Luca Delfino, 34 anni. Assolto al processo per la morte della prima fidanzata. Condannato a 16 anni e otto mesi con rito abbreviato, più 5 mesi di condanna per molestie e altri 5 anni di ricovero psichiatrico per l’uccisione della seconda fidanzata (da cui è stato assolto). Dal 29 luglio 2023 è uscito dal carcere e ricoverato in una struttura a pochi chilometri dalla sorella della prima vittima, su cui lui ha già un piano per ucciderla “facendolo sembrare un incidente”, mentre la mamma della seconda fidanzata teme la promessa vendetta
Genova/Imperia , 10 Agosto 2007
Titoli & Articoli
Indagato per omicidio, arrestato per furto (il Giornale -8 ottobre 2006)
Luca Delfino, 29 anni, unico indiziato per l’omicidio della ex fidanzata Luciana Biggi, 32 anni, avvenuto nel maggio scorso in via San Bernardo, nel centro storico di Genova, è stato arrestato dai carabinieri di Diano Marina per furto. Delfino è stato sorpreso mentre cercava di asportare i tergicristalli da un’auto in sosta. L’uomo, che dopo i primi giorni di interrogatori si era allontanato da Genova, aveva già diversi precedenti per furti e spaccio. È attualmente indagato per l’omicidio volontario avvenuto nei vicoli. La vittima era stata aggredita verso l’una di notte e uccisa con ogni probabilità con un coccio di bottiglia. Su quel delitto sono ancora in corso indagini che non hanno portato all’identificazione certa del responsabile del delitto.
Intanto l’emergenza criminalità nel centro storico genovese non sembra diminuire. Un uomo di 31 anni, ferito al ventre, è stato infatti soccorso la scorsa notte, intorno alle 4, da una volante della polizia, a Genova, in via Lomellini. Agli agenti, accorsi su segnalazione di alcuni passanti, l’uomo ha dichiarato di essere stato aggredito e accoltellato da ignoti. Dopo le prime cure al pronto soccorso, è stato ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Galliera.
Sanremo, accoltella e uccide la ex. Era sospettato di un analogo delitto (la Repubblica – 10 agosto 2007)
Luca Delfino ha aggredito la donna che passeggiava per strada con un’amica – E’ anche il principale indiziato dell’omicidio di Luciana Biggi, a Genova
Una donna di 33 anni, Maria Antonietta Multari, è stata accoltellata e uccisa, poco dopo le 14, in via Volta, a Sanremo, dall’ex fidanzato. L’uomo, che l’ha aggredita per motivi passionali, è già stato arrestato dalla polizia e ora si trova in commissariato, a disposizione del pubblico ministero Vittore Ferraro. E’ stato bloccato quando in mano aveva ancora il coltello a serramanico sporco di sangue. Si tratta di un personaggio già noto alle cronache: Luca Delfino, trent’anni, indiziato per un celebre delitto avvenuto a Genova a fine aprile 2006, quello di Luciana Biggi. Ex fidanzata proprio di Delfino, che era stato a lungo indagato, ma mai inchiodato, dagli inquirenti del capoluogo ligure. Adesso l’arresto per un nuovo delitto, avvenuto con modalità assai simili.
La vittima di oggi, che lavora come commessa a Vallecrosia, nell’Imperiese, è stata aggredita alle spalle mentre passeggiava con un’amica in via Volta, a poche centinaia di metri dal centro. Stava andando in un istituto di estetica, quando Delfino, che ora vive ad Imperia e ha raggiunto Sanremo con un motorino rubato, l’ha affrontata e l’ha colpita con numerose coltellate alla gola e al petto. La ragazza ha cercato di difendersi, ha invocato aiuto, ma la rabbia dell’uomo ha avuto il sopravvento.
Maria Antonietta Multari aveva lasciato Delfino da qualche mese, dietro le insistenze dei suoi genitori. Gli episodi di violenza non erano mancati. Nel gennaio scorso l’uomo era stato denunciato per minacce, percosse, violenza privata e molestie dalla madre di lei. Ma lui continuava a dire di amare Maria Antonietta, continuava a ripetere di “non poter vivere senza di lei”.
Delfino è tuttora il principale indiziato per il cosiddetto “delitto dei vicoli” di Genova, ossia l’omicidio di Luciana Biggi, sgozzata in vico San Bernardo, nel cuore del centro storico, nella notte fra il 27 e il 28 aprile dello scorso anno. L’indagine condotta dalla Squadra Mobile, secondo la Procura, non conteneva elementi sufficienti per rinviare a giudizio l’ex compagno della vittima.
“Una personalità disturbata, un uomo socialmente pericoloso”: questa la definizione data di lui dagli investigatori genovesi. Al pm, Enrico Zucca, fu presentata “una marea di indizi” a carico di Delfino, come dice il capo della mobile, Claudio Sanfilippo, ma mai prove concrete di colpevolezza, “la pistola fumante”, come lui stesso la definisce. Anche se, insiste l’investigatore, “gli elementi per metterlo in carcere c’erano tutti”. L’indagato ha sempre ammesso di avere passato quella serata finita in tragedia insieme alla donna, ma ha ostinatamente negato di averla assassinata: “L’ho lasciata pochi minuti prima che venisse uccisa”.
Certo, gli indizi a suo carico erano molti: non ha un alibi per i minuti in cui è avvenuto il delitto, è stato l’ultimo a vedere Luciana viva, l’hanno visto mentre litigava con lei prima del delitto, la mattina successiva si è tagliato barba e capelli e non si è presentato alla polizia quando ha appreso del delitto. Non solo: sarebbe proprio lui il responsabile di una misteriosa esplosione provocata dal gas che poteva uccidere Luciana nella sua abitazione di Rivarolo, qualche tempo prima dell’omicidio. Mancava però la prova. Il procuratore capo di Genova Francesco Lalla, dopo l’arresto di Delfino, ha spiegato che “per il delitto avvenuto a Genova c’erano elementi che potevano far pensare a lui, ma non prove sufficienti e convincenti per chiedere una misura cautelare”.
Delfino si trova adesso in stato di fermo. Non parla, e non parlerà, come dichiara dalla Scozia, dov’è in vacanza, il suo avvocato, Riccardo Lamonaca, che lo assiste anche nel caso-Biggi. “Non ho ancora avuto modo di parlare con il mio cliente”, dice, “ma posso già annunciare che si avvarrà della facoltà di non rispondere”. E del resto, conclude, “in casi come questi è difficile che una deposizione possa fare la differenza rispetto al silenzio”.
