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Umberto Efeso, 57 anni, autotrasportatore, padre separato. Dopo mesi di stalking e minacce, col braccialetto elettronico, uccide la ex moglie a coltellate

La Spezia, 13 Agosto 2025


Titoli & Articoli

Femminicidio a La Spezia, Tiziana Vinci uccisa a coltellate dall’ex marito: «Il braccialetto elettronico era guasto». Aveva sei figli (Corriere della Sera – 14 agosto 2025)
Dopo le denuncedella vittima, 54 anni, Umberto Efeso non poteva avvicinarsi
«Buongiorno, ho ucciso la mia ex moglie. Sto andando a costituirmi alla stazione dei carabinieri di Ceparana». L’agghiacciante telefonata, arrivata ieri al 112, ha chiuso la fuga diUmberto Efeso, 57 anni, autotrasportatore, durata appena un’ora. Poco prima era uscito di casa dopo essersi lavato, cambiato e aver seppellito il coltello a serramanico usato per colpire a morte Tiziana Vinci, 54 anni, collaboratrice domestica. La donna era uscita come ogni mattina per lavorare nella villa di un imprenditore del settore spedizioni, sulla collina di Ceparana, tra dimore di pregio con vista sul golfo da Lerici a Portovenere. Non poteva immaginare che l’ex marito sarebbe arrivato fin lì.
Il trasferimento e le denunce. Lo scorso maggio si era trasferita a La Spezia da uno dei sei figli, lasciando la casa di famiglia: non sopportava più litigi, maltrattamenti e l’ossessivo controllo di lui. A giugno aveva denunciato tutto. Era scattato il «Codice rosso»: Efeso era stato obbligato a indossare un braccialetto anti-stalking per monitorarne gli spostamenti. Un mese dopo, il questore della Spezia aveva firmato un ammonimento formale a non avvicinarsi.
Il braccialetto malfunzionante e il delitto. Quel braccialetto, però, da dieci giorni funzionava male. I carabinieri del comando provinciale, che seguivano il caso, se ne erano accorti e avevano «prontamente segnalato» le anomalie all’azienda incaricata di gestione e manutenzione. Ma il dispositivo non era stato né revisionato né sostituito.
Ieri mattina Efeso si è messo in tasca un coltello a serramanico ed è salito in auto. Poco dopo le 11 ha varcato il cancello della villa dove erano in corso piccoli lavori estivi. In passato aveva collaborato lì come tuttofare: nessuno si è insospettito della sua presenza. Ha raggiunto Tiziana, è nato l’ennesimo diverbio. Poi ha estratto il coltello e l’ha colpita mortalmente all’addome, allo sterno e al fianco. Un’altra collaboratrice, attirata dalle urla, ha assistito alla scena.
Efeso è fuggito in auto, lei ha dato l’allarme. In pochi minuti il 118 era sul posto, ma le ferite erano troppo gravi: la donna è morta. I militari, sino a ieri notte, non hanno ritrovato il dispositivo con Gps che viene fornito alle vittime di stalking: serve ad avvertire tempestivamente se il molestatore si avvicina oltre i limiti consentiti e allerta le forze dell’Ordine. Si indaga per capire se l’avesse dimenticato o se sia stato occultato dall’omicida. La successiva caccia all’uomo è finita un’ora dopo la chiamata dalla caserma di Ceparana: «Efeso è qui». Si era costituito dopo essersi strappato il braccialetto anti-stalking. Poi l’interrogatorio e la confessione davanti agli inquirenti.
Le polemiche L’ennesimo femminicidio ha sollevato polemiche. «Ho depositato un’interrogazione ai ministri della Giustizia, Carlo Nordio e dell’Interno, Matteo Piantedosi — dice Pierantonio Zanettin, capogruppo di FI, in commissione Giustizia al Senato —. Va chiarito se sia stato fatto davvero tutto il possibile per proteggere la vittima. Questi episodi sconcertanti ci fanno capire che anche norme in apparenza perfette si scontrano con inaccettabili carenze applicative». La capogruppo di Italia viva al Senato, Raffaela Paita, rincara: «Da mesi ci sgoliamo con il governo per segnalare difetti nel funzionamento dei dispositivi ma i nostri alert sono stati sistematicamente ignorati: è gravissimo». Dal Pd, la deputata Valentina Ghio sottolinea: «Non basta aumentare le pene, bisogna intervenire sull’attuazione delle misure di protezione delle donne e sulla prevenzione». (di Alessio Ribaudo e Giulia Mietta)

