Chiara Brandonisio, 34 anni, operaia. Uccisa a sprangate da un amico virtuale
Carbonara (Bari), 8 Luglio 2011
Titoli & Articoli
Killer dopo il “no” su Facebook: preso (La Stampa – 14 luglio 2010)
Chiara Brandonisio, 33 anni, aveva conosciuto il killer su internet – Tutta l’Italia in auto per raggiungere la vittima: non l’aveva mai vista, l’ha ammazzata a sprangate
La prima volta che Domenico Iania ha visto Chiara Brandonisio è stato giovedì scorso, quando l’ha aggredita fino ad ucciderla. L’assassino, 52 anni, originario della provincia di Catanzaro e residente a Morfasso, in Val d’Arda nel Piacentino, era arrivato a Bari per incontrare la donna, 33 anni, operaia in un’azienda per la trasformazione di mandorle. Con lei aveva avuto fino a quel giorno una relazione virtuale. Appuntamenti su Facebook, lunghe conversazioni scritte in chat e altre dal vivo, ma a distanza, attraverso l’uso di una webcam. Mai, prima della mattina dell’omicidio, c’erano stati contatti ravvicinati tra i due. Ed è stato quando Chiara ha deciso di troncare quella relazione virtuale che Domenico ha pensato raggiungerla in Puglia per incontrarla. E’ partito da Morfasso con la sua panda blu che poi ha abbandonato poco lontano dal luogo del delitto.
Ha raggiunto Chiara poco dopo l’alba mentre la ragazza andava in bicicletta al lavoro. Una breve e probabilmente animata discussione. Poi la testa della ragazza martoriata a sprangate. Alcune ore di coma e la morte certificata dai medici dell’ospedale «Di Venere».
Subito dopo aver lasciato la spranga accanto al corpo agonizzante di Chiara, Domenico ha iniziato la sua fuga. Le prime fasi sono state riprese dalla telecamera di un negozio di Carbonara, il quartiere dov’era avvenuta l’aggressione. Domenico Iania è passato pochi minuti dopo l’aggressione poi rivelatasi mortale sotto l’obiettivo che ha immortalato la sua fisionomia. Da Carbonara alla stazione di Bari e da lì in treno fino in Emilia Romagna. Durante la sua fuga, Domenico Iania ha appreso della morte di Chiara Brandonisio. E’ successo domenica mattina quando i giornali hanno pubblicato la notizia che la ragazza barese – separata dal 2004 e residente a Carbonara insieme a sua nonna – non era sopravvissuta alle gravi ferite. Domenico Iania ha continuato a rendersi irreperibile. Dal treno all’autostop fino a Fiorenzuola in Val d’Arda.
Giunto qui, l’uomo ha raggiunto Lugagnano grazie ad un passaggio in auto chiesto ad un cittadino straniero. Per continuare la sua fuga, Domenico Iania aveva bisogno di soldi. E ne ha chiesti ad amici e conoscenti di Morfasso mentre la polizia teneva d’occhio la sua abitazione sperando che l’uomo potesse tornarci. Domenico Iania prima di crollare, ha dormito ovunque: in fienili, in casolari abbandonati. Poi la resa. L’uomo ha raggiunto l’abitazione di un conoscente a Morfasso e gli ha chiesto di chiamare la polizia per costituirsi. Ora agli inquirenti il compito di ricostruire la tragica fine di quella relazione virtuale. Le indagini muovono da alcuni punti fermi. Circa dieci anni fa Domenico Iania è stato accusato di tentato omicidio nei confronti della sua ex compagna.
Alcune settimane fa, Chiara Brandonisio aveva presentato alla polizia una denuncia per stalking. Non si conosce l’identità della persona verso la quale era stata mossa l’accusa, ma gli inquirenti hanno un’altra traccia da seguire. Di quella ragazza nessuno sapeva molto. A Carbonara la conoscevano in pochi e, dopo la separazione di sei anni fa, Chiara si è fatta vedere sempre meno in giro. Riservata, forse delusa dal suo matrimonio fallito, Chiara potrebbe aver cercato sulle chat nuove occasioni di incontro e di relazioni. Ma con Internet ha conosciuto il suo assassino. (di Carmine Festa)
«Chiara, vittima di un uomo lasciato libero di uccidere» (Gazzetta del Mezzogiorno – 8 agosto 2013)
Ancora una volta una donna «disponibile, molto buona e sempre allegra» uccisa dalla ferocia di uomini possessivi. È la storia di Chiara Brandonisio, 35enne di Carbonara, ammazzata da un «amico virtuale» l’8 luglio 2010 mentre andava a lavoro, a Ceglie del Campo, alla periferia di Bari. Quando i lati positivi del carattere di una persona diventano difetti. «Il suo modo di essere – racconta il fratello Piero – ha giocato a suo sfavore in questa vicenda».
Chiara era una persona «onesta, si sacrificava per andare a lavorare e si alzava presto ogni mattina». Ma soprattutto «si fidava troppo delle persone». Nel giardino della villa alla periferia di Carbonara, dove viveva con la mamma e con il fratello, c’è ancora la sua bicicletta. «Andava a lavorare con quella bici. L’abbiamo sistemata e ne abbiamo molta cura». È stata rimessa a nuovo qualche mese fa. Quella stessa bicicletta su cui Chiara fu sopresa all’alba di quell’8 luglio da Domenico Iania, un ragazzo lombardo conosciuto in chat qualche mese prima e che non aveva accettato la fine della storia. Dopo 5 mesi di una relazione virtuale in chat, prima su facebook poi su msn, senza essersi mai incontrati, lei lo aveva lasciato perché aveva iniziato a frequentare un uomo a Bari.