Il rapporto sul killer: «Ucciderà ancora» (Corriere della Sera – 13 agosto 2007)
Il capo della Mobile: bisognava bloccarlo subito. La polizia di Genova aveva chiesto di fermare Luca Delfino dopo il primo delitto Luciana Biggi fu uccisa in aprile
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«Si tratta di un individuo di estrema pericolosità, pertanto si può affermare che Luca Delfino è in grado di commettere fatti dello stesso tipo». È l’inizio di luglio 2006, Luciana Biggi è morta da circa tre mesi. Accoltellata in un vicolo del centro di Genova e lasciata sull’asfalto in piena notte. La squadra mobile del capoluogo ligure, diretta da Claudio Sanfilippo, consegna ai pubblici ministeri il rapporto finale su quell’omicidio. Elenca gli «elementi indiziari gravi e circostanziati » nei confronti dell’ex fidanzato della donna. Chiede che nei suoi confronti sia emesso un provvedimento di custodia cautelare in carcere. E motiva questa sollecitazione sottolineando soprattutto una convinzione: l’uomo può uccidere ancora. Proprio quello che è accaduto venerdì scorso a Sanremo, quando ha accoltellato mortalmente Maria Antonietta Multari. La conclusione degli investigatori si basa sui precedenti specifici scoperti sul suo conto e su una «analisi comportamentale» alla quale hanno fornito un apporto anche gli esperti giunti da Roma per collaborare alle indagini. Sono gli specialisti dell’Uacv che dopo aver effettuato il sopralluogo sulla scena del crimine, hanno esaminato gli atteggiamenti pregressi e attuali dell’indagato. C’erano anche loro alla riunione con la dirigente della sezione Omicidi che si tenne in questura pochi giorni dopo il delitto. Fornirono i dati raccolti esaminando la «scena del crimine», condivisero i sospetti su Delfino e l’analisi della sua personalità stilata dai colleghi genovesi.
IL RAPPORTO – L’informativa depositata un anno fa ricostruisce i movimenti della Biggi la notte del delitto. E si sofferma su quelle immagini riprese una quarantina di minuti prima dell’aggressione da una telecamera di piazza delle Erbe, che si trova a poche decine di metri dal carrugio dove è stata lasciata agonizzante. Mostrano la donna che litiga con Delfino. Lui ha la barba incolta i capelli lunghi. Nel rapporto si sottolinea come il suo aspetto fosse cambiato (barba e capelli tagliati) quando, qualche giorno dopo, viene rintracciato in una casa di Gorreto sulle colline al confine con il piacentino. Sui vestiti e sulle scarpe che l’uomo indossava quella sera e che aveva provveduto a far lavare da sua madre, l’analisi del Dna ha dato esito negativo: nessuna traccia del sangue della vittima è stata rilevata. Gli avvocati del giovane la usano come elemento a discarico, gli investigatori spiegano invece che «l’emorragia è sopravvenuta quando la donna era già caduta a terra, ferita, e il suo cuore ha continuato a pompare per una ventina di minuti». L’ALIBI RITENUTO FALSO – Anche l’alibi fornito da Delfino — interrogato per tre volte dai pubblici ministeri, alla presenza del suo avvocato — viene ritenuto «falso» dalla squadra mobile. L’indagato ha affermato di essersi separato da Luciana ben prima che lei venisse accoltellata e di aver passeggiato nei vicoli fino all’alba, ma non ha fornito alcuna indicazione che possa confermare le sue dichiarazioni e soprattutto non c’è alcuna telecamera — che lì sono numerose — ad averlo inquadrato. Un lungo capitolo del rapporto è dedicato ai precedenti di Delfino. E in particolare all’aggressione di un’altra ragazza con la quale era stato fidanzato qualche anno prima. La giovane viene rintracciata scavando nel passato dell’uomo, nelle sue frequentazioni. Racconta quel legame violento, le minacce, le botte. I poliziotti ascoltano anche la sorella, i genitori. Sono proprio loro a spiegare di non aver presentato una denuncia perché i due erano giovanissimi e non volevano rovinare la vita al ragazzo. Il comportamento, sempre molto aggressivo, viene evidenziato in modo chiaro nel «profilo» delineato dagli specialisti che si basa anche sulle testimonianze dei suoi amici, di chi lo conosce da anni e ha assistito ai suoi frequenti scatti d’ira. «Delfino ha una personalità disturbata», è scritto nella relazione. La polizia consegna il rapporto, chiede la misura cautelare, poi aspetta la decisione dei pubblici ministeri. Non accade nulla. Delfino resta indagato, ma i magistrati ritengono che gli indizi, sia pur gravi, non siano sufficienti per sollecitare il suo arresto. Tre giorni fa, dopo la morte di Maria Antonietta, Claudio Sanfilippo afferma: «Fosse dipeso da me l’avrei fermato subito». La polemica è aperta. Il resto lo fa la reazione disperata e rabbiosa dei genitori della ragazza che accusano il giudice di essere «un assassino perché ha lasciato libero quel pazzo». (di Fiorenza Sarzanini)
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DELITTO MULTARI, SENTENZA INASPETTATA: ECCO PERCHE’ DELFINO HA PRESO 16 ANNI E 8 MESI (Riviera24 – 9 gennaio 2009)
Si chiude dopo circa un anno e cinque mesi, con un “colpo di scena” giudiziario, il primo grado di giudizio al processo per omicidio volontario premeditato che ha visto il gup Eduardo Bracco di Sanremo condannare, oggi, a 16 anni e 8 mesi di reclusione – piu’ altri 5 anni di detenzione in istituto di custodia e di cura – il killer genovese, Luca Delfino, 32 anni, reo di aver accoltellato e ucciso l’ex fidanzata Antonella Multari.
Era l’8 agosto del 2007, quando Delfino, armato di coltello attese che Antonella uscisse dal centro estetico ‘Napa Center’, di via Volta (lei era assieme a un’amica), per sfogare tutta la sua furia omicida. Il medico legale, dopo l’autopsia, ha contato una quarantina di fendenti – compresi quelli che si e’ procurata la vittima, nell’estremo tentativo di difendersi – alcuni dei quali mortali. Antonella, che il giorno dopo avrebbe compiuto 33 anni, e’ morta sul colpo.
Luca Delfino, che ha agito in pieno giorno – alle 14 circa – e’ stato fermato, durante la fuga, da un camionista sanremese che lo ha consegnato alla Polizia. Gia’ processato per le minacce e per le molestie all’ex fidanzata – nel primo caso il tribunale lo ha condannato a una multa di 80 euro, nel secondo a 5 mesi di reclusione – oggi, e’ terminato il primo grado di giudizio al processo per omicidio. Il pubblico ministero Vittore Ferraro era partito dalla pena base dell’ergastolo, maggiorata dall’isolamento diurno.
Come nasce la condanna a 16 anni e 8 mesi, partendo dal fatto che il gup ha formulato la condanna applicando la legge, lontano, pero’, dai clamori mediatici della vicenda. Tre erano le aggravanti contestate dal pubblico ministero: la premeditazione, la minorata difesa (l’impossibilita’ della vittima di difendersi) e la recidiva (precedenti penali). Il gup ha subito scartati la minorata difesa, in quanto il delitto e’ stato compiuto in pieno giorno e davanti a testimoni; considerando marginalmente la recidiva, riguardando reati minori. Ha, invece, tenuto in considerazione la premeditazione, che ha compensato con la seminfermita’ mentale. Il gup, infatti, ha tenuto conto del vizio parziale di mente, visto il giudizio psichiatrico, praticamente unanime, espresso dai consulenti di parte.
Bilanciando le aggravanti con le attenuanti, il magistrato e’ cosi’ partito dall’omicidio volontario, che prevede una pena tra i 21 e i 24 anni di reclusione. Partendo da una pena massima di 24 anni, Bracco ha poi applicato lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato ed e’ sceso a 16 anni, ai quali si aggiungono gli 8 mesi per il furto del motorino e del casco (reato che ha considerato in continuazione e per il quale il pm aveva chiesto 5 anni e 6 mesi) che l’imputato utilizzo’ per raggiungere e uccidere l’ex fidanzata. Bracco, poi, ha applicato una pena accessoria a 5 anni di reclusione che Delfino dovra’ scontare in una casa di cura e custodia, considerando la sua pericolosita’ sociale, aggiungendo che una sua futura ed eventuale scarcerazione sara’ subordinata ad una ulteriore valutazione psichiatrica.
