Kerim Gunar, 42 anni, padre. Affoga la moglie nel Naviglio
Milano, 10 Febbraio 2008
Titoli & Articoli
Milano – Materana affogata dal marito (Gazzetta del Mezzogiorno – 10 febbraio 2008)
Francesco Stranieri – 28 anni, carabiniere scelto della tenenza di Rozzano – ha provato a salvarla, gettandosi nelle acque gelide del Naviglio Pavese, in via Chiesa Rossa, periferia sud di Milano. Ma non c’è stato niente da fare: Ripalta Di Francesco, 41 anni, originaria di Matera, è morta subito dopo. A ucciderla la furia del marito – Kerim Gunar, 42 anni, macedone, qualche precedente di polizia – con il quale era sposata da anni e da cui aveva avuto un figlio di 14 anni. Vivevano in una casa popolare non lontano dal luogo di questo delitto, e i vicini li descrivono come una coppia senza particolari problemi e ben integrata. L’omicidio è accaduto alla presenza di decine di persone che hanno poi cercato di linciare il macedone, salvato solo dall’intervento di carabinieri e polizia.
L’uomo non ha spiegato la ragione del suo gesto, anche se l’ipotesi degli investigatori è che la moglie volesse lasciarlo. Sono stati alcuni passanti a dare l’allarme, dopo aver visto qualcosa nelle acque del Naviglio. Gunar aveva afferrato la moglie per i capelli e le tratteneva la testa sott’acqua, mentre lei si dibatteva nell’inutile tentativo di sottrarsi alla morte. Un tassista, secondo la ricostruzione dei carabinieri, si è gettato in acqua e ha lottato con il macedone, ma Ripalta Di Francesco era già stata trascinata via dalla corrente. Quando sono arrivati i carabinieri, il marito ha cercato di trascinare in acqua anche loro, ma è stato bloccato. La gente si è avvicinata minacciosa: «Lasciatelo a noi quel bastardo!». I militari gli hanno messo addosso una coperta e l’hanno portato in ospedale. Su ordine del pm di Milano Elio Ramondini, che è intervenuto sul posto, l’uomo è stato arrestato con l’accusa di omicidio aggravato dalla crudeltà e dal vincolo coniugale.
La lite che ha originato la tragedia aveva avuto un preludio in auto, parcheggiata nei pressi del canale e che è risultata sottosopra. Poi Gunar ha trascinato la moglie vicino al corso d’acqua e l’ha buttata dentro. Mentre lei cercava di riemergere l’ha raggiunta e l’ha affogata. Nonostante nel frattempo la gente accorsa gli dicesse di fermarsi, lui ha continuato a tenerle la testa sotto.
«Mi sono tolto il giubbotto e il cinturone – racconta il carabiniere Stranieri – e l’ho dato a un collega. Mi sono buttato e ho provato una prima volta a prenderla per la cinta. Non ce l’ho fatta e sono rimasto impigliato a una corda che si trovava nel Naviglio. Sono riemerso e i Vigili del fuoco hanno lanciato una fune con un gancio. Così siamo riusciti a farla emergere: era ancora viva ed è stata subito intubata, ma non c’è stato nulla da fare. L’acqua era freddissima, profonda due metri e mezzo, dove la corrente l’aveva trascinata».
Gunar, forse, era sotto l’effetto di droghe, delirava quando l’hanno preso, mentre Stranieri veniva portato in ospedale per un principio di ipotermia. La ragione di tanta violenza il macedone la racconterà al giudice che si occuperà della convalida dell’arresto, lunedì o martedì.
«Ho tolto il cinturone e mi sono tuffato: inutile» (Il Giornale – 11 febbraio 2008)
Un carabiniere ha tentato di salvare l’impiegata italiana di 41 anni uccisa dal compagno macedone
Una storia banale nella sua crudeltà: lei voleva lasciarlo e lui l’ha ammazzata, buttandola nel Naviglio e tenendole la testa sott’acqua. A ventiquattr’ore di distanza dal brutale omicidio, i carabinieri stanno ormai definendo i contorni del delitto, anche se l’uxoricida, un macedone di 42 anni, uno in più della vittima, ancora in stato di grande agitazione, riesce solo a farfugliare frasi senza senso per spiegare un delitto consumato davanti agli occhi di decine di impotenti.
Sono infatti da poco passate le 21 di sabato, quando l’attenzione degli automobilisti in transito su via Chiesa Rossa e Alzaia Naviglio Pavese, viene attratta da due corpi che si dibattono nell’acqua gelida. Un tassista di 37 anni si lancia in acqua. Ma è già troppo tardi, riesce solo a ingaggiare una violenta colluttazione con l’assassino. Ma a quel punto stanno già arrivando i primi equipaggi dei carabinieri da Milano e Rozzano.
Alcuni militari riescono a tirar fuori il soccorritore, mentre l’assassino si dibatte e cerca di tirarli in acqua. Poi lo trascinano a riva dove si sono assiepate decine di persone. In molti inveiscono e cercano di strapparlo alle forze dell’ordine. Partono calci e pugni, poi in qualche modo l’uxoricida viene caricato su una macchina e portato in via Moscova.
Nel frattempo Francesco Stranieri, 28 anni, carabiniere scelto in servizio a Rozzano si butta nel Naviglio. «Un freddo terribile, temperatura prossima allo zero – ricorda – mi sono sfilato giacca a vento e cinturone e mi sono tuffato in acqua, in quel punto profonda due metri e mezzo». Stranieri è un provetto nuotatore, raggiunge la donna, l’afferra per un attimo poi gli sfugge. «Ho provato a seguirla, ma mi sono impigliato in alcuni arbusti e una corda» e deve desistere. Lui e il tassista, in crisi ipotermica, vengono portati all’Humanitas di Rozzano. Ci riprova un agente delle volanti. Anche lui deve combattere contro il freddo e la corrente, ma riesce ad afferrare il corpo e agganciarlo alle funi lanciate dai vigili del fuoco. Tutto inutile, morirà un paio di ore dopo al San Paolo. Poco distante i carabinieri trovano la loro Polo Volkswagen ferma, con la porta passeggero aperta e l’abitacolo sottosopra. Con ogni probabilità l’alterco è nato lì dentro, poi la donna ha tentato una disperata fuga, è stata raggiunta ed è caduta, o è stata buttata nel Naviglio.
Lei è Ripalta Di Francesco, 41 anni, originaria di Matera, il suo assassino Kerin Guner, 42 anni, nato a Skopie, entrambi residenti in via Palmieri a Milano. Secondo quanto biascicato dal macedone in caserma, dovrebbero essere insieme dal ’91, non è chiaro se sposati o conviventi.