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Ablaye Ndoye, 34 anni, operaio e spacciatore. Pregiudicato per furto, lesioni e rissa, aveva tre ordini di espulsione invece lavora e spaccia vicino Livorno. Massacra di botte una ragazza che conosce, la violenta e la abbandona agonizzante in un uliveto, dove muore soffocata dal sangue. Condannato con rito abbreviato all’ergastolo, continua a proclamarsi innocente

Castagneto Carducci (Livorno), 1 Maggio 2013


Titoli & Articoli

Fermato un senegalese, il cellulare di Ilaria nascosto nello zaino
“Questo è solo il momento del dolore”: non vuole fare altri commenti l’avvocato Nicodemo Gentile, legale della famiglia di Ilaria. Per il delitto ieri è stato fermato dai carabinieri Ablaye Ndoye, senegalese di 34 anni. Nello zaino del senegalese, trovato nel giardino della casa che condivideva con alcuni connazionali, era nascosto il cellulare della ragazza. Nel paese la paura non è ancora passata, l’omicidio della ragazza ha sconvolto tutti, ma per la comunità sta reagendo con compostezza. Senza eccessi. De resto, la comunità di extra comunitari a Castagneto conta 800 persone sugli 8.000 abitanti di Castagneto, e per la maggior parte è costituita dalla comunità senegalese, ormai integrata.
Il padre, la madre e il fratello stamani sono usciti dalla loro casa senza parlare. Si sono affidati al penalista perugino e al collega Antonio Cozza, dello stesso studio. L’avvocato Gentile ha seguito vari casi di cronaca nazionale. E’ stato infatti uno dei legali di parte civile per la madre di Sarah Scazzi nel processo per l’omicidio di Avetrana (Taranto) e si è occupato delle difese di Rudy Guede, per l’uccisione di Meredith Kercher, e di Salvatore Parolisi, l’ex caporalmaggiore condannato per aver ucciso la moglie Melania Rea. Attraverso i suoi legali, la famiglia di Ilaria Leone ha anche nominato un medico legale, il dottor Sergio Scalise, come consulente nell’autopsia in programma oggi.

