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Gianni Lirussi, 65 anni, ex assicuratore in pensione. Uccide la convivente (che già lo aveva denunciato per maltrattamenti) sfondandole il cranio a bastonate e getta il corpo lungo un canale. Nega e simula, ma infine confessa e viene condannato a 17 anni di reclusione

Cesarolo di San Michele al Tagliamento (Venezia), 2 Aprile 2011


Titoli & Articoli

Uccisa e gettata sull’argine (la Nuova Venezia – 3 aprile 2011)
Sotto torchio il convivente, interrogato per ore dai carabinieri
Uccisa a bastonate e poi abbandonata lungo il canale Cavrato a Cesarolo. Eufemia Rossi, 56 anni, nativa di San Michele e titolare del bar dell’Ospedale di Latisana. Del suo assassinio è sospettato Gianni Lirussi, 65 anni, originario di Pozzuolo del Friuli, suo convivente e assicuratore. Era stato lui, venerdì sera, a denunciare ai carabinieri la scomparsa della donna. Le indagini, coordinate dal pm veneziano Massimo Michelozzi, sono condotte dai carabinieri del nucleo investigativo di Mestre.
A scoprire il cadavere ieri mattina, verso le 8.30, una donna che transitava in bicicletta lungo via Conciliazione. Una stradina che corre lungo il canale Cavrato e che si imbocca da via San Filippo. È un stradina conosciuta soprattutto da chi abita in zona e da chi va a pescare nel canale. La donna in bicicletta si è trovata davanti il cadavere. Del corpo, adagiato bocconi sul cemento dell’argine, si vedevano solo un braccio e un piede. Il resto era coperto da un cartone. Mentre sul lato dove si intuiva esserci la testa si allargava una macchia scura. La ciclista si è fermata, ha attirato l’attenzione di due pescatori uno dei quali ha chiamato carabinieri e 118. Quando i soccoritori arrivano e scendono dall’argine capiscono subito che quella donna riversa sul cemento è morta. Indossa pantaloni neri, maglione grigio e una camicia. Sulla testa i segni di colpi inferti con un oggetto. Il volto è segnato da una tumefazione ad un occhio. Quella grande macchia scura che si scorgeva dall’argine altro non è che sangue uscito dalla testa fracassata e che ha intriso anche il cartone che copriva il cadavere e che l’assassino ha utilizzato per trasportare la vittima sul posto dove l’ha abbandonata. E che testimonia anche il fatto che la donna è stata uccisa non lontano da dove poi è stato scoperto il corpo.
Sul posto i carabinieri di Portogruaro e successivamente quelli del nucleo investigativo di Mestre del maggiore Luca Pettinato e del capitano Enrico Risottino. A Cesarolo arriva anche il pm Massimo Michelozzi. Poco lontano dal cadavere viene trovato un portafogli con i documenti di Eufemia Rossi. La stessa di cui Gianni Lirussi aveva denunciato la scomparsa, la sera prima intorno alle 23, ai carabinieri di Latisana.
Donna molto conosciuta a Latisana dove gestisce il bar dell’ospedale. Iniziano le indagini che puntano subito sul convivente. Su Gianni Lirussi che già in passato la donna aveva denunciato perché l’aveva picchiata, come testimonia il certificato dei medici del pronto soccorso di Latisana dove si era presentata, due mesi fa, per farsi medicare. Aveva poi ritirato la denuncia.
L’uomo, portato in caserma a Portogruaro, viene «torchiato» per ore. Fornisce un alibi per la verifica del quale gli investigatori sono stati impegnati per tutta la notte. Numerosi i testimoni sentiti. L’auto della donna, una «Ypsilon» color bluette, viene trovata parcheggiata vicino al cimitero di San Michele dove aveva detto, alle colleghe, si sarebbe recata nel pomeriggio, che si era presa per far visita ai parenti defunti. Nella notte diverse altre perquisizioni e accertamenti tecnici su auto e abitazioni.

