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Desirée Mariottini, 16 anni. Drogata, seviziata e abusata dal branco, muore dopo 12 ore di violenze

Roma, 18 Ottobre 2018


Titoli & Articoli

Chi era Desirée Mariottini, la 16enne “fragile e ribelle” uccisa a San Lorenzo (HuffPost – 25 ottobre 2018)
La ricostruzione nei racconti della madre e degli abitanti del quartiere.

“Mi picchia, non riesco a gestirla. Gianluca vai a prendere Desy ma non menarle, chiama l’ambulanza, qualsiasi cosa”. È una madre disperata quella che ad agosto decide di rivolgersi all’ex marito che ha il divieto di avvicinarsi alla famiglia per chiedergli di aiutarla a recuperare Desy. Non è più una storia di spinelli, di hashish, adesso c’è l’eroina e Barbara lo sa. Lo ammette anche Desy davanti ai poliziotti del commissariato dove è andata a denunciare suo padre che l’ha riportata a casa con due schiaffoni.

Desy fugge quando i servizi sociali, ai quali gli stessi genitori si rivolgeranno formalmente, propongono la comunità. Scappa di casa, scappa da Cisterna. Non andava mai a scuola e tre settimane fa era stata fermata con addosso hashish e tre pasticche di di Rivatril. Si era allontanata dagli amici di un tempo e nel suo quartiere, per lei, non ci son state manifestazioni o fiori lasciati al cancello di casa. Stefano Sammarco, gestore del bar del quartiere, non si dà pace per la sua scomparsa.

Lei era fragile, chiusa ma ribelle. Quel piccolo handicap alla gamba che la faceva un po’ zoppicare la condizionava e voleva sentirsi accettata. Forse per questo non si tirava mai indietro.

 

