Michael Sinval Pereira, 45 anni, imbianchino. Dà fuoco all’appartamento chiudendo dentro a chiave la compagna e va a bere una birra
Milano, 5 Giugno 2025
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Michael Sinval Pereira fermato per il femminicidio di Sueli Leal Barbosa, morta nell’incendio a Milano (Virgilio Notizie – 6 giugno 2025)
Incendio a Milano, Sueli Leal Barbosa morta nell’incendio chiusa dentro casa: fermato il compagno, si chiama Michael Pereira Seniva
Svolta nelle indagini sulla morte di Sueli Leal Barbosa, la 48enne brasiliana morta nell’incendio in viale Abruzzi a Milano, chiusa dentro casa. Il compagno, il connazionale 45enne Michael Sinval Pereira, era al bar mentre l’abitazione veniva distrutta dalle fiamme. L’uomo è stato fermato, ha dichiarato che potrebbe aver causato involontariamente il rogo: ma la dinamica e diversi elementi farebbero propendere per un femminicidio.
Michael Sinval Pereira è stato visto bere una birra al Caffè degli artisti. Secondo gli inquirenti, dopo aver appiccato l’incendio avrebbe chiuso la donna in casa, portandosi via l’unica chiave e di fatto imprigionando la compagna tra le fiamme. Rintracciato vicino al locale dalla polizia, l’uomo sarebbe stato portato in questura per essere interrogato – per ore – dalla pm Maura Ripamonti e dagli investigatori della Squadra mobile. Ha negato di aver appiccato volutamente l’incendio, ma sarebbe stato incastrato dalle telecamere di videosorveglianza della zona: alcuni frame – riferisce ANSA – lo immortalerebbero mentre è uscito dal condominio dopo il rogo. Nella serata di giovedì 5 giugno, infine, è arrivato il fermo.
Michael Sinval Pereira sarebbe stato accusato di: omicidio aggravato e incendio doloso. Il capo reparto del Nucleo investigativo antincendio della direzione regionale Lombardia, Michele Giacalone, ha parlato di flashover, ossia di un incendio generalizzato che si propaga rapidamente. Secondo lui, ripreso da ANSA, “la situazione è abbastanza chiara“, e riferendosi alla possibile origine dolosa del rogo “noi lo abbiamo già capito, ma non possiamo dirlo perché è tutto in mano alla magistratura”.
Il precedente della lite domestica A marzo 2024 Sueli Leal Barbosa aveva chiamato la polizia durante una lite domestica. Anche la sera del 4 giugno, poche ore prima dell’incendio, i vicini avrebbero sentito i due discutere in maniera veemente.
La casa in vendita e il matrimonio in programma. Michael Sinval Pereira ha riferito ai poliziotti che la coppia aveva dei progetti. In primis, i due avrebbero deciso di vendere la casa – di proprietà della vittima – per trasferirsi in una più grande. Inoltre, nei piani avrebbero avuto anche il matrimonio: una versione, questa, che però si scontra con le testimonianze di persone vicine alla donna, tra cui un’amica che da subito ha nutrito i sospetti verso l’uomo, definito “morboso, geloso, violento”.
Chi era Sueli Leal Barbosa: Sueli Leal Barbosa aveva 48 anni ed era un’operatrice socio-sanitaria all’Istituto dei tumori. Dalla precedente relazione aveva avuto un figlio, che nella notte dell’incendio non era in casa: il ragazzino, di 10 anni, dormiva dal padre.
Chi è Michael Sinval Pereira: Michael Sinval Pereira viveva in viale Abruzzi a Milano con Sueli Leal Barbosa, sua connazionale: la coppia stava insieme da tre anni. Il 45enne lavorava come imbianchino e, stando alla ricostruzione di Repubblica, pochi giorni fa aveva aperto la partita Iva. (di Simone Vazzana)
Sueli Leal Barbosa morta nell’incendio, frasi choc della pm su Michael Sinval Pereira: dal “dolore” alle bugie (Virgilio Notizie – 6 giugno 2025)
La procura di Milano smonta la versione di Michael Sinval Pereira sull’incendio che avrebbe portato alla morte della compagna Sueli Leal Barbosa
Nessun pentimento e tante “menzogne”. Scrive così la pm Maura Ripamonti nella richiesta di fermo per Michael Pereira, accusato di aver ucciso Sueli Leal Barbosa, la 48enne che si è lanciata dalla finestra per sfuggire all’incendio scoppiato nel suo appartamento al quinto piano di uno stabile di Milano. Fiamme che secondo l’accusa sarebbero state appiccate dal compagno. Il 45enne brasiliano è stato ascoltato prima come testimone e poi interrogato come indagato, senza manifestare “alcuna forma di dolore” o ravvedimento, come riportato dalla magistrata milanese, cambiando di volta in volta la sua versione dei fatti e mentendo sull’orario di uscita dall’abitazione, come sull’”assenza di liti” con la compagna. Di fronte agli inquirenti Pereira ha anche fornito “cause alternative” dell’incendio “quale il malfunzionamento della caldaia, che in realtà è risultata regolare”, prima di ammettere di avere fatto partire volontariamente il rogo, ma senza la volontà di uccidere la 48enne.
