Fabrizio Gianpietro Pasini, 48 anni, sindacalista, sposato, padre. Uccide l’amante tagliandole la gola, poi occulta il cadavere e se ne va in vacanza con moglie e figli. Condannato a 16 anni di reclusione
Ospitaletto (Brescia), 29 Luglio 2018
Titoli & Articoli
Manuela Bailo scomparsa nel nulla, parla l’ex amante: “Non c’entro nulla” (Today – 15 agosto 2018)
La 35enne bresciana è sparita nel nulla tra il 29 e il 31 luglio
“Io sono tranquillo, so di non aver fatto nulla e di non c’entrare con questa vicenda, ma allo stesso tempo sono preoccupato per lei”. Lo ha detto al Giornale di Brescia l‘amante di Manuela Bailo, la 35enne bresciana sparita nel nulla tra il 29 e il 31 luglio. L’uomo, più grande di lei di una decina di anni, spiega che la relazione era finita, “da oltre un anno”, e di aver visto Manuela Bailo per l’ultima volta venerdì sera prima della scomparsa.
“È vero ci siamo incontrati per un aperitivo con altri colleghi” ammette. “Ho visto la solita Manu, allegra, serena”. I due si sono anche scambiati sms il giorno successivo, quando la 35enne viene ripresa dalle telecamere di video sorveglianza in casa prima di sparire. “Si, ci siamo scritti, ma nessun messaggio particolare. Mi ha ribadito che andava al lago”. L’uomo ha anche confermato quanto già detto ai carabinieri e cioè di essere tornato al lavoro il lunedì successivo con un forte dolore alle costole. “Solo una coincidenza, sono caduto in casa e ho preso una botta”.
La famiglia in attesi degli sviluppi delle indagini rompe il silenzio: “Rivolgo un appello a chiunque viva nelle zone limitrofe a Brescia.Le telecamere di videosorveglianza hanno inquadrato la sua vettura a Brescia sabato 28 luglio. Si tratta di una Opel Corsa a tre porte grigio metallizzata, targata EF460GZ. Chiunque la vedesse chiami immediatamente il 112″, dichiara la sorella a un’emittente televisiva locale.
Uccisa e messa in un sacco della spazzatura, poi la vacanza con moglie e figli (Today – 21 agosto 2018)
Così è morta Manuela Bailo, la 35enne di Nave che risultava scomparsa dal 28 luglio scorso: proprio quel pomeriggio è stata uccisa. Lutto cittadino nel paese in provincia di Brescia
“Abbiamo litigato, l’ho spinta ed è caduta dalle scale: ma non l’ho fatto apposta, e quando è morta ho perso la testa”, avrebbe detto agli inquirenti. Poi il cadavere nascosto in un sacco della spazzatura e sepolto in una vasca che un tempo era piena di liquami. Lasciato lì a marcire per 23 giorni consecutivi, dal sabato pomeriggio in cui la ragazza è scomparsa: Manuela Bailo è morta poche ore dopo essere uscita di casa, uccisa dall’uomo sposato con cui aveva una relazione, il sindacalista della Uil Fabrizio Pasini, 48 anni di Ospitaletto. Proprio a Ospitaletto la giovane Manuela Bailo (35 anni di Nave, scomparsa dal 28 luglio, il giorno del suo omicidio) sarebbe stata uccisa.
L’uomo è stato fermato domenica sera, appena rientrato nel bresciano dopo essere andato in ferie in Sardegna con moglie e figli. La confessione è stata confermata lunedì mattina, da una nota a firma del procuratore capo Tommaso Buonanno: “Nelle fasi preliminari delle operazioni l’indagato ha inteso rendere dichiarazioni confessorie aventi ad oggetti l’omicidio di Manuela Bailo”. E ancora: “E’ stato interrogato domenica notte dal magistrato titolare delle indagini, in presenza del difensore d’ufficio. All’esito dell’interrogatorio, l’indagato ha partecipato a un sopralluogo ad Azzanello, provincia di Cremona, indicando illuogo di occultamento del cadavere. Sono in corso ulteriori e approfonditi accertamenti tesi a ricostruire con precisione la dinamica dei fatti, e pertanto le indagini non possono dirsi concluse”.
