Loris Castelli, 45 anni, camionista. Uccide la compagna con due coltellate, poi tenta il suicidio ma non ci riesce. Condannato a 12 anni di carcere e 3 di OPG perchè considerato seminfermo a causa dei “problemi con le donne”
Bologna, 19 Novembre 2011
Titoli & Articoli
“Aiuto, sono in via Primodì” (il Resto del Carlino – 20 novembre 2011)
Il delitto passionale: l’ultima telefonata
POCO più di un minuto. Tanto dura la telefonata che sabato, intorno alle 13,40, Loris Castelli ha fatto al 118 per chiedere aiuto. Un attimo prima aveva ucciso la compagna e tentato di togliersi al vita. Poche parole, anzi pochissime. Tra sospiri di dolore e lunghe pause. «Aiuto», dice all’operatore che risponde alla chiamata. E lo ripete più volte in quel minuto e poco più. A stento riesce a dire il nome della via in cui si trova e il numero civico. Quando l’operatore gli domanda che nome c’è scritto sul campanello lui ripete: «A, A, Alve…». E basta. Dice che non c’è nessuno in casa con lui che possa spiegare meglio cosa è successo e chiede un’ambulanza. La telefonata finisce con l’operatore che gli domanda cosa gli è successo. Lui non risponde.
CASTELLI, camionista di 45 anni originario di Medicina, ma residente a Castel Guelfo, è stato arrestato sabato pomeriggio per l’omicidio, secondo gli inquirenti premeditato, della compagna.La vittima è Augusta Alvelo, domestica dominicana di 50 anni. L’uomo l’ha uccisa con almeno due coltellate al torace nella camera da letto della casa di lei, un appartamento in via Primodì 12, in zona Mazzini. Poi con la stessa arma ha cercato di togliersi la vita. Dopo un intervento d’urgenza all’ospedale Maggiore, da ieri mattina Castelli ha lasciato la Rianimazione e si trova ricoverato all’ottavo piano nel reparto di Medicina. In stato di arresto.
GLI INQUIRENTI dovrebbero sentirlo oggi. Le indagini sono condotte dai carabinieri della compagnia Bologna Centro e coordinate dal pubblico ministero Antonella Scandellari. A loro il quarantacinquenne dovrà raccontare la sua versione dei fatti e dare conto di quello che è successo sabato all’ora di pranzo, nell’appartamento della sua compagna. Sempre oggi, il medico legale Eva Montanari, effettuerà l’autopsia disposta dal magistrato sul corpo della donna.
I DUE avevano una relazione da quattro anni. Un rapporto fatto di alti e bassi, come in tutte le coppie. Sembra però che da un paio di mesi qualcosa si fosse incrinato. Lei lo aveva confidato anche alle sue amiche. Con loro aveva parlato dei dubbi che aveva. E parlando, Augusta avrebbe anche espresso l’intenzione di lasciarlo. Poi sabato, forse dopo l’ennesima discussione per una rottura che si stava profilando, lui le ha sferrato due fendenti al torace con un coltello. La vittima ha due figli, un maschio e una femmina, entrambi maggiorenni, uno dei quali viveva con lei, ma era assente al momento del fatto. Castelli aveva le chiavi dell’appartamento della donna e potrebbe aver aperto da solo la porta l’abitazione.
NELL’APPARTAMENTO dell’Acer, in un angolo della città a pochi passi dal Sant’Orsola, non c’erano segni di colluttazione: l’ingresso e la cucina erano perfettamente in ordine. Nella camera, dove i carabinieri hanno trovato il cadavere della donna riverso sul letto e privo di vita, c’erano degli indumenti accanto al corpo della cinquantenne. Ma nessun segno che lasci pensare ad una colluttazione tra i due o a un tentativo disperato di difendersi da parte della vittima. Lui, invece, era accasciato accanto a lei privo di sensi. Nonostante la lunga relazione, tra loro non c’era stata nessuna convivenza, ma al civico 12 di via Primodì, dove si è consumata la tragedia, tutti conoscevano il quarantacinquenne. Che adesso di quei terribili attimi dovrà dare conto agli inquirenti, spiegando il perché di quel gesto.
Via Primodì: arrestato l’uomo che ieri ha ucciso la compagna (Bologna Today – 20 novembre 2011)
Dopo averla accoltellata si è piantato una lama nel petto, ma il suicidio non è riuscito. Portato in ospedale è stato soccorso poi tratto in manette. A pochi km ieri un’altra donna assassinata
La morte violenta di lei per mano del marito o del compagno. A Bologna nel primo pomeriggio.Loris Castelli, 45 anni, camionista, ha ucciso con due coltellate Augusta Alvelo, dominicana di 50 anni, la donna con cui aveva una relazione da quattro anni. Castelli, che abita con la madre a Castelguelfo, nell’ Imolese, arrivava spesso in motocicletta a trovare Augusta in una casa di via Primodì, prima periferia, in un caseggiato di abitazioni Acer ricavate da una vecchia fabbrica di fiammiferi. Zona tranquilla con gente tranquilla, sui campanelli molti nomi stranieri e qualcuno italiano. Nessuno ha sentito nulla quando Castelli è entrato (aveva le chiavi o lei gli ha aperto la porta) in casa della donna, domestica e badante, una figlia in Germania, un figlio che viveva con lei ma che era assente, e, forse dopo l’ennesima discussione per una rottura che si stava profilando, le ha sferrato due fendenti con un coltello multiuso. Poi si è piantato la lama nel petto.
