Beatrice Sulmoni, 36 anni, assistente sociale, mamma e incinta da quattro mesi. Soffocata, squarciata e gettata nel lago di Como dal marito

Obino di Castel San Pietro (Ticino), 24 marzo 2010
Marco aeva già un’altra ma Beatrice, sua moglie, era incinta. Così lui ha messo un quantitativo micidiale di sonnifero nella tisana, ma lei era ancora cosciente e così lui l’ha soffocata. Poi ha caricato il corpo in macchina, è andato verso il lago, ha provato a farla a decapitarla con una sega e ha gettato il corpo in acqua, poi è andato a denunciare la scomparsa e ha mandato sms dal cellulare di lei inscenando un allontanamento volontario. Finchè il cadavere non è emerso davanti alla villa di George Clooney …

 

 

Marco Siciliano, 32 anni, fisioterapista. Dice che la moglie aveva un’amante e voleva lasciarlo, qualche giornalista ci crede e sbobina il format della gelosia. Invece era Siciliano ad avere una relazione e a volere morto quel figlio con il suo Dna. Ergastolo.

 

 

Titoli & Articoli

Nadir Press
L’orrore ha sfilato
davanti ai giudice delle Assisi criminali di Mendrisio riunite a Lugano. L’orrore delle sconvolgenti foto del cadavere di Beatrice Sulmoni appena recuperato dal lago di Como dove riaffiorò quasi davanti alla villa di George Clooney. Le sconvolgenti immagini del corpo sottoposto all’autopsia. Scene di una donna che ha tentato disperatamente di difendersi dalla furia omicida del marito e che nessuno mai vorrebbe vedere ma che oggi la Procuratrice generale Rosa Item,ha voluto mostrare per dare ancor più il senso di un omicidio tanto selvaggio quanto assurdo. La loro crudezza induce la Presidente della Corte Agnese Balestra Bianchi a invitare le persone più sensibili a uscire dall’aula per evitare eventuali malori. Dopo che la mattinata è stata occupata dalla deposizione dell’imputato, nel pomeriggio si è passati agli aspetti tecnici del delitto. Poi vengono mostrate le foto del volto deformato di Beatrice, di quello squarcio alla gola provocato dal marito Marco Siciliano nell’intento di decapitarla.
… Foto che lui, l’assassino, non vuole vedere
e per questo abbassa lo sguardo fissando un immaginario qualcosa sul banco degli imputati. Sono le foto scattate il sei aprile scorso dai medici dell’ospedale ‘La Carità’ di Locarno. Sono quelle che Marco ha già visto durante gli interrogatori cui è stato sottoposto in fase d’inchiesta. Si è parlato anche di quel feto che Bea portava in grembo da quattro mesi e che Marco stamattina ha sostanzialmente ammesso di volerlo morto. Un feto di un bimbo sicuramente suo come provato dall’esame del Dna svolto a San Gallo per fugare il dubbio che il padre potesse essere qualcun altro.
Era stato lo stesso Siciliano ad avanzare il dubbio che la moglie volesse separarsi perché aveva un amante.
Uno degli aspetti più atroci è il fatto che l’uomo ha ammesso oggi di aver somministrato otto pasticche di sonnifero, lo Stilnox, per far del male al feto. Nel sangue di Bea sono stati rilevati 1.140mg per litro di Zolpidem, il principio attivo di questo farmaco ipnoinducente ad effetto rapido. Un quantitativo che avrebbe potuto essere letale. Se la donna non fosse morta perché lui l’ha strangolata con una sciarpa prima di tentarne la decapitazione, lo sarebbe verosimilmente per quel farmaco messo nella tisana. L’autopsia spiega anche le ecchimosi diffuse sul volto e il corpo della vittima: una volta gettato nel lago di Como avrebbe ripetutamente sbattuto contro vari ostacoli che le avrebbero cagionato una lesione cranico-encefalica che i medici ritengono sicuramente successiva al decesso. Vi sono altre lesioni, alla mucosa orale e alla mandibola come ulteriori ecchimosi imputabili invece a quando era ancora in vita e che confermerebbero la morte per soffocamento come lo stesso assassino aveva confessato pochi giorni dopo l’arresto. Tecnicamente la morte sarebbe dovuta a una ‘asfissia meccanica acuta ad occlusione gli orifizi respiratori prodotta in un soggetto gravemente alterato, rispetto allo stato di vigilanza, da una massiccia dose di farmaci sonniferi’.
Marco Siciliano ha anche raccontato come causalmente ha scelto di gettare il cadavere della moglie nel lago di Como: “Sono andato lì a casaccio, non c’è una spiegazione. Io ad Argegno ero stato solo una volta con mia moglie e il bambino per partecipare a una marcia”. Quella sera del 25 aprile attese il calare delle tenebre e caricò in auto il corpo. Contrariamente a quanto si era pensato finora la tentata decapitazione non era ancora avvenuta. Marco Siciliano ha raggiunto il valico di Pizzamiglio-Maslianico ed era arrivato praticamente a Milano perché “dovevo pensare, prendere tempo”. È poi uscito dall’autostrada ed è tornato indietro ma percorrendo stavolta la super e “senza un motivo preciso” sono arrivato fino ad Argegno”. È a questo punto che Siciliano comincia un altro raccapricciante capitolo del suo racconto horror: racconta di essersi accostato in una piazzola, di aver scaricato il corpo. Di aver preso una sega che aveva nel baule. È qui, in riva al Lario, che con quella sega tenta di decapitare il corpo di Beatrice prima di scaraventarlo nel lago. “Non so dire perché abbia infierito sul corpo di Bea. Ero arrabbiato e in panico”. Particolari che hanno sconvolto i presenti, alcuni sono usciti dall’aula: “Stavo male a sentire quelle parole”, ha confidato uno di questi. Il processo riprenderà martedì e la sentenza dovrebbe arrivare il giorno dopo.