‘Me l’hanno ammazzata una seconda volta – ha commentato all’uscita dell’aula la mamma di Antonella, Rosa Tripodi -. La vita di mia figlia vale 16 anni’. Subito dopo, la donna e’ svenuta ed e’ stata soccorsa dai medici del 118 e dai volontari del pubblico soccorso che, dopo averla rianimata, l’hanno portata all’ospedale di Bordighera, a bordo di un’ambulanza che la Croce Azzurra di Vallecrosia aveva dedicato proprio alla figlia scomparsa.
Durissimo anche il commento del papa’ di Antonella, Rocco Multari: ‘Questa legge italiana e’ una vergogna. Siamo stati completamente delusi. Se prima si poteva sperare in un minimo di giustizia, adesso siamo sicuri al cento per cento che la giustizia in questo schifoso paese che si chiama Italia non esiste piu’ per nessuno e dico pubblicamente: fatevi giustizia con le vostre mani, come faro’ io, se questo qui uscirà fuori un domani’.
Pacato, al contrario, il commento dell’avvocato Riccardo Lamonaca, difensore di Delfino, che ha detto: ‘E’ una sentenza che mi trova d’accordo, perche’ riconosce il vizio parziale di mente come tutti i consulenti avevano finora riconosciuto. Gli sono, poi, stati inflitti cinque anni di detenzione presso una casa di cura e custodia, da scontare dopo la pena, che discendono dalla valutazione di pericolosita’ che e’ indubbia, anzi il mio consulente e’ stato il primo che ha riconosciuto la pericolsoita’ del Delfino. Dico che e’ una buona sentenza, perche’ in linea con le risultanze del processo ovvero con una perizia che conclude in un certo modo e un giudice che prende atto delle valutazioni del perito’.
L’avvocato di parte civile, Marco Bosio, ha dichiarato di voler leggere le motivazioni della sentenza, per poi ricorrere in Appello: ‘La condanna c’e’ stata. Il giudice ha fatto una valutazione in termini di equivalenza dell’aggravante della premeditazione che e’ stata riconosciuta e della recidiva, con il vizio parziale di mente. Poi, c’e’ stata la riduzione per il rito abbreviato. Quindi, e’ partito da 24 anni, piu’ la continuazione. In merito al risarcimento e’ stata riconosciuta una provvisionale di 200.000 euro a ciascun genitore, anche se, devo dire, il problema e’ un altro ovvero che Delfino e’ un simulatore e noi continuiamo su questa linea’.
Delfino di nuovo in tribunale per il furto dei tergicristalli e l’Appello alla sentenza per minacce (Riviera24 – 30 gennaio 2009)
Lunedì sarà a Imperia per il furto dei tergicristalli. Mercoledi’ prossimo, dovra’ comparire in tribunale, a Ventimiglia, al processo di Appello per la condanna a una multa di 85 euro, inflittagli dal Giudice di Pace per le minacce alla mamma di Anto.
Doppio appuntamento giudiziario, la settimana prossima, per Luca Delfino, il killer genovese di 33 anni, recentemente condannato a 16 anni e 8 mesi di reclusione per l’assassinio dell’ex fidanzata, Maria Antonietta (Antonella) Multari. Lunedi’ 2 febbraio, dovra’ comparire davanti al giudice monocratico di Imperia, Domenico Varalli, al processo bis per il furto di alcuni tergicristalli, per il quale patteggio’ una pena a pochi mesi di reclusione, nell’ottobre del 2006, ma la cui sentenza, su ricorso del Procuratore Generale venne in un secondo tempo annullata dalla Corte di Cassazione che dispose di rifare il processo. Tergicristalli che Delfino disse di aver rubato per Antonella, che era stata vittima dello stesso furto.
Mercoledi’ prossimo, inoltre, Delfino, dovra’ comparire in tribunale, a Ventimiglia, al processo di Appello per la condanna a una multa di 85 euro, inflittagli, il 5 dicembre del 2007, dal Giudice di Pace, Verina Cecconi, per le minacce a Rosa Tripodi, mamma dell’ex fidanzata Antonella. La vicenda, in particolare, riguarda un episodio, quando Delfino, dopo essere stato lasciato dalla fidanzata, si presento’ con dei doni a casa dei genitori della ragazza, ma la madre non volle aprirgli. Il giovane accuso’ allora i genitori, in particolare la madre, di essersi frapposti tra lui e Antonella e li minaccio’, dicendo ‘Ve la farò pagare’. Il giudice, nell’accogliere la richiesta del pm Barbara Bresci di Sanremo, condanno’ l’imputato anche al pagamento di 1.215 euro come spese di parte civile.
Processo a Luca Delfino, il giudice Paolo Luppi conferma la multa di 85 euro per minacce (Riviera24 – 13 novembre 2009)
La vicenda riguardava, in particolare la frase ‘Ve la faro’ pagare’, che Delfino aveva rivolto alla madre di Antonella che la vigilia di Natale del 2006, si era rifiutata di farlo salire in casa Frase che Delfino disse al citofono. Delfino era presente.
Il giudice monocratico, Paolo Luppi, del tribunale di Ventimiglia (sede distaccata di Sanremo), ha confermato, stamani, in Appello, la sentenza di primo grado del giudice di Pace, che il 5 dicembre del 2007 aveva condannato il killer genovese Luca Delfino, di 35 anni, al pagamento di 85 euro, per le minacce rivolte a Rosa Tripodi, madre di Antonella, l’ex fidanzata che aveva accoltellato e ucciso, l’8 agosto 2007, in via Volta, a Sanremo.
La conferma della condanna in Appello e’ giunta, dopo una breve discussione delle parti – il pubblico ministero Barbara Bresci; l’avvocato di parte civile, Marzia Ballestra, per Rosa Tripodi e l’avvocato della difesa Riccardo Lamonaca – e una altrettanto breve Camera di Consiglio del giudice. La vicenda riguardava, in particolare la frase ‘Ve la faro’ pagare’, che Delfino aveva rivolto alla madre di Antonella che la vigilia di Natale del 2006, si era rifiutata di farlo salire in casa Frase che Delfino disse al citofono.
Il pm Barbara Bresci chiede la condanna di Delfino: “La dichiarante e’ stata precisa nel ribadire la presenza di Delfino sul luogo dei fatti – afferma -. Quindi riteniamo che la prova sia stata raggiunta in primo grado per i fatti delittuosi in oggetto e non ci sono elementi per ritenere che abbia dichiarato il falso”.
