Nunzia Compierchio, 41 anni, mamma. Uccisa dall’ex marito con cinque colpi di pistola davanti ai figli
Cerignola (Foggia), 5 Luglio 2020
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Cerignola, donna uccisa a colpi di pistola nel suo appartamento: fermato l’ex marito (la Repubblica – 5 luglio 2020)
La vittima aveva 41 anni ed era separata. Le indagini della polizia hanno subito fatto stringere il cerchio intorno all’uomo, che si era rifugiato a casa del padre
Un altro femminicidio, questa volta nel Foggiano. Una donna di 41 anni, Nunzia Compierchio, è stata uccisa all’interno di casa sua, un pianterreno che si trova in via Fabriano alla periferia di Cerignola, dove si trovava insieme con due figli piccoli. Secondo i primi accertamenti, a sparare sarebbe stato l’ex marito, che dopo essere fuggito è stato fermato dalle forze dell’ordine: si tratta di Angelo Di Meo, 44 anni, disoccupato, che è stato portato in commissariato per essere interrogato dal pubblico ministero Matteo Stella della procura di Foggia.
Secondo una prima ricostruzione fatta dalle fonti investigative, nel primo pomeriggio, verso le 14, l’uomo separato da tempo dalla ex moglie si è presentato a casa di Nunzia Compierchio: non appena la donna ha aperto la porta il 44enne ha esploso una serie di colpi di pistola, ferendola a morte. I vicini hanno raccontato di aver udito almeno quattro colpi di arma da fuoco.
I proiettili hanno raggiunto la vittima nella parte alta del corpo. Secondo le testimonianze, Di Meo, subito dopo aver esploso i colpi di pistola, è fuggito via per rifugiarsi a casa del padre. Ed è proprio lì che gli agenti del commissariato l’hanno trovato.
L’uomo aveva ancora con sé una pistola a salve ma modificata in modo da poter utilizzare colpi veri, arma che gli inquirenti ritengono abbia utilizzato per uccidere la sua ex donna.
La coppia aveva avuto tre figli, due minorenni ed un maggiorenne. Al momento dell’omicidio in casa sembra fossero presenti soltanto i due figli più piccoli. Uno dei due, raccontano alcuni residenti di via Fabriano, sarebbe sceso in strada urlando e attirando l’attenzione del vicinato dopo la tragedia.
La donna e l’uomo, secondo alcune testimonianze , pare fossero separati già da diverso tempo. Gli investigatori stanno cercando di verificare se fossero anche già divorziati. I rapporti tra i due, ammette chi indaga, erano molto tesi. Alcuni anni fa la donna avrebbe denunciato l’ex marito perché non avrebbe versato gli alimenti ai figli. Notizia ancora al vaglio degli inquirenti che stanno cercando di ricostruire i dettagli. Al momento, comunque, non si esclude alcuna pista investigativa: dal delitto passionale a quello maturato per questioni economiche.
“Era una brava ragazza, anche se a volte appariva triste e stanca. Forse perché tutto ricadeva sulle sue spalle”. Ecco come una conoscente descrive la vittima.“Nunzia amava i suoi figli”, racconta la conoscente. La coppia aveva 3 bambini: di 11, di 12 anni ed uno maggiorenne. Stando ai racconti di vicini e conoscenti anche durante il matrimonio il marito, dicono, spesso era assente. “Lei faceva molti sacrifici – riprende l’amica della vittima. Era casalinga ma, a volte, faceva piccoli lavoretti per portare qualche soldo in più a casa. I figli – continua la signora – sono degli splendidi ragazzi, mai una preoccupazione. Mai un problema. Anche a scuola gli insegnanti non si sono mai lamentati di loro e più volte si sono complimentati con la mamma per come li seguiva. Anche se era da sola”. (di Tatiana Bellizzi)
Donna uccisa dal marito a Cerignola, contro di lei 5 proiettili: il femminicidio davanti ai due figli (la Repubblica – 6 luglio 2020)
L’uomo secondo il suo avvocato sarebbe in stato confusionale dopo aver ucciso la donna, 41 anni, da cui era separato: “Ma è morta”, ha chiesto. Lei lo aveva denunciato per inosservanza degli obblighi familiari ed erano separati di fatto
È stata uccisa con cinque proiettili calibro 3.80 sparati da una pistola a salve modificata Nunzia Compierchio, la donna di 41 anni trovata morta domenica pomeriggio in casa alla periferia di Cerignola (Foggia), per il cui omicidio è stato fermato il marito Angelo Di Meo, 44 anni, disoccupato. I proiettili l’hanno raggiunta allo sterno e alle gambe. “Ma è morta?”. E’ la prima domanda che Di Meo ha rivolto al suo avvocato, Gianluca Pignataro.
“E’ apparso molto confuso – riferisce il legale dell’uomo -. Era comunque un nucleo familiare già segnalato: Di Meo ha problemi di tossicodipendenza e in passato è stato ricoverato nei Cim (Centri di igiene mentale) di Cerignola e Manfredonia”. Di Meo era stato arrestato in flagranza nel luglio del 2017 per estorsione, accusato di aver preteso 150 euro dal padre, dietro minacce di morte. Nel 2012 la moglie lo aveva denunciato per inosservanza degli obblighi di assistenza familiare, “una circostanza che dovrò verificare”, precisa l’avvocato Pignataro.
