Mustapha Hajjaji, 44 anni, padre. Uccide i figli a coltellate per vendetta verso l’ex moglie. Si impicca in carcere prima del processo
Umbertide (Perugia), 8 Novembre 2012
Titoli & Articoli
Umbertide, padre sgozza i due figli e tenta il suicidio. “Ma l’obiettivo era la moglie” (il Fatto Quotidiano – 8 novembre 2012)
Mustapha Hajjaji, manovale di 44 anni, ha tagliato la gola ai suoi due bambini di 8 e 12 anni. Secondo gli inquirenti, l’uomo avrebbe voluto uccidere la moglie che da un mese lo aveva lasciato, ma non trovandola in casa, si è accanito sui piccoli. In passato la donna lo aveva già denunciato per minacce, violenze e lesioni
Mustapha Hajjaji, manovale di 44 anni da tempo disoccupato, ha sgozzato i suoi due figli, Ahmed, otto anni, e Jihane, 12. Soli, la sera del 6 novembre, si trovavano nella piccola casa alla periferia di Umbertide, in provincia di Perugia, dove la madre si era trasferita con i due bambini da circa un mese, lasciando il marito e il precedente domicilio comune a Città di Castello. E proprio la scelta di chiudere il rapporto con Mustapha – ritengono i carabinieri – avrebbe scatenato l’odio furente dell’uomo, il cui primo obiettivo era con tutta probabilità la donna che lo aveva lasciato. Ma il manovale, non trovandola, si è accanito sui figli.
Dopo avere tentato il suicidio, Mustapha è stato arrestato e portato all’ospedale di Città di Castello con l’accusa di duplice omicidio. Sedato e intubato ma in condizioni “non critiche”, spiegano i medici. Forse tra qualche giorno potrà essere lui stesso a spiegare perché abbia deciso di uccidere i suoi bambini. L’odio verso la donna continua a essere il movente privilegiato dagli inquirenti per spiegare il duplice omicidio. I militari – coordinati dal sostituto procuratore di Perugia Mario Formisano – stanno esaminando alcuni scritti in arabo, lasciati dal manovale. Elementi che porterebbero a ipotizzare che fosse la moglie trentaquattrenne, marocchina come il marito, il suo primo obiettivo.
La donna, quando ancora conviveva con il marito, aveva presentato una denuncia formale contro di lui per minacce, violenze e lesioni. Secondo alcune testimonianze, i continui litigi erano dovuti soprattutto alla scelta di lei di non indossare il velo. Mai i problemi – è emerso dagli accertamenti – avevano riguardato anche i figli.
Martedì sera però Hajjaji ha lasciato il quartiere tifernate di San Pio raggiungendo la casa alla periferia della non lontana Umbertide dove la moglie, sposata in Marocco, aveva chiesto formalmente di poter prendere la residenza. Non è chiaro se l’uomo sapesse che la donna, in quel momento, era al lavoro, come cameriera, in un ristorante. Ad aprirgli sono stati comunque i figli, che erano soli. Cosa sia successo esattamente è ancora al vaglio dei carabinieri. I due piccoli cadaveri, e il padre ferito, sono stati trovati nel bagno che aveva la porta chiusa così come quella d’ingresso dell’appartamento (senza alcun segno di effrazione che lasci spazio ad altre ipotesi).
A far scattare i soccorsi è stato lo stesso omicida chiamando la moglie al lavoro e annunciandole di volersi suicidare. La donna ha così avvertito il 118 che si è recato alla casa del manovale a Città di Castello, risultata però vuota. I carabinieri hanno quindi accertato che la chiamata era partita dall’appartamentino di Umbertide e si sono precipitati sul posto insieme al personale sanitario proprio mentre i vicini udivano alcune urla. Sfondate le porte i soccorritori si sono trovati davanti un lago di sangue: Ahmed e Jihane erano già morti.
Uccide i 2 figli: «Ho fatto quel che ci vuole». La moglie: «Ero una schiava terrorizzata» (Corriere della Sera – 8 novembre 2012)
L’assassino di Umbertide aveva lasciato una lettera e aveva portato le lame da casa. Sarebbero esclusi motivi religiosi
Il padre assassino di Umbertide avrebbe premeditato la morte dei suoi figli, di otto e 12 anni. Mustapha Hajjaji, cittadino marocchino che martedì sera ha sgozzato Ahmed e Jiahane nel bagno della casa della moglie Naoual Belgotte, dalla quale si stava separando, ha infatti lasciato una lettera scritta in arabo nella quale avrebbe tra l’altro scritto: «Ho fatto la cosa che ci vuole».TAGLIERINI PORTATI DA CASA – Il 44enne , inoltre, si era portato da casa delle lame di taglierino che gli sono state trovate in tasca, mentre sotto ai corpi dei due bambini sono state rinvenute altre due lame, e lì accanto un coltello sporco di sangue. Ma le lame in più contribuiscono a costruire l’ipotesi della premeditazione.