Parla la parte civile, con l’avvocato Marzia Ballestra: “Per la parte civile, in rappresentanza della signora Tripodi – afferma – chiedo la conferma della sentenza del giudice di pace. Si tratta di una situazione particolare in cui la testa e parte lesa, signora Tripodi, e’ stata precisa. Si trattava di una situazione in crescendo, quella avvenuta il 24 dicembre. C’erano Tripodi Rosa con il marito e la povera Antonella, quando suona Luca Delfino. Apre Antonella che immediatamente manifesta disagi e chiede “cosa sei venuto a fare qua”. La Tripodi riferisce che quando ha sentito urlare la figlia. Ha detto al marito di chiamare carabinieri e Delfino ha chiesto di non chiamarli, perche’ “senno’ mi rovini”. Poi se ne va e torna suona al citofono e dice alla madre: “questa ve la faro’ pagare, tutto cio’ che succede e’ colpa vostra”. Poi racconta della situazione di persecuzione avuta prima e dopo. I carabinieri fermano, in seguito, Delfino per strada, quindi, viene chiamata Antonella che conferma che non vuole avere nulla a che fare con l’ex fidanzato e l’episodio finisce”. Si parla, dunque, dell’episodio del 30 dicembre, che spinge la signora Tripodi e la stessa Multari, a sporgere querela per l’episodio di molestie culminato con la condanna”. Conclude la Marzia Ballestra: “Si ribadisce la piena attendibilità della teste. Alcuni dettagli sono stati dimenticati, ma si tratta di dettagli irrilevanti, trovandoci tra l’altro di fronte a una persona terrorizzata. Concludo con la richiesta di conferma della sentenza di primo grado”.
Il giudice Paolo Luppi, chiede al pm perche’ nel capo di imputazione non si fa rifierimento alla gravita’ delle minacce. Il pm risponde dicendo che si tratta di una contestazione generica del fatto.
Parla l’avvocato della difesa di Delfino, Riccardo Lamonaca: “Concordo sul fatto che sia irrilevante la circostanza che la signora Tripodi abbia visto o meno i regali, ma e’ rilevante pensare che non deve essere un processo diverso, solo perche’ l’imputato e’ Luca Delfino. Questa e’ una circostanza significativa. Non posso negare l’evidenza: gli stessi carabinieri dicono che Delfino era giunto con intenzioni pacifiche. I carabinieri, il papa’ e magari anchwe la madre hanno visto i regali. La signora ha visto i pacchetti, e’ pacifico che gli abbia visti, ma per ragioni che sfuggono ha negato la circostanza. Cio’ e’ significativo, per le implicazioni processuali. Questo teste, dunque la mamma, non e’ un teste attendibile. La frase (ve la faro’ pagare, ndr), e’ stata sentita solo dalla madre, una frase percepita come una piccola aggiunta. E’, dunque possibile che si tratti di un ricordo sbagliato”. Il giudice si ritira in Camera di Consiglio.
Assolto Luca Delfino: non uccise l’ex (il Giornale – 14 febbraio 2011)
Assolto per non avere commesso il fatto. Già in carcere per l’omicidio dell’ex fidanzata Maria Antonietta Multari, sgozzata nel centro di Sanremo il pomeriggio del 10 agosto 2007, Luca Delfino, 34 anni, oggi è riuscito a farsi assolvere dalla Corte d’Assise di Genova per un omicidio quasi identico, quello di un altra sua ex fidanzata, Luciana Biggi, uccisa a colpi di cocci di bottiglia la notte tra il 28 e il 29 aprile nel centro storico di Genova.
L’omicidio di Antonietta Nel caso di Antonietta, Delfino era stato catturato da una volante della polizia a una quarantina di metri dal luogo del delitto, pochi minuti dopo avere colpito la ragazza con quaranta coltellate alla gola, al seno, all’addome e alla schiena. Grondante sangue, con il coltello ancora in mano, stava cercando di medicarsi una ferita ricevuta durante la colluttazione. Motivo dell’omicidio: lei non voleva più saperne di lui. Dopo mesi di persecuzioni, minacce alla ragazza e ai suoi genitori, il 10 agosto Delfino, rubati un motorino e un casco a Sanremo, si era diretto a Vallecrosia, dove la ragazza, residente a Ventimiglia, lavorava come commessa in un negozio di abbigliamento. L’aveva poi seguita quando lei da Vallecrosia si era spostata a Sanremo per servirsi di un centro estetico. Qui l’aveva attesa e aggredita.
Nel caso dell’omicidio di Genova la ricostruzione non era stata così chiara e, anzi, aveva dato luogo a una violenta polemica tra l’allora capo della squadra mobile di Genova, Claudio Sanfilippo, e il sostituto procuratore Enrico Zucca, incaricato dell’indagine. Zucca è il pm che al processo ha chiesto 25 anni per l’imputato Delfino, ma allora aveva ritenuto che a carico del giovane indagato esistessero molti indizi ma non una prova decisiva. E lo aveva lasciato libero.
Alla notizia dell’omicidio di Sanremo Sanfilippo aveva dichiarato che Delfino avrebbe dovuto essere sottoposto a custodia cautelare e che la morte di Antonietta avrebbe potuto essere evitata. Consegnando alla procura, tre mesi dopo il fatto, il rapporto finale sul caso Biggi, il capo della mobile aveva elencato “elementi gravi e circostanziati” a carico di Delfino, chiedendo nei suoi confronti la custodia cautelare e sottolineandone la pericolosità.
La ricostruzione dei fatti Nel rapporto venivano ricostruiti i movimenti compiuti la notte del delitto dall’accusato, ripreso dalle telecamere mentre litiga con Luciana Biggi una quarantina di minuti prima della sua uccisione, e si sottolineava il comportamento sospetto tenuto dal giovane il giorno dopo. La Biggi era stata scoperta stesa in una pozza di sangue, agonizzante, con la gola squarciata, alle 2.50 circa di venerdì 28 aprile, in mezzo a vico San Bernardo, da due ragazzi che tornavano a casa dalla movida nel centro storico genovese. Sanitari e polizia, subito accorsi, avevano trovato una donna alta poco più di 1 metro e settanta, carnagione chiara, capelli e occhi castano chiari, con addosso jeans, felpa nera e stivaletti. Niente borsa, cellulare e documenti. Il fendente alla gola era stato inferto con un coccio di bottiglia. Il riconoscimento della Biggi avvenne poi per mezzo della sorella gemella, Bruna, preoccupata perchè da due giorni senza notizie di Luciana, che assomigliava alla descrizione della donna assassinata riportata sui giornali.
Il giorno dopo l’omicidio Delfino aveva fatto lavare vestiti e scarpe indossati la sera prima, si era tagliato capelli e barba e aveva lasciato l’abitazione, a Serra Riccò, nell’entroterra genovese trasferendosi in una casa a Gorreto, al confine con il piacentino. Gli investigatori avevano anche messo a fuoco i precedenti del sospettato, tra cui l’aggressione a un’altra ragazza, prima minacciata e poi picchiata, e l’esplosione della caldaia in casa della Biggi pochi giorni prima della sua uccisione, avvenuta in coincidenza con una visita di Delfino e causata dalla manomissione di un tubo. Unprofilo delineato da psicologi, e allegato dalla squadra mobile nel fascicolo, definiva Delfino “pericoloso”. Invano. Delfino restò indagato, ma a piede libero, e fu scarcerato.
Carfagna: “L’assoluzione aggiunge dolore” L’assoluzione di Delfino “aggiunge dolore ad una tragedia di per sé dolorosa”. Il ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna spiega che “è una sentenza che aggiunge dolore ad una tragedia di per sé dolorosa. Un uomo violento, già condannato per l’omicidio di una donna, per molestie e per stalking, è stato assolto per mancanza di prove”. “La magistratura – aggiunge la Carfagna – ha il compito di valutare l’oggettività dei fatti, quello delle istituzioni è di creare un clima che isoli la violenza e dia sicurezza alle donne. Sono fiduciosa che, nei successivi due gradi di giudizio, i famigliari della vittima troveranno la giustizia che attendono. I reati commessi contro le donne, come già previsto dal decreto antistupri, vanno trattati con la massima severità. Per questa ragione colpisce che la cronaca giudiziaria di oggi riferisca di una ragazza bolognese che, dopo avere denunciato uno stupro,rischia di vedere archiviato il caso, perché provato che conosceva chi ha abusato di lei. Non è attraverso queste decisioni che si crea una società più a misura di donna”.
