Antonella Alfano, 34 anni, commessa, mamma. Strangolata dal compagno che poi simula un incidente
Agrigento, 5 Febbraio 2011
Titoli & Articoli
Agrigento, Antonella Alfano muore carbonizzata nella sua auto (Canicattì Web – 5 febbraio 2011)
C’è dolore per la morte di Antonella Alfano, 34 anni, commessa in un negozio di abbigliamento all’interno del centro commerciale “Le Vigne”, morta nella tarda mattinata di oggi nel terribile schianto contro un albero sulla strada provinciale 80, l’ex via Nuova Favara, che collega il centro abitato con la statale 640. La donna lascia uno splendido compagno e un bellissimo bambino di appena 10 mesi. Una tragedia che toglie il fiato. Antonella aveva da poco terminato di fare acquisti nel centro cittadino, e stava rientrando a casa nel quartiere commerciale del Villaggio Mosè. Ma il destino era in agguato. Il cadavere carbonizzato della donna è stato ritrovato intorno alle 12,30, all’interno di un’autovettura, Fiat 600, completamente bruciata. I vigili del fuoco del comando provinciale di Agrigento, subito intervenuti sul posto hanno spento l’incendio, poi si sono accorti, che dentro la vettura c’era il corpo della donna, reso irriconoscibile dalle fiamme. Sul luogo ad uno a uno sono arrivati, il capitano Giuseppe Asti, il tenente Roberto Di Nunzio. Secondo gli accertamenti dei militari l’incidente sarebbe stato causato da una disattenzione, da qualcosa che ha fatto perdere il controllo della Fiat 600 alla donna. L’utilitaria ha sbandato all’improvviso tagliando trasversalmente la carreggiata, finendo la sua corsa sottostante il manto stradale. Poi il mezzo ha preso fuoco. La donna ha lottato, ha cercato di uscire, ma travolta dalle fiamme si è arresa.
Agrigento, i familiari di Antonella Alfano chiedono verità e giustizia (Canicattì Web – 10 maggio 2011)
Chiedono verità e giustizia la mamma e la sorella di Antonella Alfano, la giovane trovata completamente carbonizzata, all’interno della sua Fiat 600, lo scorso 5 febbraio. Le indagini da quello che a prima vista era sembrato un incidente stradale, hanno subito imboccato la pista dell’omicidio. Unico indagato è il carabiniere Salvatore Rotolo, ex compagno di Antonella, e padre della bimba di 10 mesi avuta con la donna. Il militare sarebbe stato visto nella zona del ritrovamento del cadavere, da un collega carabiniere. “Per noi è un’attesa snervante, vogliamo la verità – ha detto Rossana Alfano, sorella di Antonella – dobbiamo sapere quello che è successo a mia sorella, se c’è, e chi è stato il colpevole. Non abbiamo mai creduto ad un incidente, chi ha sbagliato deve pagare, sono fiduciosa nella giustizia”. Rossana Alfano ripercorre gli ultimi mesi di vita della sorella, sempre ansiosa, tesa e confusa, a causa del rapporto burrascoso con il compagno. “Ultimamente Antonella non andava d’accordo con il compagno e padre di suo figlio. Con lui c’erano sempre litigi, tante volte per cose stupide. Era sempre con l’ansia. Il rapporto era in declino”.
“ Io vado avanti solo per la bambina, che tanto mi ricorda mia figlia quando era piccola – riprende con la voce rotta dal pianto, Giovanna Saieva, mamma della giovane – mi faccio forza ma voglio giustizia per Antonella. Mi rivolgo a Dio e aspetto un giorno, spero presto, di conoscere la verità su mia figlia e su come sono andate le cose”. Le indagini sulla morte di Antonella Alfano sono state secretate dalla Procura di Agrigento. Il medico legale Cataldo Raffino dopo una prima proroga di un mese sulla consegna dei risultati dell’autopsia e sui reperti acquisiti, ha ottenuto un’altra proroga di 30 giorni. Tempi lunghi e troppi silenzi. Per i familiari di Antonella, ogni giorno che passa e un giorno in più di sofferenza.
Il giallo dell’ex modella assassinata «La castagna in gola un depistaggio» (Corriere del Mezzogiorno – 13 giugno 2011)
Apparentemente è morta in un incidente stradale. Lei al posto di guida, l’auto in fondo alla scarpata, tutto divorato dalle fiamme. Si pensa ad una disgrazia fino a quando il medico legale non scopre qualcosa di incomprensibile: la vittima ha una castagna conficcata nella gola. Ruota attorno a questo dettaglio il mistero sulla morte di Antonella Alfano, 34 anni, bella e bionda commessa con un passato nel mondo delle sfilate. Nella terra di Camilleri il groviglio sembra perfetto per il commissario Montalbano. Anche perché la probabile soluzione del giallo è ancor più sorprendente del dettaglio da cui prende le mosse. Quella castagna in gola sarebbe un tentativo di depistare le indagini. Un espediente per giustificare l’assenza di tracce di fumo nei polmoni che altrimenti avrebbero svelato che la donna era già morta quando il cadavere è stato dato alle fiamme.