Desirée Mariottini, dodici ore di droghe e violenze prima di morire. La trappola e poi l’abuso (25 ottobre 2018)
Due testimonianze decisive per definire i ruoli dell’omicidio volontario pluriaggravato: la 16enne indotta a prendere un mix di metadone ed eroina che i pusher sapevano essere potenzialmente letali. Dopo averla tramortita, il branco l’ha stuprata.
Dodici ore di violenza e droghe hanno portato alla morte Desirée Mariottini. Il lavoro ininterrotto della procura e della squadra mobile ha ricostruito grazie anche a due testimonianze decisive ruoli e contesto in quello che viene ritenuto un omicidio volontario pluriaggravato. In stato di fermo si trovano Gara Mamadou, 26 anni e Minteh Brian, 43 anni, senegalesi. Con loro c’è anche Alinno Chima, cittadino nigeriano di 46 anni. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini: «Per me si meritano la castrazione chimica».
Le aggravanti. Desirée, secondo il pm Stefano Pizza e l’aggiunta Maria Monteleone sarebbe stata indotta ad assumere un mix di sostanze che i pusher sapevano essere potenzialmente letali. Metadone, eroina ed altro.
La crudeltà. La contestazione dell’omicidio volontario nasce da questo «rischio» che i presunti colpevoli hanno accettato di correre. Le aggravanti sono quelle di aver agito su una minorenne e su un soggetto ridotto all’incoscienza, per motivi abietti e con crudeltà. Dopo averla tramortita, hanno abusato di lei.
La trappola mortale. Altri nomi potrebbero presto aggiungersi alla lista dei fermati, solo uno dei quali era presente ieri notte in questura tra la decina di persone sottoposte ad accertamenti. Gli altri due si preparavano alla fuga. Da una quindicina di giorni Desirée aveva cominciato a frequentare il rudere di via dei Lucani, dove comprava droga anche in cambio di prestazioni sessuali. Studiato il soggetto, il branco le ha teso la trappola mortale.
Catturato nell’ex fabbrica da sgomberare. Col passare delle ore si chiariscono anche i dettagli della cattura dei tre. Il quarantenne nigeriano Alinno Chima, è stato rintracciato all’interno dell’ex fabbrica di penicillina su via Tiburtina, edificio abbandonato e occupato abusivamente, in cima alla lista della Prefettura dei 91 edifici da sgomberare a Roma. Mamadou Gara e Brian Minteh, invece, sono stati fermati al Pigneto e a piazzale del Verano, non lontano dallo stabile dove è avvenuta la violenza. Ai microfoni di «Stasera Italia», in onda alle 20.30 su Retequattro, il ministro dell’Interno Matteo Salvini commenta i fermi: «Fosse per me castrazione chimica per gli stupratori. Un po’ di carcere in Italia, ma le carceri vere sono in Nigeria, in Senegal, in Congo o in altri paesi perché penso siano un tantinello più dure. A me non dispiacerebbe che tornassero anche da dove sono arrivati».
«Giustizia per Pamela e Desirée»: la fiaccolata. Intanto a San Lorenzo il clima è sempre più teso. «Stamani ci hanno chiamato da un pub – racconta Valerio, uno dei volontari che da alcuni anni partecipa alle ronde nel quartiere – uno straniero, all’interno del locale infastidiva le ragazze che stavano andando a scuola. Abbiamo chiamato la polizia ed è stato bloccato». Valerio, corpo palestrato e pieno di tatuaggi, aggiunge: «Siamo una decina di persone. I giustizieri» dice ridendo. «Ma non abbiamo mai contatti, ci limitiamo a chiamare la polizia». Alle 19, con fiaccole e striscioni, un centinaio di persone tra familiari, amici e gente del quartiere, ha pacificamente ricordato Desirée, ma anche Pamela Mastropietro (la diciottenne uccisa e fatta a pezzi a Macerata ndr.). «Giustizia per Desirée e Pamela»: il grido disperato rimbalzato per le strade di San Lorenzo. Il corteo, ha sfilato fino a raggiungere il cancello imbiancato del cantiere abbandonato di via dei Lucani dove la sedicenne è stata trovata. Anche la sindaca Raggi è arrivata davanti al cancello e ha lasciato il suo lumino sotto una foto di Desirée.

 