Assolto per insufficienza di prove: dopo circa cinque ore di camera di consiglio, il tribunale di Genova ha giudicato ieri Luca Delfino «non colpevole» dell’omicidio di Luciana Biggi, sua ex fidanzata, trovata con la gola tagliata in un vicolo del centro storico del capoluogo ligure. Ed è polemica con i parenti della vittima e con quelli di Antonella Multari, altra fidanzata di Delfino, per la cui uccisione l’uomo sta scontando una condanna a 16 anni e 8 mesi di carcere a Sanremo: «Mia sorella è morta due volte», è il grido di dolore di Bruna, gemella di Luciana; è «uno schifo», rincara la dose la mamma di Antonella, Rosa Tripodi, secondo cui l’assoluzione del carnefice di sua figlia, uccisa con quaranta coltellate in mezzo alla strada, «è la conferma che in Italia bisogna farsi giustizia con le proprie mani». Intanto, un senatore della Lega Nord, Piergiorgio Stiffoni, auspica «un’immediata ispezione ministeriale alla Corte d’Assise di Genova».
Impassibile, invece, Luca Delfino: capelli e barba lunga completamente rasati, prima di essere riaccompagnato in carcere l’uomo si è limitato a stringere la mano al suo avvocato, Riccardo Lamonaca, e a ringraziarlo. Nessun commento neppure da parte del pubblico ministero, Enrico Zucca, che aveva chiesto una condanna a 25 anni di reclusione.
Zucca, nella sua lunga requisitoria, aveva detto, fra l’altro, che non c’era prova che collegasse l’imputato alla scena del crimine, ma che era la persona con il movente più forte e questo si apprendeva dalle testimonianze, ma anche dalla sua personalità, «paranoide e narcisista», secondo gli psichiatri, perché non accettava l’abbandono. Il Pm aveva sottolineato che vi era stato un «inquinamento» della scena del crimine, che non aveva consentito una ricostruzione sicura di ciò che avvenne. Ma aveva parlato del vissuto di Delfino, riferendosi anche all’omicidio di Sanremo, oltre che a un terzo episodio nei confronti di una minorenne, avvenuto più di dieci anni fa.
Riccardo Lamonaca, avvocato di Delfino. Il corpo di Luciana Biggi, ormai agonizzante, fu notato nella notte del 28 aprile 2006 in vico San Bernardo da un giovane che lavorava in un locale notturno e che stava portando via alcuni sacchetti della spazzatura. Inutili i soccorsi: la giovane morì per una profonda ferita alla gola, provocata probabilmente da un coccio di bottiglia. Delfino e la Biggi erano stati notati insieme poco prima, verso le 2, e alcuni testimoni avevano dichiarato di averli visti litigare.
La sentenza assolutoria di Delfino, proprio nel giorno di San Valentino, è stata accolta con soddisfazione dal difensore che ha detto, tra l’altro :«È un grosso risultato, quello cui abbiamo assistito. Credo sia una sentenza importante. Penso che la corte abbia dovuto utilizzare molto coraggio per una sentenza del genere». Delfino, che deve scontare ancora 13 anni e 3 mesi per la morte della Muntari, uccisa nell’agosto del 2007, spera di essere trasferito definitivamente nel carcere di Genova, per essere più vicino ai genitori.
«Carcere disumano», sconto di pena per il killer Luca Delfino (Il Secolo XIX – 28 maggio 2018)
Da una parte lo sconto di pena e un risarcimento economico simbolico per essere stato detenuto in «condizioni disumane e degradanti» all’interno del carcere di Sollicciano a Firenze, dall’altra l’aggressione da parte di un altro detenuto che lunedì scorso ha cercato di strangolarlo perché si è opposto al pagamento del “pizzo” sulla spesa.
Luca Delfino, oggi 40 anni, sta scontando la sua condanna nel carcere di Pontedecimo, per aver ucciso nel 2007 con 42 coltellate l’ex fidanzata Antonietta Multari. E però ai 16 anni e 8 mesi dovranno essere sottratti dieci giorni di detenzione. Il magistrato di sorveglianza del tribunale di Genova nei giorni scorsi ha riconosciuto a Delfino di essere stato detenuto in una cella «troppo piccola e sovraffollata». Spieghiamo meglio. Secondo un recente articolo della Cedu – la convenzione europea per i diritti dell’uomo – ogni detenuto ha diritto a vivere in una cella con almeno 3 metri di spazio in linea d’aria.
Secondo Delfino , nelle ultime carceri in cui ha soggiornato questo requisito non è stato osservato. E così Delfino ha presentato tramite il suo avvocato Riccardo Lamonaca richiesta per avere un risarcimento cospicuo. Indicando nell’elenco dei carceri “irregolari” anche «Sanremo, Prato, San Gimignano e Solliciano». I magistrati hanno respinto la richiesta per i primi tre e accolto, invece, quello per la casa circondariale fiorentina. Dunque hanno riconosciuto a Delfino dieci giorni di liberazione anticipata e un risarcimento economico simbolico: intorno ai cento euro. La sentenza definitiva prevede, comunque, che se ritenuto pericoloso dopo l’espiazione della pena (il 2023, considerate alcune sentenze a margine per furti e reati minori) il killer sia trattenuto in una struttura psichiatrica.
Luca Delfino, accusato di violenza sessuale in cella: l’avvocato chiede nuova perizia psichiatrica (teleNord.it -16 settembre 2019)
Una nuova perizia psichiatrica per il killer Luca Delfino. L’ha richiesta il suo legale, avvocato Riccardo Lamonaca, nell’udienza davanti al gup di stamane per il processo in cui Delfino è accusato di violenza sessuale e stalking su un compagno di cella ecuadoriano. Proprio in vista della nomina del perito da parte del giudice, l’udienza è stata rinviata al 4 novembre. Luca Delfino, in passato sospettato di avere ucciso un’altra ex compagna, Luciana Biggi, nel centro storico di Genova, sta scontando una pena di 16 anni e 8 mesi per avere ucciso nel 2007 a Sanremo un’altra sua ex, Antonella Multari. Il detenuto stamane è comparso davanti al gip per una vicenda avvenuta nel carcere di Pontedecimo. Nel transitare davanti ai fotografi e cameraman, scortato dagli agenti della polizia penitenziaria, Delfino ha mantenuto sguardo fisso nel vuoto senza accennare ad emozioni né tantomeno rispondere alle domande dei cronisti. Presente in aula anche il detenuto che accusa Delfino, un giovane ecuadoriano difeso dall’avvocato Marco Quadrelli: il recluso aveva detto che una notte si era svegliato perché Delfino lo stava palpeggiando. Dopo la denuncia e un’aggressione subita in cella da parte di due altri detenuti, Delfino era stato trasferito da Pontedecimo alla casa circondariale di Ivrea. Nei mesi scorsi Delfino è stato indagato dalla procura di Firenze per un altro presunto omicidio. La vicenda era stata denunciata dal detenuto vittima del palpeggiamento: il recluso aveva detto che Delfino gli aveva confessato di avere ucciso un compagno di cella a Solicciano (Firenze) e di essere riuscito a fare passare la cosa come un suicidio. I pm genovesi avevano trasmesso gli atti ai colleghi toscani che hanno aperto una indagine. Delfino però, pur ricordando quella tragedia, nega ogni suo coinvolgimento nella morte del compagno di cella. La perizia
psichiatrica richiesta oggi dall’avvocato Lamonaca è la seconda che sarà svolta nei confronti di Delfino: nella prima, svolta dopo l’omicidio di Antonella Multari, era stato dichiarato con un vizio parziale di mente con forti disturbi della personalità, a tratti border line, affetto da sindrome narcisistica, incapace di accettare le frustrazioni e soprattutto l’ abbandono, con atteggiamenti psicotici, ma non psicotico e di un’ elevata pericolosità sociale”. Per questo, alla fine della pena che scontando, Luca Delfino dovrà essere sottoposto ad un’altra perizia psichiatrica in grado di valutare il suo grado di pericolosità sociale. Originario di Serra Riccò, comune alle porte di Genova, Luca Delfino in questi anni non è mai stato abbandonato dai genitori che si recano periodicamente a fargli visita in cella. Più freddi, invece, risultano, i rapporti con il fratello minore.