Si indaga sul movente e sulla dinamica dell’omicidio, scrive BresciaToday. Intanto Pasini è in stato di fermo, oltre all’omicidio è accusato di occultamento di cadavere. L’avrebbe caricata in macchina, subito dopo la sua morte. Ha raggiunto la campagna cremonese dove spesso giocava a soft-air con gli amici. Non è ancora chiaro come abbia fatto a varcare la soglia del fondo chiuso di Azzanello dove poi è stata grossolanamente sepolta Manuela Bailo. L’ha gettata in questa vasca, avvolta nella plastica nera, poi ha coperto il buco con delle vecchie lamiere. E’ stato lui a raccontare ai carabinieri dove era stata sepolta. Ma i cani dei militari stavano già annusando una pista in zona, come confermato da alcuni residenti.
Indagini serrate, non facili, ma che da qualche giorno avevano chiuso il cerchio. Le immagini delle telecamere cittadine l’hanno inquadrato mentre transitava in auto a Brescia insieme a Manuela. Le celle telefoniche li hanno intercettati insieme, nello stesso edificio, nella casa di Via Allende a Ospitaletto. Poi l’automobile della giovane, la sua Opel Corsa grigia: è stata ritrovata già il 7 agosto scorso, ma nessuno ha fatto trapelare la notizia. Tutto intorno una tragedia terribile, e il suo triste epilogo. Fabrizio Pasini la sera stessa dell’omicidio sarebbe andato a cena insieme a vecchi amici. Pochi giorni dopo è poi partito per le ferie, in Sardegna con la sua famiglia. Il sindaco di Nave ha annunciato che verrà proclamato il lutto cittadino.
Fabrizio e Manuela, un amore nato in ufficio: “Pagherà per quello che ha fatto” (Brescia Today – 21 agosto 2018)
La segreteria nazionale della Uil comunica di aver già avviato le pratiche per l’espulsione di Fabrizio Pasini, il 48enne di Ospitaletto che ha confessato di aver ucciso Manuela Bailo
In attesa dell’evolversi della trafila giudiziaria, a seguito del fermo di Fabrizio Pasini con le accuse di omicidio e occultamento di cadavere, la segreteria nazionale della Uil – il sindacato per cui lavorava, così come ci lavorava la povera Manuela Bailo – ha già comunicato di aver avviato le procedure per l’espulsione del 48enne reo confesso, che verrà prima sospeso e poi appunto espulso.
Lavorava alla Sabaf di Ospitaletto, poi il trasferimento in città nelle file del sindacato bresciano. Erano quasi vicini di ufficio, lui e Manuela: erano separati da pochi metri di distanza. La loro relazione è nata quasi sicuramente tra quei corridoi: qualche sguardo rubato, i primi approcci, le uscite prima in compagnia e poi da soli.
Una storia d’amore che si è tramutata in tragedia. Pasini era sposato, moglie e due figli: aveva raccontato di una relazione ormai conclusa da tempo, di non aver più visto Manuela. Stava mentendo: l’ha vista eccome, il sabato della scomparsa, l’ha portata a casa della madre in Via Allende a Ospitaletto, qui ha ammesso di averla uccisa (involontariamente, dice) al termine di un acceso litigio.
Dagli uffici del sindaco l’immancabile cordoglio alla famiglia di Manuela, 35 anni di Nave, per i genitori e la sorella. Il segretario provinciale Mario Bailo – nessuna parentela tra i due, solo un’omonimia nel cognome – è già stato nell’abitazione di Nave per incontrarli, per esprimere le proprie condoglianze. Poche parole su Fabrizio Pasini: “Dovrà pagare per quello che ha fatto”.
Manuela uccisa e poi sepolta, svolta nelle indagini: cosa c’era nell’auto dell’amante (Today – 25 agosto 2018)
I carabinieri che stanno indagando sull’omicidio della donna di Nave, in provincia di Brescia, hanno trovato due coltelli nella Mitsubishi di Fabrizio Pasini, l’uomo che ha confessato il delitto
Continuano le indagini sull’omicidio di Manuela Bailo, la ragazza di Nave, in provincia di Brescia, uccisa dall’amante Fabrizio Pasini. La versione dell’uomo parlava di una caduta accidentale, una botta in testa che avrebbe causato la morte di Manuela, il cui cadavere sarebbe poi stato occultato in una casina nella campagna cremonese. Grazie all’autopsia, gli inquirenti hanno potuto appurare che le cose non sono andate esattamente così, e che Manuela è morta a causa di un taglio netto della carotide.