Roma, stupro di gruppo su Desirée Mariottini: «È stata una trappola»  Svolta indagini: 6 sotto interrogatorio (Corriere della Sera – 23 ottobre 2018)
Attirata in un trappola, drogata e lasciata morire:
la sedicenne vittima anche di una violenza di gruppo nel palazzo occupato di San Lorenzo. Un testimone: «Lì erano in tanti. C’era anche un’altra ragazzina che chiedeva aiuto». Si indaga per omicidio
Come Pamela Mastropietro a Macerata, come Sara Bosco in un padiglione abbandonato del Forlanini. Età simile, analogo destino. Anche Desirée Mariottini, la 16enne di Cisterna di Latina trovata morta nella notte tra giovedì e venerdì in un cantiere abbandonato del centralissimo quartiere San Lorenzo a Roma, è finita in un «non luogo», in cerca di droga o forse attirata in una trappola, e non è più uscita. Ma quello che sembrava un dramma della solitudine in un’adolescenza tormentata è ora qualcosa di più. Desirée ha subìto una violenza di gruppo prima di morire per cause ancora da accertare. Forse un collasso per abuso di sostanze, ma solo l’esame tossicologico potrà dirlo.
Quello che l’autopsia ha reso però subito evidente è che la ragazza è stata vittima di un’aggressione a sfondo sessuale. Le indagini sono da ieri in mano al pool dei magistrati che si occupano di violenza di genere, ma il pm Stefano Pizza e l’aggiunto Maria Monteleone, che indagano per violenza sessuale e omicidio, hanno una difficoltà in più da affrontare in una storia dalle tinte già scurissime. Almeno tre giorni sono stati persi a causa di una sbrigativa relazione del commissariato di zona che parlava di una donna di 25-30 anni morta per overdose e senza apparenti segni di violenza.
Una storia forse liquidata con troppa fretta come triste routine nel mondo di sotto della Capitale
e invece con precise responsabilità da individuare. Nella prima annotazione c’era scritto che Desirée era «vestita», poi si è scoperto che qualcuno l’ha rivestita per sviare le indagini. In aiuto dei magistrati e della Squadra Mobile ci sono però alcuni elementi. Intanto la testimonianza di un cittadino del Senegal che si è recato in commissariato e ha raccontato (poi anche in televisione, al programma Rai «Storie Italiane») quello che avrebbe visto nello scheletro dell’edificio in via dei Lucani: «Io c’ero quella sera, dopo che è morta c’ero», ha spiegato il testimone.
«C’era una ragazza che urlava» «Sono arrivato lì a mezzanotte o mezzanotte e mezza e c’era una ragazza che urlava. Ho guardato quella che urlava e c’era un’altra ragazza a letto: le avevano messo una coperta fino alla testa ma si vedeva la testa. Non lo so se respirava, sembrava già morta, perché l’altra ragazza urlava e diceva che era morta. C’erano africani e arabi — ha continuato l’uomo — sei o sette persone. Anche un’altra ragazza era lì e parlava romano. Urlava che l’hanno violentata, poi lei ha anche preso qualche droga perché lì si vende la droga. Da quello che diceva lei sono stati tre sicuramente o quattro…».
La sua ricostruzione viene verificata in queste ore anche grazie al racconto di altre persone identificate, tra cui le due ragazze e un altro cittadino nordafricano. Agli inquirenti è stato consegnato anche un telefono, forse proprio quello della vittima. Accanto al corpo di Desirée, che in passato è stata in cura con psicofarmaci, non c’erano siringhe o strumenti simili. Quanto alle motivazioni che l’hanno spinta nel rudere abitato da senzatetto e covo dei pusher — si tratta di ex officine collegate allo scalo delle Ferrovie e mai recuperate ad altro uso — c’è anche la versione di una donna del quartiere, secondo la quale la ragazza sarebbe entrata per riprendere un tablet che le avevano rubato.
E c’è poi il mistero sulla telefonata anonima al 118. Chi ha chiamato i soccorsi alle 3 di notte? Il personale dell’ambulanza è rimasto bloccato all’esterno del cancello di ingresso, sbarrato da catena e lucchetti. Solo l’arrivo dei Vigili del fuoco ha consentito di raggiungere il corpo senza vita della ragazza. San Lorenzo è uno dei quartieri della movida romana, frequentato tutte le sere da migliaia di ragazzi, molti dei quali studenti fuorisede della vicina La Sapienza. In tanti hanno portato fiori (anche gli zii della vittima) e lumini. Accanto al degrado del rudere c’è anche uno spazio dove si tengono concerti. I frequentatori del posto hanno dipinto di bianco il cancello dell’ex cantiere, adornandolo con cuori rossi e la scritta «Giustizia per Desirée, San Lorenzo non ti dimentica».

 

