Loading

Meena (Mina) Kumari, 66 anni, collaboratrice domestica, mamma e nonna. Massacrata a colpi di mazza da cricket dal marito, dopo anni di violenze

Salsomaggiore Terme (Parma), 23 Novembre 2023


Titoli & Articoli

Chi è Meena Kumari, la donna uccisa a colpi di mazza da cricket dal marito a Salsomaggiore Terme (FanPage – 23 novembre 2023)
Sessantasei anni, di nazionalità indina, Meena Kumari è la donna uccisa questa mattina dal marito, suo connazionale, in una casa di Salsomaggiore Terme, in provincia di Parma. La donna è stata ripetutamente colpita con una mazza da cricket davanti ai familiari e in strada.
Meena Kumari, 66enne di nazionalità indiana: è questo il nome della donna uccisa stamattina intorno alle 9.30 da suo marito nel centro di Salsomaggiore Terme, in provincia di Parma. Stando a una prima ricostruzione, l’uomo avrebbe aggredito la donna in casa, di fronte anche ad alcuni familiari, e la vittima, nel disperato tentativo di salvarsi, sarebbe poi scesa in strada per chiedere aiuto. L’uomo l’avrebbe però inseguita e raggiunta continuando a colpirla con una mazza da cricket alla testa e nel resto del corpo fino ad ucciderla. I soccorsi, arrivati tempestivamente nell’abitazione della coppia, non hanno potuto fare nulla per la donna, deceduta sul colpo in seguito ai traumi riportati.
Il presunto autore del femminicidio è stato fermato da una carabiniera libera dal servizio. La militare, la cui attenzione è stata richiamata dalla richiesta di aiuto della vittima, è intervenuta da sola immobilizzando l’uomo; solo successivamente è stata coadiuvata dalla pattuglia del radiomobile di Salsomaggiore giunta subito sul posto. L’intervento tempestivo non è bastato a salvare la vita della donna. Il marito si trova in caserma a disposizione dell’autorità giudiziaria.
“Oggi per Salsomaggiore si scrive una pagina triste”, ha scritto su Facebook Luca Musile Tanzi, sindaco della cittadina. “La violenza domestica è un male intollerabile che non dovrebbe mai trovare spazio nelle nostre vite”, prosegue il suo post. “Come società – scrive il sindaco – dobbiamo impegnarci a combattere contro qualsiasi forma di violenza e lavorare insieme per creare un ambiente sicuro per tutti. Questo tragico evento ci ricorda l’importanza di essere vigili, di intervenire quando vediamo segnali di pericolo e di promuovere una cultura della vita e del rispetto”. Poi il ringraziamento per la carabiniera intervenuta: “Un’azione coraggiosa che, purtroppo, non è bastata a salvare la vita alla donna”.

 

Lo strazio di un’amica della 66enne uccisa dal marito: “Meena aveva già subito violenza” (Parma Today – 28 novembre 2023)
I retroscena del femminicidio avvenuto nella mattinata del 28 novembre in via Trento a Salsomaggiore: “I carabinieri erano già intervenuti per un litigio”
“Aveva già subito violenza ma non ne parlava volentieri, litigavano spesso anche se all’apparenza sembravano una famiglia perfetta. Uscivano a portare fuori i cani, stavano con i figli e con i nipoti. Una vera e propria tragedia che ha sconvolto tutta la comunità di Salsomaggiore”. Inizia cosi la toccante testimonianza di un’amica di Kumari Meena, la donna indiana di 66 anni uccisa dal marito nella mattinata di martedì 28 novembre in via Trento a Salsomaggiore Terme.
Un femminicidio che ha sconvolto un’area nei pressi del centro storico della località termale. Poco dopo le ore 9 è scattata la violenza dell’uomo contro la moglie: pestata e colpita ripetutamente con una mazza da cricket, finché l’ha lasciata a terra esanime. Anche secondo le testimonianze di alcuni vicini i due litigavano spesso e in un’occasione erano anche intervenuti i carabinieri. Non risultano, tuttavia, denunce contro il marito. “L’ho vista 15 giorni fa e mi aveva chiesto di far arrivare in Italia sua nipote per poter lavorare. Era una donna speciale, era una santa. Non riesco a darmi pace per quanto accaduto. Perchè nessuno ha fatto niente? C’erano già state avvisaglie della situazione ma la gente parla solo ora che è morta”

