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Emilia Nobili, 75 anni, insegnante in pensione, mamma. Uccisa a coltellate dal marito che aveva fatto condannare per maltrattamenti e poi riaccolto in casa

Poggiridenti (Sondrio), 31 Luglio 2025


Titoli & Articoli

Prof in pensione uccisa in casa in Valtellina, fermato il marito (Rai News – 2 agosto 2025)
Ieri sera l’omicidio di Emilia Nobili, 75 anni. Lei era una professoressa di lettere. Il marito, di origini marocchine, era già stato arrestato per averla picchiata: la donna lo aveva riaccolto in casa un mese fa, contro il parere del figlio
Ad avvertire le forze dell’ordine, dopo le 22 di ieri sera, sarebbero stati i vicini: Emilia Nobili, 75 anni, è stata uccisa in casa. Fermato il marito, Mohamed Redami, del 1960. L’uomo era già stato arrestato e allontanato da casa per aver ripetutamente picchiato la moglie.
La vittima era una professoressa di Lettere, l’uomo è di origini marocchine e torna spesso al suo Paese. L’uomo aveva scelto di convertirsi al cristianesimo per sposare la donna in Chiesa. Insieme hanno un figlio, che si era trasferito altrove quando un mese fa la madre aveva deciso, contro il suo parere, di ritirare la denuncia e riaccogliere il marito in casa.
I carabinieri hanno vagliato i filmati delle videocamere di sorveglianza della zona. A lanciare l’allarme sono stati i vicini di casa, che hanno sentito urla e rumori provenire dall’abitazione dove la 75enne e il marito convivevano anche dopo gli episodi di maltrattamenti. L’uomo è stato fermato per un controllo di routine da una pattuglia di militari mentre era al volante della propria auto nella vicina provincia di Lecco. A loro ha confessato il delitto fornendo i dettagli che hanno consentito di ritrovare sia il coltello sia gli abiti che indossava al momento dell’aggressione e dei quali si era poi disfatto.

Emilia Nobili uccisa dal marito a Poggiridenti. La legale: non se l’è cercata, era una donna buona (Il Giorno – 4 agosto 2025)
Poggiridenti, parla Cristina Bordoni: “Ha riaccolto il marito spinta dalla sua bontà. Era generosa, non stupida. Non sopportava l’idea di lasciarlo in mezzo alla strada”
“Emilia Nobili è la vittima. Punto. Non “se l’è andata a cercare”, come purtroppo ho sentito dire e letto in tanti commenti superficiali. Emilia, semplicemente, era una donna buona. Buona, ripeto, non stupida. Anzi”.
L’avvocato Cristina Bordonidel Foro di Sondrio il giorno dopo la notizia dell’uxoricidio di Poggiridenti, con la morte della sua cliente – l’insegnante in pensione di 75 anni accoltellata a morte dal marito di 11 anni più giovane, il marocchino Mohamed Redami – è molto scossa. “Non me l’aspettavo, ma da quando aveva deciso di riaccogliere in casa il marito la tenevo sotto controllo, ogni 3-4 giorni la chiamavo oppure la invitavo a passare in studio per un saluto”, racconta. Così è stato probabilmente giovedì, giornata nella quale con tutta probabilità Redami ha commesso il delitto.
Le indagini sono in corso e l’orario della morte di Emilia è ancora da definire, anche perché il marito, dopo essersi disfatto del coltello e dei vestiti insanguinati, poi ritrovati dai carabinieri non lontano dall’abitazione sita in Contrada Nobili, nella parte alta del paese, si è diretto verso Lecco dove poi venerdì sera, fermato dai carabinieri, ha confessato l’omicidio. Resta da capire anche come Redami abbia raggiunto la città manzoniana. Non possedendo auto o è salito su un pullman (i treni tra Tirano e Lecco sono sospesi) oppure ha fatto l’autostop o chiesto un passaggio a un conoscente. Dettagli, di fronte alla tragica fine della donna.
“Un delitto che deve fare riflettere anche perché non stiamo parlando di una giovane uccisa dal compagno che non può accettare che lei intenda lasciarlo o abbia un’altra persona – fa riflettere l’avvocato Bordoni –. Emilia era una nonnina, una donna dolce e buona. Veniva da me in studio e aveva sempre un libro con sé, la borsina della spesa. Quando il marito fu arrestato e in seguito recluso, il figlio della coppia tornò a vivere con la mamma e ricordo che Emilia mi confidò di essere felice, perché stavano ricostruendo il proprio rapporto”. Rapporto che, però, si è incrinato definitivamente alcuni mesi fa, quando la mamma aveva comunicato a Karim, che ha 31 anni ed è ingegnere, la decisione di riaccogliere a casa il padre.
“Le avevo sconsigliato di farlo e il figlio le intimò addirittura “O me o lui”
 – continua l’avvocato – Pur amando tantissimo Karim, di cui andava orgogliosa, la bontà di Emilia ha avuto il sopravvento. Non poteva sopportare l’idea di sapere il marito per strada, abbandonato a sé stesso. L’uomo non aveva nessuno, non aveva soldi. Lei, di nascosto da me, aveva ripreso a fargli avere vestiti e biancheria pulita, cibo e denaro sino a decidere, del tutto impietosita, di riaprirgli la porta. Purtroppo però, lo si è visto, se una persona è violenta, l’indole è quella e riaffiora, non di rado proprio dopo momenti di calma apparente”. (di Sara Baldini)