Omicidio Desirée Roma, la ricostruzione e le ipotesi degli inquirenti (Sky Tg24 – 24 ottobre 2018)
La 16enne sparisce il 17 ottobre dopo una telefonata con la nonna. Viene ritrovata morta due giorni dopo in uno stabile occupato del quartiere San Lorenzo, con tracce di stupefacenti e segni di un rapporto sessuale. La Procura della Capitale indaga per omicidio e stupro.
L’ultimo contatto con Desirée dei suoi familiari è una telefonata con la nonna materna il 17 ottobre. Poi più nulla, fino alla tragica fine della vicenda con il ritrovamento del corpo della 16enne due giorni dopo, in uno stabile occupato nel quartiere romano di San Lorenzo. “Ho perso l’autobus, resto a Roma da un’amica”. Queste le ultime parole che Desirée ha detto alla nonna, prima di sparire. A rivelarlo è stato l’avvocato della famiglia della ragazza, Valerio Masci. La ragazza viveva a Cisterna di Latina con la madre e la nonna, con cui era cresciuta, e una sorella più piccola. La chiamata, ha spiegato l’avvocato, è “arrivata stranamente da un’utenza privata, che ha subito messo in allarme la famiglia”. I magistrati della Procura di Roma procedono in questo momento per omicidio e stupro e gli inquirenti valutano la testimonianza di un ragazzo senegalese secondo cui Desirée è stata drogata e violentata.
Il giorno dopo la telefonata, il 18 ottobre, la mamma e la nonna si sono quindi messe alla ricerca di Desirée, ma senza esito, e si sono quindi rivolte ai carabinieri di Latina presentando una denuncia di scomparsa. Ma l’unica notizia arrivata è stata quella, tragica, del ritrovamento del corpo il 19 ottobre.
Ipotesi abuso quando non era più cosciente. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire le ultime ore della ragazza. I risultati dell’autopsia del 23 ottobre hanno fatto emergere tracce di stupefacenti e segni di uno o più rapporti sessuali. L’ipotesi investigativa al momento è che Desirée potrebbe essere stata abusata quando già non era più cosciente a causa dell’assunzione di droga. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la ragazza orbitava nel palazzo abbandonato da un paio di giorni e in passato c’era già stata altre volte. Gli investigatori sono al lavoro per chiarire se una o più persone abbiano abusato di lei quando non era in grado di opporsi. Per ora, anche se la Procura ipotizza lo stupro, l’autopsia non avrebbe evidenziato segni di violenza ma di un rapporto sessuale che ora le indagini dovranno verificare se consensuale.
Il testimone: “Drogata e violentata”. Nelle ore successive al ritrovamento del corpo, la polizia ha ascoltato alcune persone che il giorno della morte di Desirée e in quelli precedenti hanno frequentato lo stabile abbandonato di via dei Lucani, zona di universitari che di notte si trasforma in luogo di movida, ma anche di alcol e spaccio. Gli inquirenti hanno sentito anche la testimonianza di un ragazzo senegalese che avvalorerebbe la tesi dello stupro e dell’overdose: “L’hanno drogata e violentata”, ha detto alla polizia. Il ragazzo avrebbe visto Desirée moribonda, o forse già morta, sdraiata con una coperta sopra. “Una ragazza urlava – ha detto il giovane – Ho guardato quella che urlava e c’era un’altra ragazza a letto: le avevano messo una coperta fino alla testa, ma si vedeva la testa. Non lo so se respirava ma sembrava già morta, perché l’altra ragazza urlava e diceva che era morta”.
Forse un’altra ragazza accanto a Desirée.
Il racconto del giovane è vagliato anche dai magistrati della Procura di Roma del pool reati sessuali che procedono per omicidio e stupro. “Sono arrivato lì tra mezzanotte o mezzanotte e mezza – ha aggiunto il testimone – sono entrato e c’era una ragazza che urlava. Nell’edificio c’erano africani e arabi: un po’ di gente, sei o sette persone”. Sempre secondo la testimonianza, accanto a Desirée ci sarebbe stata anche un’altra ragazza: “Era italiana penso pure fosse romana, parlava romano, urlava ‘l’hanno violentata’”.
La solidarietà del quartiere San Lorenzo. L’edificio di via dei Lucani è stato posto sotto sequestro e sono stati effettuati numerosi sopralluoghi. Sono stati acquisiti anche i filmati delle telecamere di sorveglianza. Negli ultimi giorni il quartiere di San Lorenzo ha mostrato la sua solidarietà alla famiglia della ragazza e su un muro è apparsa anche una scritta vergata con la vernice bianca: “Giustizia per Desirée. San Lorenzo non ti dimentica”.

