Alessandro Mula, 39 anni, barelliere, padre. Uccide la moglie a colpi di pistola e si suicida. I funerali vengono celebrati congiuntamente e le loro tombe tumulate vicine.
Oliena (Nuoro), 24 Agosto 2014
Titoli & Articoli
Oliena: Alessandro Mula uccide moglie Sara Coinu e si spara (Blitz Quotidiano – 25 agosto 2014)
Omicidio-suicidio a Oliena, in provincia di Nuoro: Alessandro Mula ha ha ucciso la moglie Sara Coinu con tre colpi di pistola a un fianco e poi si è puntato l’arma alla tempia, una calibro 9 regolarmente detenuta, e si è tolto la vita.
Un dramma per il quale tutto il paese è sotto choc. La tragedia si è consumata ieri nell’abitazione della coppia in via Francesco Ciusa. Alessandro Mula, 40 anni, ausiliario di una società della Derichebourg, società che fornisce servizi all’ospedale san Francesco di Nuoro, e sua moglie Sara Coinu, 36 anni, titolare insieme alla madre di un negozio di alimentari, sono stati trovati un un lago di sangue la sera del 24 agosto dal fratello della donna. Ma la morte della coppia risale, con tutta probabilità, alle sei di mattina, dopo una notte trascorsa in compagnia di amici. (di Alberto Francavilla)
L’omicidio-suicidio di Oliena, così lui ha ucciso la moglie (Sardinia Post – 25 agosto 2014)
Li hanno trovati senza vita alle 20, nella loro casa di Oliena, Sara Coinu, 35 anni, e il marito Alessandro Mula, di 40, erano sul pavimento della sala da pranzo.
Li hanno trovati senza più vita alle otto di sera, nella loro casa di Oliena in via Ciusa: Sara Coinu, 35 anni, e il marito Alessandro Mula, di 40, erano riversi sul pavimento della sala da pranzo, in una pozza di sangue. Per gli inquirenti non ci sono dubbi: a uccidere la donna è stato proprio il marito. Lei è morta per i tre colpi di una calibro 9, una pistola che Mula si è poi puntato alla tempia sparando il quarto colpo. A trovare la coppia è stato Graziano Coinu, il fratello della donna che è entrato nella casa di via Ciusa perché la coppia non rispondeva al telefono.
L’omicidio-suicidio, confermato dagli inquirenti, risalirebbe all’alba di domenica mattina, intorno alle 6, quando i due sono tornati a casa dopo la festa di San Lussorio, il patrono di Oliena: si erano concessi una serata di fidanzatini, in compagnia di amici, tanto che il figlio della coppia, un bambino di 11 anni, l’altra notte è rimasto a dormire dai nonni. Ieri sera la scoperta e il racconto a ritroso dei vicini di casa che, effettivamente, intorno alle 6 hanno detto di aver sentito i due litigare e poi alcuni spari. Ma tutti hanno pensato che si trattasse di petardi, vista la festa. Invece erano le pistolettate della calibro 9 che Mula ha prima usato per ammazzare la moglie per poi togliersi la vita.
Sara Coinu lavorava nel market di famiglia, mentre Mula era barelliere all’ospedale San Francesco di Nuoro. I due si erano fidanzati poco più che adolescenti e in paese li descrivono come una coppia felice. Ma all’alba di ieri un litigio deve averli divisi fino al raptus dell’uomo che a Oliena tutti chiamavano Ciste e aveva partecipato anche a un’edizione barbaricina del Grande Fratello. Adesso si attende l’autopsia sui due corpi, disposta dalpm della Procura di Nuoro Andrea Schirra. Verrà effettuata dall’anatomopatologo Vindice Mingioni. I cadaveri sono stati trasportati a tarda notte alla camera mortuaria del San Francesco di Nuoro. Le indagini sono state avviate dai carabinieri del Comando provinciale di Nuoro e sono coordinate da Schirra. Ieri sera sul posto è arrivato il colonnello Simone Sorrentino comandante del Reparto operativo provinciale, e il capitano Luigi Mereu. I funerali si svolgeranno domani pomeriggio.