 

Uccisa in Valtellina dal compagno, il centro anti violenza a cui si era rivolta: “Emilia Nobili non ha colpe” (Fan Page – 6 agosto 2025)
Il centro antiviolenza a cui si era rivolta Emilia Nobili, l’ex professoressa uccisa dal marito in Valtellina, ha commentato in un comunicato il femminicidio. Volontarie e operatrici hanno preso le distanze da chi negli scorsi giorni ha sostenuto che sia stata colpa di Nobili.
Le donne del centro antiviolenza “Il Coraggio di Frida” hanno pubblicato online un comunicato in merito al femminicidio della ex professoressa Emilia Nobili a Poggiridenti, in Valtellina, in provincia di Sondrio. Prima di essere uccisa dal compagno Mohamed Rebani, che ha confessato l’omicidio ai Carabinieri, Nobili si era rivolta proprio a questo centro dopo aver subito da parte dell’uomo violenze e maltrattamenti. “Non vogliamo leggere le solite frasi, le accuse rivolte alle donne sul perché non lascino i compagni violenti – hanno scritto le operatrici e le volontarie del centro – Emilia non ha colpe, non ha responsabilità”.
In particolare le donne hanno criticato i commenti di chi, negli scorsi giorni, ha sostenuto che Nobili avesse contribuito al suo omicidio riaccogliendo il marito violento in casa. “Emilia era una donna come noi – hanno scritto – Ha lavorato insieme al centro per capire come prendere le distanze dal marito, in un’ottica di protezione personale, ed ha poi creduto alla voce di quello stesso uomo, che le ha chiesto aiuto. Emilia, come molte donne, ha ascoltato l’uomo con cui ha trascorso una vita ed è questa la complessità dei maltrattamenti in famiglia”.
“La semplificazione delle storie di violenza – hanno continuato – poco ha a che fare con la complessità della vita delle donne che attraversano questo fenomeno e, con dolore, coraggio e fatica affrontano un percorso di fuoriuscita. L’atto estremo del femminicidio è espressione di un problema strutturale e culturale, che trova radici nella disuguaglianza di genere e nella concezione delle donne come proprietà maschile”.
Il femminicidio di Nobili risale alla sera di giovedì 31 luglio. A denunciarlo è stato lo stesso Rebani, fermato il giorno successivo, nella notte tra il 1° e il 2 agosto, da una pattuglia dei Carabinieri di Lecco per un controllo di routine. Ai militari l’uomo ha confessato di avere ucciso la moglie la sera prima e ha fornito tutte le coordinate dell’accaduto. I colleghi sono quindi andati nell’appartamento che la coppia condivideva a Poggiridenti e hanno scoperto il cadavere della donna, uccisa a coltellate. L’autopsia ha rivelato che Nobili è stata colpita con diversi fendenti a petto, addome e fianchi. Nei pressi dell’abitazione i militari hanno trovato anche l’arma del delitto e i vestiti utilizzati per l’omicidio.
Ad Aprile Rebani era stato condannato a un anno e sei mesi di reclusione per maltrattamenti e lesioni ai danni della moglie, con sospensione condizionale della pena e contestuale liberazione. A giugno, però, l’uomo era tornato a vivere nella casa di Poggiridenti. Nell’interrogatorio davanti al gip del tribunale di Lecco, l’uomo si era avvalso della facoltà di non rispondere e il giudice aveva deciso di convalidare il suo arresto. Il caso è passato sotto la competenza della Procura di Sondrio, provincia dell’omicidio. (di Alice De Luca)


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