Giovanni Lucchese, 56 anni, impiegato in una concessionaria automobilistica, padre. Strangola la moglie con un foulard. Condannato a 16 anni poi ridotti a 15
Pizzoletta di Mozzecane (Verona), 4 Marzo 2012
Titoli & Articoli
Strangolata dal marito con un foulard Raptus di gelosia per alcuni sms (Gazzetta di Mantova – 6 marzo 2012)
Delitto a Mozzecane. La furia omicida scatenata dai messaggi ricevuti dalla donna: lui temeva avesse l’amante
L’amore per la propria moglie che si trasforma in odio. La gelosia che acceca, porta a un gesto folle e inconsulto. Poi scivola via, lasciando una donna ormai senza vita e un uomo senza più anima. È successo domenica pomeriggio a Pizzoletta di Mozzecane, a un passo da Roverbella. Giovanni Lucchese, 56 anni, e la moglie Gabriella Falzoni, 51, hanno avuto un furente litigio. Erano a casa. A rendere tesi i rapporti tra i due, che pure erano reduci da una vacanza in Kenya e solo qualche ora prima erano andati a messa con il figlio diciottenne, il troppo amore.
La paura di un marito di perdere la propria compagna. Il sospetto di un tradimento legato ad alcuni messaggi ricevuti da lei sul cellulare. Attorno alle 17, dopo le urla (sentite anche dai vicini) la donna è andata in camera da letto. Lui l’ha seguita e, colto da un raptus, ha afferrato un foulard e cogliendola di sorpresa glielo ha stretto attorno al collo. Una stretta così forte che ha finito per strangolarla. Quando lei ha esalato l’ultimo respiro, lui ha adagiato il corpo sul letto. Poi è uscito di casa ed è andato a bussare alla stazione dei carabinieri: «Ho ucciso mia moglie» ha confessato, venendo subito trattenuto dai militari. Sul viso aveva le ferite lasciate dalle unghie di lei nel tentativo di salvarsi.
Lui è conosciuto a Mozzecane, anche per il suo lavoro: vende auto per una concessionaria d’auto di Verona. Lei lavorava per la Spiller, una ditta di confezioni di Pizzoletta. E se il marito non ha da tempo parenti, la donna uccisa ha due sorelle che abitavano nella stessa villa di via Leopardi. Ieri mattina il corpo della donna si trovava all’obitorio del Borgo Roma di Verona, a disposizione del magistrato Giulio Labia che potrebbe disporne l’autopsia. La notizia del delitto si è sparsa rapidamente nella comunità di Mozzecane, raggiungendo anche Roverbella, e in particolare la frazione di Pellaloco, dove marito e moglie erano spesso visti passeggiare.
«Mi ricordo di lei: faceva parte di uno dei gruppi di cammino. Lui, invece, d’estate passava in bicicletta» dice una conoscente di Roverbella. Sconvolto è don Pietro Salvetti, originario di Castiglione delle Stiviere e alla guida da circa un anno della parrocchia del Veronese: «Mi trovavo in chiesa quando sono venuti a cercarmi per dirmi quello che era successo –racconta il sacerdote – mi sono precipitato nella casa e ho trovato i carabinieri che svolgevano i rilievi, l’ambulanza, i parenti sconvolti. Ho parlato anche con il figlio che era ancora sotto choc. Lui stesso mi ha raccontato che, soltanto poche ore prima, erano stati tutti e tre, assieme, alla messa delle undici». Ieri sera, alle 20, nel chiesa di don Pietro si è svolta la veglia funebre. (di Francesco Abiuso)
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In memoria di
Ha strangolato la moglie. Condanna ridotta (l’Arena – 10 gennaio 2015)
Era stato condannato a sedici anni per aver strangolato la moglie con un foulard di seta.

