Ilia Batrakov, 41 anni. Massacra di botte e soffoca la convivente caduta in un dirupo
Ischia (Napoli), 13 Luglio 2024
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Tornò nel dirupo in cui era caduta per soffocarla: il compagno arrestato per femminicidio dopo 9 mesi (La Stampa – 16 aprile 2025)
L’uomo abbandonò Marta Maria Ohryzko con una caviglia rotta: nella notte tornò, la picchiò e la uccise
Si fratturò la caviglia cadendo in un dirupo dove il compagno violento la raggiunse non per prestarle soccorso ma per sferrarle un pugno nell’occhio prima di soffocarla tappandole naso e bocca con una mano. Sarebbe stata vittima di un femminicidio,Marta Maria Ohryzko, la 32enne ucraina morta il 13 luglio 2024 in località Vatoliere di Ischia, per i carabinieri e la Procura di Napoli (pm Alfredo Gagliardi della IV sezione coordinata dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone) per mano del suo compagno 41enne Ilia Batrakov, già detenuto per questa vicenda, a cui ora viene contestato l’omicidio volontario pluriaggravato.
Le nuove accuse sono state notificate nella casa circondariale napoletana di Poggioreale a Ilia Batrakov, dove il cittadino russo è detenuto dal 15 luglio 2024, dopo la notifica di un provvedimento di fermo emesso dagli inquirenti per il reato di maltrattamento in famiglia aggravato dall’evento morte. La misura cautelare del carcere venne disposta dal gip il successivo 17 luglio e poi confermata dal Riesame il 5 agosto. A dare una svolta alle indagini dei militari di Ischia sono state le intercettazioni ambientali e telefoniche, e le risultanze della consulenza autoptica.
L’omicidio volontario viene contestato nella forma pluriaggravata dai motivi abietti e futili, e dal fatto che l’indagato avrebbe agito «approfittando di circostanze di tempo, luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e privata difesa». Ascoltato dai carabinieri all’epoca Batrakov raccontò che la sua compagna si era allontanata dalla roulotte nella quale vivevano dopo un litigio, per poi cadere nel dirupo fratturandosi una caviglia. Più volte, fu accertato, chiese invano aiuto col telefonino all’uomo prima di morire non per un’embolia provocata dalla frattura, come venne ipotizzato in un primo momento, ma uccisa, secondo le nuove risultanze investigative, dal 41enne russo.
Ischia, giù nel dirupo, invece di aiutarla il compagno la uccise (la Repubblica – 17 aprile 2025)
Svolta nel caso di Barano d’Ischia: la donna ucraina caduta in un burrone fu raggiunta dall’uomo di origini russe, colpita e soffocata
Ha coperto la bocca e il naso della donna. Con la mano. Fino a soffocarla. Così Ilia Batrakov, russo di 41 anni, ha ucciso la sua compagna Marta Maria Ohryzko. È la svolta nell’indagine sulla morte dell’ucraina di 32 anni il cui corpo fu trovato senza vita il 13 luglio scorso a Ischia. L’uomo era subito finito in carcere per maltrattamenti e per non aver soccorso la donna. Ora la Procura gli contesta l’omicidio pluriaggravato. Non fu fatale la caduta, embolia dovuta alla rottura della caviglia, si ipotizzò. No, Marta Maria è morta per asfissia. Lo ha stabilito la consulenza medico legale. In quel pomeriggio di luglio la donna cadde in un dirupo vicino alla roulotte dove vivevano. Scriveva al compagno: «Aiutami ad alzarmi, per favore». «Perdonami per tutto, con questo mi salvi». Niente, Batrakov confessò di non averla aiutata. Ora viene fuori che di notte la raggiunse e la soffocò.
«Ero arrabbiato con lei perché si riduce sempre in stato di ubriachezza», spiegò agli inquirenti. Dagli esami tossicologici però non erano venuti fuori i segni di alcol. Un primo indizio per i carabinieri di Ischia a cui il pm Alfredo Gagliardi del pool guidato dal procuratore aggiunto Raffaello Falcone, ha delegato le indagini. Decisive le intercettazioni in carcere dell’uomo: «Se non mi accusano dell’omicidio a che serve un’altra perizia dei polmoni?». Era preoccupato, Batrakov. In un’altra conversazione rivelava: «Io so che quando qualcuno viene strangolato ingoia la lingua». Terriccio e materiale vegetale è stato trovato nelle vie aeree di Marta Maria. «È impossibile — scrive il giudice — che la lingua venga ingoiata». Per questo l’uomo potrebbe aver «messo la mano nella bocca della vittima — si legge negli atti — dopo averla soffocata, per essere sicuro che non avesse ingoiato la lingua, e quindi che si potesse ricostruire il delitto in termini di omicidio».
Anche le lesioni sul volto della donna risultano compatibili con la mano del russo. Che perde le staffe in carcere: «Dormivamo insieme, sicuramente le mie impronte su di lei ci sono, ma se il giudice dirà che sono colpevole sarà perché è razzista e gli sono antipatico». Ai parenti di Marta, Batrakov diceva: «Ucraini di m… devono morire». E durante un interrogatorio il russo ha ammesso: «Ho problemi con tutti gli ucraini da dopo la guerra». (di Alessio Gemma)

