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Maurizio Dal Cero, 42 anni, padre. Uccide con un coltello la moglie e i due figli. Poi si suicida (strage di Gornate Olona)

Gornate Olona (Varese), 7 Agosto 2009


Titoli & Articoli

Corriere della Sera – 8 agosto 2009

Perde moglie e lavoro: stermina la famiglia (il Giornale – 8 agosto 2009)
Lo tirano per il guinzaglio e lui punta le zampe caparbio, a rischio di strozzarsi. Cercano di sollevarlo di peso, e lui si appiattisce diventando un inafferrabile tutt’uno col terreno. Inutile anche la lusinga di un boccone goloso. Niente da fare, il cucciolone di rottweiler non ci sta ad abbandonare il prato davanti alla villetta di via Biciccera, a Gornate Olona. Lui, che non è un umano e quindi può percepire anche certe cose che non fanno rumore, l’altra notte ha sentito svanire in successione quattro vite a lui care. Quattro soffi e poi il nulla. E così ora, senza un digrignar di denti, non si dà pace, ma resiste.
Perché qui, oltre a questo prato rasato e con una rete da calcio bella tesa, dietro queste mura ancora da intonacare che parlerebbero di un benessere senza altri pensieri se non quello della grigliata della domenica in giardino, poco prima dell’alba di ieri si è compiuto un atroce, orribile, dramma familiare. Maurizio Dal Cero, 42 anni, operaio nell’azienda del suocero, ha ucciso a coltellate, nei loro letti, la moglie trentaseienne Marta Bergonzi e i due figlioletti Fabio e Mattia, rispettivamente di nove e cinque anni. Poi, sceso in garage, e acceso il motore dell’automobile, si è tolto la vita con i gas di scarico.
«L’avevo incontrato giorni fa proprio qui, davanti al cancello – balbetta Luigi Cremona, un omone dal volto abbronzato -. Mi aveva detto di aver dato le dimissioni e che proprio domani, l’8 agosto (oggi per chi legge, ndr) sarebbe stato il suo ultimo giorno di lavoro nella carpenteria del suocero». Si passa la mano sugli occhi, Cremona, incredulo per quanto è successo, come tutta la brava gente di questa frazione costellata di fabbrichette che un tempo era campagna. «Era la Cascina Biciccera, eravamo una ventina di famiglie appena, poi l’è rivà el progress…», racconta un altro tirando su col naso, commosso. E ti sembra infatti impossibile che cose del genere possano accadere in una valle così verde, tra vecchie torri da favola e casette tirate sempre a lustro.
Invece è successo, complice una miscela tra lo scoramento per il lavoro da lui abbandonato e il dolore di una separazione incombente per un’immotivata gelosia – si sussurra – nei confronti della moglie. Dal Cero ha usato un coltellaccio da sopravvivenza di quelli tipo Rambo, con il dorso della lama seghettato. Pochi colpi, precisi. Uno ciascuno, letali, alla moglie e al bimbo più piccolo. Ma qualcuno in più sul corpo del maggiore, come se il povero Fabio si fosse svegliato e avesse tentato di sfuggire, accorgendosi di quanto stava succedendo. L’ultima, terribile visione della sua brevissima vita di bambino, spesa tra la scuola, il tifo per il Milan e le partitelle di calcio.
La sagoma di un coltello, insieme a quella di un fucile, di una pistola e al muso di mastino feroce, appare sul cartello appeso al cancelletto di ferro battuto dell’ingresso. Con una scritta: «Attenti al cane, al padrone e a tutta la famiglia». I Dal Cero avevano subito una rapina un mese fa, ma non è certo lì che va ricercata la molla che ha fatto scattare la lucida violenza dell’uomo. Lucida perché c’è il sospetto che la sera prima l’uomo abbia somministrato a moglie e figli un sonnifero. Ma lucida anche perché nella casa, oltre all’arma, sono state trovate tre lettere scritte a mano – più che evidenti prove di premeditazione – che dovrebbero chiarire, ma certo mai spiegare, le motivazioni della strage e quali demoni abbiamo turbato fino a quel punto la mente del pluriomicida e suicida.
Su che cosa ci sia scritto di preciso su quei fogli, la Procura è per ora comprensibilmente abbottonata. Ma la molla, per quanto si è riusciti a sapere circa il contenuto di almeno una delle tre lettere, dovrebbe essere scattata proprio a causa di quel lavoro che non c’era più e alla delusione per una vita di coppia dove si erano aperte delle crepe. Una duplice fonte d’angoscia interiore, insomma, andata montando giorno dopo giorno e che la consapevolezza di essere stato proprio lui, per scelta, ad abbandonare quel posto, non ha potuto far altro che amplificare, fino a farla diventare l’orrenda follia scoperta ieri mattina alle nove dai cognati, allarmati dall’assenza di Maurizio e Marta dal lavoro. (di Guido Mattioni)

