Franco Capone, 46 anni, carrozziere, padre. Già denunciato per aver minacciato l’ex moglie con un’ascia, la uccide a colpi di pistola e si suicida accanto a lei.
Taurisano (Lecce), 29 Luglio 2013

Titoli & Articoli
Omicidio-suicidio a Taurisano. Ammazza l’ex moglie e poi si toglie la vita (Lecce Today – 29 luglio 2013)
La tragedia in tarda mattinata nel centro del comune del basso Salento. La coppia: Francesco Capone, di 46 anni ed Erika Ciurlia, di 43. Lui non avrebbe accettato la separazione e per questo ha deciso di mettere in atto il folle piano, uccidendo la donna e poi suicidandosi. Sul posto i carabinieri e polizia
Ha vinto il risentimento sulla rassegnazione. Così ha impugnato una pistola e ha fatto fuoco contro la ex moglie, per poi togliersi la vita. Protagonisti di questa amara vicenda, che ha sconvolto la comunità di Taurisano, Francesco Capone, di 46 anni, ed Erika Ciurlia, di 43. Un solo colpo, quello esploso in direzione della donna. Ed è stato fatale. Poi, Capone ha rivolto l’arma contro di sé ed ha sparato una seconda volta. La pistola era ancora lì, quando sono arrivati i carabinieri, fra i primi ad accorrere sul posto.
Dramma nel dramma, la coppia, che si era separata da poco più di un mese, lascia tre figli, una ragazza di 25, uno di 18 e una bimba di appena 5 anni. Il giovane era in casa quand’è avvenuta la sparatoria e le sue urla hanno attirato il vicinato. Il rumore di quegli spari hanno captato l’attenzione del 18enne, che in quel momento si trovava al primo piano. Sarebbe sceso giù, raggiungendo l’autofficina, trovandosi di fronte ai corpi privi di vita di entrmabi i genitori. Una scena che lo ha ridotto in fase di choc. Indelebile e che non potrà più dimenticare.
All’origine, dunque, ci sarebbe stata la disperazione dell’uomo che non avrebbe mai accettato la separazione dalla ex coniuge. Nel mese di maggio, infatti, la donna chiese l’intervento degli agenti di polizia, per le minacce ricevute da Capone. All’arrivo dei poliziotti, il 46enne imbracciò un’ascia di fronte alle forze dell’ordine, continuando ad intimorirla. Un fatto di sangue che sembra essere il copione, speculare, di quanto si è verificato nella giornata di domenica, con le stesse modalità, sul lungomare di Massa. Dove, sempre in pieno giorno, un altro uxoricida ha tolto la vita anche a se stesso, facendo irruzione nel bar dove lavorava la sua ex compagna. La follia, però, questa volta, si è consumata nel chiuso di una villetta privata, in via IV Novembre, e precisamente, nel momento in cui la donna, con la sua auto, era appena entrata nel garage. Sul posto, oltre ai carabinieri della stazione locale e della compagnia di Casarano, coordinati dal capitano Aniello Mattera e i colleghi del Nucleo investigativo, diretti dal capitano Biagio Marro, si sono diretti anche gli agenti di polizia del commissariato, comandati dal vicequestore aggiunto Salvatore Federico, e i sanitari del 118. Questi ultimi, non hanno potuto fare altro che constatare la morte dei due coniugi. Il pubblico ministero di turno della Procura di Lecce, Giovanni Gagliotta, nelle prossime ore, dovrebbe conferire l’incarico per l’autopsia al medico legale Roberto Vaglio, sopraggiunto per una prima ispezione sui due cadaveri.
Dopo la separazione, Erika Ciurlia, di mestiere collaboratrice domestica, era andata momentaneamente a vivere dalla madre. Capone, che inizialmente aveva lavorato con il fratello elettrauto, e più di recente si stava occupando della riparazione di veicoli. e della passione per i cavalli. Ma questa mattina si sono incontrati. Non si sa per questioni di tipo pratico, o se per l’ennesimo chiarimento. O, addirittura, in vista di un eventuale riavvicinamento. Une dei numerosi interrogativi che i carabinieri, ai quali sono affidate le indagini, dovranno appurare assieme alla provenienza dell’arma, una calibro 7.62, che non risulterebbe censita in Italia e posta sotto sequestro, ritrovata accanto al corpo dell’uomo.
