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Renato Valboa, 43 anni, padre. Dopo aver tentato di uccidere la prima moglie, esce grazie all’indulto e uccide la nuova compagna. Giudicato incapace di intendere, viene condannato a 10 anni di ospedale psichiatrico. Nel 2023, fugge dalla comunità e minaccia una dottoressa dicendo “posso ucciderti, tanto non mi fanno niente”. Di lui non abbiamo foto per poterlo riconoscere

Napoli, 23 Luglio 2009


Titoli & Articoli

NAPOLI, UCCIDE COMPAGNA A COLPI D´ACCETTA (Positano News – 23 luglio 2009)
Una donna, a Napoli, e’ stata uccisa, molto probabilmente a colpi di accetta, dal suo compagno. E’ accaduto in un’abitazione di via Camillo Guerra, nel quartiere Camaldoli. L’uomo, Renato Valboa, 43 anni, ha riportato ferite da arma da taglio ai polsi: e’ in corso di verifica se abbia tentato il suicidio o se si sia ferito durante la colluttazione.
A dare l’allarme e’ stata la figlia 18enne dell’uomo. Alla polizia ha raccontato di essere preoccupata per le sorti della compagna del padre dopo aver sentito, la scorsa notte, urla e discussioni nel loro appartamento e dopo aver visto l’uomo molto agitato. Scattati immediatamente i controlli della Squadra mobile di Napoli, all’arrivo nell’appartamento la macabra scena. La donna, 35 anni, era riversa nel salotto in una pozza di sangue.
L’omicida, secondo la ricostruzione degli inquirenti, e’ un uomo violento,  tanto che la vittima in passato anche picchiata e violentata, aveva sporto contro di lui denuncia per lesioni gravissime nel novembre 2008. Valboa, che in passato subi’ anche un ricovero psichiatrico, aveva poi nel 2002 tentato di uccidere la ex moglie. con la stessa modalità con la quale oggi ha ucciso la sua compagna, con un coltello. Valboa la colpì con così tanta violenza che la lama del coltello si spezzò nell’addome della donna che per fortuna riuscì a salvarsi.
L’omicidio di oggi, secondo una prima ricostruzione della polizia, e’ avvenuto durante una violenta lite tra i due
. L’uomo non e’ scappato via dopo aver ucciso la sua compagna. Gli agenti della squadra mobile di Napoli lo hanno, infatti, trovato nel salotto di casa, accanto al corpo della vittima: guardava la donna raggomitolato su stesso. Trasferito in ospedale per le ferite riportate ai polsi, e’ ora piantonato al Cardarelli.

Napoli, con un’accetta massacra la convivente (il Giornale – 23 luglio 2009)
Una donna di 35 anni è stata massacrata con un’accetta dall’uomo con cui viveva. L’assassino, Renato Valboa di 43 anni, aveva precedenti: nel 2002 aveva tentato di uccidere quella che allora era sua moglie
Un terribile omicidio a Napoli. Una donna è stata uccisa, molto probabilmente a colpi di accetta, dal suo compagno. E’ successo in un’abitazione di via Camillo Guerra, nel quartiere Camaldoli. L’uomo, Renato Valboa, ha riportato ferite da arma da taglio ai polsi: è in corso di verifica se abbia tentato il suicidio o se si sia ferito durante la colluttazione.
Il massacro con un’accetta E’ stata colpita ripetutamente, anche con un’accetta. Una donna di 35 anni è stata massacrata dall’uomo con il quale viveva a Napoli: l’assassino si chiama Renato Valboa, ha 43 anni, e ha ucciso la sua nuova compagna in un appartamento in via Camillo Guerra, nella zona collinare dei Camaldoli. Questa mattina, circa alle 8,30, una ragazza di 20 anni si era presentata in Questura raccontando alla polizia che il padre stava litigando con la sua nuova compagna e che si erano barricati in casa, circostanza che la preoccupava dato che già nel 2002 l’uomo aveva tentato di uccidere quella che allora era sua moglie e madre della ragazza.
L’intervento delle forze dell’ordine La squadra mobile e l’ufficio prevenzione generale hanno inviato sul posto le pattuglie, e solo dopo ripetute insistenze l’anziana madre dell’omicida ha aperto la porta di casa. I poliziotti, però, hanno dovuto attendere ancora che si aprisse la porta della camera da letto, dove hanno trovato la donna riversa in una pozza di sangue, ormai morta, colpita con un coltello e forse con un’accetta e Renato Valboa rannicchiato in un angolo della stanza. L’omicida è stato arrestato.

