Loading

Cristian Vasile Lepsa, 35 anni, muratore. Pregiudicato per furti e violenze, insegue e uccide con un pugno la fidanzata. Condannato a 30 anni in primo grado, confermati in appello e ridotti a 17 in Cassazione. Invoca il diritto all’oblio

Rimini, 27 Febbraio 2011


Titoli & Articoli

Aggredita con pugno dal fidanzato, romena muore all’ospedale a Rimini (Sassuolo 2000 – 27 febbraio 2011)
Colpita venerdì con un pugno dal fidanzato e finita in coma, una ragazza romena di 25 anni, Elena Catalina Tanasa, è morta nella tarda mattinata di oggi all’ospedale Infermi di Rimini in seguito alle complicazioni derivanti dalle percosse subite. Un’emorragia cerebrale non le ha lasciato scampo. La giovane era stata aggredita dal compagno, un 356enne anch’egli romeno, in preda ad un raptus di gelosia nell’appartamento di un’amica. L’uomo era stato arrestato dalla polizia per tentato omicidio; ora l’accusa cambierà, probabilmente in omicidio preterintenzionale.

Morta per un pugno. Il fidanzato nega: ‘solo una spinta’. Disposta autopsia (News Rimini – 28 febbraio 2011)
Emorragia cerebrale. Significa che, il pugno, in pieno viso, è stato talmente forte da non lasciarle scampo. Elena Catalina Tanasa, 25 enne rumena, è morta ieri a mezzogiorno, dopo un giorno e mezzo di coma, per mano di Cristian Vasile Lepsa, muratore 35enne, suo fidanzato.
Oggi davanti al giudice, per la convalida, ha detto di averla soltanto spinta. Ma i testimoni oculari, gli amici che l’avevano ospitata a casa in via Laurentini dove si è consumato l’ennesimo litigio, l’ultimo, non hanno dubbi. Già nel pomeriggio, la donna, che a Rimini faceva la colf e la cameriera in pizzeria nel fine settimana, era stata schiaffeggiata in strada per futili motivi da quell’uomo che conosceva da quando aveva 17 anni. Accecato dalla gelosia, nemmeno quando è caduta a terra priva di sensi, ha pensato di averla uccisa. La madre della donna, arrivata dal Piemonte, ha autorizzato l’espianto degli organi: fegato, reni, cuore, pancreas e polmoni. L’autopsia del dottor Fortuni chiarirà se ad uccidere Elena sia stata l’emorragia causata da un pugno o da una caduta, come sostiene Lepsa, che si trova in carcere e dovrà rispondere di omicidio volontario aggravato dai futili motivi.

Lepsa picchiò anche la moglie (Romagna Noi)

Corriere di Romagna – 25 agosto 2011

 

Rimini: Uccise la compagna con un pugno, alla sbarra Cristian Vasil Lepsa (Libertas da il Resto del Carlino – 15 dicembre 2011)
Cristian Vasile Lepsa aveva ucciso la sua giovane compagna con un violento pugno in faccia. Elena Tanasa, prima di decedere, aveva subito angherie, vessazioni e percosse da parte dell’amante dal quale non riusciva a staccarsi.
La tragedia si era consumata il 26 febbraio scorso in un appartamento di Rimini dove vivono alcuni amici della donna. La rumena si era rifugiata lì per sfuggire al convivente che, in preda a una folla gelosia, aveva ricominciato a picchiarla. Lepsa, deciso a riprendersela, si era introdotto all’interno dell’appartamento in modo furtivo e ha colpito prima Elena e poi con il fratello dell’amica. Il pugno sferrato dal rumeno alla fidanzata le aveva provocato un’emorragia devastante che l’ha uccisa. Cristian Vasile Lepsa è da ieri sotto processo con l’accusa di omicidio volontario aggravato. I suoi avvocati hanno presentato una memoria e chiesto che l’imputazione venga derubricata in omicidio preterintenzionale chiedendo inoltre di sottoporre Lepsa ad una perizia psichiatrica, per valutare se lo stato emotivo in cui si trovava, potesse escludere in quel momento la capacità di intendere e di volere. I genitori di Elena si sono costituiti parte civile. Il giudice ha rinviato al 20 gennaio 2012.

Uccise la fidanzata con un pugno Condannato a 30 anni di carcere (il Resto del Carlino – 20 aprile 2012)
Aveva ucciso la fidanzata con un pugno. Ora Cristian Vasile Lepsa, 35enne romeno, dovrà scontare una pena di 30 anni di carcere.
Il 27 febbraio del 2011 l’uomo aveva ucciso Elena Catalina Tanasa, connazionale di 25 anni, sferrandole un pugno, durante un’aggressione a casa di amici. La ragazza era morto a causa di un ematoma al cervello.
Quella sera Lepsa ha raggiunto l’apice delle sue violenze che sarebbero iniziate nel 2003, quando i due vivevano ancora in Romania. Per Lepsa il giudice ha deciso il massimo della pena previsto con il rito abbreviato, accogliendo così la richiesta del pm. Lepsa e’ stato condannato per tutti i capi d’ imputazione, omicidio, maltrattamenti, lesioni, minacce e violazione di domicilio. Stabilito anche il pagamento di una provvisionale di 30mila euro per la parte civile, i genitori della ragazza.