Iania, residente a Morfasso, un paesino in provincia di Piacenza, avrebbe quindi minacciato di suicidarsi in diretta in webcam. Poi il piano criminale. Gli investigatori hanno ricostruito il percorso dell’assassino dalla sua abitazione nel Piacentino fino alla scena del crimine. Nella notte tra il 6 e il 7 luglio si sarebbe messo in viaggio sull’autostrada adriatica. Giunto a Ceglie all’alba, avrebbe utilizzato le 24 ore successive per studiare i movimenti della vittima. Dopo averla trovata, l’avrebbe osservata, pedinata e infine aspettata sulla strada che Chiara percorreva ogni mattina in bicicletta per andare a lavorare. Lì l’avrebbe colpita alla testa ripetutamente con una spranga di ferro verde, fracassandole il cranio e uccidendola. Poi avrebbe abbandonato l’auto al limite di un precipizio ritornando nel Piacentino in treno e in autostop.
Fu arrestato pochi giorni dopo ed è attualmente detenuto a Piacenza. «Avevano un rapporto virtuale a distanza – racconta il fratello Piero, con cui Chiara si confidava – si sentivano spesso ma non si erano mai incontrati. Poi il rapporto era diventato morboso». Chiara era tornata a vivere nella casa di famiglia dopo una separazione «che l’aveva molto turbata». Nella stanza dove adesso dorme Piero c’è ancora il comodino così come lei lo aveva lasciato quella mattina. Foto, peluches e oggetti vari. Sull’ar madio il poster del suo idolo, Claudio Baglioni, e su una parete del salone una grande foto in bianco e nero del giorno delle sue nozze. «Sembra un angelo» sospira Piero guardando quella immagine mentre gli occhi gli si riempiono di lacrime. Il fratello racconta la vita di Chiara, tra sofferenze e rinnovate gioie.
«Io ero la persona con cui parlava di più – dice – da quando era tornata a vivere qui, all’inizio del 2009, era rinata. Aveva cambiato look, si era iscritta in palestra e aveva ripreso gli studi. A febbraio aveva fatto una vacanza con le amiche e si era diplomata a giugno. Poi il mese successivo… ». Piero alterna i racconti della sua vita a riflessioni sulla sua morte, come se volesse lanciare messaggi a tutte le donne che «di questi tempi ancora si fidano degli uomini. I ragazzi oggi sono schiavi dei social network, della rete – dice Piero – ma il virtuale è uno schermo. Dietro non sai mai chi si nasconde».
L’avevano denunciato due volte per stalking «ma non c’è stato nessun seguito alle denunce nonostante fosse un soggetto recidivo». Iania, infatti, era stato condannato nel 1993 per il tentato omicidio della sua ex moglie. «Un giorno, era aprile, ebbi un litigio telefonico con lui – racconta ancora il fratello – Gli dissi di lasciare in pace Chiara perché non può esserci amore tra due persone che non hanno mai neppure sfiorato uno la mano dell’altra. La seconda denuncia l’avevamo fatta poco prima che lui decidesse di uccidere mia sorella. Capimmo subito che era stato lui. Dentro di me si era acceso qualcosa come se Chiara me lo avesse detto».
«Quella mattina – ricorda – abbiamo salutato Chiara alle 6.30 del mattino». Aveva lasciato in bagno, appesa al porta-asciugamani, una molla gialla per capelli. E’ ancora lì. Negli occhi del fratello c’è anche il rammarico perché «nessuno ci ha dedicato spazi e considerazione. La Circoscrizione non si è degnata minimamente di spendere una mezza parola per mia sorella. Nei mesi successivi al delitto, nella piazza di Ceglie del Campo dove Chiara Brandonisio è stata uccisa, c’erano fiori. «Ora non c’è più niente. Mia sorella è stata dimenticata». Solo un’altra vittima di femminicidio. A ottobre si celebrerà il processo in Cassazione. L’ultimo grado di giudizio nei confronti dell’assassino, condannato già in primo e secondo grado a 30 anni di reclusione. Ancora una volta un uomo che «ama» tanto da uccidere. (di Isabella Maselli)
Link
In memoria di
A Ceglie il giardino intitolato Chiara Brandonisio e alle vittime di femminicidio: “Memoria e impegno” (la Repubblica – 27 novembre 2020)
Il giardino di via Domenico Di Venere, a Ceglie del Campo, è stato intitolato a Chiara Brandonisio e alle vittime di femminicidio. Una scelta non casuale: è il luogo nel quale la 34enne fu uccisa a colpi di spranga, l’8 luglio del 2010, da Domenico Iania.
“Intitoliamo un piccolo giardino di Ceglie del Campo a Chiara Brandonisio, nostra concittadina e vittima di femminicidio. È un’iniziativa che abbiamo fortemente voluto per ricordare Chiara e tutte le donne vittime di violenze. In questo luogo rinnoviamo simbolicamente non solo la memoria, ma anche l’impegno contro ogni discriminazione e violenza di genere”, spiega la presidente del Municipio 4 Grazia Albergo. Chiara Brandonisio fu aggredita nella mattinata dell’8 luglio del 2010, mentre andava al lavoro in bici, colpita ripetutamente alla testa con una spranga di ferro da Domenico Iania, 55enne piacentino con il quale aveva intrapreso una relazione su Facebook.
“L’intitolazione è un gesto simbolico, ma sentito e convinto, per non dimenticare Chiara e tutte le vittime e per tenere sempre altissima l’attenzione contro le discriminazioni e le violenze di genere”, continua la presidente del Municipio. Alla cerimonia di intitolazione è intervenuta l’assessora comunale Carla Palone, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. (di Gennaro Totorizzo)