 

Roma, Desirée Marottini, la nuova testimonianza: «Avevano già provato a violentarla in via dei Lucani» (Corriere della Sera – 8 novembre 2018)
Antonella F. racconta di una telefonata ricevuta dalla 16ennepoche ore prima che questa morisse: «Mi disse che un uomo aveva cercato di stuprala la sera prima. Lì nel covo di via dei Lucani avevano organizzato tutto»
«Il 18 ottobre verso le 11.40 ricevo una telefonata da Desirée nella quale mi chiede di andare in via dei Lucani perché aveva passato la notte presso un ragazzo, di cui non mi raccontava nulla, che aveva avuto intenzione di stuprarla». È l’ultimo giorno di vita della 16enne di Cisterna e la testimone Antonella F. rivela — nel suo verbale finora inedito — una circostanza che, se riscontrata, sembra una sorta di prova generale della trappola in cui poche ore dopo morirà la ragazza.
Antonella ha 20 anni, origini straniere e nel covo dei pusher va spesso ad acquistare cocaina. Fa la tatuatrice e dice di essersi presentata presso il commissariato San Lorenzo perché due amici le hanno raccontato della morte di quella adolescente che lei forse aveva incontrato. Altri avrebbero provato a dissuaderla «perché potevo subire conseguenze da parte degli uomini africani coinvolti nella vicenda.
Premesso che questa testimonianza, come le altre raccolte tra i clienti di via dei Lucani, presenta passaggi non del tutto accertabili, ecco il racconto di Antonella. Che comincia dal pomeriggio del giorno prima. Antonella sostiene di aver incontrato Desirée in lacrime, alla disperata ricerca di eroina e di averle dato, impietosita, 10 euro. «Da quel momento sono diventata il suo punto di riferimento ed ha cominciato a parlare con me, aprendosi e raccontandomi cose della sua vita, anche familiare. Mi ha detto che era preoccupata di tornare a casa in quanto le avevano rubato il tablet e che la responsabile del furto era una ragazza di nome Muriel, che io conosco bene». Antonella racconta anche che Desirée le apparve «a suo agio in quel luogo» quando la salutò.
Arriviamo così alla mattina della telefonata. Antonella dice che raggiunge Desirée intorno alle 12 e che insieme si mettono in cerca di droga. «C’era un africano che secondo me ha pianificato tutto, aveva i capelli rasta con dread piccoli e una felpa gialla. Cucinava cocaina e Desirée cercava di fare un tiro. Lui le diceva di no e cercava di toccarle una spalla o una coscia come se ci stesse a provà. Lei lo scansava ma ho avuto l’impressione che potessero accordarsi». Antonella torna dopo qualche ora e, nel suo racconto, trova la 16enne all’interno del palazzo abbandonato in compagnia anche di un altro ragazzo africano: «Una persona di m…, un viscido, un animale che si approfitta di tutte le ragazze, poiché chiede prestazioni sessuali in cambio di cocaina che, dopo il rapporto, non cede». Un’altra sua amica avrebbe subito violenza da lui. «I due africani — continua Antonella — la incitavano a bere vino da una bottiglia solo per lei. C’era anche Muriel, con la quale Desirée ha una discussione sul tablet rubato, cosa a cui credo perché l’avevo visto nello zaino di Muriel, che diceva di aver “svoltato” grazie a quel furto». La testimone sostiene di aver invitato Desirée ad andare via di lì «perché si stava creando una situazione strana, con troppi uomini nella stanza, mentre quello con i dread continuava a offrirle droga gratis. Una cosa mai vista. Desirée mi rispose “levati”, perché voleva restare lì». Il resto è la cronaca di un supposto omicidio volontario che domani sarà al vaglio del tribunale del Riesame.