L’uomo, accusato di omicidio volontario, si è avvalso della facoltà di non rispondere nell’interrogatorio davanti al pubblico ministero Matteo Stella della Procura di Foggia. L’uccisione è avvenuta davanti ai due bambini di 11 e 12 anni, figli della coppia, mentre il terzo figlio, maggiorenne, è detenuto per rapina.
La polizia ha tentato di ricostruire gli ultimi istanti di vita della donna. Gli investigatori affermano che marito e moglie erano separati di fatto e continuavano a vivere sotto lo stesso tetto. A quanto si apprende, ieri mattina erano andati a mangiare a casa dei genitori di lui e verso le 14 Angelo Di Meo aveva riaccompagnato a casa la donna. Poi si sarebbe allontanato, ma per tornare poco dopo e, “non appena la donna ha aperto la porta, Di Meo ha esploso la raffica di proiettili, i primi in direzione delle gambe poi quello mortale allo sterno”. Di Meo è stato trovato dalla polizia a casa del padre che vive nello stesso quartiere. Gli inquirenti parlando di motivazioni quasi certamente di natura ‘passionale’, predominanti su eventuali ragioni economiche nel conflitto all’interno della coppia: l’uomo era ossessionato dalla gelosia, in un quadro familiare piuttosto difficile.
L’addio di Cerignola a Nunzia, uccisa dal marito a 41 anni. Lascia tre figli, dura omelia di Mons. Renna (Foggia Today – 21 luglio 2020)
L’omelia di mons. Luigi Renna, nel mirino i “signori della droga” e i commercianti cerignolani di armi che hanno armato la mano che ha premuto il grilletto
E’ stato mons. Luigi Renna a celebrare l’omelia durante i funerali di Nunzia Compierchio, la donna di 41 anni uccisa a colpi d’arma da fuoco il 5 luglio scorso dal marito Angelo De Meo nella sua abitazione di via Fabriano.
“Carissimi, ci ritroviamo nella sua parrocchia per celebrare i funerali. Ho voluto presiedere io stesso questa celebrazione eucaristica, d’accordo con il parroco, don Giuseppe Gaeta, perché è tutta Cerignola che si sente interpellata da questa morte e piange questa sua sorella. Esprimo il cordoglio di tutti ai parenti, ma soprattutto ai tre figli di Nunzia. Quest’oggi noi siamo chiamati a riflettere, a sperare, a pregare.
Riflettiamo su questa morte. Non possiamo dare nessun giudizio, laddove sono ancora in corso delle indagini sul movente di questo tragico evento. Mi preme solo affermare, dando voce alla famiglia e sottolineando l’onorabilità di Nunzia, che non c’è un movente passionale: questa donna è stata dedita con fatica, ma con dignità, alla crescita dei figli. Sarà la giustizia umana ad acclarare altro.
A noi resta il dovere di riflettere e riconoscere che morire così non è normale e mai dobbiamo abituarci, o essere insensibili, alla tragica fine di chi viene uccisa dal padre dei suoi stessi figli. Non è umano e mai possiamo giustificare un delitto che, prima di togliere la vita, ha cancellato anni di affetto.
Riflettiamo sulle responsabilità. Non compete a me attribuirne. Ma credo che questo delitto debba pesare su chi ha armato la mano che ha premuto il grilletto. Pesa sulla coscienza di voi, cerignolani che commerciate armi, che le nascondete nelle vostre cantine e sotto i giacigli dove dormono i vostri figli. “Chi di spada ferisce, di spada perisce” (Mt 26,52). Sono le parole di Gesù a Pietro, pronunciate il giorno in cui fu tradito da Giuda, e con le quali invitò il suo apostolo a non alzare la spada. Perché Gesù Cristo sapeva che le armi sono come un “Giuda”: prima o poi ti tradiscono. Quelle armi non possono darti il pane, Cerignola: ti daranno sempre e solo disonore, carcere e morte.
Le responsabilità di questa morte ricadono anche sui “signori della droga”, quelli che se ne stanno tranquilli nelle loro dimore, mentre ragazzini spacciatori vengono arrestati; mentre giovani e uomini impazziscono se non riescono a procurarsi le sostanze stupefacenti; mentre madri, mogli e figli piangono nella miseria di famiglie distrutte.
Voi, signori della droga, siete come la zizzania della parabola che abbiamo ascoltato (Mt 13,24-43): brucerete, se non vi convertirete, perché la vostra vita è quella di chi inquina il campo di grano della nostra società. Che la vostra coscienza sia tormentata finché non cambierete!
Ma siamo qui anche per sperare. Stare davanti all’altare, vedere la salma di Nunzia illuminata dalla Luce del cero pasquale significa continuare a sperare per Nunzia: è nell’abbraccio del Padre misericordioso. Significa sperare per noi, per la Città, per ragazzi come i figli di Nunzia. Noi crediamo che l’amore, la pazienza, la legalità sono più forti dell’odio, della disperazione, dell’illegalità. Per questo guardiamo avanti e preghiamo.
Cari ragazzi, cari familiari, guardate il grande Crocifisso di questa chiesa con gli occhi aperti e lo sguardo mite. Egli sembra ripeterci le parole che hanno rinnovato il mondo: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34). Ci sia nei vostri cuori il perdono per chi ha sbagliato: la misericordia è l’atto che ci rende più simili a Dio. Ci sia la speranza per iniziare una vita diversa, che non crede nelle armi, ma al lavoro; che non si nasconde nel buio, ma vive alla luce del sole; che non consuma tutto in un’ora di euforia, ma vuol vivere a lungo, accarezzando la sua sposa e i suoi figli, nella pace e nell’onestà.


