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Jannatun Natia Bilal, 3 anni. Sgozzata con una roncola dal padre

Levane di Bucine (Arezzo), 21 Aprile 2020


Titoli & Articoli

Vittima a 4 anni del Covid: il babbo, cassintegrato, la uccide e ferisce il fratellino (La Nazione – 22 aprile 2020)
39 anni, chiuso in casa da settimane, senza lavoro, mette mano alla roncola: il bambino si rifugia dai vicini, lui si getta in un pozzo. Salvato: ma rischia l’ergastolo
Anche lei, che a neppure 4 anni non doveva essersi resa conto di vivere nell’epoca sospesa del contagio, è in qualche modo una vittima del virus. Come i diciotto anziani delle vicine Rsa di Bucine e di Montevarchi, comuni fra i quali si divide il paesone di Levane, Valdarno aretino, zona opulenta e fortemente vocata alla produzione e all’export finché non è arrivato il Covid, dove un giovane padre ha sgozzato la figlioletta e ha cercato di uccidere anche l’altro suo ragazzo, 12 anni, che a stento ce l’ha fatta a scappare dalla furia assassina.
Delitto della pazzia, ma soprattutto delitto del virus
, perché se è vero che la vita è tutto un equilibrio sopra la follia, Billal Miah, bengalese, 39 anni, operaio orafo, è scivolato dal filo dopo il lockdown che l’ha lasciato in cassa integrazione, con poche speranze e soprattutto pochi soldi, ogni giorno più preoccupato e depresso fino all’esplosione finale. La villetta di mattoni marroni nel quale Billal ha consumato la sua mattina di ordinaria follia è in una zona tranquilla di Levane, non lontana dalla zona industriale fitta di capannoni e di aziende, piccole e grandi (ci sono anche alcune delle sedi di Prada) che fino a quaranta giorni fa rendevano l’economia locale pulsante di vita. Quasi tutto chiuso adesso, quasi tutto sbarrato, come la fabbrichetta orafa nella quale lavorava il padre assassino, con un proprietario suo connazionale, uno dei tanti bengalesi e anche sikh che nella zona hanno fatto il grande salto da dipendenti a padroncini. La Srithi Legatura si occupava di lucidatura dei gioielli, una delle 1.200 aziende del distretto orafo aretino che adesso sono state travolte dallo stop alla produzione, con 10-12 mila occupati fermi. Nè migliore è la situazione del distretto della moda cresciuto all’ombra di Prada, 800 aziende concentrate soprattutto in Valdarno, ora anch’esse sbarrate. È in questa situazione di forte sofferenza sociale, con la cassa integrazione di massa, che Billal non ha retto alla paura di vedere rovinato il suo piccolo benessere e si è svestito per uccidere. Sì, svestito, perché l’operaio, raccontano i vicini, era nudo quando si è precipitato fuori di casa, una mansarda maldivisa all’ultimo piano della villetta, per inseguire il figlio teenager che cercava di scappare alla sua rabbia insensata.
E che la sua preoccupazione derivasse dalla crisi del virus lo testimonia anche il datore di lavoro, quello che gli aveva pure affittato casa, fermo sul marciapiede con un ombrello che lo ripara dalla pioggia: «Prima non aveva problemi, la sua depressione era cresciuta negli ultimi quindiciventi giorni. So che la moglie aveva anche consultato un medico e che stava prendendo dei farmaci per curarsi».
Ieri mattina, quindi, ha aspettato che la moglie uscisse per fare la spesa, poi si è armato di una specie di roncola, un coltellaccio bengalese recuperato poi dai carabinieri nel pozzo dietro casa, e si è lanciato contro la bimba, che forse non ha avuto neppure il tempo di capire che la stavano sgozzando in un rituale da tempi ancestrali. Poi ha rivolto il coltellaccio contro il figlio, che però alla sua età ha capito eccome. Ha capito ed è scappato, chiedendo rifugio ai vicini del piano di sotto, i quali ne hanno sentito le urla disperate, salvo poi vedere il padre nudo che correva verso il pozzo e ci si buttava dentro a capofitto. Probabilmente era convinto di chiudere così un omicidio-suicidio, di soffocare nella morte la paura di non poter più mantenere i figli. Invece l’hanno ripescato i vigili del fuoco, chiamati dai carabinieri, a loro volta allertati dal vicinato. Ora è in ospedale come il ragazzo, ma entrambi non sono gravi. Forse già oggi il padre sarà dimesso e finirà in carcere, a Sollicciano, accusato di omicidio e tentato omicidio, aggravato dalla parentela. Un delitto da ergastolo, un delitto dei tempi del virus. (di Salvatore Mannino e Sergio Rossi)