La sorella di Luciana Biggi: «Luca Delfino potrebbe uccidere ancora. Una beffa vederlo uscire dal carcere» (Corriere della Sera – 16 luglio 2023)
Genova, parla Bruna Biggi, sorella gemella di Luciana uccisa nell’aprile del 2006. «A suo carico c’erano tanti indizi, ma riuscì a farla franca». Delfino uscirà dal carcere il 28 luglio e trascorrerà altri 6 anni e mezzo in una Rems
«Sì, ho saputo. Purtroppo oltre al danno c’è la beffa di vedere questa persona non pagare come dovrebbe per tutto quel che ha fatto. Un predatore sessuale che, prima o poi, potrebbe tornare a uccidere». Lei però dice di non avere paura: «Mi ha già fatto tanto male e non posso farmi ancora condizionare da lui». Per l’imminente scarcerazione di Luca Delfino, «il killer delle fidanzate», prova piuttosto «tanta rabbia».
Bruna Biggi, è la gemella di Luciana, la 36enne trovata con la gola tagliata in un vicolo di Genova il 28 aprile del 2006. Per quel delitto fu indagato il fidanzato dell’epoca, Luca Delfino. Nonostante i tanti indizi a suo carico venne però scagionato e la morte di Luciana resta ancora un caso irrisolto. Ma lei, Bruna, non ha mai avuto dubbi che ad ucciderla sia stato proprio quel ragazzo di sette anni più giovane che era entrato in casa loro appena tre mesi prima. Un anno fa un ex compagno di cella, diventato collaboratore di giustizia, ha raccontato di un piano di Luca Delfino per uccidere proprio Bruna Biggi «facendolo passare per un incidente».
Eppure lei non ha paura…
«Ho già sofferto abbastanza per causa sua e non intendo stravolgere la mia quotidianità. Vado avanti e continuo a vivere la mia vita e quella di mia sorella. Da gemella e come se certe abitudini e modi di fare di Luciana nel tempo siano diventati anche miei».
Dal 28 luglio Delfino andrà in una Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza). Teme anche lei che possa scappare?
«Secondo me è troppo furbo per fare un errore del genere, rischiando di tornare in carcere. Penso che rimarrà nella Rems fino a quando gli tocca e farà il bravo come ha fatto in carcere, godendo di tutti gli sconti di pena».
Lei lo ritiene ancora pericoloso?
«Assolutamente. Quello non è un soggetto che cambia e il carcere non lo ha certo migliorato. Ma non è tanto scemo da evadere. È molto furbo. Resta comunque un predatore sessuale che annusa soprattutto dove ci sono donne sole o deboli e, quando troverà il momento buono, potrebbe tornare a colpire».
Ma in fondo per lui è stata applicata la legge. Cos’altro si poteva fare?
«L’ho sempre detto che la condanna doveva essere ben più severa. Ma quel che mi fa più rabbia e pensare che dopo l’omicidio di mia sorella poteva essere fermato e non è stato fatto. Anche se fu scagionato per la morte di Luciana doveva essere seguito, controllato, intercettato. E invece appena un anno dopo ha ucciso un’altra donna (Antonella Multari, 33 anni, l’unico delitto per cui è stato condannato, ndr). Una brava ragazza, buona, semplice come mia sorella. L’ha massacrata mentre si preparava a farsi bella per il suo compleanno».
Ritiene che il caso di sua sorella andrebbe riaperto?
«Magari… anche se ormai è stato tutto chiuso in sede civile e penale. Eppure qualcuno l’ha uccisa mia sorella. All’epoca dissero che non c’era la pistola fumante per poter condannare Delfino».
Come ricorda quei tre mesi di Delfino con sua sorella?
«Dopo un incontro casuale un sera in discoteca si è praticamente piantato in casa nostra. All’inizio era bravo e gentile, ma col tempo è venuto fuori che è un violento. Quindici giorni prima che venisse uccisa Luciana non ne poteva più e voleva mollarlo. Ma non è facile liberarsi da lui. Non è tipo che accetta l’abbandono»
Cosa le rimane di Luciana?
«Ogni sera rivolgo un pensiero per lei. Ogni luogo è un ricordo dei momenti vissuti insieme. Mi è stato tagliato il cuore con la motosega, eppure lei è ancora parte di me e lo rimarrà per sempre»
Luca Delfino sabato nella Rems di Pra’, la sorella di Luciana Biggi: “Lo mandano a 20 km da me, ma venderò cara la pelle” (Genova24 – 24 luglio 2023)
“Purtroppo ormai i giochi sono fatti. Ma io non ho paura. La vita me l’ha sconvolta già una volta, eppure vado avanti. Devo solo cautelare mia figlia”. Lo ha detto Bruna Biggi, sorella di Luciana, la donna per cui Luca Delfino era stato indagato e poi assolto.
Delfino uscirà dal carcere sabato, il giorno successivo al termine della sua pena, dopo aver scontato la condanna a 16 anni e otto mesi per l’omicidio di un’altra sua ex, Antonella Multari. Dopo la scarcerazione verrà trasferito nella Rems Villa Caterina di Pra’.
Bruna è sotto vigilanza attiva (una pattuglia passa sotto la sua abitazione) dopo che un ex compagno di cella dell’ex barman aveva rivelato che Delfino gli aveva confessato di volere organizzare un piano per uccidere la sorella della ex attraverso l’intervento di terzi, facendolo sembrare “un incidente”.
Adesso che il “killer delle fidanzate” andrà nella Rems, in prefettura si è parlato della vicenda e si è organizzato un piano nel caso di fuga dalla struttura: in caso di una sua fuga le forze dell’ordine andrebbero a casa della donna per organizzare una sorveglianza fissa.
“Una persona che ha ucciso una ragazza – continua Bruna – e che, secondo tutti tranne che per il tribunale, ha commesso anche un altro omicidio, non lo mandi a 20 chilometri da me. Potevi mandarlo da un’altra parte. Non ho parole anche se so che è troppo furbo per evadere. Ma è un predatore narcisista, borderline. E’ ancora giovane e può farlo ancora. Ma la mia pelle la vendo cara“. Intanto per giovedì i residenti della zona hanno organizzato una manifestazione di protesta di fronte alla struttura.
