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Stellio Cerqueni, 88 anni, imprenditore in pensione, padre separato. Uccide la figlia a colpi di pistola e si ammazza

Sarmeola di Rubano (Padova), 17 Settembre 2021


Titoli & Articoli

Padova, padre di 88 anni uccide la figlia il giorno del compleanno e si toglie la vita (Corriere della Sera – 17 settembre 2021)
È successo a Sarmeola di Rubano al termine di un litigio, la vittima aveva 60 anni. L’uomo era arrivato da Monfalcone per la festa. A scoprire i cadaveri sono stati i parenti
Le tracce di sangue rappreso per terra, tra la strada e il cancello di casa, parlano dell’ultima donna ammazzata ancora una volta da un uomo violento e prevaricatore. Dopo Chiara Ugolini, Rita Amenze e Alessandra Zorzin, alla Spoon River delle donne si aggiunge il nome di Dorjana Cerqueni, la quarta vittima nel solo mese di settembre.
Dorjana è stata uccisa ieri, il giorno del suo sessantesimo compleanno, dal padre
Stellio Cerqueni, 88enne. I due avevano un rapporto conflittuale da oltre trent’anni. Venerdì mattina l’uomo è partito in treno da Monfalcone, dove risiede, e ha raggiunto in taxi la casa della figlia in via Valli 10 a Rubano, dove la donna abitava insieme al marito malato e a due dei quattro figli. Lui l’ha chiamata fuori per parlare, le ha sparato due colpi al torace e poi si è tolto la vita sparandosi al petto. In casa c’erano Galdino Nicoletti, 84 anni, marito della donna, e il figlio Paolo, 49 anni, che è corso fuori quando ha sentito i primi due colpi, e ha assistito al suicidio dell’anziano.
È accaduto alle 12 circa, un testimone ha visto la scena. Sul posto i carabinieri del nucleo investigativo e il pm Roberto Piccione. Il movente del gesto è da ricercare nelle vecchie acredini dovute alla scelta della donna di sposare un uomo che non piaceva al padre, alle quali pare aggiungersi l’ipotesi di un’eredità contesa, visto che Stellio era da poco stato da un avvocato per mettere al sicuro l’eredità della giovane moglie.
L’omicidio era chiaramente premeditato, a quanto pare i due discutevano ogni volta che si sentivano, recentemente erano tornati ai ferri corti.
 È una rabbia che parte da lontano quella di Stellio, uomo che appare aperto al mondo, «agente immobiliare», scrive su Facebook, dove posta le foto dei suoi viaggi. Stellio viveva a Monfalcone con la giovane moglie, i due sono seguiti dai servizi sociali per alcuni problemi sanitari della donna. Ma con la figlia l’uomo non andava d’accordo a causa di scelte che risalgono a 30 anni fa.
Negli anni ’80 infatti Stellio, nato in Serbia e trasferitosi in Italia negli anni ’70, gestiva un supermercato a Cervignano del Friuli, le cose andavano bene e si era preso con sé un socio: Galdino Nicoletti, l’uomo che poi diventerà il marito di sua figlia. A Stellio non piaceva affatto questa relazione. Secondo lui Galdino era troppo vecchio per Dorjana, (i due hanno una differenza di età di 23 anni), e poi era vedovo, aveva tre figli piccoli, un maschio, Paolo, e due bambine, Francesca e Chiara. Secondo lui per la figlia si prospettava una vita difficile. Ma Dorjana era innamorata e ha portato avanti la sua decisione: «Ha tirato su quei bambini come fossero suoi – ha detto ieri un’amica che si è presentata affranta sulla strada in cui si affaccia la casa dei Nicoletti – e poi ne hanno fatto un altro di bambino, Michele, che adesso ha 29 anni. Dorjana era una donna energica, dopo che il marito aveva cominciato a muoversi poco, lei si è presa in carico il mobilificio».
Già perché la 60enne, oltre ad aver tirato su quattro figli, faceva l’imprenditrice: gestiva insieme al figlio Paolo, 49 anni, il mobilificio Nicoletti, dietro casa, una piccola impresa che pare funzionasse molto bene. Ha tirato sui suoi ragazzi con dedizione, l’ultima soddisfazione Michele, il figlio laureato da poco in medicina e che in questi giorni era in Sardegna per una vacanza. Ieri Stellio pare abbia agito con freddezza. Non ha voluto parlare davanti all’ex socio, che non voleva nemmeno vedere, ha chiesto alla figlia di uscire di casa. La pistola che si era portato da Monfalcone era legalmente detenuta. Venerdì molti amici sono arrivati in via Valli, increduli per le notizie che giravano sui siti: «L’ho incontrata giovedì e le ho detto ‘dai Dorjana ti faccio gli auguri per domani — dice un sessantenne — e lei mi ha detto ‘no sei matto porta sfortuna’, oggi mi si è gelato il sangue». Ma non è stata la sfortuna a uccidere Dorjana, piuttosto un uomo che non ha saputo lasciarla libera. Libera come chiedevano di essere tutte le donne uccise in questo terribile settembre. (di Roberta Polese)

