Loading

Agostino Sciacca, 48 anni, ex dirigente Rinascente, cartolaio, padre. Uccide a colpi di balestra e pistola la moglie e le due figlie, poi si ammazza (strage di Rivolta D’Adda)

Rivolta D'Adda (Cremona), 18 Aprile 1988


Titoli & Articoli

A COLPI DI BALESTRA E PISTOLA STERMINA L’ INTERA FAMIGLIA (La Repubblica – 20 aprile 1988)
UNA DONNA cordiale, simpatica, l’ aria sportiva, un caschetto di capelli castani, la descrivono i vicini. Le figlie: Barbara e Raffaella, biondine, entrambe studentesse e fidanzate, una stava mezza giornata a Milano, ad aiutare il padre nella cartoleria, l’ altra faceva il tirocinio per maestra d’ asilo. Agostino Sciacca, originario di Messina: stempiato, capelli brizzolati, all’ indietro, mascella un po’ squadrata. Era stato per parecchi anni capo-deposito a Pioltello dei supermarket Sma (gruppo Rinascente), poi si era licenziato nell’ aprile ‘ 84. Motivi personali, dicono in azienda.
E’ vero che si era reso responsabile di ammanchi e che per questo era stato dimissionato? Non ci risulta. Gli ex-compagni di lavoro se lo ricordano come un uomo affabile (Siamo stupiti e addolorati: era intelligente, umano, con lui si stava benissimo), e così gli altri esercenti di via Bassini, dove da un paio d’ anni aveva aperto la cartoleria. Nicola, barbiere, racconta: Tempo fa aveva commentato la notizia di un suicidio come una cosa incomprensibile, da gente matta. E ora, guarda un po’ cosa ha fatto lui….
Ma torniamo a lunedì notte. La tragedia si è svolta intorno all’ una. Fino a mezzanotte, la famiglia era stata in salotto davanti alla tv, a farsi quattro risate col film di Monicelli Amici miei. Gli ospiti vanno via prima dell’ una C’ erano pure i due ragazzi che filavano con Barbara e Raffaella. Prima dell’ una gli ospiti vengono congedati e tutti vanno a letto. Gabriella Leoni dorme subito, il marito no: non si spoglia, rimane col golf, i pantaloni da casa e le ciabatte. Mentre la donna si assopisce, l’ uomo si siede in soggiorno e probabilmente medita la strage. Forse, nel suo cervello l’ idea è quella di uccidere solo la moglie (gelosia? A nessuno però risultano scenate o sospetti), perché decide di usare un’ arma silenziosa: una balestra da 180 libbre di potenza, con frecce in acciaio lunghe 25 centimetri, che Agostino Sciacca ha in casa perché è un cacciatore e un collezionista. Gabriella dorme bocconi, la faccia sprofondata nel cuscino. La freccia la colpisce alla spalla e la trapassa, uscendo dal seno dentro. La donna lancia un urlo, il suo corpo rimane infilzato nel materasso. Il marito le è sopra, le punta alla tempia una pistola e la finisce con un solo colpo.
Nella stanza accanto dormono, in due lettini, le gemelle. Svegliate di soprassalto dallo sparo, gridano, chiedono spaventate cosa stia succedendo. Ed ecco che il padre entra nella loro stanza. In mano ha ancora la balestra, nell’ altra una freccia. La seconda vittima è Barbara: la stanga d’ acciaio accuminato la colpisce sotto l’ ascella; la povera ragazza scivola fuori dal letto, cade per terra. Raffaella implora e cerca una inutile difesa coprendosi il petto con il cuscino, ma l’ assassino questa volta colpisce direttamente a morte. Il colpo calibro 22 è quasi a bruciapelo. Agostino Sciacca è tra i due letti, e si accorge che Barbara è ancora viva, rantolante. Non ne ha pietà: un proiettile nel cervello, come aveva fatto con la moglie.
Dalle ville vicine non arrivano rumori. La gente dorme, non ha sentito nulla. Per Agostino Sciacca sono momenti di terrore e incertezza: probabilmente il raptus, la follia che gli ha fatto uccidere i suoi cari lascia posto a una valutazione più fredda, all’ istinto di sopravvivenza. Decide che può ancora salvarsi, simulando un’ irruzione di rapinatori, chissà. Prende un taglierino e si mette a incidere i vetri delle finestre, all’ altezza delle maniglie. Poi rovescia tavoli, sedie, a fingere un corpo a corpo tra se stesso e i malviventi. In tasca ha ancora la pistola con cui ha dato il colpo di grazia a moglie e figlie: la deve buttare, nascondere, i carabinieri, quando arriveranno, non dovranno trovarla. L’ assassino esce di casa e gira nei campi che circondano le villette. Poco lontano c’ è un cantiere, sterpaglie d’ erba alta, la strada provinciale che porta verso Milano e a Bergamo. Non si sa dove l’ arma sia finita; gli agenti hanno fatto ricerche, hanno anche falciato l’ erba del giardino per cercarla, ma non l’ hanno trovata.
L’ uomo si pensa che ormai sia trascorsa più di un’ ora torna a casa. Non c’ è ormai via di scampo Si risiede in salotto. Pensa: non funzionerà la storia della rapina, non reggerà alle domande la sua versione. Non c’ è ormai via di scampo. In casa ha ancora un’ arma, un fucile da caccia. Scende in garage, e qui, nel box, scarica i pallettoni contro di sè, squarciandosi il petto. La notte di sangue è finita.
La mattina la solita vita del paese comincia sul presto. All’ ospedale attendono Gabriella Leoni, puntualissima impiegata, che invece non arriva. Chiamano casa, nessuno risponde. Allora avvertono la cugina della donna, Paola De Bernardi, che abita accanto agli Sciacca. Insieme alla domestica, che presta servizio in entrambe le case e ha il doppione delle chiavi, la cugina va a vedere che succede. Dalla porta aperta del garage spunta un braccio di Agostino Sciacca, le due donne quasi svengono per l’ orrore di quel cadavere maciullato dai pallettoni. Quando si riprendono, vanno ad avvertire i carabinieri. Ora in paese ci si chiede perché. Gli Sciacca non sono gente chiacherata, solo un vicino parla di un uomo un pò strano, con la mania delle armi (era presidente della Federcaccia), che ogni tanto tirava ai passeri dal balcone di casa e una volta aveva pure mirato al suo cane. E poi questa voce del processo imminente, e un’ altra di debiti che avrebbero costretto Agostino Sciacca a vendere un pezzo di terra. Una spiegazione plausibile, sempre che ne esista una, ancora non c’ è. Resta solo lo sgomento per questa ennesima strage familiare. (di Enrico Bonerandi)

 

L’Unità – 20 aprile 1988

 

Corriere della Sera – 22 aprile 1988


Link