Spacciatore e clandestino. Ecco il killer di Ilaria (La Nazione – 4 maggio 2013)
E’ USCITO dalla caserma dei carabinieri di Donoratico con la faccia strafottente di chi non ha niente di cui chiedere scusa al mondo. E per ribadirlo, prima che la gazzella lo trasferisse in carcere a Livorno, ha sputato in faccia ai fotografi che lo stavano riprendendo. Bravo. Chissà quale abisso di orrore passa nella testa degli assassini. Perché, se le accuse verranno confermate, Ablaye Ndoje, senegalese irregolare di 34 anni, è un assassino barbaro. L’uomo che la sera del 1° maggio scorso ha strozzato la diciannovenne Ilaria Leone, colpevole probabilmente di non aver ceduto alle sue avances.
I carabinieri lo hanno fermato ieri mattina a Donoratico dopo una notte di ricerche. E dentro la sua abitazione hanno trovato la prova che lo inchioda con poche possibilità di errore, ovvero il telefonino di Ilaria sparito dalla scena del delitto. Era dentro uno zaino rosso nascosto nel giardino della casa dove il senegalese viveva insieme ad alcuni connazionali. Ablaye può sputare a chi vuole, mostrare anche al mondo la sua strafottenza, ma i particolari che lo accusano di aver strozzato barbaramente una ragazza di 19 anni sembrano davvero senza via d’uscita, come ha fatto capire ieri il procuratore capo di Livorno, Francesco De Leo.
SULLE SUE TRACCE i carabinieri si erano messi già da ieri pomeriggio. Da quando, più esattamente, un’amica aveva raccontato che Ilaria, dopo essere uscita dal lavoro e aver fumato con lei una sigaretta nel centro di Castagneto, aveva telefonato a Ablaye. Il senegalese, un irregolare con già un provvedimento di espulsione non rispettato sulle spalle, era infatti conosciuto da quel gruppo di ragazzi. «Usciva a volte con noi e Ilaria lo considerava un amico», dicono ora.
Forse parlare di amicizia è una fuga in avanti, visto che in realtà Ablaye fra i mille espedienti per guadagnarsi da vivere, spacciava anche droghe leggere. Droghe delle quali Ilaria probabilmente era consumatrice saltuaria. Quella telefonata alle 22,30 della notte dopo una giornata di lavoro, era dunque per concordare un acquisto di hascisch? Chissà.  L’UNICA COSA CERTA è che Ilaria si è incamminata fuori dal paese per incontrarsi con Ablaye. Il resto per ora sono solo ipotesi. La più probabile è che nel tragitto, complice il buio della campagna maremmana, Ablaye abbia tentato un approccio con la ragazza. E che lei lo abbia respinto, provocando la dura reazione dell’immigrato: sul cadavere sono stati trovati ematomi nella zona pubica che farebbero appunto pensare a un tentativo di violenza non consumata. La lite mortale, con ogni probabilità, sarebbe comunque avvenuta proprio sulla strada sterrata che i due stavano percorrendo assieme. Una lite furibonda, senza pietà, resa più bestiale dall’effetto della droga: sul collo della ragazza i segni dell’aggressione a mani nude non lasciano dubbi sulla violenza del gesto. La vita di Ilaria se n’è andata così, futilmente, in un senso d’orrore senza tempo che da sempre accompagna il gesto vigliacco della violenza sulle donne.
Resosi comunque conto della mattanza compiuta, l’assassinoha poi trascinato il corpo della sua vittima nell’uliveta accanto alla strada, dove poi sarebbe stato ritrovato al mattino. Non senza aver prima preso il telefonino e i documenti di Ilaria per ritardarne l’identificazione e guadagnare così tempo per la fuga. Tutto inutile, visto che i carabinieri erano già stati messi sulle sue tracce dagli amici. COSÌ IERI MATTINA il cerchio si è stretto intorno a Ablaye, un violento che da queste parti si era già fatto notare per risse e lo sfascio di un locale. Saranno ora le analisi sulle tracce biologiche ritrovate sul cadavere di Ilaria a dire con certezza se lui è l’assassino, ma qui tutti oramai hanno pochi dubbi.
Così quando ieri, poco dopo le 12, è uscito dalla caserma dei carabinieri per correre verso il suo futuro di carcere, un’amica di Ilaria gli si è fatta incontro: «Assassino, lo sapevo che eri stato te, lo sapevo… te che facevi tanto il buono con lei… bastardo….», gli ha gridato prima di correre via singhiozzando. Ma oramai nemmeno quelle lacrime potevano far breccia nel mondo senza luce e senza misericordia di Ablaye. Strafottente, vigliacco, sciagurato.

 

L’autopsia conferma: Ilaria picchiata e soffocata (la Repubblica – 4 maggio 2013)
Pestata brutalmente ma ancora viva quando è stata trascinata dal suo assassino nell’uliveto. Una ferita al setto nasale. Dai primi esami emerge anche un tentativo di violenza sessuale, ulteriori accertamenti sono in corso. Dal carcere di Livorno intanto il 34enne accusato dell’omicidio non confessa. Lunedì l’udienza di convalida dell’arresto. “E’ il momento del dolore”, dicono i legali della famiglia
Ilaria Leone è stata picchiata a lungo ed è soffocata nel sangue a causa di un’emorragia causata da una ferita al setto nasale. E chi l’ha uccisa ha tentato di violentarla. L’autopsia sul corpo della giovane trovata morta mercoledì in un uliveto a Castagneto Carducci smentisce le prime ipotesi. La ragazza non è morta strangolata ma a causa di una “massiva broncoaspirazione di sangue”. Secondo l’esame autoptico, è stata pestata brutalmente e quando è stata trascinata nell’uliveto era ancora viva. Lo rivelano fonti vicine alla procura di Livorno, che fugano ogni dubbio anche sulla presenza di altre persone. L’omicida ha agito da solo.
Molto probabilmente, rivelano gli inquirenti, la colluttazione è avvenuta in un punto più alto del pendio sul quale il corpo è poi stato trovato. L’assassino avrebbe prima tentato di abusare della giovane e, di fronte alla reazione della vittima, l’avrebbe presa per il collo e poi picchiata. Pensando che fosse già morta, l’avrebbe poi trascinata qualche metro più in basso coprendola con delle frasche. Che respirasse ancora prima di venir trascinata a terra lo testimoniano i segni trovati sulla sua schiena.
Il pm Fiorenza Marrara ha chiarito che occorrerà attendere i risultati sui reperti inviati ai Ris di Roma per chiarire se ci sia stata o meno violenza sessuale, ma il contesto in cui è stato trovato il cadavere, seminudo, farebbero pensare ad un tentativo di approccio violento. In stato di fermo, accusato della tentata violenza e di omicidio, c’è Ablaye Ndoye, senegalese di 34 anni, per il quale domani sarà depositata la richiesta di convalida. L’uomo è attualmente in carcere a Livono. Il trentaquattrenne senegalese non ha confessato il delitto. Ma, come ha ribadito il procuratore capo di Livorno Francesco de Leo, su di lui pesano forti prove di colpevolezza. Dovrebbe tenersi lunedì l’udienza di convalida del fermo.