Entrambi, infatti, erano riversi sui sedili dell’auto dela donna, una Fiat Punto di colore bianco nuovo modello, parcheggiata nel garage-officina in cui l’uomo era solito riparare i veicoli. La 43enne, seduta al posto del conducente, sarebbe stata colpita con due proiettili rispettivamente a nuca e collo. Capone avrebbe poi rivolto l’arma a se stesso, indirizzando un colpo, dritto alla tempia, morendo all’istante. Le salme sono state trasportate presso la camera mortuaria dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce: sarà l’esame autoptico, eseguito dopo il conferimento dell’incarico, previsto per la mattinata di mercoledì, a chiarire altri aspetti dell’accaduto, tra i quali l’esatto orario del decesso.
Il Senato cancella l’arresto per stalking (Diritti Globali – 30 luglio 2013)
Nel giorno in cui un’altra donna è stata massacrata da chi pretendeva di amarla, invece di nuovi provvedimenti in loro difesa, sulle italiane arriva una nuova doccia fredda: gli stalker rischiano infatti di non scontare più la custodia cautelare in carcere o agli arresti domiciliari. Il motivo? All’interno del dl carceri in commissione Giustizia al Senato è stato accolto circa dieci giorni fa da tutta la maggioranza, con parere favorevole del governo, l’emendamento che sposta il tetto per il carcere preventivo dai 4 ai 5 anni. Peccato che per gli stalker la pena prevista, salvo casi specifici, vada da sei mesi a 4 anni.
«È l’ennesima dimostrazione che le donne e la violenza su di loro non è un argomento che interessa. È un dato di fatto che nemmeno l’allontanamento dell’aggressore, dello stalker, è un provvedimento che viene preso a sufficienza, eppure è semplice. Si lascia fare, si lascia correre e si continua a lasciarle morire». Giulia Bongiorno, avvocato, ex deputato e fondatrice di Doppia difesa, associazione per le donne vittime di maltrattamenti, è drastica. Ma non è l’unica stupita e contrariata. Sono molti ora, in commissione Giustizia della Camera quelli che chiedono a gran voce di cambiare il testo del decreto anche per evitare che si compia «l’ennesimo errore». Il provvedimento, secondo il Pd, andrebbe comunque rivisto per tornare «allo spirito originario proposto dal governo».
Dopo Cristina, inseguita e uccisa a Massa Carrara, ieri un’altra donna è stata ammazzata dall’ex marito a Taurisano in provincia di Lecce. Si chiamava Erika Ciurlia, è stata punita come altre quest’anno nel nostro Paese per aver deciso di andarsene, di chiudere un rapporto, di separarsi.
Lui, Franco Capone carrozziere, 46 anni, lei 43, collaboratrice domestica, avevano vissuto assieme un quarto di secolo mettendo al mondo tre figli prima che lei, stanca di soprusi, decidesse di separarsi. Erika un paio di mesi fa era tornata a vivere, insieme alle due figlie di 25 e 5 anni, a casa dei genitori. Il figlio diciottenne, invece, era rimasto col padre e si trovava lì quando, ieri mattina, ha sentito all’improvviso i colpi di pistola. È corso al piano inferiore della villetta e ha trovato a terra i corpi dei genitori. Franco Capone era conosciuto in paese come un uomo mite, ma, quando la moglie a maggio aveva manifestato la volontà di separarsi, si era trasformato: aveva alzato la voce, aveva impugnato un’ascia davanti agli stessi poliziotti chiamati in soccorso. Erika lo aveva denunciato e nelle settimane successive poliziotti e carabinieri avevano perquisito più volte la casa dell’uomo in cerca
di armi. Nulla. Lui, davanti agli agenti, non mostrava ira. «Io la amo — ripeteva — e non posso vivere lontano dai miei figli». Fingeva calma, ma dentro preparava lucidamente la vendetta. Secondo gli inquirenti, infatti, avrebbe premeditato il delitto. Si sarebbe procurato l’arma e poi, con tono gentile per non farla sospettare di nulla, ha invitato la moglie a casa con una scusa.