 

Desirée non si prostituiva. L’ultima verità dall’autopsia. La giovane uccisa a Roma il 18 ottobre tentò pure di difendersi dalla furia del branco (La notizia giornale – 29 dicembre 2018)
Le indagini sull’omicidio di Desirée Mariottini

Desirée non si prostituiva. L’ultima verità dall’autopsia. La giovane uccisa a Roma il 18 ottobre tentò pure di difendersi dalla furia del branco

Desirée Mariottini era vergine prima di essere violentata. Non è un semplice dettaglio quello che emerge dall’autopsia del medico legale ma l’ultimo e terrificante particolare sulla vicenda della sedicenne stuprata e lasciata morire il 18 ottobre scorso in uno stabile occupato a San Lorenzo. La giovane di Cisterna Latina, inoltre, non si sarebbe concessa facilmente in cambio di stupefacenti, come avevano raccontato diversi testimoni. Anzi dall’autopsia emerge che Desirée avrebbe opposto resistenza ma, già fiaccata da droga e psicofarmaci, ogni sua difesa si rivelava del tutto vana. Finita in balia dei quattro violentatori, la sedicenne sarebbe stata violata ad oltranza per 12 ore, con le sevizie che sarebbero andate avanti anche quando la ragazza aveva perso la vita per il sopraggiungere di “una crisi cardiocircolatoria”.
Per quei fatti sono tutt’ora indagate cinque persone, quattro nordafricani e un italiano. Si tratta del 27enne senegalese Mamadou Gara, detto Paco, del 32enne ghanese Yusif Salia, del 47enne nigeriano Chima Alinno detto Sisco e del 43enne senegalese Brian Minthe. Nei loro confronti la Procura di Roma, a seconda delle posizioni, contesta la cessione di stupefacenti, la violenza sessuale e l’omicidio. Il quinto indagato è il pusher Marco Mancini, il 36enne romano ritenuto responsabile della cessione degli stupefacenti e degli psicofarmaci poi risultati fatali per la ragazzina ma che non avrebbe preso parte alle barbarie.
A ricostruire l’intera vicenda è stata l’inchiesta, la cui chiusura dovrebbe avvenire entro gennaio, del procuratore aggiunto Maria Monteleone e del pubblico ministero Stefano Pizza. Tutto risale al 18 ottobre scorso quando Desirée, in preda ad una grave crisi di astinenza, partiva da Cisterna di Latina per raggiungere il quartiere di San Lorenzo a Roma. Qui, infatti, trovare sostanze stupefacenti non era affatto difficile, neanche per una ragazzina risoluta ma ingenua. Per questo entrava nell’edificio abbandonato di via dei Lucani, noto ritrovo di pusher del quartiere, sperando di ottenere una dose con cui calmare i propri demoni. Del resto quel luogo sinistro lo conosceva già da qualche settimana e non pensava che al suo interno avrebbe potuto rischiare la vita. Così, sprovvista di soldi ma decisa ad ottenere quel che cercava, finiva per fidarsi dei quattro nordafricani. Questi, dopo averla circuita, la convincevano a seguirli all’interno di una sudicia stanzetta dove aveva inizio il suo calvario. Il branco di mostri, infatti, ben consapevoli di cosa stessero facendo e dei rischi a cui andava incontro la sedicenne, le somministravano uno spaventoso mix di sostanze stupefacenti e psicofarmaci. Ben presto la giovane entrava in uno stato di incoscienza e veniva abusata senza pietà fino alla sua morte, sopraggiunto dopo 12 ore di agonia, senza che nessuno le prestasse alcun soccorso.