Rubano, omicidio: vecchi rancori e l’eredità di Dorjana, nel gesto di Stellio Cerqueni (il Resto del Carlino – 19 settembre 2021)
Domani le autopsie sui corpi di Dorjana e Stellio Cerqueni, padre e figlia dell’omicidio suicidio avvenuto venerdì. In un diario tutto l’odio represso dell’uomo
Odiava la figlia e pensava di lasciare l’eredità alla moglie invalida. Un rancore antico che ha portato alla tragedia sarebbe il movente dell’omicidio suicidio di Rubano. Domani lunedì 20 settembre si svolgeranno le autopsie sui corpi di Dorjana e Stellio Cerqueni, padre e figlia dell’omicidio suicidio avvenuto venerdì 17 settembre. Il pm Roberto Piccione intende delineare tutti i profili di quello che agli occhi degli investigatori è un caso ormai risolto, non spetta a loro trovare il movente del gesto, visto che le indagini sono di fatto già chiuse.
Venerdì Stellio, 88 anni, è giunto da Monfalcone, dove vive con una giovane moglie invalida, con un taxi che l’ha portato sotto casa della figlia che proprio venerdì compiva 60 anni. Quando è arrivato davanti al cancello lo ha visto Paolo, uno dei figli di primo letto di Galdino, marito di Dorjana, e a lui ha chiesto di vedere sua figlia. Lei è uscita, i due hanno parlato e lui le ha sparato, prima al petto e poi alla nuca, come per giustiziarla. Poi si è tolto la vita mirando al petto.
Ci sono almeno due testimoni che hanno assistito impotenti alla scena, e poi ha visto tutto Paolo, che dopo il primo sparo si è precipitato fuori per vedere che cosa stesse accadendo. All’origine della tragedia antichi rancori legati alle scelte di vita di Dorjana, che quando aveva trent’anni scappò di casa per stare con Galdino, ex socio in affari del padre. Da quel momento Stellio non ha più voluto vedere la figlia. Ora però sembra spuntare un’eredità che l’uomo voleva lasciare alla moglie invalida residente a Monfalcone.
I giornali locali riportano il ritrovamento di un diario dell’88enne in cui l’uomo avrebbe riversato il carico di odio represso in tanti anni. Sessanta pagine piene di rancore nei confronti della figlia Dorjana e del marito: voleva vederli morti. Cerqueni custodiva (regolarmente) altre armi, una pistola e un fucile.

Padova 18/09/2021 ©Bergamaschi Marco
Rubano, fiori sul luogo del delitto
– Rubano, fiori sul luogo del delitto – fotografo: marco bergamaschi

Stellio Cerqueni, la lettera prima di sparare: «Tua madre ci ha portato via un miliardo di lire dell’eredità» (Corriere della sera – 20 settembre 2021)
Nella missiva l’anziano ha spiegato al nipote che «non ho mai visto» la follia del suo gesto: «Ci ha abbandonato nella miseria, nella fame e nella malattia»
Sessanta pagine cariche di odio e rancore covato in 30 anni. 
Stellio Cerqueni, l’uomo che venerdì ha ucciso a Rubano (Padova) la figlia Dorjana sparandole due colpi di pistola prima di togliersi la vita, aveva portato con sé uno scritto dedicato al nipote Michele, figlio di Dorjana e Galdino Nicoletti. Un diario nel cui incipit cerca di spiegare le motivazioni del gesto folle che ha compiuto uccidendo in strada la primogenita con due colpi di pistola, prima di spararsi al petto e morire di fianco a lei.
«Lettera a un nipote che non ho mai visto, scritta e riscritta cento volte»,
inizia così la lettera-diario che i carabinieri del comando provinciale di Padova hanno ritrovato nel borsello di Stellio. «Tua madre ha lasciato i genitori nella miseria, nella fame e nella malattia, portandoci via un miliardo di lire dell’eredità» scrive l’anziano prima di dilungarsi in una serie di invettive in cui esprime tutto il suo odio e il suo rancore. Nelle sessanta pagine l’ottantottenne ripercorre tutte le vicende economiche fin dai tempi in cui la madre di Michele fugge con il socio lasciando, dice l’omicida suicida, la famiglia originaria in un baratro di debiti. Parla solo di soldi Stellio, dando quindi conferma che all’origine dell’odio covato nei confronti della figlia ci siano unicamente questioni legato all’eredità. Stellio era giunto a Rubano con una pistola carica, è stata Dorjana a decidere di tenerlo fuori di casa, secondo gli investigatori non e’ escluso che Stellio avesse programmato di uccidere tutta la famiglia.
Intanto la questura di Gorizia informa come Cerqueni non fosse in possesso di alcun porto d’armi, come invece riportato da alcuni organi di informazione. L’anziano risultava «detentore di armi e, per quanto di competenza di questa Questura, la prima denuncia di detenzione risulta effettuata nel 1996 nel commissariato di Monfalcone (Gorizia). Va opportunamente ricordato che, a differenza del porto d’armi, per detenere legittimamente armi comuni da sparo, non occorre alcuna preventiva autorizzazione dell’Autorità (Prefettura e Questura), quindi la detenzione è normalmente consentita ottemperando all’obbligo di denuncia». Dal 2013 il detentore di un’arma ha l’obblico, periodicamente, di presentare certificazione medica attestante il possesso dei requisisti psichici, come informa la polizia- correttamente adempiuto dall’anziano: «Cerqueni aveva pertanto presentato documentazione sanitaria attestante il possesso dei requisiti psichici per la detenzione delle armi nel 2014 e aveva presentato ulteriore certificazione alla scadenza, in data 20 novembre 2019, ove risultavano i requisiti psichici per il possesso delle armi. In merito alla sua condotta non risultano né precedenti penali o di polizia né altri elementi forniti da familiari, istituzioni sanitarie o da altra istituzione pervenuti a carico del medesimo».


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