Omicidio di Castagneto: sentenza di ergastolo per Ndoye (Nove – 25 febbraio 2014)
Giuliani (Pd): “Contro i femminicidi pene certe e niente sconti. In questo caso giustizia tempestiva ma ingiusta. Col rito abbreviato il colpevole può tornare in libertà”
E’ stato condannato all’ergastolo ieri Ablaye Ndoye, il 35enne senegalese che la sera del primo maggio del 2013 violentò e uccise la 19enne Ilaria Leone, in un oliveto alle spalle del paese di Castagneto Carducci. L’uomo era accusato di omicidio volontario, violenza sessuale, occultamento di cadavere e spaccio. La madre di Ilaria commenta: “Nessuno potrà mai ridarmi mia figlia, ma mi sento sollevata. E’ importante però che a fine pena lui davvero sia espulso e di questo non posso essere sicura, visto che per tre volte lui sarebbe dovuto essere espulso e invece è rimasto in giro”. Contro i femminicidi pene certe e niente sconti, non è questa la giustizia che vogliamo. In questo caso la giustizia è tempestiva ma ingiusta. Nessuno restiturà Ilaria alla vita e ai suoi cari”. Così la presidente della commissione Pari opportunità Maria Federica Giuliani (Pd) che aggiunge: ” Il giovane senegalese è stato condannato all’ergastolo con rito abbreviato per la morte della giovane Ilaria Leone. Soddisfazione per il procedimento che a meno di un anno consegna il colpevole, che però doveva già essere espulso dal nostro paese, alla giustizia. Una giustizia che nel rispetto delle norme sostituisce la pena dell’ergastolo a trenta anni di carcere; il che si traduce nel fatto che il colpevole a sessanta anni potrebbe comunque essere di nuovo libero. Abbiamo già assistito impotenti alle conseguenze del rito abbreviato. Basta pensare al tragico caso di Vanessa Simonini di Gallicano in provincia di Lucca; nonostante la tenace opposizione dei familiari, al colpevole è stato riconosciuto un ulteriore sconto di pena, dai trenta anni con il rito abbreviato, ai sedici anni con le attenuanti generiche confermati in Cassazione. Un dolore nel dolore”.

Omicidio di Ilaria Leone, appello conferma ergastolo (la Repubblica – 11 febbraio 2015)
Ablaye Ndoye violentò e uccise la diciannovenne in un oliveto a Castagneto Carducci
La Corte d’Appello di Firenze ha confermato la condanna all’ergastolo inflitta in primo grado a Ablaye Ndoye, il senegalese di 35 anni accusato di aver violentato e ucciso la diciannovenne Ilaria Leone, il primo maggio del 2013, in un oliveto di Castagneto Carducci (Livorno). L’uomo era stato condannato in primo grado nel febbraio 2014 con rito abbreviato per omicidio volontario, violenza sessuale, occultamento di cadavere e spaccio plurimo di sostanze stupefacenti. Secondo l’accusa, dopo l’aggressione, il senegalese pensò che Ilaria fosse morta e nascose il corpo sotto alcune frasche. La ragazza morì invece poco dopo, soffocata dal suo stesso sangue. Oggi in Corte d’appello a Firenze erano presenti l’imputato e il padre di Ilaria.

Omicidio di Castagneto: ergastolo confermato per Ndoye (La Nazione – 13 febbraio 2015)
“Ilaria sarebbe viva se il suo assassino fosse stato espulso”
Livorno, 11 febbraio 2015 – E’ stato confermato l’ergastolo per Ablaye Ndoyeil giovane senegalese già in carcere con l’accusa di avere assassinato la diciannovenne Ilaria Leonea maggio del 2012 a Castagneto Carducci. La Corte d’appello di Firenze ha quindi confermato la sentenza di primo grado pronunciata con ritro abbreviato il 24 febbraio di un anno fa. Ndoye è detenuto a Sollicciano.


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