Stando a quanto raccontato dal 45enne, nella serata del 4 giugno la coppia avrebbe discusso: “Lei era arrabbiata con me perché voleva che la raggiungessi a letto anziché bere, io mi sono innervosito, ho fumato una sigaretta e un istante prima di uscire l’ho gettata sul tappeto che era davanti al divano”.
“Lei era maniaca della pulizia, volevo solo farle un dispetto, non pensavo che avrei provocato un incendio. Preciso che lei puliva il tappeto e il divano con alcol ed ammoniaca” ha spiegato Pereira nell’ultima versione riportata ai pm, con un racconto che non ha comunque convinto l’accusa.
La procura diretta da Marcello Viola sostiene, infatti, come emerso dai rilievi dei Vigili del fuoco, la presenza di sostanze acceleranti della combustione in almeno “due punti della casa, ossia nel soggiorno, in prossimità della porta di ingresso, e nella camera da letto”. Secondo quanto scrivono i magistrati, “è impossibile che quel tipo di incendio, di cui esiste una parziale documentazione video e fotografica, possa essersi sviluppato con la dinamica descritta dall’indagato”.
Il 45enne imbianchino è stato sottoposto a fermo con l’accusa di omicidio volontario aggravato e incendio doloso, “pur negando di aver voluto la morte della compagna, di cui si dichiara profondamente dispiaciuto, nonostante questo dispiacere non emerga in alcun modo dal verbale di interrogatorio e dalla relativa videoregistrazione”. Stando a quanto ricostruito finora dagli inquirenti Pereira avrebbe appiccato l’incendio e avrebbe chiuso la porta portando via l’unica chiave dell’abitazione, bloccando così la donna tra le fiamme in casa. (di Claudio Carollo)
Corriere della Sera – 9 giugno 2025
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In memoria di
Morta per sfuggire a rogo, nel processo sul femminicidio l’ultima telefonata (Ansa – 13 aprile 2026)
In aula le urla strazianti di Sueli. Compagno in carcere per omicidio con crudeltà
Davanti alla Corte d’Assise di Milano, sono state fatte ascoltare oggi anche le urla strazianti e disperate dell’ultima telefonata al 112 di Sueli Leal Barbosa, 48 anni, che morì nella notte tra il 4 e il 5 giugno 2025 precipitando dalla balaustra della porta finestra del suo appartamento al quarto piano, in viale Abruzzi. A processo per quel femminicidio c’è Michael Pereira, 45 anni, compagno della donna, che, stando alle indagini, provocò volontariamente un incendio nell’abitazione, chiudendo la porta dall’esterno e trasformandola in una “trappola” da cui lei non poteva uscire.
Le indagini della Squadra mobile della Polizia, della Polizia scientifica e dei Vigili del Fuoco, coordinate dalle pm Alessia Menegazzo e Maura Ripamonti, hanno accertato che il 45enne, verso mezzanotte e 45 minuti, sparse “sostanze acceleranti”, come dei “solventi”, nella stanza da letto, in cucina e nel soggiorno. Poi, appiccò l’incendio e uscì chiudendo la porta dall’esterno. In un disperato tentativo di salvarsi la donna si era affacciata alla porta finestra della camera da letto, “chiedendo aiuto” e “mettendosi a cavallo della balaustra”. Dopo pochi minuti, però, precipitò giù per lo “sfinimento fisico causato dal calore estremo” e morì proprio in seguito ai traumi di quella caduta da un’altezza di 20 metri.
Oggi, nella prima udienza dedicata all’attività istruttoria, è stata fatta sentire quella drammatica ultima telefonata della donna. E sono stati ascoltati, come testi dell’accusa, un’investigatrice della Mobile, alcuni operatori dei Vigili del Fuoco e due vicini di casa, tra cui quello che vide la 48enne cadere stremata, proprio mentre era al telefono col 112. Pereira è in carcere e a processo con le accuse di omicidio volontario aggravato dal rapporto di convivenza e dalla crudeltà e incendio doloso. Parti civili la madre della vittima, la sorella, il figlio e un nipote. Prossima udienza a fine mese.