Tiziana Vinci e il femminicidio annunciato, l’ex Umberto Efeso la minacciava: «Prima o poi ti becco e ti taglio la testa» (Leggo – 16 agosto 2025)
Le indagini sono ancora in corso, ma appare chiaro cosa ha spinto l’uomo a compiere il delitto. Dopo la rottura con Tiziana Vinci viveva divorato dalla gelosia
Tiziana Vinci viveva nel terrore dell’ex marito Umberto Efeso. L’uomo, autotrasportatore di 57 anni, l’ha uccisa il 14 agosto con tre coltellate al fianco nella villa dove la donna lavorava come colf. Un triste epilogo che non ha sorpreso le persone vicine alla vittima, a partire dai sei figli che i due avevano insieme. Tiziana era costantemente pedinata e minacciata con frasi come: «Farai una brutta fine», «ti taglio la testa», «prima o poi ti beccherò».
Le minacce choc.
Le indagini sono ancora in corso, ma appare chiaro cosa ha spinto l’uomo a compiere il delitto. Dopo la rottura con Tiziana Vinci viveva divorato dalla gelosia. Era la stessa vittima ad averlo raccontato ai carabinieri prima di essere uccisa: «Spenderò soldi per spiarti anche di notte», le diceva. I due si erano lasciati ad aprile e a giugno era scattata la misura cautelare del braccialetto, dopo ripetute minacce.
Il braccialetto non funzionava
Efeso, che in carcere alla Spezia continua a ripetere «volevo solo parlare con lei» ma poi «non so cosa ho fatto», si è liberato del braccialetto elettronico dopo aver compiuto il delitto ed esser scappato dalla villa dell’imprenditore nella quale la donna prestava servizio.
Lo ha confermato lo stesso avvocato del 57enne, Andrea Buondonno. Il braccialetto elettronico, che aveva già mostratro alcuni segni di malfunzionamento, è stato gettato via da Efeso durante la breve fuga in auto che poi si è conclusa alla caserma dei carabinieri di Ceparana dove si è costituito. Oggi, 16 agosto, è prevista la convalida del fermo per l’autotrasportatore che è accusato di omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione e dal vincolo coniugale.