Repubblica
Uccisa per gelosia la donna del lago arrestato il marito, tradito dagli sms – La vittima voleva andarsene da casa ed è stata riconosciuta dal fratello dai tatuaggi. I suoi vicini non si erano accorti della scomparsa
Stava per perderla per sempre perché lei voleva un´altra vita, lontano da lui e da quella casa. Proprio lì, in quella villetta di Obino, frazione di Castel San Pietro, vicino a Mendrisio e al confine con l´Italia, due settimane fa Marco Siciliano, 32 anni, litiga violentemente con la moglie, Beatrice Sulmoni, di quattro anni più grande di lui. Inizia a spingerla e picchiarla. La colpisce più volte fino a tramortirla con un colpo secco in testa, poi la sgozza e inscena la fuga volontaria di lei.
… Quando lo scorso 25 marzo nessuno ha più notizie di Beatrice, è lui, con la madre, a recarsi dalla polizia. Denuncia la scomparsa. Viene sentito come persona informata dei fatti dalla polizia locale, nel frattempo invia ai parenti gli sms dal cellulare della moglie con cui vuole avvalorare la tesi dell´allontanamento volontario. “Non cercatemi più, non chiamate la polizia. Lasciatemi tranquilla”, scrive da quel cellulare che i poliziotti troveranno ancora nella villetta di Obino, inchiodando l´uomo all´omicidio. La messinscena dura pochi giorni … In poche ore i tasselli di un enigma che sembrava irrisolvibile – con scenari che spaziavano dalla mafia albanese che aveva giustiziato una prostituta, fino a un magnate russo che si libera del corpo di una escort dopo una festa sul lago di Como è rientrato nell´ennesimo delitto tra le mura domestiche. Un uomo accecato dalla gelosia che per non perdere la propria donna le toglie tutto, anche la vita.
Il fratello della vittima riconosce il corpo. La polizia torna nella casa della coppia. Trova il cellulare da cui sono partiti i messaggi quando la donna era già in fondo al lago. Nell´auto di Siciliano ci sono macchie di sangue, che potrebbero essere quelle della moglie. I tecnici della scientifica restano per ore nella villetta alla ricerca di tracce del delitto – almeno due le armi utilizzate, un oggetto pesante che le ha provocato una frattura cranica e una lama per sgozzarla – poi l´uomo fa le prime ammissioni.
Dal primo momento, alla polizia e ai parenti sembrava strano che Beatrice Sulmoni si fosse allontanata da casa senza un motivo. Casalinga, con un´occupazione saltuaria in un bar, assistente sociale impegnata nel volontariato, era descritta da tutti in paese come una donna solare e gentile. Una vita senza segreti. «Quando è scomparsa – dicono i vicini – non se n´è accorto nessuno qui in paese. Lei era sempre in casa con il bambino, giocavano ogni tanto sul prato del giardino». Beatrice aveva cinque fratelli, ed era cognata del sindaco di Castel San Pietro. «Non avrebbe mai lasciato suo figlio, era contenta del lavoro al bar trovato poche settimane fa» raccontava un parente, prima che tutta la famiglia, con un comunicato stampa, richiedesse «rispetto per il lutto. Siamo scossi e addolorati. Ora è ancora prematuro esprimere il nostro dolore».
Dopo l´arresto del marito, restano ancora da chiarire altri punti oscuri della vicenda. Si fa sempre più concreta nella ricostruzione degli investigatori, l´ipotesi che l´assassino abbia superato il confine con il corpo nella propria auto. Si tende a escludere che lo abbia gettato nel fiume Breggia, vicino a Obino, e che poi siano state le correnti a trascinare il cadavere fino a Laglio. Domani l´autopsia sul corpo, chiarirà cosa ha ucciso Beatrice, e il momento esatto della morte.
di Sandro De Ricardis