Rimini: Chiesti 2 milioni di euro di risarcimento per la morte della figlia – libertas

RIMINI: Uccisa con un pugno fatale – La condanna al massimo della pena (Giornale di San Marino – 21 aprile 2012)
30 anni di carcere è la sentenza, nel processo a rito abbreviato, che ha condannato Cristian Vasile Lepsa ( 35 anni Rumeno ) ex fidanzato di Elena Catalina Tanasa ( 25 enne connazionale) la quale, dopo una notte di Agonia in ospedale, è deceduta per trauma cranico all’ospedale Infermi di Rimini. I fatti risalgono a Febbraio 2011 e la causa di quel pugno fù proprio la gelosia di lui. la donna, spaventata, si era fatta aiutare  da un amica la quale le aveva offerto alloggio all’interno del proprio appartamento. l’uomo, individuata la casa, si era arrampicato su una pianta, era entrato nell’appartamento grazie ad una finestra, e aveva colpito Elena con un pugno sul naso. La ragazza barcollò dopodiché cadde a terra priva di sensi. Sempre nella stessa occasione, prima di scappare, colpi al viso anche un inquilino ferendolo. la donna fù soccorsa immediatamente e accompagnata al pronto soccorso di Rimini. Mentre la Polizia arrestava l’uomo, Elena veniva trasferita nel reparto di rianimazione ma non riusci a reagire al Trauma Cranico e il conseguente versamento di sangue. qualche giorno fa la sentenza del giudice ha condannato, Cristian Vasile Lepsa, al massimo della pena ossia 30 anni di carcere piu la provvisionale di 30.000 euro per la parte civile ( genitori della ragazza). (di Max Sacchi)

 


Link


In memoria di

Uccise Elena con un pugno ora invoca il diritto all’oblio: «È stato più di 5 anni fa» (Corriere della Sera – 30 settembre 2017)
Lettera del legale del killer al sito contro i femminicidi. Condannato a 30 anni in primo grado e in appello, la Cassazione nel 2014 ha ridotto la pena a 17 anni
Che scadenza ha la memoria d’un delitto? Sappiamo quella dello yogurt, dei pandori o del tonno ma qual è la scadenza del ricordo di una morta? Mai, per chi l’amava. Mai. Eppure l’avvocato d’un omicida chiede di rimuovere dal sito dedicato ai femminicidi ogni accenno al suo cliente. Ce l’avrà bene il diritto alla privacy! In fondo, son passati «ben più di cinque anni»… Per carità, non a tutti è dato di provare quanto provò, racconta Alessandro Manzoni, «il nostro Lodovico», che dopo avere ammazzato in un duello «un tale, arrogante e soverchiatore», fu preso da un tale turbamento da indossare il saio col nome di fra’ Cristoforo per seguire «una vita d’espiazione e di servizio, che potesse, se non riparare, pagare almeno il mal fatto, e rintuzzare il pungolo intollerabile del rimorso». Anzi, troppe storie di femminicidi han mostrato come non pochi massacratori di fidanzate, mogli, compagne, conservino il loro odio perfino «dopo». Fatto sta che Emanuela Valente, la giornalista e blogger che ha creato e coltiva «inquantodonna.it» per tenere viva la memoria di tutte le poverette che sono state uccise, ha ricevuto recentemente una lettera che l’ha lasciata basita. La firma l’avvocato Germana Cauci. E dice tutto già nell’oggetto: «Cancellazione da ogni sito Web delle notizie e informazioni riguardanti la persona di Cristian Vasili Lepsa».
Ricordate? Si tratta di quel muratore rumeno che alla fine di febbraio del 2011 ammazzò con un pugno in faccia, una martellata terrificante, Elena Catalina Tanasa. La quale, minacciata dall’uomo, aveva inutilmente cercato di rifugiarsi a casa di due amici. L’uomo, «conosciuto dagli amici come un tipo violento e con precedenti», scrisse l’Ansa, «l’aveva inseguita fin dentro l’appartamento arrampicandosi su un albero, aveva fatto irruzione da una finestra e aveva colpito la giovane». La quale, finita in coma, non riuscì a riprendersi e dopo ore di agonia morì. Al processo, come ricorda il difensore della ragazza Moreno Maresi, emerse un quadro piuttosto chiaro. Da una parte c’era lui, Cristian, un ex militare violento che passava ore nelle palestre di body building per farsi un fisico scultoreo. Dall’altra lei, Elena, ricordata dalle amiche come «una ragazza bella, dolcissima, piccolina, fragile, che lavorava e studiava per andare all’università». Un pugno di Cristian era in grado di fare i danni di un’incudine scaraventata su una vetrinetta. I giudici, infatti, non ebbero dubbi: omicidio volontario. E così quelli d’appello: omicidio volontario. Trent’anni di carcere. Tanto più che il delitto era stato preceduto, dissero le sentenze, da «una serie di delitti» consistenti in «maltrattamenti e lesioni» alla ragazza. Massimo della pena.
Cristian Vasili Lepsa, però, non si arrende. E ricorre in Cassazione dicendo d’aver colpito la vittima per errore perché si era messa in mezzo a una rissa tra lui e il presunto rivale e lamentando il «mancato espletamento di perizia psichiatrica (…) essendo i fatti espressione di una gelosia patologica e abnorme, tale da escludere o comunque scemare grandemente la capacità di intendere e volere». Un raptus. Solo un raptus: aveva pure lasciato a casa la mazza da baseball…
E che fa la Suprema Corte? Gli dà ragione: non era un omicidio volontario ma preterintenzionale… Anzi, non manca una bacchettata ai giudici d’appello: non hanno operato «il necessario discrimine tra la gelosia che, in se stessa, ancorché morbosa, non costituisce un futile motivo, bensì uno stato emotivo e passionale, e la considerazione della vittima come proprio possesso…». Pena ridotta: 17 anni. È il 9 settembre 2014. Nemmeno tre anni dopo, senza che mai la notizia della riduzione di pena sia uscita manco sulla dettagliatissima Ansa regionale, l’avvocato intima a «inquantodonna.it» di correggere l’imprecisione sull’omicidio «volontario». E fin qui, va bene.
Ma non basta: «Vi intimo entro cinque giorni e non oltre a rimuovere ogni informazione in merito al mio assistito poiché detto articolo risulta non più necessario» dato che «la notizia all’epoca ha raggiunto l’utenza nell’espressione del pieno diritto di cronaca». Perché insistere a ricordare quello spiacevole episodio che «ha visto coinvolto il mio assistito ben più di cinque anni fa»? Sic… Insomma, e la privacy? L’Authority ha già risposto: certo, l’interessato ha il diritto di richiedere che i suoi dati vengano aggiornati ma, «al di là del caso specifico, le decisioni adottate dal Garante per accogliere o respingere le richieste di diritto all’oblio si basano su alcuni criteri guida: il trascorrere del tempo è senz’altro l’elemento più importante, ma l’esercizio di un tale diritto può incontrare rilevanti limiti…». Pochi anni bastano per chiedere l’oblio su un omicida? (di Gian Antonio Stella)

