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Angelo Andreis, 54 anni, imprenditore, padre. Strangola la moglie che muore in ospedale dopo due giorni di agonia. Si impicca la notte prima del processo

Gussago (Brescia), 2 Dicembre 2007


Titoli & Articoli

“Non uscire in pigiama in giardino” Tenta di strozzare la moglie, è grave (Quotidiano Nazionale – 2 dicembre 2007)
DRAMMA IN FAMIGLIA
Lei ha detto: “Esco”. Lui hai risposto: “Ma sei in pigiama”. E’ cominciata così, poco dopo le 6.45 di stamane, forse l’ultima lite tra Angelo Andreis, 53 anni e la moglie, Evelina Conti, 47, in ‘casa di corte’ alle porte di Brescia, in località Gussago. Dopo un breve e acceso scambio di offese tra i due coniugi, l’uomo, artigiano con un laboratorio di stampe in materie plastiche, ha preso la donna per il collo ed ha stretto, fino a che quella non si è accasciata al suolo.
Subito dopo il signor Andreis, nessun precedente penale, ha chiamato il figlio, di 26 anni, che a sua volta ha subito chiamato il 118. I sanitari, arrivati dopo pochi minuti in ambulanza, hanno trovato Evelina in fase di arresto cardicircolatorio. L’intervento d’emergenza ha permesso di rianimare la donna che però è al momento ricoverata all’ospedale Sant’Anna in coma da anossia. “Il suo cervello è stato ‘isolato’ per alcuni minuti – si spiega – Speriamo che possa arrivare alla fine della giornata”.

 

 

Uxoricida evita il processo impiccandosi in casa la notte prima dell’udienza (il Giorno – 21 novembre 2008)
SI È UCCISO POCHE ore prima di dover comparire davanti al giudice che doveva decidere sul suo rinvio a giudizio per l’omicidio della moglie Evelina Conti, 48 anni. Angelo Andreis, 54 anni, si è impiccato al soffitto di casa, a Gussago, con una corda di naylon. Ieri mattina alle 11 in Tribunale Brescia era fissata l’udienza preliminare. Il giudice non ha potuto fare altro che prosciogliere l’imputato «per morte del reo».
A TROVARE il corpo del padre è stato ieri alle 7 Ferdinando, il figlio di 25 anni. E a Ferdinando Angelo Andreis, il 2 dicembre del 2007, aveva telefonato per dire: «Credo di aver ammazzato la mamma». Quella mattina di quasi un anno fa, una domenica, nella cascina ristrutturata di via Barco a Gussago era scoppiata la tragedia, al culmine di una lite. Evelina Conti soffriva di depressione, i rapporti con il marito erano in crisi, solo pochi giorni prima di essere uccisa lei si era rivolta a un avvocato per chiedere la separazione. Da tempo non dormivano insieme, lui si coricava su un divano in tinello.
«MI SVEGLIAVA anche tre volte nel corso della notte – aveva raccontato subito dopo l’arresto – recriminava sul nostro matrimonio, mi accusava di averla diffamata dicendo in giro che era pazza. Ha minacciato di andarsene, voleva uscire così com’era in pigiama. Ho cercato di farla ragionare, lei mi ha messo le mani attorno al collo, poi ho visto il buio». Angelo Andreis aveva afferrato a sua volta la moglie al collo e aveva stretto. «Ricordo solo le mie mani, mia moglie supina davanti a me, non rispondeva, ho cercato di rianimarla, facendole la respirazione bocca a bocca».
MANCAVANO tre minuti alle 7 quando Andreis ha chiamato il 118 per i soccorsi e ha telefonato al figlio. Si è lasciato portar via dai carabinieri senza reagire, la moglie è rimasta per due giorni in coma all’ospedale prima di morire. Morta per asfissia meccanica, aveva confermato l’autopsia.
Omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela è stata l’accusa per Andreis, titolare insieme ai fratelli di una piccola azienda. È rimasto in carcere fino al giugno scorso, quando è stata riconosciuta la sua «totale mancanza di pericolosità sociale» e mandato a casa agli arresti domiciliari. Andreis era difeso dall’avvocato Giuseppe Frigo, che designato giudice della Corte costituzionale ha dovuto lasciare l’incarico insieme a tutta la sua attività forense. Difensore era diventato l’avvocato Massimo Bonvicini. I fratelli di Evelina Conti, Massimiliano, Camilla, Costantino e Gabriella, si erano costituiti parte civile con l’avvocato Giovanni Orlandi. Ieri l’udienza preliminare si è conclusa in pochi minuti.
ANGELO Andreis se fosse stato processato avrebbe rischiato un massimo di 30 anni. La depressione che non l’ha mai lasciato dopo l’omicidio della moglie, i problemi economici, un impianto di smaltimento dei rifiuti non andava bene e bisognava rimediare, l’appuntamento ormai non rinviabile con la giustizia. Deve essere stato questo il mix che ha portato Angelo Andreis ha decidere di togliersi la vita.


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