Sara e Sandro insieme nell’ultimo saluto (La Nuova Sardegna – 27 agosto 2014)
Chiusi i bar, i supermercati, i negozi, persino i distributori di benzina. A Oliena è lutto cittadino per la morte di Sara Coinu e Sandro Mula, e gli abitanti accorrono in massa ai funerali. Sono tantissimi, quanti ne può contenere la parrocchia di Sant’Ignazio di Loyola, la chiesa principale del paese. Un migliaio almeno, ma non si contano le persone che hanno atteso nel sagrato e nel corso Vittorio Emanuele. Una donna viene uccisa dal suo uomo che poi si suicida: le cronache riportano queste notizie quasi quotidianamente, come un triste bollettino della violenza estrema sulle donne, ciò che oggi chiamiamo femminicidio. Ma a Oliena si respira anche il senso di una tragedia privata che diventa collettiva. Una sconfitta che è in primo luogo quella di una comunità, come dice il vescovo Mosè Marcìa nella sua omelia: «Dove eravamo quando tutto accadeva? Dovevamo salvarli».
I funerali di Sara e Sandro vengono celebrati insieme, con le due bare che arrivano una dietro l’altra portate a spalla dagli amici della coppia. E comune è anche il necrologio delle due famiglie di provenienza. «Increduli e attoniti, straziati dal grande dolore» lo annunciano sui muri del paese «mamma Tonina», la madre di Sara Coinu, «babbo Antonio e mamma Francesca», i genitori di Sandro Mula. Ma il primo nome è quello del «piccolo Antonio», il figlio undicenne della coppia, attorno al quale è stato stretto un muro di protezione dal giorno della tragedia. Anche a lui si rivolge idealmente monsignor Marcìa quando domanda «quale messaggio arriverà ai nostri figli». Il vescovo di Nuoro affida alle metafore e ai passi del Vangelo le parole di condanna per ciò che è accaduto, ma è perdono la parola che ricorre più frequente: «Non siamo qui per giudicare, ma per perdonare. Non saranno cinque pallottole a separare Sara e Sandro dall’amore di Dio. Chiediamoci piuttosto quali siano le nostre colpe in questa vicenda».
«Erano due giovani allegri e giocosi all’apparenza – dice Marcìa – ma con il loro vivere ci chiedevano aiuto». Il riferimento, sottinteso, è rivolto alla passione di entrambi per le armi, una passione smodata nel caso di Mula, forse anche all’abuso di alcol. Un’accoppiata micidiale che domenica scorsa ha avuto un effetto, sembra dire il vescovo, che forse era prevedibile. «Ero nella necessità e non mi avete assistito», dice monsignor Marcìa riferendosi idealmente all’appello silenzioso che Sandro Mula per primo lanciava con il suo comportamento sopra le righe e che non è stato colto da chi gli stava accanto. Ancora sul concetto di comunità: «Chiediamoci perché siamo qui. Le nostre vite non si incrociano. Non sappiamo più vivere accanto agli altri. Siamo qui per porgere le condoglianze ai familiari di Sara e Sandro ma avremmo dovuto condividere la loro sofferenza quando erano in vita. È la famiglia ad avere bisogno di noi». Ritorna il concetto di due esistenze allo sbando nonostante un’apparente normalità. «Non esiste un vento favorevole per il marinaio che non sa in che porto approdare». Cita Dostoevskij: «Il segreto dell’esistenza non sta soltanto nel vivere, ma anche nel sapere per che cosa si vive». «Dobbiamo avere un perché», conclude il vescovo. Alla fine della funzione scatta un applauso collettivo, un altro segno dei tempi di cui si è perso il significato. Poi il corteo si dirige in cimitero, dove Sara Coinu e Sandro Mula vengono sepolti in due loculi uno accanto all’altro. Ancora insieme, nonostante tutto. (di Paolo Merlini)



