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Angelo Di Meo, 44 anni, pregiudicato, tossicodipendente, padre separato. Uccide l’ex moglie con 5 colpi di pistola davanti ai bambini. Condannato a 30 anni

Cerignola (Foggia), 5 Luglio 2020


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Cerignola, Nunzia uccisa dal marito davanti ai figli. All’avvocato lui ha chiesto: “È morta?” (Fan Page – 6 luglio 2020)
Angelo Di Meo, 44enne di Cerignola (Foggia), è stato arrestato con l’accusa di omicidio della moglie Nunzia Compierchio, di 41 anni. La donna è stata uccisa domenica sulla porta di casa davanti ai figli minorenni della coppia, due bambini di 11 e 12 anni. Di Meo, a quanto emerso, ha problemi di tossicodipendenza e in passato è stato ricoverato nei Cim.
“Ma è morta?”. Sarebbe stata questa la prima domanda che Angelo Di Meo, quarantaquattrenne di Cerignola (Foggia) fermato per l’omicidio della moglie Nunzia Compierchio, avrebbe fatto al suo avvocato, poche ore dopo il delitto. “È apparso molto confuso, era comunque un nucleo familiare già segnalato. Di Meo ha problemi di tossicodipendenza e in passato è stato ricoverato nei Cim (Centri di igiene mentale) di Cerignola e Manfredonia”, ha spiegato l’avvocato Gianluca Pignataro parlando del suo assistito, che davanti al pubblico ministero si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Nunzia Compierchio, quarantuno anni, è stata uccisa ieri, domenica 5 luglio, nella sua casa alla periferia di Cerignola. Di Meo si è presentato a casa e ha aperto il fuoco. Almeno cinque i proiettili esplosi contro la donna. A quanto emerso, il femminicidio è avvenuto davanti ai due bambini della coppia, di undici e dodici anni.
La polizia sta cercando di ricostruire gli ultimi istanti di vita della vittima. Nunzia e il suo omicida erano separati di fatto, ma a quanto pare continuavano a vivere insieme. Avevano trascorso insieme anche le ore precedenti all’omicidio. Poi, poco dopo pranzo, lui è tornato a casa e le ha sparato. Avrebbe premuto il grilletto non appena lei ha aperto la porta di casa: Di Meo ha esploso la raffica di proiettili, in direzione delle gambe e allo sterno.
La polizia ha rintracciato il presunto omicida a casa del padre. In passato Di Meo era stato arrestato in flagranza nel luglio del 2017 per estorsione, accusato di aver preteso dei soldi dal padre dietro minacce di morte. Dalla moglie, secondo le prime informazioni, era stato denunciato per inosservanza degli obblighi di assistenza familiare, circostanza che l’avvocato ha detto di dover verificare.

CERIGNOLA (FOGGIA) 5 LUG – Un nuovo caso di femminicidio, stavolta nel foggiano. Una donna di 41 anni, Nunzia Compierchio, è stata uccisa nella sua abitazione a Cerignola con colpi di arma da fuoco.A sparare, secondo i primi accertamenti, sarebbe stato il marito, che è stato fermato e ora è al Commissariato per essere interrogato.foto Franco Cautillo

Un passato con problemi di droga, poi l’estorsione al padre infine il femminicidio. L’escalation criminale di Angelo Di Meo (l’Immediato – 6 luglio 2020)
Ha esploso 5 colpi di pistola, calibro 3,80, quattro alle gambe e uno allo sterno, fatale. Così Angelo Di Meo, 44enne di Cerignola, ha ucciso la moglie Nunzia Compierchio, 41 anni, alle prime ore del pomeriggio di domenica 5 luglio. Il sangue in un pianterreno di via Fabriano, periferia di Cerignola. I due – stando a quanto riferiscono gli inquirenti – non si amavano più, ma continuavano a convivere da separati in casa. Avevano tre figli, due minorenni e un maggiorenne, quest’ultimo in carcere per rapina.
Ieri hanno pranzato dai genitori di lui, in seguito il killer ha accompagnato la donna a casa e se ne è andato. Poi però è tornato indietro, è entrato nel pianterreno e ha sparato. Per Nunzia non c’è stato nulla da fare. Cosa sia scattato nella testa di Di Meo al momento è un rebus. In passato l’uomo aveva avuto problemi di tossicodipendenza. Nel 2012 la donna lo denunciò per inosservanza degli obblighi familiari. Nel 2017, invece, fu arrestato per estorsione nei confronti del padre. Una escalation criminale culminata in un pomeriggio di sangue e nell’ennesimo femminicidio.

Nunzia, la giovane madre uccisa a colpi di pistola davanti ai figli minori: condannato a 30 anni di carcere l’ex marito Angelo Di Meo (Foggia Today – 2 novembre 2021)
Questa la sentenza emessa lo scorso giovedì, 28 ottobre, dalla Corte d’Assise di Foggia (presidente Antonio Civita, a latere dott.ssa Gallipoli). L’uomo, 44enne, è stato condannato anche a tre anni di Rems, ricovero in struttura sanitaria per gli autori di reato affetti da disturbi mentali
Trent’anni di carcere per Angelo Di Meo, il 44enne di Cerignola condannato per il femminicidio dell’ex moglie, Nunzia Compierchio, uccisa a colpi di pistola, il 5 luglio dello scorso anno, alla presenza dei due figli minori della coppia (mentre il terzo, maggiorenne, era all’epoca detenuto). Questa la sentenza emessa lo scorso giovedì, 28 ottobre, dalla Corte d’Assise di Foggia (presidente Antonio Civita, a latere dott.ssa Gallipoli), che ha accolto in pieno la richiesta del pm Matteo Stella. L’uomo è stato condannato a 30 anni di carcere per omicidio volontario, aggravato dai motivi abietti e futili. Esclusa la premeditazione, la Corte ha però riconosciuto all’imputato il vizio parziale di mente.
Per questo motivo, il 44enne è stato condannato anche a tre anni di Rems, ricovero in struttura sanitaria per gli autori di reato affetti da disturbi mentali. Il processo, celebrato con rito ordinario alla luce della nuova normativa che vieta l’abbreviato per i reati punibili con l’ergastolo, si è svolto in maniera lineare. A costituirsi parte civile nel procedimento sono stati figli e familiari della vittima, rappresentati dai legali Giovanni Quarticelli e Vincenzo Totaro. Per loro è stata disposta una provvisionale di 100mila euro ciascuno.
“Il processo è durato meno di un mese”, prova a sintetizzare l’avvocato Quarticelli, “in quanto c’è stato l’accordo tra parti civili, difesa e pubblico ministero nel far acquisire tutti gli atti, ad eccezione della perizia psichiatrica fatta durante le indagini. Sulla responsabilità dell’imputato non ci sono mai stati dubbi: non solo aveva confessato il fatto, ma l’omicidio era stato commesso anche alla presenza dei figli minori (10 e 12 anni, ndr) della coppia”, conclude. (di Maria Grazia Frisaldi)


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