Giancarlo Brusa, 54 anni, imbianchino. Uccide la moglie a martellate e infila il corpo a testa in giù nella doccia lasciandolo lì per due giorni, poi si costituisce
Milano, 3 Luglio 2005
Titoli & Articoli
Milano, uccide moglie a martellate (TgCom24 – 6 luglio 2005)
L’uomo si è costituito ai carabinieri
Ha ucciso la moglie a martellate e ha tenuto il cadavere in casa per una settimana. Finché, stremato dai rimorsi, non ha deciso di confessare tutto ai carabinieri. Un imbianchino di Milano si è presentato in caserma dicendo di aver ucciso la moglie. “L’ho fatto prima che lei uccidesse me”, ha spiegato. Nella sua abitazione i militari hanno trovato la donna con il cranio sfondato e un martello vicino al corpo. “Mi diceva che mi avrebbe ucciso nella notte – ha confessato l’uomo ai carabinieri -. Così ho deciso di ucciderla io, prima che lo facesse lei…”. L’uomo, Giancarlo Maria Brusa, di 54 anni, ha spiegato che il rapporto con la moglie, Susanna Cara, di 51 anni, si era incrinato da tanto tempo e che i litigi tra loro due erano ormai molto frequenti. Non solo: le discussioni erano continue e sempre più violente.
“Temevo che mi avrebbe ucciso un giorno o l’altro”, ha ribadito. E ha raccontato di come, mercoledì scorso, dopo l’ennesimo litigio, ha afferrato un martello e ha massacrato la moglie. Quindi ha tentato di “nascondere” quello che aveva fatto: ha messo il corpo nella vasca da bagno e per evitare che il cattivo odore facesse scoprire ai vicini quello che era successo ha spruzzato nell’appartamento del deodorante. Per una settimana, l’uomo ha continuato a far finta di niente. Finché non ne ha potuto più. Alla fine, forse per rimorso e forse perché stanco di avere un cadavere in casa, si è presentato nella stazione dei carabinieri di San Cristoforo e ha raccontato tutto.
L’ammazza a martellate e la veglia due giorni (Il Giornale – 7 luglio 2005)
Ha raccontato che era morta da una settimana. Gli inquirenti non credono alla sua versione
Dopo aver colpito la convivente con una mazza, ha deposto il corpo nella doccia e l’ha vegliato uno, forse due giorni lavandolo e profumandolo, «così non avrebbe generato cattivo odore»; poi è andato a costituirsi alla caserma di San Cristoforo. «L’ho fatto – ha spiegato ai carabinieri – per impedire che fosse lei ad ammazzarmi. Negli ultimi tempi ripeteva sempre che mi avrebbe ucciso nel sonno». I carabinieri si sono precipitati nell’abitazione della coppia, in piazzale Selinunte 3, e hanno trovato il corpo di Susanna Cara, 51 anni, dove Giancarlo Brusa, 54 anni, aveva indicato. Pulita e profumata. Troppo per essere morta da una settimana come aveva detto Brusa. Infatti il medico legale, in attesa dell’autopsia, farà poi risalire la morte a 24, massimo 48 ore.Per il resto c’è poco da chiarire in questa triste vicenda di miseria materiale e umana, punteggiata di disgrazie, alcol e continui litigi. Susanna Cara, per tutti semplicemente «la Susy», un tempo era una bellissima ragazza che faceva girare la testa all’intero quartiere. Tanto che, negli anni ’80, il suo precedente compagno ricevette una coltellata da uno spasimante troppo focoso. Nel sua testa c’è tuttavia un tarlo: il figlio handicappato, che poi morirà nel 1989. Forse la ragione che ha fatto naufragare quella prima unione e poi portato la donna a bere.
Sempre alla fine degli anni ’80 «Susy» incontra Giancarlo che per lei lascia moglie e figli e si trasferisce nella casa al primo piano di piazzale Selinunte 3. Si tratta di un enorme complesso dell’Aler, salito agli onori delle cronache un mese fa, quando venne trovato nell”alloggio di un ingegnere romeno, Iulian Curelea, il piccolo Stefan, bimbo Rom rapito dai genitori in un centro di accoglienza. La convivenza negli ultimi tempi si era però fatta sempre più difficile. Di soldi in casa ne entravano pochini nonostante lui si prodigasse come imbianchino e lei come domestica a ore. Colpa forse del bere. I due ci andavano giù pesante: la titolare del vicino bar, stanca dei loro continui litigi con gli altri avventori, non li voleva più vedere. Così si erano chiusi nel reciproco rancore, con continui litigi, tanto che più di qualche volta erano dovuti intervenire carabinieri o polizia. Ma soprattutto minacce continue di morte. «Una di queste volte ti ammazzo mentre dormi», ripeteva sempre più spesso «la Susy». Giancarlo, certo che lei prima o poi l’avrebbe fatto, ha preferito anticiparla. Lunedì o martedì, ma questo forse è un dettaglio di scarsa importanza, ha preso uno dei suoi attrezzi, una pesante mazza, e l’ha colpita quattro o cinque volte in testa. Poi, finalmente «libero» e sereno, è andato a costituirsi ai carabinieri.
(di Enrico Silvestri)