LA FUGA DA CASA – Questo è quanto emerge dalle indagini condotte dal pubblico ministero Mario Formisano che quindi ha chiesto al gip la convalida del provvedimento restrittivo nei confronti di Hajjaji e l’emissione a suo carico di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. A inizio novembre la donna, con i bambini, aveva lasciato la casa coniugale a Città di Castello e si era trasferito nella vicina Umbertide. In passato aveva già denunciato il marito per una lite, e per questo Formisano è stato affiancato dal sostituto procuratore Massimo Casucci, titolare di quel fascicolo.
«COME UNA SCHIAVA» – Hajjaji, che dopo il duplice infanticidio aveva tentato il suicidio, si trova ricoverato all’ospedale di Città di Castello e venerdì dovrebbe essere trasferito in quello di Perugia. Non ha ancora parlato con gli inquirenti. La signora Belgotte, invece, avrebbe ammesso di essere «trattata come una schiava» e di essere stata «terrorizzata» dal marito.
«LA RELIGIONE NON C’ENTRA» – Parrebbe invece escluso il movente religioso: si ipotizzava, inizialmente, che le liti fossero legate al rifiuto di Belgotte di indossare il velo islamico. «Quella che si è consumata è purtroppo una tragedia familiare, maturata all’interno delle mura domestiche – ha spiegato Valerio Collesi, legale della donna – Non ha nessun legame con motivi religiosi». In ogni caso il Centro culturale islamico di Umbertide ha espresso dura condanna per l’accaduto: «Un principio fondamentale dell’Islam è che “chiunque uccida un essere umano sarà come se uccidesse tutta l’umanità e chiunque salvi una vita sarà come se salvasse la vita a tutta l’umanità”, pertanto quanto accaduto è contrario a qualsiasi principio della religione musulmana», è stato sottolineato in una nota.
Bimbi uccisi, la confessione di Hajjaji: «Così ho ucciso prima Ahmed e poi Jihane» (Umbria24 – 9 novembre 2012)
Ha ucciso prima il figlio di 8 anni e poi la figlia 12enne, Mustapha Hajjaji. Lo ha confessato al gip durante l’interrogatorio di convalida dell’arresto, sabato mattina, nell’ospedale di Perugia.
La confessione Hajjaji ha detto al gip che lo interrogava di essere uscito di casa con l’intento di uccidere i suoi figli. Da casa ha portato una corda e le lame di un taglierino e ha usato entrambi: in particolare la corda sulla figlia. Per primo ha detto di aver ucciso Ahmed, poi si è tagliato la sua gola e un polso e poi ha ucciso anche la figlia 12enne.
L’autopsia Non ha usato un coltello che tagliava benissimo per uccidere i suoi figli. Così ha spinto a fondo più volte per farli morire. Dissanguati con una tremenda ferita al collo. Sgozzati come capretti. Il terribile particolare emerge dall’autopsia svolta venerdì dai medici legali Sergio Scalise e Mauro Bacci.
La tragedia Ahmed e Jihane hanno una grande ferita al collo che però non sembrerebbe un taglio netto. Hanno anche delle piccole ecchimosi in varie parti del corpo che potrebbero essere compatibili con il loro disperato tentativo di sottrarsi alla furia omicida del padre. E avevano tanto sangue, sparso dappertutto. Chissà cosa devono aver pensato quei due poveri angeli quando hanno capito che il padre gli avrebbe fatto del male. Chissà cosa deve aver provato chi dei due, solo l’assassino potrà rivelarlo, ha visto morire l’altro. LE SALME DEI PICCOLI : IL VIDEO
L’autopsia Dall’autopsia non è possibile stabilire chi dei due sia morto prima. Il lasso di tempo in cui è avvenuto tutto è troppo ristretto perché sia possibile estrapolarlo da elementi scientifici. Come per ora non è stato possibile per i medici legali stabilire se sui piccoli siano state usate due diverse lame. Secondo quanto emerso dalle indagini infatti Mustapha Hajjaji, si era portato delle lame del taglierino da casa. Anche da questo dipende la contestazione di omicidio premeditato che gli ha mosso la procura della repubblica di Perugia. L’INTERA NOTTE DELLA TRAGEDIA. LA FOTOGALLERY
La convalida in ospedale Intanto Hajjaji è arrivato in ospedale a Perugia venerdì mattina, dopo essere stato trasferito da Città di Castello. E sarà nel nosocomio perugino che sabato mattina avverrà l’udienza di convalida dell’arresto dell’uomo che ha ammazzato i suoi due figli. L’uomo, assistito dall’avvocato Maddalena Uncino, comparirà davanti a gip e magistrati e forse racconterà la sua versione dei fatti. Spiegando finalmente perché ha deciso di uccidere i suoi due figli.
