Jesus Maria Paredes Gil, 37 anni, parrucchiere, pregiudicato. Massacra a coltellate l’ex fidanzata, che lo aveva denunciato 6 volte. Arrestato per stalking dopo averla uccisa, viene condannato a 19 anni per l’omicidio e solo successivamente ad altri 3 anni di carcere per lo stalking
Borgo Casale (Vicenza), 4 Maggio 2012
Titoli & Articoli
Dominicano uccide l’ex fidanzata «Finalmente ho ammazzato tua figlia» (Corriere del Veneto – 5 maggio 2012)
Il 38enne accoltella la 26enne connazionale e poi chiama la madre di lei. Localizzato grazie alla centralina: arrestato dai carabinieri
Diceva di amarla, ma negli ultimi mesi non aveva fatto altro che renderle la vita un inferno, tra aggressioni, soprusi e minacce di morte. Quelle minacce sono diventate realtà, una triste realtà. Gil Jesus Maria Paredes, dominicano 38enne residente a Vicenza ora si trova in carcere, accusato di aver ucciso una connazionale di 26 anni residente a Montecchio Maggiore, madre di una bimba di due.
Da chiarire le cause dell’efferato delitto: forse lei lo ha respinto, facendogli sapere che voleva essere lasciata in pace, forse lei ha rifiutato un rapporto sessuale. Tutte ipotesi al vaglio. Quello che è certo è che l’uomo ha aspettato che la ragazza, di professione ballerina, terminasse il lavoro in un locale della città, quindi l’ha accompagnata in un hotel a due stelle nella zona del centro. Una volta rimasto solo con la connazionale il 38enne ha impugnato un coltello a serramanico e l’ha uccisa: una decina circa le coltellate inferte all’altezza del torace e dell’addome, che non hanno lasciato scampo a Julissa Dilia Reyes Feliciano.
E’ stato allora che l’uomo ha preso il telefono e chiamato la madre della ragazza: «Finalmente ho ucciso tua figlia» le avrebbe detto, ridacchiando. La donna, in preda al panico all’angoscia, ha contattato i carabinieri di Vicenza e ha fornito loro il numero di telefono dell’immigrato. Subito si sono attivate le indagini che hanno permesso, anche grazie alla centralina, di localizzare l’uomo, che nel frattempo aveva lasciato con una scusa l’hotel e camminato per alcuni chilometri. «L’ho uccisa io» ribadirà poi ai militari del nucleo operativo di Vicenza, che in brevissimo tempo lo hanno bloccato in strada ed arrestato. In tasca del dominicano, visibilmente ubriaco, c’era ancora il coltello usato per l’omicidio. (di Benedetta Centin)
Vicenza, uccide l’ex a coltellate. Chiama la mamma di lei e ride (Il Giornale di Vicenza – 5 maggio 2012)
Ieri mattina Dilia Reyes, ballerina dominicana di 25 anni, è stata ammazzata in una stanza d’albergo. L’omicida ha chiamato la mamma della vittima per dirle che l’aveva assassinata accoltellandola. Pochi minuti dopo è stato arrestato dai carabinieri
«Rideva mentre mi diceva che aveva ucciso mia figlia. Rideva e mi ripeteva che aveva ammazzato la mia bambina».
La telefonata alla mamma di Dilia Julissa Feliciano Reyes è arrivata ieri mattina, poco dopo le 11. Una chiamata al cellulare da un numero che lei non conosceva. Era lui, Jesus Maria Paredes Gil, l’ex fidanzato della ragazza, l’uomo che, secondo i parenti, «la minacciava, la spaventava, la picchiava, la bombardava di messaggi per supplicare di perdonarlo e tornare da lui».
L’aveva appena massacrata con almeno dodici coltellate in una camera d’albergo, dove i due erano arrivati poche ore prima. Poi l’ha abbandonata nuda, sul letto, in un lago di sangue, il cuscino sul volto, forse perché le sue urla e le invocazioni d’aiuto non fossero sentite nelle stanze vicine. E, infatti, nessuno ha sentito nulla.
L’ARRIVO IN ALBERGO. Erano le 8 quando, davanti all’albergo “Dream” di via Borgo Casale, si è fermato un taxi. Sono scese due persone, entrambe di origine dominicana: lei di appena 25 anni, lui parrucchiere di 37, senza fissa dimora, volto noto alle forze dell’ordine. La giovane, che abitava insieme alla famiglia e alla sua bambina, di appena due anni, a Montecchio Maggiore, in via degli Alberi, aveva lavorato come ballerina al “Dubai club” a Cresole di Caldogno. Proprio qui avrebbe trascorso la serata insieme all’ex fidanzato. Era ormai mattina quando hanno lasciato il locale e sono partiti insieme. Hanno chiesto una stanza e il titolare li ha accompagnati alla numero dieci, al primo piano.