Luca Delfino ha lasciato il carcere di Spezia. La mamma della vittima: “Ho paura che mi venga a cercare” (La Nazione – 29 luglio 2023)
L’uomo ha ucciso Antonella Multari. Ha scontato 16 anni e 8 mesi. Ora è in una Rems. C’è il timore della fuga
Luca Delfino ha scontato i 16 anni e 8 mesi ai quali era stato condannato per l’omicidio di Antonella Multari, pena diminuita per la scelta di aderire al rito abbreviato e per il riconoscimento di un vizio parziale di mente. Questa mattina ha lasciato il carcere di Spezia e da oggi è uno degli ospiti della Rems, residenza per le misure di sorveglianza, di Villa Caterina sulle alture di Genova Prà. Delfino, che dovrà rimanere per sei anni e mezzo in misura di sicurezza nella struttura genovese, è arrivato a bordo di un furgone della Polizia Penitenziaria direttamente dal carcere della Spezia dove era rinchiuso.
Nella struttura alloggia in una stanza singola e per ora ha solo una piccola radio ma potrà avere la televisione e la Playstation, non internet o apparecchi che gli permettano di comunicare con l’esterno. Definito ‘il killer delle fidanzate’ è stato condannato per l’omicidio di Antonella Multari e assolto per l’omicidio di un’altra ex, Luciana Biggi, trucidata nei vicoli di Genova nel 2006. E dal carcere avrebbe provato a organizzare anche l’omicidio della sorella gemella di Luciana, Bruna.
Il suo arrivo alla Rems di Genova Prà aveva scatenato polemiche e proteste da parte di una cinquantina di abitanti che in settimana avevano manifestato contro la sua presenza e contro la stessa struttura il cui scopo iniziale era in realtà quella di essere al servizio dei disabili prima della trasformazione attuale. La paura maggiore di residenti e familiari della vittima di Delfino è il pericolo di fuga: la struttura non è blindata come un carcere. Recentemente un ospite è riuscito a fuggire salvo poi fare ritorno spontaneamente. In passato fece notizia la fuga di un famoso ultrà del Genoa, Piero Bottino detto lo Squalo, che poche ore dopo la fuga morì in un incidente in moto sulla A26.
Delfino dovrà rimanere nella struttura genovese ancora 6 anni e mezzo in quanto viene considerato dai giudici ancora socialmente pericoloso. Il direttore sanitario della struttura Paolo Rossi, ha comunque sottolineato come «il livello di attenzione sia massimo». Mentre nei giorni scorsi il suo avvocato Riccardo Lamonaca aveva spiegato che «Delfino non vuole evadere e non è l’uomo ragno. È ansioso però di uscire dal carcere e intraprendere questo nuovo percorso che per lui sarà anche un percorso di cura». Di parere opposto Rosa Tripodi, madre di Antonella Multari, uccisa da Delfino con 46 coltellate all’uscita di un centro estetico di via Volta, a Sanremo: «Non fatelo uscire, perché farà ancora del male. La mia paura è che possa scappare da uno di questi istituiti per venirmi a cercare. Ha promesso che me l’avrebbe fatta pagare», ha detto la donna.
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In memoria di
Luca Delfino, il serial killer delle fidanzate (Polizia Penitenziaria.it)
Nello spulciare giornali e riesaminare vecchi fascicoli, anche questo mese, mi sono imbattuto in un omicidio rimasto senza un colpevole. E’ una storia di sangue e gelosia quella di Luciana Biggi, trovata morta una notte del 2006 nei caruggi di Genova, e che ad oggi rimane un “cold case”. La storia di Luciana Biggi è però strettamente collegata a quella di un assassino, Luca Delfino, che al tempo della sua morte era il suo fidanzato.
Il 6 gennaio del 2006 Luciana Biggi è in un bar di Genova a festeggiare l’epifania assieme ad una comitiva di amici. Ad un certo punto la ragazza si dirige verso il bagno e nota al bancone un ragazzo molto carino che le sta sorridendo. Luciana ricambia il sorriso e prosegue il suo cammino, quando viene bloccata da due uomini ubriachi che le fanno delle avance e la invitano a seguirli. L’insistenza dei due uomini diventa sempre più fastidiosa per la donna, anche perché hanno iniziato a metterle le mani addosso. Ad un certo punto tra i tre si intromette il ragazzo, che precedentemente era seduto al bancone, che dapprima invita i due a lasciare stare la donna e poi li allontana con degli strattoni. La donna ringrazia il ragazzo e lo invita ad unirsi al suo gruppo di amici presenti nel bar. Qualche ora dopo gli amici della ragazza decidono di andare a ballare, ma la ragazza declina l’invito per rimanere al bar a chiacchierare con il suo nuovo amico, Luca Delfino. I due rimangono nel bar e continuano a bere , sino a quando la donna non invita Luca presso la propria abitazione per mangiare qualcosa e continuare a bere. Luciana vive da sola nella casa dei genitori, anche se a volte la condivide con la sorella Bruna. Quando i due arrivano a casa sono circa le tre del mattino.
La sorella, presente quella notte in casa, è restia a fare entrare quell’uomo di cui non conosce nulla. Dopo un’accesa discussione sull’uscio della porta deve cedere alle insistenze della sorella ed accettare che l’amico entri in casa. Luca non solo entra in casa, ma si trasferirà definitivamente in quella abitazione.
Luca Delfino è un ragazzo di 29 anni molto carino, premuroso. dolce e Luciana le apre il cuore tanto da innamorarsene follemente. Luciana è una bella ragaza, ha 36 anni e fa l’istruttrice di aerobica nella palestra Dolceacqua, in provincia di Imperia. La ragazza non ha avuta una vita facile e dopo aver perso i suoi genitori e il fratello, stroncato da un’overdose, ha avuto problemi lei stessa di alcool e droga. Luciana ama uscire con gli amici e andare in giro per locali, ma questo non piace a Luca che vuole tenerla solo per se perchè è molto geloso.
Fin da subito, la gelosia di Luca prende il sopravvento e la ragazza nonostante il forte sentimento che prova si sente oppressa e, soprattutto, non accetta di stare sempre in casa. Iniziano le incomprensioni e soprattutto i litigi che in più occasioni sfociano in violenza. Luciana dopo qualche mese decide di troncare la relazione. Per il ragazzo la separazione è inaccettabile e quindi incomincia a tempestare di telefonate e sms l’ex compagna.
Nella notte tra il 28 e 29 aprile del 2006 una coppia, nel mentre attraversa vico San Bernardo nei caruggi di Genova, si imbatte nel corpo esanime di una donna. La donna ha la gola squarciata e due ferrite sul braccio, i jeans abbassati tanto da mostrare il pube e la felpa arrotolata sopra il reggiseno. Accanto al corpo della ragazza vi è un sacchetto di plastica con all’interno un paio di jeans. Quella donna, successivamente identificata, è Luciana Biggi.