 

Il ricordo di Meena, massacrata dal marito a colpo di cricket: “Era una santa, ha passato una vita di dedizione alla famiglia” (Parma Today – 29 novembre 2023)
Meena Kumari aveva tre figlie e un figlio, che vive insieme alla moglie al piano di sopra della palazzina di via Trento a Salsomaggiore in cui è avvenuto il femminicidio: “Aveva già subito violenza ma non aveva mai denunciato”
La chiamavano tutti ‘Mina’.
 Meena Kumari, di origine indiana e da anni nella nostra provincia, era una donna esile e con un corpo ancora da ragazzina, nonostante l’età. E’ lei la vittima del femminicidio di Salsomaggiore Terme di martedì 28 novembre. Massacrata con una mazza da cricket dal marito Onkar Lal sulla porta di casa, al piano terra di una palazzina. In via Trento, una strada stretta a due passi dal centro storico, tutti la conoscevano. I commercianti, i vicini di casa, il proprietario dell’hotel Edera – uno dei primi ad intervenire dopo aver sentito le urla strazianti della donna. Secondo alcune testimonianze Meena aveva già subito violenza dal marito ma non aveva mai denunciato. Era una santa subito sottolinea una commerciante della via e amica di Meena. Non si meritava di fare questa fine. L’ho vista 15 giorni fa e mi aveva chiesto di far arrivare in Italia sua nipote per poter lavorare. Era una donna speciale, non riuscirà a dimenticarla. Viveva la sua vita con la massima dedizione alla famiglia e li ha trovato la sua fine. Meena aveva fatto anche alcuni lavori di pulizia per il nostro negozio in passato. In questa via la conoscevano tutti”
Meena Kumari è morta dopo aver cercato di scappare dal marito, un uomo dalla corporatura robusta, in pensione da anni ma con un passato di lavoratore come custode nelle stalle del circondario, tra le province di Salsomaggiore e di Busseto. Onkar Lal l’ha colpita violentemente mentre cercava di uscire di casa per salvarsi. Meena Kumari lascia tre figlie e un figlio, che vive insieme alla moglie al piano superiore della palazzina di via Trento in cui è avvenuto il femminicidio. Alle 9 di mattina del 28 novembre al piano superiore c’era la moglie del figlio, che si trovava invece in strada e, come confermato dalle testimonianze, è corso verso casa dopo aver sentito le urla della madre. Le tre figlie sono arrivate in via Trento da Parma, da Fidenza e da Brescia. Sconvolte e con l’incredulità negli occhi.
“Meena si l’ho vista pochi giorni fa e mi sembrava che stesse bene – sottolinea una giovane che lavora in un centro estetico all’inizio della via. “La vedevo spesso, qui in questa via tutti ci conosciamo. Faceva alcuni lavoretti all’esterno e soprattutto lavorava in casa, faceva da mangiare e puliva, gestiva i nipotini e i cani. Sembrava vivere in una famiglia felice e perfetta. Ma spesso litigavano, chi abita vicino alla palazzina, li sentiva urlare. Lei però non ha mai denunciato il marito, nonostante in un’occasione i carabinieri fossero arrivati qui per chiedere cosa fosse successo”.
L’allarme è scattato poco dopo le ore 9. Diverse persone hanno chiamato il 118 e i carabinieri. Prima delle ore 9.30 sul posto sono arrivati i soccorritori: l’ambulanza infermieristica di Salsomaggiore e l’automedica di Fidenza. Non c’era tempo da perdere. La donna, colpita alla testa più volte dal marito, era riversa a terra, all’interno dell’appartamento, non cosciente. Quando i sanitari sono arrivati era già in arresto cardiocircolatorio. Sono stati effettuati tentativi di rianimazione ma non c’è stato nulla da fare. Il decesso è stato constatato sul posto. Nel frattempo i militari hanno preso il custodia il marito, accusato di omicidio volontario. La mazza da cricket è stata posta sotto sequestro in quanto arma del delitto.