Il padre assassino ancora in ospedale: crisi depressiva. Il figlio: così mi ha aggredito (La Nazione – 23 aprile 2020)
Confermano anche dalla moglie il primo scenario: disperazione da virus.. Il ragazzo: ha aggredito prima me, è stato un raptus, nessun capriccio nostro
Racconta chi ha avuto modo di vederlo, in ospedale dove è rimasto fino a ieri pomeriggio, quando è stato trasferito nel carcere fiorentino di Sollicciano, che il babbo assassino sia chiuso in un silenzio catatonico, sotto shock, incapace di spiegare quello che è successo, come uno che vede dall’esterno una tragedia di cui non si rende conto.E stamani il padre è stato riportato in ospedale, a Firenze: in cella ha avuto una nuova crisi depressiva, tale da renderne necessario il ricovero.
Da quando è stato ripescato nel pozzo dietro casa in cui aveva cercato di suicidarsi, Billal Miah, 39 anni, bengalese, operaio orafo in cassa integrazione da Covid, ha dormito quasi sempre e non ha voluto parlare con nessuno. Nè con i medici, nè con gli infermieri, nè tantomeno con i carabinieri, che peraltro non potrebbero interrogarlo, come il Pm Laura Taddei cui è affidata l’inchiesta, se non in presenza dell’avvocato d’ufficio che gli è stato nominato, Nicola Detti, che era stato il difensore di parte civile del marito Mirko nel processo per un altro delitto, quello contro Padre Graziano per l’uccisione di Guerrina.
Comunque, dalle prime indagini dei carabinieri, che hanno cominciato a sentire gli amici, i connazionali, i conoscenti, i vicini, ma sopratuttto la moglie e il figlio scampato alla mattanza, sembra profilarsi la conferma dello scenario emerso da subito.
Quello cioè di un delitto della disperazione, dell’esasperazione, della depressione da virus, da cassa integrazione, da paura di non riuscire più a mantenere la famiglia con la chiusura provvisoria della piccola azienda orafa per cui lavoravae, gestita da un connazionale, uno dei tanti bengalesi che in quell’angolo di Valdarno aretino hanno fatto il salto da dipendenti a padroncini. Billal aveva vissuto male questi giorni sospesi, dicono tutti, aveva anche dovuto consultare un medico, spinto dalla moglie, che gli aveva prescritto dei tranquillanti. Non sono bastati a evitare l’esplosione Drammatica,soprattutto, la testimonianza del figlio che si è salvato: ha aggredito prima me e poi la bambina, col coltellaccio, io sono riuscito a scappare, mia sorella non poteva farcela. Il suo racconto accredita l’ipotesi del raptus: «Ci ha colpiti all’improvviso, non c’era stato un capriccio nostro che potesse scatenare tanta rabbia. Con la testa insanguinata per le coltellate di striscio, sono scappato urlando e mi sono fatto aprire la porta dai vicini».
La moglie parla di una depressione che era cresciuta a dismisura nelle ultime settimane senza lavoro. Ma questo poco importa, sia nella ricostruzione dei fatti sia nel rilievo penale: l’accusa, qualsiasi sia il momento in cui Billal si è spogliato per gettarsi nudo nel pozzo, resta quella di omicidio volontarioe tentato omicidio, aggravati dal grado di parentela e dalla minorata di difesa della bambina e del fratello. Capo di imputazione da ergastolo anche in rito abbreviato, pur se una via d’uscita resta la perizia di infermità mentale. Quanto alla moglie, si trova adesso di fronte a un dilemma drammatico: ripudiare il marito che le ha ammazzato una figlia e cercato di far lo stesso con l’altro oppure scegliere la via della pietà per lo stato di follia in cui il marito deve essersi trovato per fare quello che ha fatto. Un dubbio che va a scavare nei recessi più nascosti dell’animo umano. Infine l’inevitabile contorno di ogni delitto. Oggi l’autopsia su Natia (l’abbreviativo del nome di Jannatun), anche se il primo esame esterno svolto subito dal professor Gabbrielli sembra confermare la morte per le ferite del coltellaccio bengalese. Entro sabato l’udienza di convalida dell’arresto, che potrebbe svolgersi, a conferma dell’emergenza Covid, per via telematica. Billal dal carcere di Sollicciano, il Gip Fabio Lombardo da Palazzo di giustizia. Una procedura da virus per il delitto del virus. (di Salvatore Mannino)


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