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Giuseppe Grasso, 32 anni, operaio Fiat, padre. Strangola i figli per vendetta, sospettando un tradimento della moglie

Ariano Irpino (Avellino), 6 Dicembre 1990


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STRANGOLA I FIGLI DI 5 E 6 ANNI PER VENDICARSI DELLA MOGLIE (la Repubblica – 6 dicembre 1990)
Una vendetta allucinante. Sospetta un tradimento e, per punire la moglie, strangola i due figli. Marilù, sei anni, e Liberato, cinque, lunedì sera hanno seguito il padre, Giuseppe Grasso, 32 anni, operaio della Fiat. L’ uomo, afflitto da un forte esaurimento nervoso, aveva appena annunciato alla moglie, Antonietta Capozzi, 29 anni: Porto i bambini in pizzeria.
Invece li ha trascinati a venti chilometri dal paese, sul greto del fiume Cervera, e li ha soffocati. Poi, nella notte, fermato dai carabinieri, ha confessato. Ariano Irpino, nell’ avellinese, domina dall’ alto la valle del terremoto. Venticinquemila abitanti e il ricordo ancora vivo della catastrofe. Qui tutti conoscono Giuseppe e Antonietta. Lei, casalinga, viene da una famiglia benestante di Montecalvo Irpino. Lui, ragazzo fortunato per via dell’ impiego alla Fiat, soffre da anni di crisi nervose. Negli ultimi tempi lo assaliva di frequente una paranoia: Giuseppe sospettava un tradimento da parte della moglie. Era arrivato addirittura a concepire, tra le mura di un lindo appartamento di via Matteotti, che quei due figli non fossero suoi. Queste, almeno, le voci del paese. Avvalorate da frammenti della confessione dell’ uomo.
Qualche settimana fa Giuseppe era caduto di nuovo preda del suo esaurimento. L’ azienda gli aveva proposto un prepensionamento. Lui non voleva accettare. Era diventato malinconico, cupo. Ma si era spontaneamente sottoposto a una visita psichiatrica. Stavolta era deciso a guarire, dopo essere stato più volte in cura presso ambulatori e cliniche private. Anzi, da qualche giorno affermava di sentirsi meglio.
Porto i bimbi in pizzeria La tragedia, dicono tutti, non incombeva affatto. Racconta la famiglia De Dominicis, vicini di casa dei Grasso: I due bambini erano spesso in giardino a giocare con i nostri. Il padre era stato esaurito, ma ora sembrava tranquillo. Lunedì pomeriggio i bambini giocavano in casa, Antonietta preparava la cena. E Giuseppe, verso le 18 e 30, dice alla moglie: Non cucinare, mi porto i bambini fuori, in pizzeria. L’ uomo fa salire i due figli a bordo della propria auto. Ma d’ improvviso cambia itinerario, esce dal paese, lancia la macchina verso la valle. L’ uomo percorre quindici chilometri. Raggiunge il paesino di Montaguto. Non si ferma, spinge l’ auto fino alle rive del fiume Cervara, a un chilometro dal vecchio scalo ferroviario. Qui, in una trazzera, sotto un ponte, Grasso si ferma all’ improvviso. Le campagne sono immerse nel buio. Lui afferra dal cruscotto un fazzoletto di seta e intima alla piccola Marilù, sedutagli accanto, di scendere. La bambina ha paura, il padre la costringe, lascia a sua volta la macchina, le si fa incontro, le cinge il collo con il fazzoletto. Una stretta forte, spietata.
Il bambino, Liberato, esce dall’ auto a sua volta, vede la sorellina riversa sulla strada, scappa. Cento metri, prima che il padre lo raggiunga, lo afferri e strangoli anche lui. Grasso, dopo averli uccisi, getta i corpi dei figli in una discarica sottostante. Il maresciallo dei carabinieri di Ariano Irpino, Ciro Iannaccone, all’ alba ritroverà i due corpicini così, supini nel terriccio, distanti cento metri l’ uno dall’ altro. I militari riusciranno a ricostruire il duplice delitto grazie alla confessione dell’ uomo.
Grasso, dopo aver ucciso i due figli, risale in macchina. Un’ altra corsa nella notte, fino a superare i confini dell’ Irpinia e raggiungere Monteleone di Puglia. Qui comincia a vagare per il centro abitato fino a insospettire una pattuglia di ronda dei carabinieri. L’ uomo, interpellato dai militari, dapprima non dice nulla. E’ in stato confusionale. Poi, portato in caserma, racconta freddamente: Ho ucciso i miei due figli, l’ ho fatto per gelosia. Mia moglie mi tradisce, volevo vendicarmi.
Nella notte, i carabinieri della stazione di Monteleone avvertono i colleghi di Ariano Irpino. Scatta il primo sopralluogo. Lo stesso Grasso accompagna gli inquirenti sul luogo del delitto, indica loro dove giacciono i due corpicini senza vita, ritrova il fazzoletto usato per strangolarli. Agli investigatori viene un dubbio: ma l’ uomo avrà davvero ucciso i figli per gelosia? A stabilirlo sarà una perizia psichiatrica, già disposta dalla magistratura.
Un silenzio innaturale Antonietta Capozzi viene avvertita dai carabinieri alle cinque di ieri. Si rifugia in casa della suocera, Luigina Grasso Liberato, a due passi dalla centrale piazza Plebiscito. Per tutto il pomeriggio, dalle viuzze di un paese precipitato in un silenzio innaturale, rotto solo da urla di strazio, arrivano in pellegrinaggio parenti, amici. La madre, Antonietta, è riversa in un letto al primo piano della casa. Pallidissima, continua a mormorare tra le lacrime: Peggio che se mi avesse uccisa, molto peggio. (dal nostro inviato PIERO MELATI)


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