Loading

Alessandro Argenziano, 40 anni. Già accusato di violenza sessuale, dopo anni di maltrattamenti, soffoca la moglie e inscena il suicidio per intascare l’assicurazione. Ergastolo

Varese, 26 Aprile 2015


Titoli & Articoli

Arrestato marito per l’omicidio di AMALFI Stefania (Questura di Varese – 27 aprile 2016)
A distanza di un anno arrestato ARGENZIANO Alessandro per l’omicidio della moglie
Nella mattinata di ieri, 26 aprile, personale della Squadra Mobile ha proceduto all’esecuzione della misura della Custodia Cautelare in Carcere a carico di ARGENZIANO Alessandro, emessa dal GIP del Tribunale di Varese, Dott. SALA, su richiesta della locale Procura della Repubblica Dott.ssa Sabrina DITARANTO. L’uomo era stato deferito per i reati in oggetto indicati, a seguito delle indagini svolte successivamente alla morte della donna. Nel corso dell’attività era emerso che il predetto poneva in essere sulla donna dei veri e propri atti volti a sottometterla psicologicamente, tanto che alla stessa veniva persino impedito di mantenere contatti con la famiglia d’origine. Alla luce delle indagini svolte è emerso altresì che il medesimo maltrattava la giovane moglie anche fisicamente.
Secondo la ricostruzione dei fatti, la sera del 26 aprile 2015, l’uomo, dopo aver somministrato alla moglie una forte quantità di farmaco calmante, l’avrebbe ridotta in uno stato di semi incoscienza per poi soffocarla. Il movente dell’omicidio sarebbe di natura economica e legato al desiderio di entrare in possesso di una polizza di risparmio che la donna aveva stipulato a proprio nome. Più in particolare, gli episodi di maltrattamento sono stati posti in essere per più di un anno, sempre allo scopo di persuadere la moglie dall’ estromettere dalla loro vita i famigliari di lei, che tentavano di convincerla a lasciare il marito. La donna aveva perso, così, ogni controllo autonomo sulle proprie spese, non avendo più a disposizione nemmeno il portafoglio; l’Argenziano, operava per avere controllo totale sulla vita della moglie, convincendola altresì a cambiare il proprio medico curante a favore del medico dell’Argenziano, così da ritenere di controllarne persino la somministrazione dei farmaci.
La circostanza che ha reso ancor più complicato il prosieguo dell’indagine, è stata determinata da una vera e propria “messa in scena” da parte dell’Argenziano, che da subito ha mostrato agli operatori di polizia intervenuti ed ancor prima agli operatori del 118, una lettera scritta dalla Amalfi, in cui spiegava i gesti di quello che è stato rappresentato sin dall’inizio come un suicidio. La lettera è stata scritta dalla Amalfi, come dimostrato dai periti, ma sicuramente in tempo diverso dagli attimi precedenti la morte della donna, poiché la perizia conferma come la mano sia quella di una persona non obnubilata dai farmaci o in preda ad intenti suicidari. Ciò lascia intendere che Argenziano, con il pieno controllo sulla vita della donna, l ‘abbia persuasa a scrivere quella lettera, allontanando da sé ogni sospetto.
Argenziano ha dichiarato di aver fatto di tutto per salvare la donna, comprese le manovre rianimatorie necessarie, mentre la comunicazione con l’operatore del 118 dimostra tutt’altro. Argenziano non vuole praticare alcuna manovra per timore di essere coinvolto e accusato di omicidio.
L’immediato intervento, insieme agli operatori, del pubblico ministero, hanno consentito di assicurare, comunque, nell’immediato, le fonti di prova, utili a smentire la prima versione fornita dall’uomo e a ritenere così contraddittorie le dichiarazioni rilasciate dal medesimo.
L’arresto, avvenuto ad un anno esatto dalla scomparsa della ragazza, è stato operato in Besozzo, presso l’abitazione della nuova compagna dell’uomo.

 