L’ultimissima notizia in merito alle indagini è che nell’auto dell’uomo, una Mitsubishi, nella serata di ieri i carabinieri impegnati in un “accertamento non ripetibile” (accertamento che, a causa della possibilità di modificazioni che subisce l’oggetto dell’investigazione, in questo caso l’auto di Pasini, non è suscettibile di successiva reiterazione) hanno trovato non uno ma addirittura due coltelli, infilati nella portiera sinistra. Al momento è prematuro dire se uno dei due coltelli è l’arma utilizzata da Pasini (gli inquirenti da giorni la stanno cercando), saranno i prossimi accertamenti tecnici a stabilirlo.
Quel segno profondo riscontrato durante l’autopsia sulla carotide di Manuela Bailo sarebbe la causa della morte della 35enne di Nave, in provincia di Brescia, uccisa dal suo amante Fabrizio Pasini, che ha confessato domenica notte dopo essere tornato da due settimane di vacanza in Sardegna con moglie e figli. «Ha usato un’arma bianca», sostengono gli inquirenti. «La morte di Manuela è avvenuta attraverso un’arma da taglio che ha comportato la recisione della carotide», ha precisato il procuratore capo di Brescia, Tommaso Buonanno.
Già il sopralluogo di ieri della Scientifica dei carabinieri nell’abitazione dei genitori dell’uomo, dove è avvenuto il delitto, aveva sgretolato la versione resa dal sindacalista che la Uil ha espulso dopo la vicenda. «Abbiamo litigato, ci siamo spinti ed è caduta dalle scale», aveva provato a raccontare Pasini. «Sui gradini non è stato trovato sangue», ha spiegato, invece, il sostituto procuratore Francesco Milanesi. «Riteniamo – ha aggiunto il magistrato – che sia stata uccisa con un’arma bianca per la natura della lesione e per il tratto netto». Agli atti di quello che è stato un giallo durato 23 giorni ci sono i tentativi di depistaggio delle indagini da parte dell’uomo che ha utilizzato per tre giorni il cellulare di Manuela Bailo, orami morta, mandando messaggi ad amici e parenti facendola credere ancora in vita. «Ha avuto una lucidità mentale in netta contrapposizione con l’ipotesi dell’incidente», ha spiega il procuratore bresciano parlando del comportamento del reo confesso nei giorni successivi all’omicidio. «Si è preso tutto il tempo per impacchettare il corpo della ragazza e trasportarla nel Cremonese, dove già aveva individuato il luogo dove occultare il cadavere», ha aggiunto Buonanno. L’ultima immagine in vita di Bailo è quella delle 3.57 di domenica 29 luglio, quando le telecamere fuori dalla casa dei genitori di Pasini la riprendono in compagnia dell’amante di ritorno dal pronto soccorso dove lui si era fatto vistare in seguito ad una caduta in casa.
L’assassino di Manuela Bailo ai domiciliari? Ma è possibile? (Prima Brescia – 15 settembre 2018)
L’arma, il pericolo di fuga e l’infermità mentale: su questi elementi dovrà decidere il gip di Brescia
Il giudice per le indagini preliminari di Brescia che sta seguendo il caso si pronuncerà martedì, 18 settembre 2018. Ma è tutto vero: Fabrizio Pasini assassino di Manuela Bailo ai domiciliari. E’ possibile. Nonostante l’eventualità abbia sconcertato tutti – e non è affatto detto, anzi, che andrà a finire così – almeno sulla carta i meccanismi del nostro ordinamento giudiziario non lo escludono. E comunque era scontato che la difesa dell’omicida lo chiedesse.
Certo nelle piazze reali e virtuali la reazione dell’opinione pubblica non poteva che essere di aperto sconvolgimento. Ma come? L’ex sindacalista Uil, sposato e con figli, ha ammazzato l’amante, l’ha seppellita in campagna, ha confessato e portato pure gli investigatori a ritrovare il cadavere e ora viene scarcerato? E che doveva fare, ancora?
