Mirko Tomkow, 46 anni, manovale, padre separato. Denunciato per maltrattamenti e sottoposto a divieto di avvicinamento, uccide il figlio per vendetta. Ergastolo
Cura di Vetralla (Viterbo), 16 Novembre 2021
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La giudice per le indagini preliminari deciderà oggi se convalidare l’arresto di Mirko Tomkow, accusato dell’omicidio del figlio. L’uomo è piantonato all’ospedale di Viterbo.
Mirko Tomkow, il 44enne accusato di aver ucciso il figlio Matias con una coltellata alla gola lo scorso 16 novembre, sarà ascoltato questa mattina alle 9.30 dalla giudice per le indagini preliminari Savina Paoli. Sarà lei a decidere se convalidare l’arresto o meno, e se disporre eventuali misure cautelari, come la custodia in carcere. L’uomo, che è già stato ascoltato ieri dal pubblico ministero Stefano D’Arma, si trova ancora ricoverato all’ospedale Belcolle di Viterbo. È lì che ieri è stato ascoltato dal pm, ed è sempre nel nosocomio che sarà interrogato anche dalla gip.
Mirko Tomkow è indagato per l’omicidio del figlio Matias, di appena dieci anni. Martedì scorso la madre è tornata a casa dal lavoro e ha trovato il bambino con la gola tagliata, ormai morto, e l’ex privo di conoscenza in un’altra stanza. Subito ha cominciato a urlare e ha dato l’allarme, ma quando i soccorsi del 118 sono arrivati ormai non c’era più nulla da fare: Matias era già morto e i sanitari non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso. Il padre è stato rianimato e portato in codice rosso all’ospedale. Subito i sospetti dei carabinieri si sono indirizzati verso di lui, il probabile autore materiale dell’omicidio.
Le indagini proseguono a 360 gradi per appurare cosa sia successo esattamente nell’appartamento di Vetralla e perché mai Mirko Tomkow fosse insieme al figlio. Lo scorso 10 novembre l’uomo aveva ricevuto un ordine di divieto di avvicinamento alla moglie e al figlio, che aveva sempre rispettato. Non martedì. Un parente è andato a prendere Matias a scuola verso le 13.30, dopodiché sarebbe uscito dall’abitazione. La madre si trovava al lavoro e sarebbe rientrata solo verso le 15.30. Una delle ipotesi è che Mirko Tomkow abbia citofonato all’appartamento quando il piccolo era solo in casa, facendosi aprire. Una delle piste seguite dagli investigatori, è che l’uomo volesse vendicarsi della moglie e che fosse lei l’obiettivo del suo piano omicida.
E sin dalle ore successive l’omicidio si è cominciato a delineare con più chiarezza il quadro relativo alla personalità di Mirko Tomkow. Secondo quanto dichiarato dai vicini di casa della famiglia, e dalla sorella della moglie, il 44enne era un uomo violento e con problemi di alcolismo, che beveva troppo e picchiava la moglie. La donna, stanca dell’atteggiamento del marito e temendo per il figlio, aveva deciso di denunciarlo e allontanarlo. “Non lo voleva vicino al bimbo”, ha dichiarato la sorella a Fanpage.it. Martedì, invece, la tragedia che nessuno si sarebbe mai aspettato. (di Natascia Grbic)
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Pena confermata anche in appello per Mirko Tomkow: ha ucciso a Vetralla (Viterbo) il piccolo Matias
Per l’omicidio del piccolo Matias a Vetralla, in provincia di Viterbo, il padre Mirko Tomkow è stato condannato all’ergastolo anche in appello. La sentenza di secondo grado della corte di assise di Roma è arrivata nella tarda mattinata di oggi, martedì 27 giugno, dopo la camera di consiglio dei giudici. A loro, qualche ora prima, durante la requisitoria la procura generale aveva chiesto la conferma dell’ergastolo per il manovale 46enne già condannato in primo grado, l’8 luglio 2022, dal tribunale di Viterbo per omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi e per maltrattamenti in famiglia.