Testimoni contro Lirussi: «Nei rifiuti gli abiti della vittima» (il Gazzettino – 4 aprile 2011)
C’è il cadavere di una donna con il cranio fracassato, in cella c’è il suo accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere ma per i carabinieri di Venezia all’indagine sulla morte della barista Eufemia Rossi di 56 anni di Latisana (Udine) mancano ancora numerosi tasselli. Gli investigatori, coordinati dal pm Massimo Michelozzi, non hanno ancora rintracciato l’arma, probabilmente un grosso bastone o una mazza, con la quale l’ex assicuratore Gianni Lirussi, 65 anni, avrebbe posto fine venerdì scorso tra Latisana e San Michele al Tagliamento (Venezia) alla vita della sua compagna.
Manca soprattutto il movente che potrebbe essere riconducibile a questioni finanziarie, e pesa il silenzio dell’accusato che si proclama innocente. Verso di lui invece concorrono, come ha spiegato oggi il comandante provinciale del carabinieri di Venezia, colonnello Giovanni Cataldo, tanti e tali elementi che porterebbero a escludere che la tragedia abbia potuto essere stata confezionata da altre mani. Testimoni hanno visto Lirussi gettare nella spazzatura sabato mattina un grosso sacco di plastica nero all’interno del quale i militari hanno trovato abiti della donna intrisi di sangue, fatture e ricevute a nome della stessa vittima, una paletta per la raccolta della spazzatura sporca di materiale organico. La sera precedente l’uomo era stato visto fuori dalla propria auto parcheggiata, con le quattro frecce accese, vicino al canale scolmatore “Cavrato” di Cesarolo di San Michele dove successivamente è stato ritrovato il corpo della barista.
Se l’autopsia, in programma probabilmente domani, farà luce sulle modalità della morte, le indagini finanziarie avviate questa mattina alla riapertura delle banche potranno forse dire di più sulle cause del gesto che per gli inquirenti avrebbe tutti i crismi della premeditazione. I carabinieri non confermano per ora le voci che vorrebbero l’ex assicuratore frequentatore di Casinò né le intenzioni della stessa donna di lasciare la casa dove vivevano. I Ris di Parma prenderanno oggi in consegna le automobili della coppia: la Lancia della donna trovata parcheggiata nei pressi del cimitero di Cerasolo e soprattutto il suv dell’uomo con il quale per l’accusa avrebbe trasportato il cadavere della propria vittima.
Eufemia Rossi infatti non sarebbe stata uccisa sull’argine dov’è stato ritrovato il suo corpo ma in un altro luogo forse non molto lontano. Il 17 gennaio scorso la barista aveva denunciato Lirussi per averla colpita alla testa con una bottiglia vuota: un’accusa successivamente ritrattata dalla stessa barista che aveva quindi ricondotto l’episodio a un infortunio domestico.

 

Eufemia era assicurata sulla vita. Polizza per il marito di 500 mila euro (Corriere del Veneto – 12 aprile 2011)
Era stato da poco nominato beneficiario. Il sospetto di premeditazione aggraverebbe l’accusa di omicidio che pende su Lirussi

Il convivente di Eufema (archivio)Il convivente di Eufema (archivio)
SAN MICHELE AL TAGLIAMENTO — Un miliardo di vecchie lire. Questo il motivo per cui l’ex assicuratore Gianni Lirussi avrebbe ucciso la convivente Eufemia Rossi: una polizza sulla vita che la barista di Latisana aveva stipulato più di dieci anni fa e che solo di recente aveva girato a favore dell’uomo. Il particolare che lega il movente ai soldi, fa avanzare il sospetto della premeditazione, che andrebbe ad aggravare ulteriormente l’accusa di omicidio che pende su Lirussi. Nulla di certo comunque perché l’uomo non solo non ha voluto confessare l’omicidio e ha negato qualunque responsabilità, ma ha anche iniziato a negare con forza che Eufemia Rossi sia morta. E lo ha fatto proprio di fronte agli psicologi che lo stanno assistendo in carcere. Per questo la Procura ha disposto anche una perizia psichiatrica che dovrà stabilire in prima battuta se Lirussi sia veramente sotto shock o stia recitando una parte per ottenere la seminfermità mentale e così una pena diversa da quella prevista per omicidio aggravato con premeditazione.
Le indagini dei carabinieri del nucleo investigativo di Venezia condotte dal pm Massimo Michelozzi, che riceverà il riscontro delle analisi patrimoniali della coppia, intanto continuano per capire dove siano finite le chiavi dell’auto di Eufemia Rossi, abbandonata nei pressi del cimitero di San Michele al Tagliamento probabilmente per simulare la scomparsa della donna e soprattutto dove sia finita l’arma del delitto che secondo la ricostruzione del medico legale dovrebbe essere un grosso randello con cui Lirussi ha colpito la Rossi alla nuca. Gli indizi fin qui raccolti dai carabinieri del Ris comunque inchioderebbero l’uomo senza possibilità di scampo come anche sottolineato dalla convalida del fermo firmata dal Gip Maria Rosaria Minutolo. Sono infatti diventati due i testimoni oculari che hanno visto l’ex assicuratore sessantacinquenne accanto al suo Suv proprio nel luogo dove è stata ritrovata la donna, sulla riva del canale Cavrato in località Cesarolo non lontano dal fiume Tagliamento, e altrettanti i testimoni che hanno visto Lirussi gettare nelle spazzature un sacco dell’immondizia in cui poi i militari hanno trovato un paio di scarpe e una serie di indumenti sporchi di sangue che corrispondo alla taglia dell’uomo.
La posizione di Lirussi è inoltre aggravata dal fatto che i riscontri dei carabinieri del Ris fatti con il Luminol hanno messo in evidenza la presenza del sangue della donna nel garage dell’appartamento in via Percotto a Latisana dove i due vivevano insieme. Sabato i militari hanno anche ritrovato sul fondo del canale Cavrato la borsetta di Eufemia Rossi che contiene una serie di oggetti personali che però i carabinieri non considerano importanti ai fini dell’indagine. I carabinieri erano presenti anche ieri ai funerali di Eufemia Rossi nella chiesa di Latisana. La cerimonia ha chiamato centinaia di persone da tutta la zona. La donna infatti gestiva dagli anni Settanta un bar proprio di fronte all’ospedale ed era conosciuta da tantissima gente.

