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Mustapha Bouzendar, 44 anni, garagista, padre. Pregiudicato per violenze domestiche, rapina, violenta e uccide a bastonate una donna in strada e fugge. Identificato e processato in Marocco venti anni dopo, viene condannato a 25 anni di carcere

Scandiano (Reggio Emilia), 30 Dicembre 2005

 


Titoli & Articoli

Scandiano, arrestato dopo 14 anni per l’omicidio di Franca Ganassi (Reggio Sera – 13 maggio 2020)
Un 44enne marocchino, Mustapha Bouzendar, si trova in carcere a Casablanca con l’accusa di essere l’assassino di Franca Silvana Ganassi, la scandianese 60enne che, il 31 dicembre del 2005, fu trovata senza vita su un muretto di delimitazione di una casa che si affaccia su via Mazzini a Scandiano. La donna era stata uccisa nella notte fra il 30 e il 31 dicembre. Il delitto, come si accertò, era stato compiuto intorno alle 20 del 30 dicembre nel vicino parco della Resistenza.
Il 44enne è domiciliato a Casablanca e, grazie alla rogatoria internazionale, avanzata dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Emilia, ora è nel carcere della città marocchina con l’accusa di omicidio volontario, tentata violenza sessuale e rapina aggravata, in attesa di essere processato.
L’esame esterno del cadavere, all’epoca, consentì rilevare la presenza di numerose ferite alla testa tanto da far emergere, come suffragato anche in sede medico legale, che la 60enne fosse stata brutalmente ammazzata con violenti colpi inferti con un corpo contundente. Inoltre era stato accertato che la vittima aveva anche subito un approccio sessuale da parte dell’assassino, cge aveva tentato di usarle violenza, dato che erano state trovate tracce di liquido seminale sugli indumenti. Subito l’omicida non era stato trovato. Poi, da ulteriori accertamenti svolti dal Ris di Parma, è emerso che il campione di Dna, estratto dal liquido seminale, presentava una particolare conformazione che induceva a ritenere che fosse attribuibile ad un soggetto nordafricano. Questo suffragava anche l’ipotesi investigativa privilegiata dagli inquirenti, che vedeva appunto quale possibile autore del delitto un marocchino.
Ad avvalorare questa ipotesi il fatto che, il 16 gennaio 2006, in un terreno lungo la via Bosco di Scandiano era stata trovata la borsa appartenente alla vittima, mancante dal giorno dell’omicidio. Vicino al terreno aveva sede, all’epoca, un locale al pianterreno adibito a luogo di culto islamico. In seguito a questo sono stati svolti diversi servizi di osservazione in quel luogo per acquisire dei campioni biologici dai soggetti che venivano identificati. L’attività di campionamento biologico è continuata ininterrottamente fino al maggio dello scorso anno con l’acquisizione di circa 200 campioni biologici. Nel prosieguo degli accertamenti la procura reggiana è stata informata, dal magistrato di collegamento in Marocco, che l’assassino della 60enne poteva essere un clandestino ospitato all’epoca da un connazionale di Scandiano. Le indagini, subito avviate, hanno consentito di risalire al 44enne che, peraltro, era già finito nel mirino degli investigatori nel corso delle indagini. Quando si è scoperto dove l’uomo viveva a Casablanca, la polizia marocchina lo ha arrestato e portato in carcere.

