Giuseppe Pilato, 30 anni, padre. Dopo anni di violenze, uccide la moglie con un colpo di pistola in bocca e uno alla tempia, davanti figlio di un anno. Porta il bambino dai nonni e scappa. Si costituisce dopo sei giorni di fuga e dice di non ricordare. Condannato all’ergastolo con isolamento diurno, inizia a ricordare e chiede il rito abbreviato, ottenendo la riduzione della pena prima a 26 anni e poi a 17 e 4 mesi
Monasterace (Reggio Calabria) , 18 Agosto 2014
Titoli & Articoli
Monasterace, uccide la moglie e scappa: continuano le ricerche (Corriere della Sera – 18 agosto 2014)
Mary Cirillo, 31 anni, era madre dei quattro figli della coppia. Il delitto dopo una lite: lei voleva lasciarlo. A scoprire il corpo è stata la figlia di 10 anni. Trovata l’auto del marito
Aveva 31 anni e quattro figli Mary Cirillo. È stata assassinata in casa a Monasterace (Reggio Calabria) lunedì pomeriggio dal marito, Giuseppe Pilato, di 32, con un colpo di pistola alla testa all’altezza della tempia. I vicini hanno sentito tutto: prima le urla della donna e poi il rumore dello sparo. La tragedia, probabilmente, è stata innescata da una lite: Mary voleva andarsene, lasciare il marito Giuseppe, mentre lui cercava di convincerla a restare. Dopo aver ucciso la moglie, l’uomo si è allontanato in auto. Scattato l’allarme sono immediatamente partite le ricerche dei carabinieri di Roccella Jonica, coordinati da Gruppo di Locri.
Martedì mattina è stata individuata l’auto di Giuseppe Pilato a Guardavalle Marina, vicino alla stazione ferroviaria. La macchina è stata abbandonata lungo la SS 106 Jonica con le chiavi inserite, all’interno dell’abitacolo c’era il portafoglio con bancomat e carte di credito. Le ricerche sono svolte con l’ausilio di unità cinofile, di un elicottero e dei carabinieri dello squadrone Cacciatori e sono concentrate nella zona compresa tra Monasterace e Guardavalle Marina, nel catanzarese, dove è stata trovata l’auto. Una delle ipotesi degli investigatori è che l’uomo possa decidere di suicidarsi. Oppure Pilato avrebbe potuto decidere di lasciare l’auto in quella zona per poi prendere il treno. Ma perché lasciare il portafoglio con chiavi, bancomat e carte di credito? Questa circostanza, secondo gli investigatori, potrebbe avere anche un’altra duplice chiave di lettura: un tentativo di depistaggio per far credere di essere partito mentre invece potrebbe avere trovato rifugio da qualche conoscente, o, più semplicemente, il gesto di un uomo disperato che ha abbandonato l’auto dove gli è capitato per poi allontanarsi a piedi nelle campagne circostanti. Nessuna ipotesi è esclusa.
La coppia aveva 4 figli. Sembra che il corpo di Mary Cirillo sia stato trovato dalla figlia di 10 anni, la più grande, al rientro a casa. Gli altri tre figli hanno 8, 5 e 2 anni. E, secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri del Gruppo di Locri e della Compagnia di Roccella Ionica, il piccolo di due anni era in casa quando l’uomo ha ucciso la moglie con un colpo di pistola. Giuseppe Pilato , infatti, si è presentato a casa dei genitori, dove c’erano gli altri figli, portando il piccolo e spiegando alla madre che la moglie non era in casa e che, quindi, aveva deciso di portare il bambino da loro. È stata proprio questa circostanza a fare scattare l’allarme. I familiari infatti, allarmati, hanno iniziato a telefonare alla donna, a casa e sul cellulare, senza ricevere risposta. Da qui una prima chiamata ai carabinieri per denunciare la scomparsa di Mary Cirillo. Un’ora dopo la prima telefonata, mentre i militari erano già in cerca della donna, un’altra chiamata è giunta al 112 per segnalare una lite in famiglia nell’appartamento della coppia. Ma quando i carabinieri sono giunti sul posto si sono resi conto che le urla sentite da una vicina non erano di marito e moglie, ma della figlia di dieci anni della coppia che, tornando a casa, aveva trovato il corpo della madre riverso in una pozza di sangue. È stato allora che sono scattate le ricerche di Pilato, che nel frattempo aveva fatto perdere le proprie tracce.