Sembrava tutto normale: una coppia allegra, arrivata dopo una serata di festa, forse dopo aver bevuto qualche drink di troppo. Quando sia avvenuto l’omicidio è ancora da chiarire: di certo nel lasso di tempo tra le 8 e le 10.30. Sul movente, invece, ci sarebbero pochi dubbi. I due avevano avuto una relazione burrascosa. La famiglia della ragazza ha spiegato che lei lo aveva lasciato più volte e poi, forse perché troppo innamorata, aveva deciso di dargli un’altra possibilità. Probabilmente è andata così anche ieri mattina: lei si è illusa che lui potesse cambiare, che le cose sarebbero migliorate e l’ha seguito. Poche ore prima, sulla sua pagina Facebook aveva postato un’immagine con un cuore rosso e la scritta in spagnolo: “Metti il tuo cuore nelle mani di Dio e lui lo affiderà alla persona giusta”. «Così farò anch’io», aveva scritto lei.
IL DELITTO. Una volta in camera ci sarebbe stata una discussione. Sembra che tutto sia nato da una scenata di gelosia dell’ex che, ancora una volta, le aveva detto di lasciare il lavoro. Non accettava che lei facesse la ballerina in un locale pieno di uomini, voleva che si licenziasse ma lei, probabilmente, deve avergli detto che non aveva alcuna intenzione di obbedirgli. Sembra che sia stato questo a scatenare la furia omicida. L’uomo l’ha aggredita una, due tre, almeno dodici volte con un coltello a serramanico dalla lama lunga circa 15 centimetri. L’ha colpita all’addome, al petto, le ha messo anche un cuscino sul viso.
LA TELEFONATA. Dalle ricostruzioni dei carabinieri del nucleo operativo, coordinati dal capitano Graziano Ghinelli e dal luogotenente Marco Ferrante, lui è uscito dall’albergo subito dopo l’omicidio. Probabilmente è stato allora che ha chiamato la mamma della giovane. «Ho ucciso tua figlia» le ha detto. Una frase agghiacciante dopo la quale avrebbe riso. Nonostante lo choc la donna ha avuto la prontezza di riflessi di memorizzare quel numero di telefono e di contattare subito i militari. E proprio grazie al cellulare il dominicano è stato localizzato. Non solo. Lo hanno anche chiamato e lui ha risposto.
Era chiaramente ubriaco e in stato confusionale, ma ha ammesso di aver compiuto l’omicidio. I carabinieri sono riusciti a calmarlo, lo hanno convinto a fermarsi, a smettere di fuggire e, in un lampo, si sono precipitati in viale della Pace.
L’ARRESTO. Jesus Maria Paredes Gil è stato bloccato e arrestato ed ora dovrà rispondere dell’accusa di omicidio volontario aggravato. Nella tasca aveva ancora il coltello a serramanico sporco di sangue. È stato lui a dire dove si trovava il corpo, ma era talmente confuso da sbagliare persino albergo, conducendoli al primo hotel dove i due avevano cercato una stanza. Hotel che era al completo, quindi avevano ripiegato sul vicino “Dream”. Solo quando si è trovato di fronte all’edificio si è ricordato gli eventi della notte ed è stato in grado di accompagnare i militari in via Borgo Casale.
La ragazza è stata trovata supina, sul letto, senza abiti, il volto coperto da un cuscino, il corpo sotto una coperta, in un lago di sangue.
