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Nazif Muslija, 50 anni, manovale, padre. Pregiudicato per maltrattamenti e minacce, massacra la moglie a sprangate.

Pianello Vallesina di Monte Roberto (Ancona), 3 Dicembre 2025


Titoli & Articoli

Lo scempio di Sadjide, mamma operaia massacrata nel suo letto: “Uccisa a bastonate”. Caccia al marito: “Doveva seguire un corso anti-violenza” (il Resto del Carlino – 3 dicembre 2025)
Femminicidio a Pianello Vallesina di Monte Roberto (Ancona), uccisa Sadjide Muslija: madre di un 26enne. La coppia si era riunita da poco: “Lei lo aveva perdonato”. Nazif Muslija era già stato condannato: aveva patteggiato 1 anno e 10 mesi per maltrattamenti. Il figlio: “Me lo aspettavo”
La tranquilla frazione di Pianello Vallesina è stata scossa da quella che appare una tragedia annunciata. Sadjide Muslija, 49enne di origine macedone, da tanti anni in Italia, operaia in una ditta di confezioni a Jesi, è stata trovata massacrata nel suo letto. Il ritrovamento ieri, poco prima delle 13. Il principale indiziato, l’unica figura su cui convergono i sospetti investigativi, è il coniuge, Nazif Muslija, 50enne anche lui macedone, manovale in una vicina fabbrica di porte. L’uomo, precedenti per maltrattamenti e una condanna, è scomparso dalla mattina di mercoledì 3 dicembre: ha il telefono spento, e la sua ricerca si estende oltre i confini regionali.
A innescare le indagini è stata l’assenza ingiustificata di Sadjide dal lavoro. La segnalazione, partita dal suo datore di lavoro e da una collega, ha portato i carabinieri della stazione di Moie di Maiolati Spontini sul posto. La porta era chiusa a chiave e i militari sono stati costretti a sfondarla. All’interno, una scena agghiacciante. La donna aveva il viso sfigurato e coperto dal sangue. Il personale sanitario non ha potuto fare altro che constatarne il decesso. Le verifiche della sezione investigazioni scientifiche si sono prolungate fino a notte, alla ricerca dell’arma del delitto, forse un bastone. L’orario della morte è ancora al vaglio: un operatore ecologico avrebbe riferito di averla visto, ieri intorno alle 9, gettare la spazzatura.
Quello di Nazif Muslija è un nome già noto alle forze dell’ordine proprio per la sua brutale aggressività verso la moglie. La coppia, genitori di un ragazzo di 26 anni residente in Svizzera, si era rappacificata da poche settimane. Un’escalation di violenze, note alle cronache dall’11 aprile scorso, quando, lui ossessionato dal sospetto di un tradimento, aveva scatenato una furia cieca durata ore. Dopo aver aggredito e minacciato la moglie, armato di un’ascia, aveva scardinato la porta della stanza dove la donna si era rifugiata e frantumato il suo telefono. I maltrattamenti proseguivano, secondo la denuncia di lei, da almeno due anni, tra violenze e un controllo soffocante. Già mesi prima, l’uomo aveva usato l’ascia per distruggere il parabrezza dell’auto con Sadjide all’internoIn un’altra occasione le aveva spaccato anche il telefono. Ad aprile, Muslija è stato arrestato per maltrattamenti e lesioni, ma a luglio aveva patteggiato a un anno e dieci mesi, con la pena sospesa e subordinata alla partecipazione a un corso per uomini maltrattanti per un anno.
“Non c’era posto nell’associazione antiviolenza, si era rivolto allo psicologo. Ci è andato due-tre volte” Ma “non c’era posto nell’associazione indicata al percorso, l’associazione Polo9 – spiega l’avvocato del macedone, Antonio Gagliardi –: nell’attesa che si liberasse un posto si era però rivolto ad uno psicologo, per iniziare un percorso con lui. Ci è andato due-tre volteLunedì è stato all’ufficio Uepe (ufficio di esecuzione penale esterna) a parlare con le assistenti sociali e il percorso stabilito dal tribunale lo avrebbe iniziato nella prossima primavera”. Il legale si era rivolto agli uffici sollecitando con mail perché non doveva trascorrere troppo tempo altrimenti il percorso perdeva di efficacia. “Me lo aspettavo”, è stato il commento del figlio della coppia quando il legale lo ha avvisato della morte della madre. Superata la separazione forzata (durante la quale l’uomo era stato trasferito in carcere per consentire alla vittima di rientrare in casa), Sadjide Muslija aveva preso la decisione di perdonare il maritoritirando le pratiche di separazione, convinta che il marito fosse cambiato. Questo gesto di riappacificazione, maturato dopo anni di terrore, ha riaperto le porte al suo aggressore e, secondo le indagini dei carabinieri coordinate dal pm Rosario Lioniello, al suo carnefice. (di Sara Ferreri)

 