Pilato se ne sarebbe andato dopo il delitto portando con sé, ritengono gli investigatori, anche la pistola usata che, infatti, non è stata ancora trovata. Secondo quanto accertato, Pilato non avrebbe una situazione economica florida. Pare, anzi, che avesse dei problemi e tra moglie e marito, riferiscono alcuni compaesani, i rapporti erano tesi già da tempo e c’è chi parla di una «separazione imminente». Mary Cirillo aveva un profilo Facebook, dal quale risulta che era iscritta al gruppo «Solo donne». Sulla pagina del gruppo sono visibili, tra gli altri, alcuni post contro la violenza sulle donne. I figli della coppia sono stati affidati ai nonni.
Il delitto di Monasterace. Si costituisce marito della vittima, “non ricordo nulla” (Rai News – 23 agosto 2014)
Giuseppe Pilato, il trentenne accusato dell’omicidio di sua moglie Mary Cirillo, si è consegnato alle autorità nella cittadina calabrese. La donna è stata uccisa lo scorso 18 agosto con due colpi di pistola
Quattro giorni fa il delitto. Giuseppe Pilato (trent’anni) aveva ucciso il 18 agosto a Monaterace – in Calabria – sua moglie Mary Cirillo (trent’uno) davanti al più piccolo dei loro quattro figli, con un colpo di pistola alla tempia destra. Subito dopo, l’uomo ha accompagnato il figlio di due anni a casa dei nonni, per poi sparire a bordo della sua Fiat Multipla. Stamattina, accompagnato dai suoi legali, si è costituito alle autorità. Non ricorda nulla “Non ricordo niente” sono state la poche parole dette al pm della Procura di Locri che lo ha subito interrogato e gli ha notificato il provvedimento di fermo con le accuse di omicidio volontario e porto e detenzione illegale della pistola calibro 7.65 usata per il delitto e che ancora non è stata trovata. Pistola che, secondo quanto accertato dall’autopsia eseguita oggi nell’ospedale di Locri, ha sparato due volte contro Mary. Uccisa con due colpi di pistola Il primo colpo ha centrato la donna in bocca ed il secondo alla tempia, probabilmente mentre la vittima stava già cadendo per terra dove è stata trovata, in una pozza di sangue, dalla figlia di dieci anni, la maggiore dei quattro bambini della coppia.
L’uomo non ricorda neanche dove è stato in questi cinque giorni e che cosa ha fatto. La ricostruzione della tragedia La Procura ed i carabinieri non sembrano aver dubbi sulla responsabilità di Pilato. I rapporti tra marito e moglie, hanno ricostruito gli investigatori, erano conflittuali da almeno due anni, ma nessuna denuncia è stata mai presentata per presunte violenze o minacce. Lunedì pomeriggio Pilato si sarebbe recato a casa della moglie, dove non viveva da alcuni mesi, per un ennesimo confronto con la donna. Nell’appartamento era presente anche il figlio piccolo della coppia, di soli due anni. Il colloquio, secondo la ricostruzione degli investigatori, si è ben presto trasformato nell’ennesimo litigio, sembra che la donna avesse manifestato l’intenzione di andarsene in Germania con i figli. Al culmine della lite Pilato avrebbe estratto la pistola ed ha esploso due colpi in rapida successione uccidendo la moglie. Quindi avrebbe preso il figlio per portarlo a casa dei suoi genitori. Poi la fuga.