Giudici in pensione, slitta processo per omicidio: caos in aula (Eco di Bergamo – 26 ottobre 2011)
Giudici in pensione, slitta processo per omicidio: caos in aula Tensioni a Napoli tra familiari donna uccisa a colpi di ascia
Caos nell’aula 318 del Palazzo di giustizia di Napoli, dove avrebbe dovuto svolgersi il processo d’appello a carico di Renato Valboa, accusato di aver ucciso, il 23 luglio 2009, la convivente Florinda Di Marino. Fu un delitto efferato: la donna, insegnante 35enne e madre di un bambino di otto anni avuto dall’ex marito, fu assassinata a colpi di ascia in casa, nella zona dei Camaldoli. Dopo precedenti rinvii, oggi davanti alla prima sezione della Corte d’assise d’appello avrebbe dovuto tenersi il processo per l’imputato ma l’udienza non si è potuta svolgere in quanto il giudice Ramundo, presidente della Corte, da ieri è in pensione e così anche il giudice Bello indicato in sua sostituzione.
Alla notizia che il processo sarebbe andato a nuovo ruolo perchè non era stato possibile formare il collegio giudicante la tensione tra i familiari di Florinda è salita sfociando in grida di dissenso e caos. È stato necessario l’intervento della polizia per sedare gli animi e riportare la situazione all’ordine.Renato Valboa era presente in aula, rinchiuso nel gabbiotto riservato agli imputati detenuti.
In primo grado fu condannato a sedici anni di reclusione. “Una pena irrisoria per un delitto così efferato e commesso recidivamente” si sottoliena in un volantino distribuito all’ingresso del Palazzo di giustizia dove sin dalle prime ore del mattino i familiari di Florinda e rappresentanti delle associazioni che aderiscono a Arcidonna Napoli onlus hanno organizzato un sit-in chiedendo “giustizia per Florinda”.
“Era una donna dolce e generosa – dicono – pronta al sorriso e disposta al perdono. Questa sua attitudine e la tenace convinzione, comune a tante donne, che l’amore può riuscire a cambiare qualunque uomo le avevano fatto sottovalutare il rischio a cui si esponeva nell’intraprendere una relazione con un uomo con trascorsi così allarmanti”.Nel volantino è sintetizzata la storia di Florinda, donna innamorata che decide di fidarsi di Renato Valboa nonostante sia da poco uscito dal carcere dopo aver scontato una condanna per il tentato omicidio della ex moglie. Ma ben presto è costretta a ricredersi e vuole lasciarlo. Subisce anche una violenta aggressione e lo denuncia per lesioni gravissime. Lui non si rassegna e due anni fa, al culmine di una lite, la uccide in modo brutale tentando, subito dopo, di togliersi la vita tagliandosi i polsi. Viene arrestato e processato. “È presumibile che fra pochi anni, con la buona condotta e sconti di pena, sarà di nuovo libero – dicono le donne riunitesi davanti al Tribunale – Siamo qui per testimoniare che per ogni donna ammazzata e offesa siamo tutte parte lesa”. L’ex marito e il figlio, che oggi ha dieci anni, di Florinda, i genitori e le sorelle della donna e l’associazione Arcidonna si sono costituiti parte civile nel processo.

