazze sono state sentite dai vicini di casa che hanno subito chiamato i carabinieri. Quando le prime auto sono arrivate in via Palermo, nel rione Giostra, nella parte nord della città, Giuseppe La Torre aveva già consumato la tragedia. Prima ha tentato di barricarsi dentro casa, poi si è consegnato ai militari.
Ai carabinieri e agli uomini della scientifica si è presentata davanti una scena orribile. Oltre ai corpi più volte colpiti con il coltello, anche le pareti della casa e l’arredamento intorno mostravano gli schizzi di sangue della strage compiuta.”In 45 anni di carriera non ho mai visto niente di simile -ha affermato il medico legale chiamato a compiere i primi rilievi – un triplice delitto atroce compiuto con insensata ferocia”.
“Non mi sono reso conto di quello che stavo facendo. In quel momento non ero in me – ha subito dichiarato visibilmente scosso e sporco di sangue – mia moglie mi contraddiceva sempre, ce l’aveva con me, e le mie figlie erano sue complici”.
Dai racconti delle amiche di Giusy e Carmen, però, emerge un’altra versione, quella di un padre severo e molto rigido a cui la più grande delle ragazze aveva dovuto nascondere, temendo le rezione negativa del padre, una relazione sentimentale con un ragazzo dell’Azione cattolica parrocchiale. L’uomo, è sempre il racconto delle amiche delle ragazze uccise, vieteva alla più piccola di spostarsi fuori casa senza la madre, che doveva accompagnarla e andarla a riprendere a scuola.
Solo in ufficio, al comune di Messina dove La Torre era entrato otto anni fa come commesso e dove attualmente lavorava nell’ufficio stampa e pubbliche relazioni, tentano una difesa d’ufficio. “Siamo sconvolti – dice il capo ufficio stampa Attilio Borda Bossana – era un lavoratore scruploso legatissimo alla sua famiglia ed alle sue figlie“. (di Rino Cascio)