DILIA JULISSA FELICIANO REYES La giovane dominicana, 25 anni, era in Italia da anni. Viveva con la mamma Gertrudis Reys e la sua bimba Carolina, di appena due anni, avuta da una precedente relazione, in un appartamento di Montecchio Maggiore, in via degli Alberi. La ragazza lavorava come ballerina in alcuni locali notturni del Vicentino. Fino a qualche settimana fa era stata figurante di sala al “Dubai club” di Cresole di Caldogno. Proprio il suo lavoro avrebbe scatenato la gelosia dell’ex fidanzato con il quale, secondo la famiglia, aveva sempre avuto un rapporto travagliato, fatto di minacce, persino botte e continue molestie. (di Claudia Milani Vicenzi)
Corriere del Veneto – 7 giugno 2013
Uccise la sua ex, ma non ci fu stalking «Lei non ha cambiato casa e lavoro» (Corriere del Veneto – 31 ottobre 2014)
Notevole sconto di pena per Jesus Maria Paredes, il domenicano che ha ucciso l’ex a coltellate. Il motivo? Julissa nei 40 giorni prima di morire «non si è sentita a rischio»
Se perseguitata, avrebbe dovuto cambiare le sue abitudini di vita, non solo casa ma anche il numero di telefono e pure il lavoro, evitando di fare la ballerina di lap dance, di notte, nel momento della giornata più a rischio. E se davvero si fosse sentita a rischio avrebbe dovuto evitare di rispondere agli sms di quell’uomo, e pure di vederlo, e di rimanere sola con lui. Sono questi, in sintesi, i motivi che hanno portato la Corte di Assise d’Appello di Venezia a cancellare l’accusa di stalking ridimensionando la sentenza di primo grado da trent’anni a diciannove nei confronti di Jesus Maria Paredes, il dominicano che il 5 maggio 2012 ha ucciso a coltellate in una camera d’hotel di Vicenza l’ex fidanzata, Julissa Dilia Reyes Feliciano. Accusato di omicidio volontario con l’aggravante dello stalking, e pure di un episodio di violenza sessuale, il 38enne è stato condannato nel maggio 2013, in primo grado, con rito abbreviato, a 30 anni di carcere. Si partiva dall’ergastolo ma lo scorso 26 settembre, nel processo di secondo grado, il calcolo della pena è scattato dai 28.
È infatti venuta meno l’aggravante dello stalking, che è stata derubricata a semplici minacce, ma è rimasta in piedi l’accusa di violenza sessuale. Ed ecco motivato il notevole sconto di pena, di ben undici anni. Secondo i giudici dell’Appello Julissa, nel periodo preso in considerazione, quaranta giorni prima di morire, «non ha mutato alcuna abitudine, il trasferimento a casa della zia, a Montecchio Maggiore, risale ad alcuni mesi prima, l’utenza cellulare non è stata mutata e immutato è stato anche l’impegno lavorativo notturno come ballerina di lap dance». Quanto allo stato di ansia «da intendere come turbamento psicologico », la Corte ha ritenuto che «non sia stato tale da poter essere qualificato come grave e perdurante». E contesta il fatto che Paredes e Julissa «si erano visti, frequentando locali notturni, senza che lei avesse fatto trasparire una situazione di conflittualità o disagio». Per lo più lei «risponde alla pari ai messaggi dell’uomo».
Netta la replica dell’avvocato della famiglia della vittima, Agron Xhanaj, che aveva già definito «sconcertante» la sentenza di secondo grado. Ora, lette le mot ivazioni , commenta: «Quando una persona è vittima cerca di reagire, per non sembrare debole, e per non incoraggiare l’aggressore: e questo suo atteggiamento non può essere scambiato per non paura ». Ed ancora: «La sentenza – continua Xhanaj – rappresenta forti lacune motivazionali nella parte in cui chiede alla vittima di stalking un effettivo isolamento dal mondo esterno, perché venga considerata tale, trascurando le esigenze della stessa, e la necessità di sottrarsi al suo carnefice». Il legale è determinato. «Mi aspetto che il procuratore di Vicenza impugni la sentenza davanti alla suprema corte di Cassazione per preservare quel diritto di tutela alle persone offese e la corretta aspettativa che le vittime di stalking nutrono nell’autorità giudiziaria»
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In memoria di
Uccise a coltellate l’ex fidanzata. La Cassazione conferma i 19 anni (Corriere del Veneto – 19 marzo 2016)
Riconosciuto lo stalking ma non dal punto di vista della pena
La Cassazione ha confermato i 19 anni di carcere per Jesus Maria Paredes, il dominicano che il 5 maggio 2012 ha ucciso a coltellate in una camera d’hotel di Vicenza l’ex fidanzata, Julissa Dilia Reyes Feliciano. Dal punto di vista penale, quindi, non è cambiato nulla rispetto alla sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Venezia nel settembre 2014: i giudici allora avevano ridotto i 30 anni inflitti in primo grado a 19, facendo venire meno l’aggravante dello stalking. Stalking che la Corte Suprema però ha riconosciuto, tanto che ha rimandato alla Corte d’Appello civile la riqualificazione del risarcimento ai famigliari della vittima che si erano costituiti parte civile con l’avvocato Agron Xhanaj. Il reato di atti persecutori non è stato riconosciuto anche dal punto di vista della pena perché ad impugnare la sentenza d’Appello non era stato un procuratore bensì la parte civile. (di Benedetta Centin)