La celebrazione Adesso che i medici legali hanno proceduto all’autopsia, sarà il momento del dolore e della commozione. E stato il Comune di Umbertide ad annunciare una celebrazione commemorativa che si svolgerà all’ospedale di Perugia prima che i corpi vengano restituiti alla famiglia. Per quell’occasione il Comune metterà a disposizione dei compagni di scuola dei due bambini e dei loro genitori due autobus per arrivare a Perugia. Poi con ogni probabilità le salme dei due piccoli verranno rimpatriati in Marocco, come vuole la famiglia, e per questo, la celebrazione in ospedale potrebbe slittare di qualche giorno.
Spoleto, Mustapha Hajjaji si è impiccato in carcere: aveva ucciso brutalmente i due figli (Umbria24 – 18 maggio 2013)
Si è tolto la vita impiccandosi con dei lacci alle sbarre della finestra del bagno nella cella del carcere di Maiano in cui era detenuto. Mustapha Hajjaji, il cittadino marocchino che nel novembre scorso a Umbertide ha ucciso brutalmente i due figli di 8 e 12 anni, è stato trovato intorno alle 7 del mattino dagli agenti della polizia penitenziaria in servizio. Sul manovale 44enne pendeva l’accusa di omicidio premeditato, Nei giorni scorsi il gip di Perugia aveva disposto a suo carico il rito immediato, accogliendo la richiesta della procura. L’11 luglio Hajjaji sarebbe dovuto comparire davanti alla Corte d’assise di Perugia per essere processato.
Rilievi Sul posto sono immediatamente intervenuti i carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Spoleto e il magistrato di turno, la dottoressa Mara Pucci. I rilievi del caso sono proseguiti con scrupolo per l’intera mattinata, anche se nella cella assegnata che Hajjaji da qualche giorno non condivideva con nessuno tutto è risultato perfettamente in ordine. Il pm Pucci, naturalmente, ha già disposto l’autopsia sul corpo dell’uomo.
Sorveglianza assidua Il 44enne, seguito da uno psichiatra del penitenziario, era sottoposto a un’attenta e assidua sorveglianza, stando a quanto risulta la cadenza era di circa quindici minuti. Con ogni probabilità, Hajjaji alle prime luci dell’alba ha atteso che l’agente di turno passasse per il controllo delle 6.45. Dopodiché si è alzato dal letto, è entrato in bagno, ha legato i lacci alle sbarre della finestra, ha infilato il cappio e si è tolto la vita. Nella sua cella non sarebbero stati trovati messaggi, in tasca però aveva il numero della sorella residente nel nord Italia.
I precedenti Hajjaji era considerato un soggetto a rischio. Negli istanti immediatamente successivi all’efferato crimine, compiuto con un coltellaccio da cucina a lama seghettata, il marocchino si era ferito alla gola e ai polsi, poi aveva chiamato la moglie annunciando: «La sto facendo finita». L’immediato intervento dei militari e a ruota dei sanitari avevano salvato l’uomo. Non solo. Nel luglio scorso, quindi prima del brutale omicidio dei due figli, l’uomo finse di impiccarsi. Nel cuore della notte aveva svegliato la moglie, che lo aveva già denunciato per maltrattamenti, ed era salito su una scala, minacciando di togliersi la vita.
Nell’ultimo mese a Maiano altri due tentati suicidi Stando a quanto risulta, nelle ultime settimane nel carcere spoletino sarebbero due i tentati suicidi. A scongiurare il peggio salvando altrettanti detenuti è stata solo la professionalità degli agenti della penitenziaria, prontamente intervenuti. In entrambi i casi i reclusi hanno tentato di impiccarsi. Nell’episodio più recente, verficatosi una decina di giorni fa, il detenuto è stato trasportato in ospedale dove, durante le 48 ore di ricovero, è stato sottoposto alle cure mediche del caso.
Il sindaco di Umbertide: «Epilogo tremendo» A parlare a poche ore dal suicidio di Hajjaji è il sindaco di Umbertide Marco Locchi: «Quanto avvenuto oggi è un dramma nel dramma, tremendo epilogo di una vicenda che ha sconvolto l’intera comunità umbertidese, che si è ritrovata ad interrogarsi sui motivi che hanno portato un padre a scaricare la sua rabbia cieca sui figli, trasformando la casa da luogo di protezione e affetti a luogo di orrore e di morte. Il gesto estremo di Mustapha ha acuito il dolore di una ferita che purtroppo non potrà essere mai rimarginata e che segnerà per sempre una famiglia e un’intera comunità».