Uccisa con una spranga, il marito tenta di impiccarsi: «Sono stato io». Salvato da un passante col cane (Corriere Adriatico – 5 dicembre 2025)
Ha tentato di uccidersi, impiccandosi a una quercia in un bosco a Matelica. Forse, Nazif Muslija – il 50enne macedone ricercato per il femminicidio della moglie Sadjide Muslija, 49 anni, massacrata nella sua abitazione a Pianello Vallesina – ha realizzato cosa è stato capace di fare alla donna che, nonostante i maltrattamenti, lo aveva riaccolto dandogli una seconda chance, nella speranza che cambiasse. Poi è stato salvato, notato da un passante con il cane. Portato all’ospedale, è stato dimesso. Ora è in carcere a Montacuto.
«Sì, sono stato io», avrebbe ammesso ieri sera ai carabinieri, in attesa di essere interrogato. Secondo la Procura, avrebbe ucciso la moglie con ripetuti e severi colpi alla testa e al torace, sferrati con un tubo innocente da cantiere. E’ questa l’arma del delitto, trovata dagli investigatori durante il sopralluogo nella casa dell’orrore: era appoggiata al muro che dà sul giardino, sporca di sangue.
La salma della donna è stata trasferita a Torrette in attesa dell’autopsia disposta dal pm Rosario Lioniello. L’incarico è stato affidato al medico legale Angelo Montana. Sadjide sarebbe stata uccisa nelle prime ore del mattino di mercoledì. Non è stata aggredita nel sonno, poiché era vestita e pronta a uscire di casa, forse per andare al lavoro. E’ stata trovata con il cranio fracassato e il volto sfigurato dai colpi ricevuti, verso le 10,30, quando i carabinieri della Stazione di Moie si sono recati nell’abitazione dopo essere stati avvisati dai datori di lavoro della loro inusuale assenza.
Intanto, Nazif si era reso irreperibile scappando a bordo della sua Smart bianca.Sembrava essersi volatilizzato nel nulla fino a ieri verso le 18 quando un uomo, in giro con il cane, ha notato una sagoma penzolare da un ramo nel cuore di un bosco, a Sant’Anna di Matelica, in prossimità di Vinano, a mezz’ora di superstrada da Pianello Vallesina. E’ stato il cane a fiutare la presenza di Nazif, tirando il padrone fino al pendio dove il macedone aveva tentato di impiccarsi. Tentato, perché sembra che sfiorasse terra con i piedi e accanto è stata rinvenuta una buca scavata di fresco, un giaciglio di fortuna o un nascondiglio, con un sacco a pelo e dei viveri. Subito l’uomo è intervenuto per salvarlo, con un coltello ha tagliato la corda e ha chiamato il 112.
Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Matelica, Pioraco e Fiuminata con il comandante della Compagnia di Camerino, il capitano Angelo Faraca. Insieme ai militari, un’ambulanza del 118 e i vigili del fuoco di Camerino. Il 50enne è stato stabilizzato e portato all’ospedale di Camerino. Le sue condizioni all’inizio sembravano gravi, ma ora è fuori pericolo. Nei suoi confronti la Procura aveva disposto un fermo di indiziato di delitto e un mandato di cattura internazionale. Fino a ieri sera era piantonato in ospedale dai carabinieri della Compagnia di Camerino e dai colleghi del Reparto operativo con il comandante Massimiliano Mengasini, poi è stato dimesso e trasferito nel carcere di Montacuto in attesa di essere interrogato dal gip.
La Smart bianca è stata rinvenuta abbandonata poco distante: era coperta da frasche, forse per nasconderla. Intanto, le prime ammissioni del 50enne: è stato lui ad uccidere a sprangate la moglie, la stessa che gli ha creduto quando ha detto di essere cambiato, nonostante ad aprile fosse stato arrestato per aver tentato di aggredirla a colpi d’ascia, «tanto da frequentare insieme uno psichiatra per una terapia di coppia e da andare insieme in vacanza la scorsa estate – spiega l’avvocato del 50enne, Antonio Gagliardi -. Lei ha stracciato le carte della separazione e ritirato la querela per maltrattamenti permettendogli così di chiedere il patteggiamento e la sospensione della pena». (di Talita Frezzi)

 

Femminicidio di Pianello Vallesina, rinviato a giudizio Nazif Muslija (Rai News – 14 luglio 2026)
Il 22 settembre ad Ancona la prima udienza del processo nei confronti del 51enne che il 3 dicembre 2025 uccise la moglie Sadjide tentando poi la fuga
Inizierà il 22 settembre davanti alla Corte d’assise del Tribunale di Ancona il processo nei confronti di Nazif Muslija, il 51enne che lo scorso 3 dicembre uccise la moglie Sadjide nella loro casa di Pianello Vallesina, frazione di Monte Roberto. Il giudice per l’udienza preliminare ha rigettato la richiesta di perizia psichiatrica avanzata dalla difesa del macedone, che dopo il delitto fuggì prima di essere rintracciato dai carabinieri in una zona boschiva vicino a Matelica, nel Maceratese. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile.
Secondo gli inquirenti, Nazif aggredì la moglie colpendola ripetutamente al volto e alla testa con un tubo metallico. Il pm contesta la premeditazione dell’omicidio: l’uomo, per l’accusa, avrebbe pianificato il delitto e la successiva latitanza, durata solo due giorni. L’indagato era stato arrestato pochi mesi prima per maltrattamenti nei confronti della coniuge.

 


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