Femminicidio di Tiziana Vinci, Umberto Efeso accusa i figli: “Me l’hanno messa contro” (Virgilio Notizie – 18 agosto 2025)
Umberto Efeso avrebbe incolpato i figli per il femminicidio dell’ex moglie Tiziana Vinci: “Me l’hanno messa contro”, cosa emerge
“Non dovevi mettermi contro i figli”, sarebbero queste le parole pronunciate da Umberto Efeso dopo la prima coltellata inferta alla ex moglie Tiziana Vinci, prima di portare a compimento il femminicidio. È quanto riferito dalla collega della vittima che avrebbe assistito al delitto, ora messa nero su bianco dopo l’udienza di convalida del fermo. Dopo l’aggressione mortale, inoltre, il 57enne avrebbe confessato l’omicidio in una nota vocale inviata al datore di lavoro e in un altro messaggio audio inviato a un amico. Efeso, sostanzialmente, sosteneva di aver ucciso l’ex moglie perché quest’ultima gli avrebbe messo i figli contro.
Le parole di Umberto Efeso durante il delitto. Come riporta RaiNews Umberto Efeso, raggiunta la villa di Alessandro Laghezza a La Spezia dove lavorava insieme alla ex moglie – lui come autotrasportare, lei come governante – avrebbe impugnato il coltello e di fronte a una collega della vittima l’avrebbe colpita a morte. Dopo la prima coltellata il 57enne avrebbe detto: “Non dovevi mettermi contro i figli” per poi proseguire con i fendenti mortali. Tre, secondo gli inquirenti. Ansa scrive che durante l’aggressione la collega avrebbe tentato di difendere la donna, ma Efeso l’avrebbe minacciata puntandole il coltello. La sua testimonianza ora fa parte della convalida del fermo. La mattina di lunedì 18 agosto, infatti, è stato convalidato l’arresto di Umberto Efeso di fronte al gip Tiziana Lottini. RaiNews aggiunge che è stata confermata l’ipotesi di reato di omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione e dal vincolo coniugale.
Il femminicidio di Tiziana Vinci
I fatti risalgono al 13 agosto. Quella mattina Tiziana Vinci, 54 anni, si trovava nella villa di proprietà dell’imprenditore Alessandro Laghezza dove lavorava come governante. Insieme a lei c’era una collega. Quest’ultima ha raccontato al gip Lottini che Umberto Efeso sarebbe arrivato all’improvviso nel locale lavanderia con il coltello già aperto e in un attimo avrebbe iniziato a colpire la ex moglie. Tre coltellate, due sul fianco e una al torace, hanno fatto stramazzare la 54enne sul pavimento in una pozza di sangue. Dopo l’aggressione, e dopo aver minacciato la collega che ha provato a difendere la donna, Efeso si è dato alla fuga. Poco dopo si è presentato spontaneamente presso la caserma dei carabinieri di Ceparana per costituirsi.
Dal mese di aprile Tiziana Vinci e Umberto Efeso non vivevano più insieme e dall’inizio dell’estate l’uomo era stato raggiunto da un ammonimento del Questore ed era obbligato a indossare il braccialetto elettronico, risultato poi non funzionante. Da tempo l’uomo vessava la donna con pedinamenti e minaccestalking e gelosia ossessiva.
I messaggi vocali inviati dopo la tragedia
Dopo aver ucciso l’ex moglie Umberto Efeso, mentre si allontanava, avrebbe inviato una serie di messaggi vocali a più persone. Il primo sarebbe arrivato proprio alla collega della vittima, testimone del femminicidio: “Digli a tutti che sto andando a consegnarmi. Tanto la vita mia era già finita”.
Il secondo lo avrebbe inviato al datore di lavoro, Alessandro Laghezza, alle 11:48. Nell’audio Efeso avrebbe chiesto perdono per il suo gesto ma allo stesso tempo avrebbe accusato la moglie di aver creato un conflitto tra lui e i figli: “Devono piangere amaro, la devono tenere sulla coscienza. Loro l’hanno ammazzata, io l’amavo ma moglie. Era la vita mia mia moglie“.
L’ultimo, infine, lo avrebbe inviato a un suo amico in tre tempi. Secondo Ansa il 57enne avrebbe riferito all’amico di aver ucciso la moglie, “ma l’hanno ammazzata i figli” perché “hanno condizionato il cervello della madre”. Nel mentre, diretto verso la caserma di Ceparana, Efeso avrebbe abbandonato il coltello in una boscaglia, la stessa che infine ha indicato per far sì che gli inquirenti rinvenissero l’arma del delitto. (di Luca Mastinu)


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In memoria di

“Pedinai Tiziana Vinci per due settimane senza riscontro” (Rai News – 11 maggio 2026)
Parla in aula il detective che seguì la donna uccisa la scorsa estate alla Foce: l’ex marito Umberto Efeso voleva le prove di una relazione, ma la donna si divideva tra casa e lavoro
Tiziana Vinci, prima della morte, è stata seguita per oltre due settimane da un investigatore privato. Lo ha raccontato lo stesso detective, Giuliano Sesti, sentito come testimone nel processo per omicidio volontario aggravato a carico di Umberto Efeso, ex marito della donna uccisa a coltellate il 13 agosto scorso alla Spezia. Efeso, 57 anni, aveva contattato l’agenzia investigativa a giugno, quando il tribunale aveva già emesso il divieto di avvicinamento all’ormai ex moglie per stalking. Il cliente, che intendeva scoprire se Tiziana avesse una relazione, richiedeva un pedinamento costante e aggiornamenti in tempo reale, una modalità rifiutata dall’investigatore. Poche settimane dopo, era stato concordato un servizio diverso, con resoconti inviati ogni sera.
Tiziana è stata così seguita a sua insaputa, a partire dalla fine di luglio, anche con un GPS installato sull’auto. Con risultati nulli, secondo l’investigatore: i movimenti erano quelli di una donna che si divideva tra casa e lavoro, senza riscontro di quelle relazioni sentimentali di cui Efeso cercava le prove. A quel punto, sempre secondo la testimonianza, l’imputato si sarebbe rassegnato a concludere i pedinamenti. L’appuntamento per saldare la fattura del detective e chiudere tutto era per il 14 agosto, Tiziana Vinci è stata uccisa il mattino del 13.
Lunedì prossimo saranno ascoltati alcuni colleghi di lavoro di Efeso. Poi il processo potrebbe avere una pausa di alcuni mesi, in attesa che arrivi il risultato della perizia psichiatrica sull’imputato.