TIO.ch
“Beatrice Sulmoni uccisa perché d’intralcio per la nuova relazione di Siciliano”

Corriere della Sera
Resta in carcere Marco Siciliano, il fisioterapista di 32 anni accusato dell’omicidio della moglie Beatrice Sulmoni, scomparsa da casa una decina di giorni fa e trovata venerdì nelle acque del lago di Como. L’accusa formulata, spiega la polizia cantonale, è di omicidio preterintenzionale: l’uomo avrebbe agito in preda a un raptus. Siciliano è stato interrogato lunedì pomeriggio dal pubblico ministero Rosa Item e ha fatto delle ammissioni frammentarie, confermando quanto detto subito dopo l’arresto. Nell’auto dell’uomo gli investigatori hanno trovato tracce di sangue … Il movente del delitto è dunque passionale. Il rapporto tra i due era ormai da tempo compromesso e la sera prima della scomparsa di Beatrice, avvenuta il 25 marzo, avevano litigato furiosamente. I familiari sporgono denuncia solo il 2 aprile, dopo aver ricevuto messaggi che facevano pensare a una fuga volontaria («non cercatemi più», «non avvisate la polizia», «lasciatemi tranquilla»), inviati dallo stesso Siciliano che aveva con sé il telefonino della moglie anche al momento dell’arresto. Proprio questi sms lo hanno tradito: la scheda sim, buttata dall’indagato in un tombino a Paradiso, vicino a Lugano, è stata trovata dagli investigatori su sua indicazione. La sera del 24 il fisioterapista 32enne, che ha uno studio a Chiasso con un socio, avrebbe picchiato selvaggiamente la moglie colpendola alla testa per poi sgozzarla. Quindi avrebbe caricato il corpo in auto per farlo sparire, nella notte, gettandolo nel lago. Nella denuncia Siciliano aveva messo nero su bianco che da un po’ di tempo aveva intenzione di lasciare la moglie.

La Provincia di Como
“Mentre la soffocavo Bea era cosciente” … il marito ha deposto ricostruendo i momenti in cui ha soffocato la moglie nel salotto della loro abitazione, dopo che le aveva somministrato un sonnifero: la donna era però ancora semicosciente, un particolare che ha impressionato il pubblico presente in aula (fra questi anche diversi familiari della vittima).
Sono stati scanditi i minuti della sera del 25 marzo quando si consumò il delitto: «Verso le 20,25 – ha dichiarato Marco Siciliano – ho incominciato a parlare a Beatrice, per dirle che intendevo lasciarla e la discussione è diventata un litigio quando Beatrice mi ha detto che non mi avrebbe più fatto vedere nostro figlio se l’avessi lasciata per un’altra». Una minaccia che il marito ha ritenuto credibile al punto che al giudice ha poi dichiarato: «A quel punto ho pensato che se lei non mi avesse più fatto vedere mio figlio io non le avrei più fatto vedere il bimbo che portava in grembo e ho deciso di sciogliere un potente sonnifero nella sua tisana, otto pastiglie di Stilnox da 10mg» un passaggio questo che ha scosso l’aula che in un silenzio carico di tensione ha seguito l’udienza.
Quando Beatrice Sulmoni, dopo aver bevuto la tisana, ha incominciato ad accusare giramenti di testa e uno svenimento, il marito l’ha soffocata e questo è stato il suo racconto: «Ho preso una piccola felpa e l’ho premuta sulla sua bocca: lei mi ha preso le braccia, ha cercato di divincolarsi e si è inginocchiata per terra. Non ho mollato la presa, ero dietro di lei e con le ginocchia facevo leva sulla sua schiena fino a quando ho sentito che esalava l’ultimo respiro».
Alla fine di questo racconto l’aula si è raggelata: istanti carichi di commozione mista a tensione per un omicidio che aveva sconvolto l’opinione pubblica non solo ticinese, ma anche della nostra provincia.

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Il Giornale del Ticino
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