IL GIALLO – Insomma Antonella non sarebbe deceduta nell’incidente, ma assassinata. Qualcuno l’ha uccisa prima, forse soffocandola, e poi ha architettato la messinscena dell’incidente con quella trovata della castagna in gola. Tutti i sospetti degli inquirenti si concentrano su un insospettabile: il compagno della vittima, Salvatore Rotolo, di 34 anni. Un carabiniere con una brillante carriera alle spalle nella caccia ai latitanti, compreso il boss Gerlandino Messina. Sono stati i risultati dell’autopsia e di altre perizie (consegnati alcuni giorni fa) a svelare indizi determinanti. A cominciare da quella castagna secca già rinvenuta ad un primo esame del cadavere. È il 5 febbraio scorso. La Fiat 600 di Antonella è finita contro un albero alla periferia di Agrigento. Le istantanee sul luogo dell’incidente mostrano anche il compagno della vittima affranto a collaborare con i colleghi per i primi rilievi. Ma da subito qualcosa non torna. Sull’asfalto non c’è traccia di frenata e l’impatto dell’utilitaria non è tale da giustificare l’incendio che si propaga in modo uniforme a tutto l’abitacolo. Testimoni riferiscono inoltre di aver visto il carabiniere sul luogo dell’incidente a bordo di un motorino. Rotolo viene prima indagato per omissione di soccorso poi per omicidio.
IL DEPISTAGGIO DELLA CASTAGNA IN GOLA – Ma perché la castagna, perché quella sorta di sasso in bocca quasi da codice mafioso? La risposta nelle perizie appena depositate: spiegano che se Antonella fosse stata ancora viva nel momento dell’impatto e del successivo incendio nei suoi polmoni ci sarebbero state tracce di fuliggine e fumo respirati durante l’agonia. Ma visto che non ci sono vuol dire che non respirava più, dunque era già morta. Dall’altra parte se l’assassino non avesse tenuto in conto questo dettaglio si sarebbe subito capito che si trattava di omicidio. L’unico modo per tentare di depistare le indagini, magari dopo un delitto d’impeto, è stato immaginare un’ostruzione meccanica che spiegasse l’assenza di fumo nei polmoni. Da qui la castagna. Un’opzione diabolica che può elaborare solo chi ha un minimo di esperienza in materia. Certo, è anche possibile che Antonella stesse realmente mangiando la castagna e le sia finita in gola accidentalmente soffocandola. Ma i familiari hanno detto che «non mangiava castagne» . E poi perché metterla in bocca alle 10 del mattino senza neppure addentarla? Ma le perizie hanno accertato altro ancora. Il sedile lato guida era molto distante, tanto che «Antonella, alta 1,60, non avrebbe potuto nemmeno toccare i pedali dell’auto» mentre il rogo è stato «innescato da una miscela di gasolio e benzina anche se il serbatoio era intatto e con benzina all’interno» . Insomma «l’incendio sarebbe stato provocato e non accidentale mentre la donna era già cadavere quando è stata avvolta dalle fiamme» . Il carabiniere non avrebbe inoltre fornito spiegazioni convincenti su alcuni graffi al viso. Quanto al movente, madre e sorella della vittima hanno raccontato che la coppia, con una bambina di un anno, «era tutt’altro che felice e da mesi non avevano più alcun rapporto» . (di Alfio Sciacca)
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In memoria di
La figlia di Antonella Alfano è di cognome Alfano e non Rotolo (Sicilia Live 24 – 20 maggio 2022)
Il 14 gennaio 2015 la Cassazione ha confermato la sentenza emessa il 28 giugno 2013 dalla Corte d’Appello di Palermo che ha confermato a sua volta la sentenza del Tribunale di Agrigento che il 7 giugno 2012 ha condannato a 18 anni di carcere Salvatore Rotolo, 48 anni, di Agrigento, giudicato in abbreviato e imputato dell’omicidio della compagna, Antonella Alfano, 34 anni, anche lei di Agrigento, scoperta morta carbonizzata all’interno della sua Fiat 600 la mattina del 5 febbraio del 2011. Rotolo, al culmine di una lite, ha ucciso la donna e poi ha simulato un incidente stradale lanciando giù da una scarpata, in via Papa Luciani, l’automobile di lei, e poi appiccando il fuoco alla stessa automobile.
E’ stata sottratta la potestà genitoriale a Salvatore Rotolo. Quando è stato compiuto l’efferato delitto, Antonella Alfano è stata madre di una bambina di pochi mesi, poi affidata definitivamente alla famiglia di lei. Ebbene adesso la bambina, che ha quasi 12 anni, ha espresso il desiderio di rinunciare al cognome del padre, Rotolo, ovvero colui che ha ucciso sua madre, e di assumere solo il cognome della madre, Alfano. I familiari della 12enne, la zia Rossana e i genitori, assistiti dall’avvocato Simona Fulco, hanno percorso il cammino burocratico relativo alle procedure di cambio di cognome. E la Prefettura e il Comune di Agrigento hanno acconsentito alla modifica.