 

San Michele, Lirussi confessa: “Così ho ucciso Eufemia” (la Nuova Venezia – 20 aprile 2011)
Gianni Lirussi, 65 anni, ha confessato l’omicidio della convivente Eufemia Rossi, 56 anni, la barista di Latisana trovata morta a Cesarolo di San Michele al Tagliamento sabato 9 aprile. L’omicidio al culmine di un lungo litigio
Gianni Lirussi, 65 anni, ha confessato l’omicidio della convivente Eufemia Rossi, 56 anni, la barista di Latisana trovata morta a Cesarolo di San Michele al Tagliamento sabato 9 aprile.
Ha ammesso di averla ammazzata all’interno del garage della loro abitazione a Latisana, al termine dell’ennesima lite. Questa mattina in carcere l’uomo ha confessato il delitto al pm Massimo Michelozzi e ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Mestre, presente il suo legale l’avvocato Lizzi di Udine. Ha spiegato che da tempo il loro rapporto si era deteriorato e quel giorno, venerdì 8 aprile, lei lo avrebbe stuzzicato per ore con provocazioni che riguardavano pure la sua famiglia.
Lo ha seguito anche in garage dove era sceso prendere delle mele, dove lo ha provocato ulteriormente sostenendo che non aveva voglia di fare nulla. A quel punto lui ha perso il controllo e l’ha sbattuta contro il muro e un tavolinetto che c’è in garage. Il racconto ora dovrà essere verificato in ogni dettaglio. Anche perché ci sono delle incongruenze con quanto gli investigatori dell’Arma hanno raccolto fino ad ora.

Omicidio di Cesarolo: Lirussi condannato a 17 anni di carcere (Venezia Today – 20 marzo 2012)
Il compagno di Eufemia Rossi, trovata cadavere il 2 aprile 2010 lungo un argine nella frazione di San Michele al Tagliamento, aveva confessato il delitto. Il pm per lui aveva chiesto l’ergastolo
Diciassette anni di carcere. Questa la condanna inflitta dal gup di Udine Paolo Milocco nei confronti di Gianni Lirussi, l’assicuratore 65enne in pensione accusato dell’omicidio della compagna Eufemia Rossi, trovata cadavere il 2 aprile 2010 con il cranio sfondato lungo l’argine di cemento di una canale scolmatore a Cesarolo di San Michele al Tagliamento. Contestandogli l’omicidio volontario aggravato dai futili motivi e l’occultamento di cadavere, il pm Maria Caterina Pace ne aveva chiesto la condanna all’ergastolo, diminuita per il rito abbreviato a 30 anni di reclusione. L’avvocato difensore Daniela Lizzi aveva invece invocato l‘omicidio preterintenzionale, la riduzione della capacità di intendere e volere e l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi. Il gup, nell’escludere l’aggravante, ha condannato l’imputato a 16 anni per l’omicidio e uno per l’occultamento di cadavere.
Lirussi era stato fermato dai carabinieri poche ore dopo il ritrovamento della donna. In seguito aveva confessato di aver ucciso la convivente al culmine di un litigio in cui, oltre a essere stato attaccato in prima persona lui, Eufemia Rossi avrebbe messo in mezzo il suocero. “A quel punto non ci ho visto più e l’ho sbattuta contro il muro, poi contro un tavolino che c’è nel garage. Lei è caduta e io me ne sono andato in giro”, ha dichiarato l’omicida durante la sua confessione. Il giudice ha anche riconosciuto il risarcimento danni alle due parti civili costituite, 100mila euro alla madre e 40mila alla sorella della vittima, che avevano chiesto 500mila euro di danni ciascuna.

Condannato a 17 anni: troppo poco (Daily Motion)


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