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In memoria di
Locri, uccise la moglie davanti al figlio: condannato all’ergastolo (Corriere della Sera – 9 novembre 2016)
Carcere a vita per Giuseppe Pilato, commerciante di 32 anni che il 18 agosto del 2014 uccise con due colpi di pistola, a Monasterace, la moglie, madre di quattro bimbi. Quello più piccolo assistette al delitto. La più grande, dieci anni, trovò il cadavere
Carcere a vita per un femminicidio. È stato condannato all’ergastolo Giuseppe Pilato, il commerciante di 32 anni che il 18 agosto del 2014 uccise con due colpi di pistola, a Monasterace, nella Locride, la moglie, Mary Cirillo, di 31, dalla quale aveva avuto quattro figli. La sentenza è stata emessa nel pomeriggio dalla Corte d’assise di Locri, che ha accolto la richiesta del pubblico ministero, Rosanna Squeglia. A Pilato veniva contestato l’omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione. Il commerciante, dopo avere ucciso la moglie nell’appartamento della coppia, si diede alla fuga e si costituì ai carabinieri il 23 agosto successivo. Movente dell’omicidio, secondo quanto è emerso dalle indagini, la gelosia di Pilato, a cause della quale erano frequenti le liti con la moglie.
Pilato uccise la moglie con due colpi di pistola. Il primo alla bocca, il secondo alla testa. Qualche giorno prima del femminicidio, l’uomo mandò un sms agghiacciante alla moglie:«Ti uccido». E ancora: scenate continue. La coppia aveva quattro figli. Quello più piccolo, Salvatore, assistette all’assassinio della madre perché in quel momento si trovava in casa. La più grande Sofia, dieci anni, invece, è stata quella che ha scoperto il cadavere della madre rientrando dopo due ore.
Omicidio Mary Cirillo, pena ridotta per il marito Giuseppe Pilato. In Appello annullato l’ergastolo e assoluzioni per reati minori (Quotidiano del Sud – 29 novembre 2018)
Riformata la sentenza di primo grado per Giuseppe Pilato, il 34enne di Monasterace unico imputato nel processo per la morte della propria moglie, Mary Cirillo, uccisa con due colpi di rivoltella, nella sua abitazione, il pomeriggio del 18 agosto del 2014. Ieri, i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Reggio hanno inflitto a Pilato 26 anni di carcere. Lo stesso era stato condannato all’ergastolo nel giudizio di primo grado, concluso a novembre del 2016, davanti alla Corte d’Assise di Locri. Oltre al capo d’imputazione di omicidio, a Pilato venivano contestati altri reati, la violenza sessuale pluriaggravata e la detenzione illegale di una pistola. Per tutto ciò l’uomo è stato assolto. Così come è stata anche esclusa l’aggravante della premeditazione nell’uccisione della moglie. A Pilato gli sono state concesse le circostanze attenuanti generiche con giudizio di equivalenza sulle contestate e residue circostanze aggravanti. Prima della camera di consiglio, ha discusso la difesa dell’imputato che ha evidenziato le criticità della prima sentenza mettendo in luce anche le risultanze degli approfondimenti istruttori derivanti dal dibattimento di appello.
L’avvocato Giuseppe Gervasi, uno dei legali del collegio difensivo dell’imputato, costituito anche dagli avvocati Antonio Mazzone e Marco Tullio Martino, ha insistito particolarmente sulla esclusione dell’aggravante della premeditazione evidenziando che la perizia medica collegiale della Corte, e tutte le acquisizioni processuali, soprattutto i messaggi scambiati tra Mary Cirillo e Pilato Giuseppe, hanno comprovato l’estemporaneità dell’azione omicidiaria, peraltro posta in essere in costanza di gravi patologie, per come dimostrato dalle varie perizie d’ufficio e da tutte le consulenze di parte. Difatti, anche la perizia disposta a suo tempo dalla Corte d’Assise d’Appello, ha confermato che il Pilato, al momento del fatto, soffriva di una forte patologia sebbene, la medesima, non abbia inciso sulla capacità di intendere e di volere. (di Francesco Sorgiovanni)

Uccise la moglie a Monasterace: “Pilato confessò per evitare alla figlia lo stress del processo” (Gazzetta del Sud – 1 marzo 2019)