L’omicidio è avvenuto il 16 novembre 2021 a Vetralla: il piccolo Matias, 10 anni, è stato ucciso appena rientrato a casa da scuola. Secondo la ricostruzione degli inquirenti riportata da ViterboToday, il padre gli ha messo dello scotch da pacchi sulla bocca, lo ha accoltellato tre volte di cui una al cuore, gli ha conficcato l’arma nella gola, ha nascosto il corpicino nel cassettone del letto e lo ha cosparso di benzina. Da quella casa, nella frazione di Cura, l’uomo era stato allontanato: aveva infatti il divieto di avvicinamento alla moglie e alla famiglia, che ha violato.
La difesa di Mirko Tomkow ha presentato ricorso in appello, fornendo una diversa ricostruzione dei fatti: nessuna premeditazione né omicidio volontario, ma colposo. Il 46enne, secondo la versione dell’avvocato, avrebbe messo lo scotch sulla bocca del figlio per farlo stare zitto e non per ucciderlo. Una ricostruzione che, stando alla sentenza, non ha convinto i giudici di appello.
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La sentenza di secondo grado è diventata irrevocabile dopo la rinuncia della difesa di Mirko Tomkow a ricorrere in Cassazione. Le motivazioni della corte di assise d’appello
Carcere a vita per Mirko Tomkow, il 47enne che ha ucciso il figlio Matias, di soli 10 anni, a Vetralla. La condanna all’ergastolo, inflitta dalla corte di assise di Viterbo e confermata da quella di appello, è diventata definitiva dopo la rinuncia a ricorrere in Cassazione. Nelle motivazioni dei giudici di secondo grado si sottolinea, tra l’altro, “la tardiva e laconica manifestazione di pentimento e dispiacere dell’imputato al termine di due gradi di giudizio, in cui il suo comportamento non è stato particolarmente meritorio”. Nell’udienza del 27 giugno scorso davanti alla corte capitolina presieduta dal giudice Vincenzo Gaetano Capozza, Tomkow, rilasciando spontanee dichiarazioni, aveva detto: “Sono dispiaciuto, non volevo che accadesse tutto questo”.
La condanna. Il 47enne, ex manovale di origini polacche, era accusato di omicidio volontario ma anche di maltrattamenti sulla ex compagna nonché madre di Matias e di aver violato il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla donna e dal figlio. Inoltre, è stato condannato a risarcire le parti civili rappresentate dall’avvocato Michele Ranucci. Alla madre del piccolo, Marjola Rapaj, è stata riconosciuta una provvisionale di 200mila euro, mentre agli zii Marcela Rapaj e Ubaldo Marcelli di 100mila euro ciascuno.
I fatti Il 16 novembre 2021 Tomkow ha sorpreso il figlio, appena rientrato a casa da scuola, nell’appartamento a Cura di Vetralla dove viveva con la madre. Abitazione a cui l’uomo non avrebbe potuto nemmeno avvicinarsi dopo le istanze di allontanamento disposte dal giudice per i maltrattamenti nei confronti della ex. Dopo essersi scolato una bottiglia di vodka comprata insieme a nastro adesivo per pacchi e benzina, ha soffocato Matias imbavagliandogli naso e bocca con lo scotch e lo ha accoltellato tre volte. Poi ha chiuso il corpo del piccolo, morto per soffocamento e per le pugnalate, nel cassettone del letto matrimoniale e ha cosparso tutto di benzina. Il bambino è stato trovato con il coltello conficcato in gola e il volto insanguinato, mentre lui svenuto in soffitta stordito dall’alcol.
I giudici nelle motivazioni: “Ripugnante vendetta” “Una barbara condotta omicidiaria, riconducibile a una ripugnante esecuzione di una sorta di vendetta trasversale”, si legge tra le otto pagine della sentenza d’appello. Un delitto riconosciuto dai giudici come brutale, volontario e premeditato. Ma non per la difesa di Tomkow, secondo la quale l’omicidio sarebbe stato colposo. Stando alla tesi dell’avvocato Pier Paolo Grazini, il 47enne ha imbavagliato Matias per farlo stare zitto e non per ucciderlo: “Il bambino è morto per il nastro adesivo sulla bocca. Quindi quando è stato accoltellato era già morto, altrimenti si sarebbe difeso o quantomeno mosso”. “Una ricostruzione non priva di suggestioni” per la corte, che non hanno riconosciuto neppure le attenuanti generiche come invece chiesto dalla difesa per fargli evitare l’ergastolo.