 

Meena uccisa per le piante portate in casa: «C’è disordine» (Gazzetta di Parma – 2 dicembre 2023)
Aveva portato a casa alcune piante Meena. Un po’ di trambusto. Un leggero disordine. Ed è bastato questo, martedì mattina, per far scattare la «punizione» del marito. Che prima l’ha scaraventata a terra e poi ha cominciato a colpirla con ferocia al volto, alla testa e sul corpo con la mazza da cricket, inseguendola fino alla porta d’ingresso. Le accuse nei confronti di Lal Onkar, indiano, 66 anni come Meena, sono un distillato di brutalità. L’omicidio è aggravato, oltre che perché commesso nei confronti del coniuge, anche dai futili motivi e dal fatto di essere avvenuto in un contesto di maltrattamenti che sarebbero andati avanti da oltre 25 anni. Tutte aggravanti che significano: ergastolo. Ma ieri Onkar ha preferito il silenzio. Un suo diritto e una scelta difensiva per potere approfondire il caso e valutare le prossime mosse. Ha deciso di non rispondere alle domande del gip durante l’interrogatorio di garanzia. Ma non ha avuto nemmeno parole di pietà per Meena. Piccola ed esile, ancora più fragile rispetto a quell’uomo che la sovrastava e l’ha finita mentre tentava di scappare. «Avrei voluto che facesse alcune dichiarazioni spontanee, ma è ancora molto provato e inoltre ha notevoli difficoltà linguistiche, non saprei dire se perché effettivamente ha una scarsissima conoscenza dell’italiano oppure per quanto accaduto. Valuteremo poi un interrogatorio davanti al pubblico ministero», spiega il difensore Stefano Antenucci.
Fin dal 1997, secondo quanto emerge nell’ordinanza di custodia cautelare, Meena avrebbe dovuto subire insulti, umiliazioni, minacce. «Ditele di stare tranquilla, perché se prima o poi mi parte… la faccio fuori», avrebbe detto Onkar ai figli. Era lui, poi, a gestire i soldi che Meena guadagnava spaccandosi la schiena con i lavori di pulizia. E se decideva di uscire con gli amici, l’ordine per lei era quello di stare a casa.
Ma tra quelle quattro mura non sarebbero mancate nemmeno le violenze: negli anni scorsi era bastato che Meena gli chiedesse di indossare la mascherina, perché aveva una forte tosse, e lui l’avrebbe colpita con un bastone. Lo scorso maggio, inoltre, gli avrebbe stretto così forte un dito della mano che poi le era rimasto gonfio per giorni. Ma anche qualche settimana fa Onkar le avrebbe messo le mani al collo, stringendo, e spingendola verso la finestra. Lui, custode di stalle, fino alla pensione, qualche anno fa. E Meena che si dava da fare con i lavori di pulizia. Una famiglia conosciuta a Salso, con quattro figli, uno dei quali residente con la moglie al piano di sopra della casa di via Trento, cresciuti in Italia e integrati. Tutti consapevoli di quei conflitti familiari. Di quegli atteggiamenti aggressivi del padre. «Ho parlato con uno dei figli e con la sorella – racconta l’avvocato Antenucci -. Mi hanno detto chiaramente che vogliono che il padre resti a lungo in carcere e sconti la sua pena, tuttavia non vogliono abbandonarlo. Vorrebbero anche incontrarlo, quando sarà possibile». Sapevano di quei litigi. Di quel clima di violenza. «Ma ormai il padre e la madre, mi hanno riferito i due figli, vivevano da separati in casa – aggiunge Antenucci -. E speravano che così avessero trovato un certo equilibrio». Quello che, invece, si era già spezzato da tempo. O forse mai era esistito.


Link