Sgozza moglie e due figli e si uccide (la Provincia Pavese – 8 agosto 2009)
Non tagliava il prato da giorni Maurizio Dal Cero. Stava affacciato in balcone, in silenzio, a guardare i bambini giocare. E giovedi aveva anche chiamato un vicino per confidargli in lacrime tutta la sua sofferenza. Ma nessuno aveva potuto immaginare che in quella villetta dal giardino fiorito stesse per consumarsi un dramma.
Nel cuore della scorsa notte, invece, la follia ha vinto e Dal Cero ha sgozzato i suoi figli, la moglie e si è ucciso.
La tragedia che ha scioccato il paese di Gornate Olona, nel Varesotto, è stata scoperta venerdi mattina attorno a mezzogiorno. A dare l’allarme è stato un parente che dopo avere suonato per diverse volte il campanello ha notato le finestre ancora chiuse, il sistema di irrigazione in funzione e si è insospettito. Quasi un presagio di morte, con i tre cani che abbaiavano all’interno, che lo ha spinto d’istinto a sfondare la porta d’ingresso. In casa l’agghiacciante scoperta: i piccoli Fabio e Mattia, di 9 e 5 anni, sgozzati nei loro lettini, la mamma Marta Bergonzi riversa nell’altra stanza e infine lui, il padre assassino, suicidatosi in garage con il monossido di carbonio del tubo di scappamento dell’automobile. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Saronno e le tute bianche dei Ris incaricate dei rilievi scientifici. Ma sulle modalità del delitto non ci sono ombre. Maurizio Dal Cero, 42 anni, ha ucciso tutti nel sonno e poi si è ammazzato col gas.
Alle tre del mattino. Resta da capire se alle vittime siano stati dati dei sonniferi. Lo chiariranno gli esami tossicologici che saranno eseguiti in sede di autopsia all’ospedale di Varese. Gli investigatori che stanno lavorando al caso non hanno ancora una spiegazione da dare ai parenti distrutti dal dolore. Dal Cero stava vivendo un momento difficile. Da qualche tempo aveva prospettato l’intenzione di lasciare il lavoro che svolgeva nell’officina del suocero. E anche il matrimonio scricchiolava. Tanto che qualche giorno fa la moglie gli aveva fatto trovare i documenti per la separazione.
«Mi aveva chiamato giovedi mattina. Al telefono piangeva per quello che stava vivendo», racconta un vicino di casa. «Quella conversazione mi colpi perché non eravamo intimi, ma lui mi raccontò tutto delle ultime settimane. Piangeva e io l’ho ascoltato. Non potevo fare altro e certo non credevo che potesse arrivare a tanto», aggiunge il testimone. Ma in via Biciccera, dove i Dal Cero si erano trasferiti da cinque anni, tutti sono scioccati dall’improvvisa tragedia e ricordano i bambini che giovedi sera giocavano a calcio in giardino. I vicini minimizzano anche sul quel cartello appeso al cancello della villetta: un avviso con disegnati fucili, coltelli e pistole che recita «Attenti al cane, al padrone e ai familiari». «Tempo fa gli erano entrati in casa», spiega una vicina che parla di «una famiglia normale e tranquilla, in apparenza senza problemi». (di Natalia Andreani)

 

Corriere della Sera – 9 agosto 2009


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