Eppure non sono solo questioni da azzeccagarbugli. L’arma con la quale la 35enne impiegata di nave è stata uccisa non è stata ancora ritrovata. E questo è un punto debole nell’inchiesta, perché Pasini continua a dire che non voleva uccidere, che è stato un incidente nonostante evidenze di una recisione della carotide con una lama. Poi c’è lo spettro dell’infermità mentale, asso nella manica neppure troppo velatamente nascosto di molte strategie difensive se non disperate, quasi. Infine il gip soppeserà se sussistono il rischio di fuga e di inquinamento delle prove. Si vedrà, insomma. Ma cavilli a parte, che l’assassino possa lasciare il carcere bresciano di Canton Mombello (dove attualmente si trova per l’applicazione delle misure cautelari detentive) resta agli occhi dei più sconcertante, soprattutto per chi ha vissuto anche emotivamente quelle angoscianti settimane dalla scomparsa della ragazza. Ad ogni modo, vicino alla sede Uil del capoluogo, in via Vantini, a breve sarà installata in memoria di Manuela una panchina rossa, simbolo della condanna contro i femminicidi.
Manuela Bailo sgozzata dall’amante: Fabrizio Pasini condannato a 16 anni di reclusione (Urban Post – 28 febbraio 2020)
Omicidio Manuela Bailo news: condannato oggi, venerdì 28 febbraio 2020, in primo grado a 16 anni di reclusione (con rito abbreviato) Fabrizio Pasini, ex sindacalista della Uil di Brescia che nell’estate del 2018 uccise la sua amante 35enne e poi, dopo averne occultato il corpo tra i liquami di una cisterna ad Azzanello, partì in vacanza in Sardegna insieme alla moglie e ai figli.
Per Pasini, che ha sempre negato di avere ucciso Manuela ma soprattutto di averla sgozzata, il pm aveva chiesto una condanna a 30 anni di reclusione. Ma al termine del processo il gup di Brescia, Riccardo Moreschi, ha condannato l’imputato a 16 anni.
Pasini dopo il delitto aveva trascorso due settimane in vacanza in Sardegna con moglie e figli, al rientro fu bloccato dai militari sull’uscio di casa e tradotto in carcere per essere interrogato. Secondo l’accusa la vittima è stata sgozzata sebbene l’imputato abbia sempre negato siffatta circostanza, sostenendo di averla spinta durante un litigio e fatta cadere per le scale. Gli accertamenti medico legali sulla salma, però, smentirono la sua versione dei fatti. Secondo le risultanze investigative formulate dall’accusa, l’imputato avrebbe inferto una coltellata alla gola alla donna da viva dopo averla colpita ripetutamente alla testa per tramortila, e quel giorno l’avrebbe condotta lì, in casa della madre (assente perché in vacanza) ad Ospitaletto (Brescia) con una trappola. Dopo l’omicidio, secondo quanto emerso dei rilievi del Ris sulla scena del crimine, Pasini avrebbe portato in casa molti stracci necessari per ripulire il sangue versato dalla povera vittima nel bagno della taverna dove a Manuela Bailo sarebbe stata tagliata la gola.
Uccise Manuela e nascose il cadavere in una fossa per liquami: la pena è definitiva (Brescia Today – 30 marzo 2021)
Nessun ricorso in Cassazione: si chiude con una sentenza di 16 anni la vicenda giudiziaria di Fabrizio Pasini, l’uomo che nel luglio del 2018 uccise la collega e amante Manuela Bailo
Non ci sarà ricorso in Cassazione, né da parte della difesa che dall’accusa: dunque diventa definitiva la pena a 16 anni di reclusione per Fabrizio Pasini, l’ex sindacalista della Uil che nella notte del 28 luglio di tre anni fa uccise la collega e amante Manuela Bailo, che abitava a Nave e aveva solo 35 anni. Tra i due proseguiva da tempo una relazione extraconiugale, che Pasini ha scelto di stroncare nel modo più brutale.
La condanna a 16 anni di carcere esclude però la premeditazione (che altrimenti lo avrebbe portato a una pena di 30 anni): Pasini la uccise nella casa della madre, a Ospitaletto, in piena notte ma mentre c’erano ancora i suoi zii, nelle altre stanze, dopo aver passato qualche ora al pronto soccorso e sempre in compagnia di Manuela.
Ma la crudeltà della sua azione proseguirà anche dopo l’omicidio. Dopo aver trascinato Manuela fuori casa, ormai senza vita, la caricherà in macchina per abbandonarla in una vasca di accumulo di liquami vuota, nelle campagne cremonesi a poche decine di chilometri da casa. Poi partirà insieme alla famiglia (moglie e figli) per una vacanza in Sardegna. Pensava di averla fatta franca, ma era già pedinato dai carabinieri. Al suo ritorno, quando tutto il quadro indiziario sarà completo, Bailo sarà arrestato. E ora è arrivata la condanna definitiva.