“Desirée era vergine quando è stata stuprata”. L’agghiacciante racconto del medico legale (il Primato Nazionale – 28 gennaio 2020)
«Desirée Mariottini era vergine quando è stata violentata». Lo hanno dichiarato ieri in aula gli esperti che effettuarono l’autopsia sul corpo della 16enne drogata, stuprata e uccisa da 4 pusher nigeriani in uno stabile abbandonato e occupato in via dei Lucani a San Lorenzo il 18 ottobre 2018. Desirée, quindi, non si era recata dai suoi carnefici con l’intenzione di barattare il proprio corpo con della droga, come qualcuno aveva sostenuto all’inizio: Desirée era una ragazzina sprovveduta, che si era affidata alle persone sbagliate e non aveva la minima idea dei rischi che stava correndo entrando in quel covo di spacciatori. Dopo la morte della figlia il padre si era recato a San Lorenzo: «A cercare la verità, ho svolto mie personali indagini. E scoperto che Desirée era stata tradita, “venduta” da due amichedue ragazze di colore. Mia figlia le aveva cercate perché una di loro si era presa il suo tablet».
Il racconto del medico legale. Ugo di Tondo, docente di Anatomia patologica e Dino Tancredi, medico legale, hanno dichiarato davanti alla Corte d’Assise che la giovane subì in quelle circostanze un «rapporto sessuale violento» e «lesioni all’imene» tali da indicare che la Desirée avesse perso la verginità contro la sua volontà, mentre giaceva stordita dalle droghe su di un materasso lercio posto sul pavimento dello stabile in cui aveva incontrato i suoi aguzzini. Sicuramente la giovane ha lottato:«Quando è stata trovata era morta da quattro, cinque ore, aveva escoriazioni alle braccia».
I racconti dei famigliari. Dal racconto dei parenti in aula emerge la vera personalità della ragazza: «Evitava anche di spogliarsi davanti a noi – testimonia la zia – Non era drogata, no. Io ho undici anni più di Desirée. Eravamo come sorelle. Da piccole ci scambiavamo i giocattoli, da grandi i vestiti. La portavo a vedere le mostre di Monet. Non aveva mai avuto un fidanzato, mai intimità. Me lo avrebbe detto, mi confidava tutto. Era stata bullizzata a scuola. La prendevano in giro per il suo problema al piede, una compagna in particolare».
La mamma ha invece ricordato in lacrime: «Seguivo passo passo Desirée ma a volte lei non era gestibile», spiega. «Ho presentato quattro denunce di scomparsa – ha spiegato – ogni volta che tardava avvertivo la polizia, appena tornava le ritiravo. L’ultima volta è stata via due giorni. Non l’abbiamo più riabbracciata». Ma Desirée «non era una tossicodipendente. Esageravo nei racconti perché speravo che così attivassero più ricerche e soprattutto che potesse intervenire un giudice che la costringesse ad andare in una comunità per minori problematici».

 

Desirèe Mariottini, uccisa a San Lorenzo. “Figlia di spacciatori era predestinata”: Mughini a processo per calunnia (il Fatto Quotidiano – 19 marzo 2023)
Desirèe Mariottini era stata drogata, stuprata e abbandonata. Morta il 18 ottobre 2018 a soli sedici anni, un caso di cronaca finito inevitabilmente al centro della scena mediatica. Della triste vicenda se ne era occupata anche Mara Venier a “Domenica In“, dieci giorni dopo la scomparsa Giampiero Mughini aveva pronunciato queste parole: “Questa ragazzina proveniva da una famiglia straordinariamente debole. Veniva da uno che vendeva droga e da una madre inesistente, era una predestinata“.
Un giudizio così negativo sui genitori che è costato al giornalista, 81 anni, un rinvio a giudizio con l’accusa di calunnia. Opinioni che travalicano il diritto di critica. Denunciato immediatamente da Barbara, mamma di Desirèe, rappresentata dagli avvocati Claudia Sorrenti e Maria Belli. Un processo che prenderà il via dopo cinque anni, il prossimo 31 ottobre, tra i testimoni anche Mara Venier, conduttrice della trasmissione. Una storia agghiacciante che aveva scosso l’opinione pubblica. La ragazza era stata drogata e stuprata, lasciata morire all’interno di uno stabile abbandonato nel quartiere romano di San Lorenzo, senza nemmeno chiamare i soccorsi.
Lo scorso 21 novembre è arrivata la conferma delle condanne, l’accusa, a vario titolo è quella di omicidio, cessione di stupefacenti a minori e violenza sessuale. Sono stati confermati due ergastoli per Yousef Salia e Mamadou Gara, 27 anni di carcere per Alinno Chima e 24 anni per Brian Minthe. “Speravo nella conferma delle condanne. Sono quattro mostri e devono stare dietro le sbarre. Questa sentenza mi dà un solo po’ di pace dopo tanto dolore, ma il dolore ci sarà sempre e nessuno mi ridarà mai mia figlia“, aveva dichiarato dopo la sentenza Barbara, la madre di Desirée.