«Argenziano mi parlò della polizza di Stefania» (La Prealpina – 12 gennaio 2017)
Anche un amico accusa l’imputato, a processo per la morte della moglie
Non ci sono soltanto i familiari di Stefania Amalfi ad accusare Alessandro Argenziano di continui maltrattamenti nei confronti della moglie e del suo interesse per la polizza sulla vita stipulata dalla moglie. Il quarantenne, difeso dall’avvocato Stefano Amirante, è ritenuto responsabile della morte della donna avvenuta in via Conca d’Oro la sera del 26 aprile 2015, soffocata con un cuscino premuto sul volto, per poi simularne il suicidio mettendole una calza sulla testa, per incassarne una polizza assicurativa sulla vita da 29mila euro.
E mercoledì 11, nell’aula bunker del Tribunale dove è in corso il processo per omicidio, è stato sentito anche un quarantenne varesino, che nei cinque anni precedenti al presunto delitto aveva stretto un rapporto di amicizia con l’imputato. «Lui la minacciava spesso – ha affermato il testimone, dinanzi alla Corte d’Assise presieduta da Orazio Muscato, con pubblica accusa rappresentata dal pm Antonio Cristillo -, io cercavo di intervenire ma lui una volta ha minacciato anche me con un coltello. Poi ordinava a Stefania di telefonare a sua madre dicendole di farsi mandare dei soldi altrimenti l’avrebbe fatta fuori». Inoltre, ha aggiunto l’uomo durante la sua deposizione, nella quale comunque non sono mancati tentennamenti e contraddizioni, «Alessandro metteva di nascosto delle gocce nel bicchiere di Stefania: diceva che servivano per addormentarla e che erano una prescrizione del dottore». Argenziano, sempre stando a quanto riferito dal testimone, nel corso delle conversazioni con l’amico, avrebbe fatto a più riprese riferimento a quei 29mila euro della polizza: «Diceva che li avrebbe spesi in vacanze e prostitute, e che avrebbe fatto la bella vita». Parole che, in aula, hanno suscitato ampi cenni di disapprovazione da parte dell’imputato che ha chiesto e ottenuto di potersi allontanare.
Nel corso dell’udienza sono stati sentiti anche una sorella di Stefania, un medico del Pronto soccorso di Varese, un’infermiera che la sera in cui morì la donna entrò nell’appartamento di via Conca d’Oro, e un testimone di Geova a cui l’imputato si rivolse per studiare la Bibbia, salvo poi chiedergli numerosi favori (e minacciarlo una volta che questi si tirò indietro). Tra i testi di ieri, anche il giornalista Paolo Grosso, che pochi giorni dopo il fatto intervistò Argenziano, il quale affermò di aver cercato di soccorrere la moglie ormai agonizzante.
La prossima tappa del processo è stata fissata per il 25 gennaio e la posizione dell’imputato potrebbe aggravarsi ancora: il pm, oltre ad annunciare una minuziosa documentazione sulla polizza assicurativa, si è riservato di contestare anche i reati di estorsione e violenza sessuale sulla scorta di nuove informazioni testimoniali.

Uccisa per polizza, ergastolo a marito (Sempione News – 8 aprile 2017)
La Corte d’Assise di Varese ha condannato all’ergastolo Alessandro Argenziano, 41 anni, accusato di aver ucciso la moglie, Stefania Amalfi, 27, in casa a Varese nell’aprile del 2015 per incassare la polizza sulla vita. I giudici hanno accolto la richiesta della Procura di Varese. Il difensore di Argenziano, l’avvocato Stefano Amirante, aveva proposto invece l’assoluzione.
Subito dopo il ritrovamento del corpo senza vita, era stato ipotizzato che la donna si fosse tolta la vita. Ma dopo un anno di indagini coordinate dal pm Sabrina Ditaranto, era stato arrestato il marito. Secondo l’accusa l’uomo avrebbe soffocato la moglie dopo averla sedata con dosi di farmaci, per simulare il suicidio della donna.

 

Varese, uccise la moglie per la polizza vita: confermato l’ergastolo per Argenziano (il Giorno – 20 giugno 2018)
La decisione della Corte d’Assise d’appello di Milano per la morte di Stefania Amalfi
La Corte d’Assise d’appello di Milano ha confermato la condanna all’ergastolo per Alessandro Argenziano, 42 anni, accusato di aver ucciso la moglie, Stefania Amalfi, 27 anni, in casa a Varese nell’aprile del 2015 per incassare la polizza sulla vita del valore di circa 30mila euro.
Subito dopo il ritrovamento del corpo era stato ipotizzato che la donna si fosse tolta la vita, ma dopo un anno di indagini il marito era stato arrestato perché, secondo l’accusa, avrebbe soffocato la moglie dopo averla sedata con dosi di farmaci, per simulare il suo suicidio. Il cadavere della donna venne trovato la sera del 26 aprile 2015 nel suo letto, nella casa popolare in via Conca d’Oro dove la coppia viveva. A chiamare i soccorsi quella sera era stato ilmarito, raccontando che la donna si era sentita male dopo aver ingerito dei farmaci. Sul corpo non furono riscontrati segni apparenti di violenza e per questo, in un primo momento, si pensò al suicidio.
Presto però i sospetti si orientarono sul marito che aveva fornito dichiarazioni ritenute contraddittorie. Dagli esami autoptici, inoltre, emerse che la morte era stata provocata dal soffocamento. Dopo un anno di indagini la polizia arrestò Argenziano con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dal vincolo matrimoniale e maltrattamenti. Oggi è arrivata la conferma dell’ergastolo da parte della Corte, presieduta da Maria Grazia Bernini, come chiesto dal sostituto pg Antonio Cristillo. La difesa, con l’avvocato Stefano Amirante, aveva anche chiesto una perizia sulla capacità di intendere e di volere dell’uomo. Riconosciuti dai giudici i risarcimenti ai familiari della vittima, assistiti dai legali Furio Artoni e Alessandra Sisti, e disposto il sequestro conservativo della polizza assicurativa, come chiesto dal pg.


Link