Omicidio-suicidio, s’indaga per scoprire da dove arrivi la pistola Tokarev di Capone (Lecce Prima – 30 luglio 2013)
L’arma sarà consegnata ai Ris di Roma per i rilievi scientifici. La matricola non è stata abrasa, ma è stata importata illegalmente. I carabinieri sospettano che l’uomo se la fosse procurata di recente, proprio per portare a termine l’insano gesto. Domani l’autopsia e poi i funerali, che saranno separati
Risale al 12 maggio scorso un episodio inquietante, un gesto isolato, ma che pure avrebbe in qualche modo potuto far presagire il tremendo epilogo. Franco Capone, l’uomo di 46 anni di Taurisano che ieri ha ucciso a pistolettate l’ex moglie Erika Frida Ciurlia, di 43, quel giorno, nel corso di una lite, aveva impugnato un’accetta e minacciato la donna. Erano intervenuti sul posto gli agenti di polizia del commissariato locale. Lei non aveva sporto formalmente denuncia, ma l’episodio aveva sancito, di fatto, la separazione definitiva. Erika Ciurlia era andata a vivere in casa della madre, con le figlie di 25 e 5 anni. Franco Capone era rimasto in quell’abitazione di via IV Novembre, con il figlio 18enne.
Da un’accetta, oggetto d’uso comune, acquistabile presso qualsiasi ferramenta, a una pistola, però, il passo è davvero lungo. Come se l’è procurata, Capone? E da quanto tempo l’aveva con sé? Gli investigatori dei carabinieri, ai quali sono delegate le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Giovanni Gagliotta, non hanno ancora elementi certi, ma solo impressioni. E fra queste, vige quella secondo cui Capone potesse essersi procurato l’arma da poco. Si tratta di una Tokarev calibro 7.62, con matricola ben visibile, ma comunque importata illegalmente perché non risulta censita nelle banche dati. Potrebbe averla rimediata proprio per portare a termine l’insano gesto.
Ma da dove arriva? E da chi potrebbe essersela procurata, atteso che Capone non era affatto un malavitoso? La sua fedina, immacolata, su di lui, mai un sospetto per qualche illecito. Il canale d’importazione potrebbe essere quello di armi e droga che lega l’Albania al Salento. La pistola, potrebbe quindi essere finita, almeno in prima istanza, nelle mani di organizzazioni criminali locali. D’altro canto, si tratta di una pistola fabbricata in passato nell’ex Unione Sovietica e in altri Paesi dell’Est. Più dettagli potrebbero giungere una volta che l’arma sarà analizzata dai Ris di Roma. Può darsi che si trovi in Italia da anni e che sia anche stata impiegata in passato.
I carabinieri stanno quindi cercando di capire soprattutto da quali mani sia passata, prima di giungere in quelle del 46enne. Non un’opera semplice, perché Ciurlia era molto noto a Taurisano e nel circondario, per via delle sue molteplici attività. In passato aveva lavorato come elettrauto con il fratello. Poi, avendo maturato passione per i cavalli, di recente si stava dividendo fra un maneggio e la riparazione di auto, di cui faceva anche compravendita.Insomma, una persona alla quale non mancavano le conoscenze per fari indirizzare verso determinati ambienti, eventualmente l’avesse voluto. Un altro interrogativo che si pongono gli investigatori in queste ore, è perché, ieri, la donna si fosse recata in casa di Capone. Probabilmente, un tentativo di dialogo, un appuntamento fissato per parlare e capire come andare avanti. Ma per lei s’è rivelata una trappola.
I corpi sono stati trovati riversi sui sedili dell’auto di Erika Ciurlia, una Fiat Punto di colore bianco, parcheggiata nel garage-officina in cui l’uomo era solito riparare veicoli. Lei, seduta al posto del conducente, colpita con due proiettili, indirizzati verso nuca e collo. Lui, riverso sul sedile del passeggero, con una ferita alla tempia. Dopo aver ucciso la sua ex compagna di vita, ha rivolto la pistola contro di sé. Intanto, è prevista per domani l’autopsia sui cadaveri. Se ne incaricherà il medico legale Roberto Vaglio. Poi, i corpi saranno riconsegnati alle rispettive famiglie, che faranno funerali separati. Le esequie di Capone si terranno alle 16,30 nella parrocchia della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo. Quelle di Erika Ciurlia, alle 18, nella chiesa dei Santi martiri Giovanni Battista e Maria Goretti.