Gli investigatori su indicazione di Bruna, sorella della ragazza, risalgono a Luca Delfino e convocano il ragazzo, ma soprattutto acquisisco le immagini delle telecamere di sorveglianza presenti nei vicoli. Proprio dai video gli inquirenti vedono che nella stessa notte del delitto i due avevano litigato e dopo poco si erano allontanati nella stessa direzione. Luca Delfino si dichiara innocente e afferma di essersi allontanato da Luciana perché lei voleva acquistare della droga da sola. Contro di lui ci sono però parecchi indizi: i filmati, alcune testimonianze ed il fatto che quella notte, quando torna a casa, Luca si va lavare in lavatrice sia i vestiti che le scarpe: “Stavo male e mi ero vomitato addosso”, si giustificherà con gli inquirenti. La camera dell’uomo viene perquisita, ma oltre ad oggetti di dubbia provenienza, nulla viene trovato da poter far risalire all’omicidio.
Luca viene iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario, ma in assenza di prove certe a suo carico viene lasciato in libertà. Ddelfino era nato a Genova nel 1977. La madre si toglie la vita dopo circa due mesi dalla sua nascita e il padre nel giro di poco tempo si innamora di un’altra donna e ci fa un figlio. Il ragazzo cresce così in un contesto familiare in cui vive con avversità la presenza della matrigna e del fratellastro. Così da giovanissimo va via di casa e cresce per di più in strada. La strada e il complicato contesto familiare rendono Luca un ragazzo con un carattere chiuso, introverso e senza amici. Si guadagna da vivere facendo dei lavoretti precari e ogni tanto fa il barista. Nonostante ciò, con le ragazze sembra invece un’anima gentile molto dolce e premuroso. Dopo qualche mese dalla morte di Luciana, Luca inizia a frequentare una nuova ragazza, Maria Antonietta Multari. La ragazza ha 32 anni e fa l’impiegata. A breve tra i due nasce una relazione, ma anche con la nuova compagna l’uomo adotta lo stesso copione. Si presenta molto premuroso e dolce, ma dopo poco tempo inizia a manifestare la sua gelosia ed iniziano le prime liti tra i due. I genitori della ragazza preoccupati della relazione burrascosa della figlia iniziano ad acquisire notizie sull’uomo. In rete scoprono che Luca Delfino è indiziato dell’omicidio di Luciana Biggi, sua ex fidanzata. Portano a conoscenza della figlia questo particolare, ma Maria Antonietta decide di continuare lo stesso la relazione travagliata con Luca. Le liti, però, diventano sempre più frequenti, tanto che in una circostanza devono intervenire i carabinieri. A dicembre la donna decide di troncare la relazione e addirittura lo querela, salvo poi ritirare la denuncia per paura.
L’uomo, nonostante la donna avesse deciso di troncare definitivamente la relazione, continua a cercare in tutti i modi un approccio: le telefona, le invia sms e addirittura la segue nei suoi spostamenti.
Il 28 aprile del 2007 le invia un sms: “ricordati che giorno è oggi”. La donna non da importanza al contenuto del messaggio, che ritiene uno dei tanti ricevuti. Maria Antonietta Multari non sa che l’anno prima in quel giorno è stata ammazzata Luciana Biggi, la ex fidanzata di Luca. Il 10 agosto del 2007 Luca Delfino con uno scooter rubato si reca a Sanremo. La donna verso le 14,30 esce dal centro estetico, nel pieno centro cittadino, dove lavora. Luca l’aspetta nascosto dietro un muro e non appena la vede, a passo spedito, la raggiunge e la colpisce con 40 coltellate. La donna urla cerca di scappare, ma la furia omicida dell’uomo è inarrestabile.
L’uomo cerca di scappare, ma viene bloccato da un passante e subito dopo arrivano le volanti della polizia che lo arrestano. Subito dopo l’uomo chiede della ragazza e sembra non ricordare quanto ha fatto. Dopo il brutale omicidio inizia una furiosa polemica tra polizia e magistratura sul perché non fossero stati adottati provvedimenti restrittivi per l’uomo nonostante fosse indiziato dell’omicidio della precedente fidanzata, avvenuto l’anno prima. Delfino era comunque un soggetto pericoloso, un piccolo criminale dedito ad alcool e droga, molestatore seriale, capace persino di fare avance alle poliziotte, perchè afflitto da disturbi mentali e protagonista di una vita sconclusionata e violenta.
Il Tribunale di Sanremo a gennaio del 2009 ha condannato Luca Delfino, con rito abbreviato, a 16 anni e otto mesi di reclusione, più 5 anni di custodia in una struttura psichiatrica (gli è stata riconosciuta la seminfermità mentale) per l’omicidio di Maria Antonietta Multari. Il PM aveva chiesto la condanna all’ergastolo per omicidio volontario premeditato. Nel corso del processo l’uomo era apparso con un sguardo fisso e vitreo, pronunciando frasi insensate, in cui chiedeva di vedere Antonia, come se non avesse nemmeno capito d’averla massacrata.
Nel marzo del 2010 si apre il processo per la morte di Luciana Biggi, sul banco degli imputati c’è sempre Luca Delfino, che nel frattempo è detenuto nel carcere di San Remo per l’omicidio della Multari. Il 14 febbraio 2011 dopo 5 ore di Camera di Consiglio, la Corte D’Assise di Genova assolve Luca Delfino dell’accusa di omicidio in base al secondo comma dell’articolo 530 “per non aver commesso il fatto”.
Nella motivazione della sentenza di assoluzione si legge che “il movente, pur esistente, da solo non è idoneo di integrare il quadro probatorio in modo da permettere di ritenere inequivocabile che il Delfino abbia seguito la Biggi nel vicolo e l’abbia aggredita in un raptus di gelosia e perché non voleva essere lasciata. Manca una prova diretta della presenza del Delfino sulla scena del crimine e ancora di più di una sua diretta partecipazione all’aggressione”.
Nel novembre del 2013 Luca Delfino è stato rinviato nuovamente a giudizio con l’accusa di molestie sessuali nei confronti di una metronotte risalenti all’8 agosto del 2007, due giorni prima del delitto della Multari. Secondo la denuncia della donna che avrebbe subito le pesanti “attenzioni” di Delfino, l’episodio sarebbe avvenuto nel centro storico genovese. La donna riferì di essere stata avvicinata da un giovane di circa 30 anni che l’abbracciò con forza da dietro premendo il suo corpo contro di lei e che la baciò sull’ orecchio. La giovane denunciò l’episodio e successivamente affermò di aver riconosciuto Delfino dalle foto sui giornali.
Il 4 novembre del 2019 Delfino è stato rinviato a giudizio per violenza sessuale e stalking nei confronti di un detenuto. La vittima, compagno di cella, aveva riferito che una notte si era svegliato perché Delfino lo stava palpeggiando.
Dopo la denuncia e una aggressione subita in cella, l’omicida è stato trasferito in una nuova casa circondariale.
Nei primi mesi del 2019 Delfino è stato indagato anche dalla Procura di Firenze per un altro presunto omicidio. La vicenda è stata denunciata dal detenuto vittima del palpeggiamento: aveva detto che Delfino gli aveva confessato di avere ucciso un compagno di cella nel carcere di Firenze Sollicciano e di essere riuscito a fare passare la cosa come un suicidio. Luca Delfino potrebbe essere scarcerato nel 2022 o nel 2023, ma non potrà tornare in libertà senza una perizia psichiatrica che escluda il suo stato di pericolosità sociale. Attualmente è detenuto nel carcere di Ivrea, in Piemonte. (di Pasquale Salemme)