La sentenza del processo in appello all’assassino di Fiorinda di Marino (Zeroviolenza – 19 ottobre 2012)
Dopo tre anni e mezzo e due gradi di giudizio nel processo a Renato Valboa, la sentenza è di non perseguibilità per incapacità di intendere e di volere. La “pena” inflitta è: dieci anni di detenzione in una struttura psichiatrica. Il sopravvenire di “miglioramenti” nello stato mentale dell’ex detenuto, valutazioni su incompatibilità tra lo stato del paziente e la struttura designata potrebbero stravolgere quanto stabilito nell’udienza conclusiva di oggi.
La sentenza contraddice totalmente la sentenza in primo grado. Le numerose confutazioni alle perizie psichiatriche e la minuziosa decostruzione degli elementi che ipotizzano lo stato di incoscienza  all’atto del crimine, argomentate dalle avvocate Giovanna  Cacciapuoti e Carmen Scarpato, non sono state ritenute fondate dal Tribunale.
I fatti e le sentenze a volte configgono tra loro, quasi sempre quando si tratta di processi per femminicidio, stupro, violenze. Per definire quanto si è avverato stamani si potrebbe usare sarcasmo, ironia, satira nella misura in cui si è disincantate, indignate oppure sfiduciate. Ma per definire quello che è successo stamattina è meglio usare l’eloquenza dei fatti.
Renato Valboa è stato ritenuto responsabile quando ha tentato di uccidere a coltellate la prima moglie, riducendola in fin di vita. Fu condannato a sei anni e, per quanto salti agli occhi l’incongruenza della condanna rispetto al crimine, evidentemente l’uomo fu ritenuto responsabile.
Nella prima sentenza per la soppressione a colpi d’ascia di Fiorinda fu condannato, reo confesso, a sedici anni. Nel ricorso in appello questi due fatti, la prima condanna per tentato omicidio e la seconda per femminicidio, sono divenuti elementi da una parte irrilevanti, e sorprendentemente il primo tentativo di uccidere un’altra donna una prova dell’insanità mentale del Valboa.
Il tremendo avvertimento a Fiorinda “non andrò in galera perché so fare il pazzo” , un’ulteriore discolpa per “il colpevole non perseguibile”.
Le sentenze per femminicidio, in Italia sono quello che sono. Le strutture carcerarie ospitano ammalati, tossicodipendenti, disperati in fuga dalle guerre. Gli ospedali psichiatrici sono pieni colpevoli non perseguibili. Gli arresti domiciliari, le pene alternative, l’assegnazione ai servizi sociali sono le soluzioni alle quali possono accedere gli assassini del Circeo, l’avvocato Previti e le vittime della “magistratura politicizzata”.
In qualche caso un seriale patologico può uccidere, in qualche caso chi stupra può essere malato, ma ormai è assodato che le donne non sono uccise e stuprate per follia: Sono uccise e stuprate perché sono donne, presunta proprietà di uomini che mentre uccidono e stuprano sono consapevoli di poter essere trattati con clemenza o addirittura non dover pagare mai.
Una diciassettenne è stata uccisa perché difendeva la sorella, ferita gravemente, dal suo ex fidanzato. Qualcuno giurerà che era un bravo ragazzo in preda ad un raptus. Nel processo che giudicherà questo ultimo crimine, se nulla cambierà, dovremo ripetere quello che diciamo oggi.
C’è un mare che divide la giustizia e la vita delle donne, in un paese dove c’è davvero qualcosa che non funziona nel sistema giudiziario.
Le donne che chiedono giustizia per Fiorinda, per la studentessa de L’Aquila, per ognuna e per tutte sono il punto di partenza per cominciare a parlare di lotta al crimine e per poter  affermare che la legge è uguale per tutti. (di Stefania Cantatore, UDI Napoli)

 

Massacrò la convivente con l’accetta, l’assassino dichiarato infermo di mente (Corriere del Mezzogiorno – 20 ottobre 2012)
Per i giudici, Renato Valboa, l’omicida di Florinda Di Martino, è totalmente incapace di intendere e di volere
NAPOLI — Massacrò la compagna con l’accetta alcuni anni dopo avere tentato di uccidere un’altra donna. Per i giudici della II corte d’assise di appello, Renato Valboa, l’omicida di Florinda Di Martino, è totalmente incapace di intendere e di volere: dunque, lo hanno condannato a dieci anni di reclusione da trascorrere in un ospedale psichiatrico giudiziario. Il sostituto procuratore generale aveva chiesto la conferma della condanna a sedici anni stabilita nel 2010 dai giudici della quinta sezione della Corte d’Assise di Napoli.
La sentenza susciterà probabilmente polemiche: amici e familiari della donna, sulla base di alcune perizie oltre che delle loro sensazioni personali, ritengono infatti che Valboa sia sano di mente. L’omicidio di Florinda Di Martino avvenne il 4 luglio del 2009 in una villetta nella zona dei Camaldoli, in via Camillo Guerra. La donna venne trovata morta nel suo appartamento dalla polizia allertata dalla figlia di Valboa che, dalla strada, aveva sentito il padre gridare. Quando gli agenti entrarono nell’appartamento, si trovarono davanti a una scena da film dell’orrore: Valboa era accanto al corpo della compagna morta, ferito a sua volta dalla poveretta che aveva tentato di difendersi. Il delitto era stato l’epilogo di una relazione burrascosa, nel corso della quale Florinda aveva anche denunciato il compagno per le percosse subite.
Ma il particolare più agghiacciante è che Renato Valboa si era già reso protagonista di un grave episodio di violenza: il 2 novembre del 2002 aveva tentato di uccidere la sua ex moglie con tanta violenza che la lama del coltello le si era spezzata nell’addome. Per quell’episodio, Renato Valboa venne condannato a quattro anni ed otto mesi di reclusione, ma, grazie all’indulto, scontò solo una parte della pena.
La battaglia giudiziaria sul caso Di Martino si è combattuta soprattutto a colpi di perizie. Nelle scorse settimane il pg aveva chiesto che all’imputato fossero concesse le attenuanti generiche e di conseguenza non aveva chiesto un aumento della pena. Alla richiesta avevano reagito in modo duro gli avvocati di parte civile (in giudizio si sono costituiti i genitori e l’ex marito di Florinda), i quali avevano puntato l’indice contro le perizie che hanno riconosciuto a Valboa una parziale o totale capacità di intendere e di volere: l’omicida è stato accusato di essere un abile simulatore, in grado di ingannare i periti e di convincerli di essere affetto da un disturbo della personalità. I giudici hanno invece accolto la richiesta del difensore dell’imputato, avvocato Valerio De Maio, che nella scorsa udienza aveva sostenuto la validità dell’ultima perizia del procedimento concludendo per un riconoscimento della totale infermità di mente dell’imputato. (di Titti Beneduce)