L’assassino di Franca Ganassi non potrà essere estradato (Reggio Sera – 13 maggio 2020)
L’assassino di Franca Ganassi, il 44enne marocchino Mustapha Bouzendar, non potrà essere estradato in Italia. La conferma arriva da Alberto Landolfi, magistrato di collegamento in Marocco, che ha citato un accordo fra i due paesi che non consente l’estradizione degli imputati, ma permette di ottenere per loro la stessa condanna che gli verrà comminata in Italia dove si terrà comunque il processo. Ha detto Landolfi, in videocollegamento da Rabat: “Il Marocco per questo tipo di reati (l’accusa per il 44enne è di omicidio volontario, tentata violenza sessuale e rapina aggravata) prevede la pena di morte. Tuttavia questa non sarà eseguita e sarà commutata, probabilmente, nel carcere a vita che sarà la condanna che penso subirà in Italia”. Alla videoconferenza hanno partecipato, oltre a Landolfi, anche il tenente colonnello Emilio Bosini, che ha condotto le indagini e il tenente colonnello Stefano Bove comandante del reparto operativo dei carabinieri di Reggio Emilia. Ha detto Bove: “Avevamo raccolto centinaia di reperti biologici non solo in provincia di Reggio, ma in tutta Italia per essere comparati con le tracce di Dna trovate sulla vittima. La svolta è stata nel maggio dell’anno scorso quando il dottor Landolfi ha ricevuto notizia della possibilità che un marocchino, che era ritornato in patria, potesse essere l’autore dell’omicidio”.
Ha spiegato Landolfi: “Mi sono giunte notizie relativamente a questa vicenda ed erano molto circonstanziate e indicavano in Mustapha Bouzendar l’autore del delitto. L’ho identificato e ho comunicato tutto alla procura di Reggio. Le autorità del regno del Marocco sono state molto collaborative. I carabinieri sono venuti qui a Casablanca e hanno lavorato con la polizia marocchina per il prelievo del Dna che è avvenuto con una sigaretta e una tazzina di caffè. I risultati non hanno dato esito a dubbi. Lui, comunque, sarà giudicato anche in Italia. In Marocco sarà molto probabilmente condannato a morte, ma la pena non sarà eseguita, perché sarà mia cura fare sì che venga commutata con il carcere a vita”.
Il movente dell’omicidio è stato a sfondo sessuale. Fra l’altro il 44enne marocchino ha dei precedenti per aver aggredito la moglie con un coltello. L’uomo è stato interrogato dalle autorità marocchine, ma, al momento, non si sa quello che ha detto agli inquirenti. Da quello che si è potuto ricostruire, dopo circa un anno dall’omicidio, Mustapha è tornato in Marocco, nel febbraio del 2006 e da allora è vissuto a Casablanca con la sua famiglia.
La sua vita sarebbe andata avanti indisturbata se, a un certo punto, Landolfi non avesse ricevuto la segnalazione che un cittadino del Marocco, che aveva ammazzato una persona a Scandiano, era stato ospite di una famiglia marocchina, di Casablanca, che ancora abitava in quel paese. Il magistrato, a quel punto, ha trasmesso la notizia alla procura di Reggio nel maggio dell’anno scorso. Il sostituto procuratore Maria Rita Pantani l’ha ricevuta e ha iniziato le indagini con particolare attenzione ad alcune famiglie marocchine di Scandiano. Durante un’intercettazione una di queste famiglie ha fatto un nome e un cognome che, appunto, corrispondevano all’attuale imputato. Il dato è stato portato al vaglio della polizia marocchina e poi i carabinieri di Reggio Emilia sono andati a Casablanca per prelevare il Dna al 44enne marocchino. Il reperto, confrontato con il Dna che era stato trovato sulla gonna della vittima, ha dimostrato che il profilo genetico era lo stesso. Prima di dare la notizia alla stampa sono state informate le due sorelle, ancora vive, di Franca Ganassi. Per loro, almeno, la soddisfazione che l’assassino non è rimasto impunito.

Omicidio Franca Ganassi, un arresto in Marocco. “Quell’uomo merita l’ergastolo” (il Resto del Carlino – 14 maggio 2020)
Il sollievo della sorella Ester: “Vorrei guardarlo negli occhi e parlargli, per capire se è pentito. Soltanto allora potrei decidere se perdonarlo”
“Perdonarlo è una parola grande. Ma la morte no, quella non la auguro a nessuno. Neppure a lui. Ma è giusto che paghi per ciò che ha fatto…”. Sono le parole di Ester Ganassi, 76 anni, sorella di Franca Silvana, una dei due familiari rimasti in vita assieme all’altra sorella Anna di 78 anni (che abita a Scandiano). Era ormai rassegnata. La notizia del ritrovamento dell’assassino è come una sorta di liberazione. “Ora andrò al cimitero di Rondinara, dove riposa mia sorella, per darle un po’ di sollievo…”. Ester, giustizia è fatta? “Sì, lo possiamo dire finalmente. Quando sono venuti due giorni fa (tre, ndr ) i carabinieri davanti alla mia porta (vive a Masone, ndr ) per darmi la notizia dell’arresto, mi sono sentita sollevata. E mi sono commossa dalla contentezza. Mi è tornato in mente tutto il dolore patito in questi anni. Io quel giorno di 15 anni fa non ebbi neppure il coraggio di guardare il suo corpo di mia sorella. Mi hanno detto che fosse martoriato… Voglio ringraziare di cuore i carabinieri, sono stati gentilissimi e siamo sempre rimasti in contatto in questi anni. Non hanno mai smesso di cercare…”. Avevate perso le speranze? “Dopo tanti anni svaniscono. Purtroppo abbiamo avuto altro a cui pensare, non siamo stati neppure a continuare la battaglia mettendo in mezzo avvocati o altro… Mio marito è morto e sono sola. L’altra mia sorella Carla è scomparsa a gennaio. Aveva dei problemi e abbiamo tribolato tanto, anche Anna non sta bene. Questa notizia è un lampo di gioia dopo un brutto periodo”. Il presunto assassino rischia la pena di morte in Marocco. Lei è d’accordo? “Siamo sempre stati una famiglia molto credente e cattolica. Credo sia giusto che abbia la condanna che meriti, ossìa l’ergastolo. Ma ucciderlo no. Questo no, perché non riporterebbe in vita mia sorella e non si risolverebbe nulla. Ma paghi per quel che ha fatto”. Da fervente cristiana, potrebbe mai perdonarlo? “Non so… (lungo sospiro, ndr ). Perdono è una parola molto grande. La prima cosa che ho chiesto ai carabinieri è se quest’uomo avesse famiglia. Mi spiace umanamente per i suoi figli, per sua moglie. Se fosse possibile vorrei anche guardarlo negli occhi e parlargli. Solo allora potrei decidere se perdonarlo, per capire se è pentito. Ma se è una persona che ha fatto del male non solo a mia sorella, allora è importante che venga assicurato alla giustizia”.  (di Daniele Petrone)