Il suicidio non è riuscito e l’uomo ha chiamato il 118, che a sua volta ha avvertito i carabinieri. Castelli è stato portato in ospedale, operato e arrestato. Lui non morirà. I due avevano una vita assolutamente normale, per lei un fratello a Bologna e una sorella a Modena, nessun precedente. Semplicemente la storia stava finendo.
“Siamo uscite l’altra sera a mangiare una pizza e lei era un po’ giù di morale per quel rapporto che andava così così, non tanto bene”, ha raccontato una vicina, peruviana. E’ bastato per morire. Nel Reggiano, in un paesino frazione del Comune di Don Camillo e Peppone, diviso da Sorbolo parmense solo dal fiume Enza, El Ayed aveva da poco massacrato la moglie. Dopo un litigio l’ha inseguita per casa colpendola tante volte con un martello fino ad ucciderla. La violenza di lui non era una novità, hanno raccontato i vicini, e lei aveva avviato la separazione. Aveva chiesto a conoscenti di aiutarla a cercare un lavoro. Un’offesa per lui, risolta a martellate in testa forse davanti alla bambina più piccola, quattro anni, che era in casa. La figlia maggiore, 11 anni, era a scuola ed è poi stata affidata a conoscenti. Di lei e della sorella piccola si occuperanno i servizi sociali. Sfogata la violenza, El Ayed ha preso la bimba, l’ha caricata in auto, ha percorso i cinque chilometri fino a Poviglio e si è presentato ai carabinieri con la piccola in braccio. “Ho ammazzato mia moglie”, ha detto. I militari sono andati a casa sua e hanno trovato il corpo di Rachida e tracce di sangue in vari punti dell’abitazione. Caso risolto.
A POCHI KM UN ALTRO OMICIDIO. Poco prima, a un centinaio di chilometri di distanza, a Sorbolo Levante, frazione di Brescello nel Reggiano, Rachida Rida, marocchina di Casablanca, 35 anni, è stata ammazzata in maniera bestiale, a colpi di martello, dal marito, Mohammed El Ayano, facchino di 39 anni.
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In memoria di
Uccise a coltellate la compagna. Condannato a 12 anni (Corriere della Sera – 9 novembre 2012)
Concessa la seminfermità per problemi con le donne. L’avvocato di parte civile: «Così si è scrollato di dosso metà della pena»
Poco meno di un anno fa, il 19 novembre, uccise a Bologna a coltellate una donna domenicana di 50 anni, Augusta Alvelo, con cui aveva una relazione da quattro anni: questa mattina davanti al Gup di Bologna Alberto Ziroldi è stato condannato con un giudizio abbreviato a 12 anni di carcere, più tre di Ospedale psichiatrico giudiziario. All’uomo, Loris Castelli, 46 anni, di Castel Guelfo, che dopo l’assassinio aveva tentato il suicidio, è stato riconosciuto un vizio parziale di mente che scatterebbe al momento di rapportarsi con le donne.
L’AVVOCATO – Una sentenza che non è piaciuta all’avvocato Rossella Mariuz, che ha assistito i due figli della vittima di 22 e 24 anni, per i quali la sentenza ha previsto 85.000 euro a testa di risarcimento. «Loris Castelli – ha spiegato l’avv.Mariuz – è un camionista, socio di una coop di autostraportatori, proprietario di una casa che si è comprato con il suo lavoro. Aveva addirittura il porto d’armi. È iscritto al Cai e faceva escursioni in montagna. Ha una moto di grossa cilindrata con cui faceva viaggi. Vale e dire faceva una vita nella norma: una persona con trascorsi di depressione, ma non di malattia mentale. Ma c’è stata una diagnosi del Consulente tecnico di ufficio Giancarlo Boncompagni, primario del reparto psichiatrico dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna, dove si dice che lui ha problemi relazionali con le donne».
LA SEMINFERMITA’ – «Così uno che ha una vita normale, seppure depresso – ha aggiunto – sul presupposto della problematicità delle relazioni con le donne ha avuto la diagnosi di seminfermità mentale e si è scrollato metà dei 24-25 anni previsti per un omicidio premeditato e ne ha avuti 12 con tre anni di manicomio giudiziario. In pratica si dice che avendo problemi nei rapporti con le donne al momento in cui ha ucciso non era consapevole che stava facendo un’azione di grande disvalore sociale. È un pò troppo facile. Questo non aiuta, non è certo un deterrente contro le tante uccisioni di donne». Il Pm Antonella Scandellari aveva chiesto 12 anni più tre di Opg e la conservazione del sequestro della casa dell’uomo, che venne richiesto dalla parte civile come garanzia del pagamento del risarcimento del danno. Tutto concesso dal Gup. L’uomo è stato difeso dall’avvcato Catia De Luca. La donna venne uccisa nel suo appartamento di via Primodì, e l’autopsia stabilì che era stata colpita da 5-6 coltellate.