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In memoria di

Killer scappa da comunità di Caserta e aggredisce medici a Genova (TgCom24 – 12 agosto 2023)
Renato Valboa, 57 anni, nel 2009 uccise a Napoli la compagna Florinda De Martino a colpi di accetta. Scappato dalla comunità tutelare di Caserta, dove era in libertà vigilata, è arrivato a Genova e ha minacciato i medici dellʼospedale Galliera. (di Francesco Mortola)

 

Aveva massacrato la compagna con un’accetta, scappa da una comunità e minaccia i medici del Galliera: “Vi ammazzo, tanto non mi fanno niente” (Genova 24 – 12 agosto 2023)
Renato Valboa era stato considerato totalmente infermo di mente e condannato a scontare 10 anni un un ospedale psichiatrico giudiziario. E’ fuggito dalla comunità tutelare Villa San Francesco di Cancello ed Arnone di Caserta, è arrivato a Genova e ieri sera si è presentato al pronto soccorso dell’ospedale Galliera per un dolore toracico. Quando la dottoressa, dopo gli accertamenti, gli ha detto che poteva dimetterlo ha dato di matto, l’ha minacciata e aggredita verbalmente: “Io ti ammazzo – ha detto – tanto l’ho già fatto e non mi fanno niente perché sono un paziente psichiatrico”.
Il medico subito dopo aver chiamato la polizia ha controllato i dati anagrafici dell’uomo, che aveva detto la verità. L’aggressore infatti si chiama Renato Valboa, ha 57 anni e nel 2009 aveva ucciso con un’accetta a Napoli la compagna, Florinda Di Martino. Era stato condannato 16 anni di reclusione con la seminfermità in primo grado ma in appello la pena era stata ridoatta a soli 10 anni di ospedale psichiatrico giudiziario perché giudicato totalmente incapace di intendere e di volere.
Sul posto sono arrivate le volanti della polizia che lo hanno bloccato e portato in Questura dove è stato denunciato per minaccio. Proprio in Questura è arrivata subito dopo la polizia locale per il tso. E’ stato ricoverato all’ospedale Villa Scassi.
Difficile non accostare questo grave episodio alla storia di Luca Delfino, che proprio da poco è stato scarcerato per l’omicidio della ex fidanzata Antonella Multari e si trova oggi nella Rems di Villa Caterina a Prà e alle paure dei residenti che da lì Delfino prima o poi voglia fuggire e magari commetta altre violenze. (di Katia Bonchi)

 

Posso ammazzare, l’ho già fatto e non ho nulla da perdere (Rai News – 12 agosto 2023)
All’Ospedale Galliera un paziente minaccia l’infermiera. Si scopre che si trattava di un omicida fuggito da una comunità tutelare.
E’ fuggito dalla Comunità di Caserta a cui era stato affidato ed è venuto a Genova, dove ha minacciato i medici dell’Ospedale Galliera. Si tratta di Renato Valboa, 57 anni, che nel 2019 uccise la compagna a colpi di accetta. Ritenuto incapace di intendere e volere era stato condannato a dieci anni da trascorrere in un ospedale psichiatrico. Ma giovedì sera si è presentato all’ospedale genovese con un forte dolore toracico, ha trascorso una notte in osservazione e l’indomani all’ipotesi di poter rimanere ancora ricoverato ha minacciato una infermiera: “Dovete farmi uscire – ha urlato – io la ammazzo. L’ho già fatto e non ho nulla da perdere”. La donna, spaventata, ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Per l’uomo è stato disposto un tso ed è ora ricoverato al Villa Scassi.