 

 

Violentata e uccisa al parco di Scandiano: assassino condannato in Marocco 19 anni dopo (Gazzetta di Reggio – 13 novembre 2024)
Franca Silvana Ganassi, 60 anni, venne aggredita la notte di San Silvestro nel 2005. La sentenza: 25 anni di reclusione per Mustapha Bouzendar. La sorella: «Rischiava l’ergastolo: non sono tanti»
È stato condannato in primo grado in Marocco a 25 anni di reclusione per omicidio aggravato (due le aggravanti contestate, tentata violenza sessuale e rapina). Parliamo diMustapha Bouzendar, oggi 48enne, l’assassino di Franca Silvana Ganassi, la volontaria Caritas di 60 anni rapinata della borsetta, violentata e uccisa con undici colpi di spranga alla testa nel delitto di San Silvestro del 2005. La sentenza è stata emessa il 23 settembre scorso, ma è stata notificata martedì alla Procura di Reggio Emilia che aveva trasmesso gli atti per rogatoria.
Ci sono voluti ben diciannove anni per avere giustizia, ma finalmente c’è un colpevole per la morte della donna. «Venticinque anni non mi sembrano mica tanti, visto che quell’uomo rischiava la pena di morte o l’ergastolo», è la prima reazione di Esther Domenica, sorella di Franca Silvana, che ha appreso dalla Gazzetta di Reggio della sentenza. Esther, residente a Masone, ha 81 anni; l’altra sorella Anna, rimasta in via Mazzini a Scandiano, è malata e allettata. «Sapevo del processo in corso, non del verdetto. Io e Anna siamo state avvisate dagli inquirenti quando hanno preso l’assassino, nel maggio 2020: erano venuti i carabinieri a casa, era stato un grande sollievo».
Le reazioni. L’iter processuale, celebrato in un’altra nazione, fa un effetto diverso. «Siamo anziane e alla nostra età non avremmo potuto partecipare al processo in ogni caso. Vivo da sola, nessuna di noi tre sorelle ha avuto figli, siamo rimaste sole. Posso solo ricordare Franca com’era». Ci sono voluti quasi vent’anni per avere giustizia. «Meno male che un risultato c’è stato. Gli inquirenti hanno fatto di tutto e alla fine ci sono riusciti a dare un volto all’assassino: non posso far altro che esprimere gratitudine per aver risolto il caso».
Un giallo senza senso: Franca è stata uccisa da uno sconosciuto per caso, «solo perché si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato». Esther sente tutto il peso dei due decenni trascorsi. «È passato tanto di quel tempo… Sono rimasta solo io ad andare sulla tomba di Franca, a Rondinara dove siamo nate. Ci vado sempre: ho portato i fiori pochi giorni fa, il primo novembre, nella ricorrenza dei defunti. Continuerò ad andare al cimitero nei pochi anni di vita che mi restano».
L’aggressione Il 30 dicembre 2005 Franca Silvana Ganassi – pensionata volontaria della Caritas tutta casa e parrocchia, residente in via Mazzini – rientra da una gita in giornata a Brescia. Scesa dal pullman, poco prima delle 20, attraversa a piedi il parco della Resistenza diretta verso casa quando incontra il suo aguzzino, che prova a violentarla, le sottrae la borsetta e poi la colpisce alla testa undici volte con un oggetto contundente mai ritrovato (una spranga o un bastone appuntito) prima di volatilizzarsi. Agonizzante, Franca riesce a trascinarsi fino al cortile dell’abitazione di via Mazzini accanto al palazzo dove viveva: lì il giorno seguente, la mattina del 31 dicembre, il corpo senza vita viene trovato accasciato su un muretto, di fianco all’albero di Natale. La borsa vuota viene ritrovata il 16 gennaio nel terreno vicino a uno scantinato in via Bosco. Un delitto efferato – a scopo di rapina e a sfondo sessuale – che ha scosso la comunità scandianese e che per anni si è rilevato un rebus inestricabilee, anche perché la scienza forense non era quella attuale.
Le indagini. La cronistoria dell’indagine, fatta di false piste e vicoli ciechi, meriterebbe di per sé un libro. Magari «uscito dalla penna di George Simenon», come definì la storiaGiancarlo Magalli che nel 2020 ospitò gli investigatori nella trasmissione tv “I fatti vostri” su Rai2. Basti dire che il pm Maria Rita Pantani (che ha ereditato il caso dal pm Luciano Padula), i carabinieri e il magistrato di collegamento a Casablanca Alberto Lanfoldi non hanno mai gettato la spugna. La svolta è arrivata nel maggio 2020 quando, partendo dalle celle telefoniche di persone passate in quella zona quel giorno, la “rosa” dei sospettati si è ristretta ad alcuni nordafricani: è emerso il nome Mustapha, poi identificato in Bouzendar, padre di quattro figli, violento con la moglie, per un anno ospite di una famiglia a Scandiano. (di Ambra Prati)

 


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