 

Roma, definì “sbandata” Desirèe Mariottini: avvocata condannata (Canale10 – 9 ottobre 2023)
Davanti ai magistrati aveva definito “una sbandata” Desirèe Mariottini probabilmente nel tentativo estremo e un po’ goffo di difendere Yousef Salia uno degli imputati, suo cliente, all’epoca appena arrestato per la morte della sedicenne di Cisterna lasciata morire di overdose in un palazzo occupato da pusher a San Lorenzo.
L’avvocata aveva definito Desirèe Mariottini una sbandata: ora la condanna per diffamazione
Ora per una avvocata del foro di Latina, che sia durante un’udienza preliminare che in una memoria ma anche in una intervista tv, aveva accostato la parola “sbandata” a Desirée  è arrivata la condanna davanti ai giudici di piazzale Clodio. Dovrà pagare una multa di duemila euro per l’accusa di diffamazione. La procura ne aveva chiesti cinquemila. La sentenza è stata emessa oggi, lunedì 9 ottobre.
Assolta, invece, una collega, un’altra avvocata, anche lei sotto processo per lo stesso reato. Era accusata di aver sottoscritto la stessa memoria finita nel mirino della procura, ma la sua firma poi si è rivelata non autentica. L’avvocata condannata in quel periodo era finita al centro di una accesa polemica perché aveva spinto il suo cliente a denunciare i genitori di Desirée Mariottini per abbandono di minore venendo a sua volta denunciata.
L’affermazione della diffamazione mette un punto ad un capitolo di discredito e di ombre che era stato lanciato su Desirée e sulla sua famiglia
, afferma l’avvocata Claudia Sorrenti che insieme alla collega Maria Teresa Ciotti e Maria Belli assistono da anni i familiari. La morte della sedicenne risale al 19 ottobre del 2018.  Il corpo seminudo di Desirée viene ritrovato disteso su un materasso sudicio, appoggiato a terra, tra un mobiletto dove “cucinare” la cocaina, in un palazzo abbandonato in via dei Lucani tetto per pusher e sbandati. Lì Desirèe aveva assunto stupefacenti e stordita era stata abusata.
Poi la ragazza era entrata in overdose mentre chi le era attorno continuava a guardarla mentre moriva invece di chiamare i soccorsi.
Giorni dopo scattarono gli arresti e pure i tentativi di alleggerire la posizione degli imputati, quattro clandestini di origine africana.
Intanto per il caso della morte di Desirée è stata fissata l’udienza in Cassazione a carico dei quattro stranieri condannati in appello. Il procedimento si aprirà a giorni, il 20 ottobre. I giudici della prima sezione penale della Suprema Corte saranno chiamati a esprimersi sulla sentenza con cui lo scorso novembre i giudici della corte di Assise di Appello di Roma hanno confermato le condanne di primo grado a due ergastoli per Mamadou Gara e Yousef Salia, a 27 anni di carcere per Brian Minthe e a 24 anni e mezzo per Alinno Chima. Le accuse nei loro confronti sono a vario titolo quelle di omicidio, violenza sessuale e spaccio di sostanze stupefacenti.


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