 

 

I PARADOSSI DEL WEB – Uccise la fidanzata a Rimini, ora invoca il diritto all’oblio: “Cancellate i miei dati” (TCom24 – 1 ottobre 2017)
Il legale dell’uomo si è appellato alle normativa Ue, che impone ai gestori di “dimenticare” i protagonisti dei fatti di cronaca del passato
Uccise la fidanzata, ora invoca il diritto all’oblio. Cristian Vasili Lepsa, un muratore romeno residente a Rimini responsabile di aver colpito con un pugno la sua fidanzata nel 2011, è stato condannato a 17 anni di carcere per omicidio preterintenzionale. Ora chiede, appellandosi alla normativa Ue, che i suoi dati personali spariscano dai siti Internet. La legge impone ai gestori di “dimenticare” i protagonisti dei fatti di cronaca non più attuali.
La richiesta – Il legale di Lepsa si è rivolto ai responsabili del sito inquantodonna.it, un blog che raccoglie storie di violenze sulle donne, per chiedere di cancellare ogni riferimento alla vicenda giudiziaria. “Vi intimo, entro cinque giorni e non oltre, di rimuovere ogni informazione in merito al mio assistito – ha scritto l’avvocato Germana Cauci – poichè detto articolo risulta non più necessario”.
Cosa dice la legge – Il presupposto legislativo è una sentenza della Corte di giustizia europea del 13 maggio 2014. I giudici hanno riconosciuto a tutti i cittadini europei un “diritto all’oblio” in materia di dati personali. In forza a questa normativa, anche i motori di ricerca hanno l’obbligo di deindicizzare, su richiesta degli interessati, i contenuti non più giustificati da finalità di cronaca. Un principio recepito anche dal Codice deontologico dei giornalisti italiani, che impone di “evitare di far riferimento a particolari relativi al passato, salvo quando risultino essenziali”. La legge, però, non specifica quanto tempo debba passare perché si possa chiedere la cancellazione dei dati.
L’omicidio – Elena Catalina Tanasi aveva 25 anni. La sera del delitto si era rifugiata in casa di un’amica. Cristian Vasili Lepsa la raggiunse e la colpì con un pugno violentissimo in faccia. La ragazza morì dopo due giorni di coma. Il colpevole – già noto alle forze dell’ordine per furto, rapina e altri reati – fu condannato in primo e secondo grado a trent’anni, per omicidio volontario. La Cassazione derubricò il reato a omicidio preterintenzionale, riducendo la pena a 17 anni di reclusione.