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In memoria di
Tragedia di Taurisano Ai funerali figli ignorano il padre assassino (Gazzetta del Mezzogiorno – 2 agosto 2013)
Un dolore composto per gli ultimi saluti a Franchino e ad Erika Frida. La rabbia lascia il posto alle lacrime, agli abbracci, alle parole di consolazione. Sono accomunate solo dal dolore, le due famiglie: per il resto, non sono mai state così distanti. Una distanza che diventa palpabile nel giorno dei funerali, celebrati in luoghi e in orari diversi, quasi come se i corpi lì, in quelle due bare, in vita fossero stati sconosciuti tra loro.
I due figli più grandi dei coniugi, Roberta e Mattia, hanno deciso da che parte stare: non si presentano alla camera ardente del padre, né al suo funerale, ma rimangono a vegliare la madre ed è a lei che riservano l’ultimo saluto.
A separare per sempre le famiglie Capone e Ciurlia è stato il gesto di Franchino, che lunedì ha ucciso la moglie con due colpi di pistola e poi, rivolgendo l’arma contro di sé, si è tolto la vita.
Il primo rito funebre, quello per l’addio al 46enne, si svolge alle 16.30. Il corteo parte dall’abitazione degli anziani genitori dell’uomo, Vito e Luce, e si dirige verso la chiesa madre (la parrocchia della Trasfigurazione). Ad accompagnare il feretro ci sono i fratelli Salvatore, Giuseppe, Antonella, Ada, Elisa e Marina con le loro famiglie e i tanti parenti, amici e conoscenti che in questi giorni si sono stretti attorno al loro dolore. La celebrazione è presieduta dal viceparroco don Ippazio Nuccio. A leggere la prima lettura è la sorella di Franchino, l’ex vicesindaco di Taurisano Ada Capone: il tono fermo di chi ha deciso di andare avanti è interrotto solo a tratti dall’emozione. Sarà lei stessa, alla fine della messa, a rivolgere a nome dei familiari un affettuoso saluto al fratello.
Don Ippazio legge il vangelo della resurrezione di Cristo e inizia la sua omelia dicendo che «non ci sono parole umane per una commentare una tragedia simile, che ha colpito tutta la città. Dovremmo essere solo più silenziosi e invocare la misericordia di Dio, dare la possibilità alla morte di Cristo di salvarci». «Dinanzi a questi avvenimenti – continua – dobbiamo fare riferimento solo alla nostra fede». E conclude immaginando le parole che Franchino, dall’aldilà, rivolge ai suo figli, ai genitori e ai fratelli per chiedere il loro perdono. La delicatezza del momento vuole che nessuno nomini Frida.
All’uscita della chiesa la salma viene accolta da un lungo applauso e, seguita dai genitori e dai fratelli, viene accompagnata al cimitero per la sepoltura. Tutto mentre dall’altra parte del paese, in via Macchie, ci si prepara all’altro estremo saluto.
Don Napoleone Di Seclì, parroco dei Santi Martiri Giovanni Battista e Maria Goretti, arriva a casa dei Ciurlia poco prima delle 18 per dare avvio al corteo che accompagnerà la salma della mamma 43enne nella vicina chiesa. Sono in tanti a sostenere con la loro presenza i figli Roberta e Mattia, di 25 e 18 anni (la più piccola, di soli 4 anni, è lontana dal luogo del dolore), i genitori Giovanni e Gabriella, i fratelli Stefania, Massimo e Silvio. Quando la bara esce dalla villetta l’emozione è incontenibile e il lungo applauso dei presenti scoppia spontaneo. A celebrare il funerale è il viceparroco don Fabrizio Gallo, che, dopo aver letto il Vangelo della morte e della resurrezione di Cristo, si rivolge ai fedeli e ai familiari di Frida: «In questi momenti è difficile esprimere con parole i sentimenti che viviamo. Le domande sono tante, ma l’unica risposta ci viene dal Vangelo e dalla fede in Gesù. La nostra sorella è morta, ma per lei non è la fine: continua a vivere in Cristo. Queste mie parole – continua il sacerdote -non sono di circostanza: è la parola di Dio l’unica strada sicura». Anche qui nessun riferimento al tragico evento: nessuno pronuncia il nome di Franchino. Al termine del rito la bara viene portata fuori, accolta da un altro lungo applauso. A spalla, poi, viene accompagnata al cimitero dove, assiepato sul piazzale e all’ingresso, c’è quasi tutto il paese. La salma viene tumulata lontana da quella di Capone. Divisi per sempre. È l’atto finale di una vicenda che ha distrutto tre famiglie e colpito al cuore l’intera comunità cittadina. (di Pierangelo Tempesta)