«Tutti gli elementi emersi inducono con tranquillante certezza ad affermare che l’omicidio sia stato compiuto da Giuseppe Pilato in uno stato di piena consapevolezza e lucidità mentale». È quanto scrivono i giudici della Corte di assise di appello di Reggio Calabria nelle motivazioni della sentenza di secondo grado del processo a Giuseppe Pilato, reo confesso dell’omicidio della moglie Mary Cirillo, avvenuto il 18 agosto del 2014 a Monasterace, condannato a 26 anni di reclusione. i giudici reggini, riporta la Gazzetta del Sud in edicola, hanno riformato la sentenza del primo grado, quando l’assise di Locri aveva condannato l’imputato all‘ergastolo con isolamento diurno per la durata di 3 mesi. Un sensibile sconto di pena per Giuseppe Pilato, difeso dagli avvocati Marco Tullio Martino e Giuseppe Gervasi, coadiuvati dagli avvocati Bavaro e Sorgiovanni, determinato dalla considerazione che la Corte ha ritenuto che: «sussistano le condizioni per concedere (…) le circostanze generiche con giudizio di equivalenza rispetto alle riconosciute aggravanti. Tale valutazione consegue alla constatazione che si tratti comunque di soggetto del quale è stata concordemente evidenziata anche in epoca precedente al presente procedimento la sofferenza psichica; all’avere costui finalmente deciso di ammettere le proprie responsabilità in ordine all’omicidio della giovane moglie; all’apprezzabile atteggiamento che lo ha indotto a consentire all’acquisizione delle dichiarazioni in sede di indagini della figlia (…) evitandone lo stress dell’esame dibattimentale». (di Rocco Muscari)
Uccise la moglie 5 anni fa, annullata la condanna. Si va verso lo sconto di pena (il Sole 24 Ore – 23 dicembre 2019)
“Nessuna condanna potrà far tornare mia figlia ma io voglio giustizia per lei e per i miei 4 nipoti. Combatto per loro”. Rosetta Origlia è la mamma di Mary Cirillo, la donna di 31 anni uccisa dal marito il 18 agosto 2014 a Monasterace (Reggio Calabria). A trovare il cadavere la figlia di 10 anni. L’omicida, Giuseppe Pilato, a novembre 2016 è stato condannato in primo grado all’ergastolo, pena ridotta a 26 anni due anni dopo in secondo grado. Pilato è stato dichiarato capace di intendere e di volere ma è stata esclusa la premeditazione, movente: la gelosia. Assolto dai reati di violenza sessuale pluriaggravata e detenzione illegale di arma, riconosciute le attenuanti generiche. Poi lo scorso 11 dicembre la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza, accogliendo il ricorso della difesa sulla mancata riduzione della pena, conseguente alla scelta del rito abbreviato. Il che significa: sconto di un terzo della pena. Spetterà alla Corte di Assise di Messina stabilire il nuovo trattamento sanzionatorio.
“Tutti i giorni uccidono le donne perché non ci sono le leggi giuste, per 4 anni l’assassino di mia figlia ha negato l’omicidio, poi ha ammesso la sua colpevolezza. L’ergastolo si è trasformato in 26 anni e ora i benefici del rito abbreviato. Noi vogliamo giustizia, questa non è giustizia”, ci spiega Rosetta, che tre mesi fa ha perso il marito per una fatalità, una caduta dalle scale. “Un altro dolore grande dopo la morte di Mary, anche per i ragazzi. Noi per loro non siamo solo i nonni, siamo mamma e papà”.
“Io voglio dire a tutte le ragazze: aprite gli occhi. A mia figlia dicevo: Mary, un giorno ti uccide. Lei mi rispondeva: non mi farà mai del male, sono la mamma dei suoi figli”, racconta Rosetta. E invece quel giorno, “quel maledetto 18 agosto” è arrivato. Mary è dai suoi genitori con i due bimbi di 2 e 5 anni, prende la macchina e con il piccolo va a casa a Monasterace. Da un anno il marito non vive più lì, le carte per la separazione sono pronte. Ma lui entra in casa, prende la pistola e la uccide. Porta il bimbo dai nonni paterni a Riace, dove in quel momento ci sono le due figlie maggiori e scappa. La bimba più grande va da sola a cercare la mamma: la trova in una pozza di sangue. Pilato tornerà dopo 5 giorni. Ma senza alcuna confessione, che arriva solo a giugno 2018.
“Lui la seguiva, le guardava il cellulare, non avrebbe mai accettato la separazione, lei dopo 10 anni di soprusi voleva lasciarlo”, continua la mamma di Mary. I bambini sono sempre stati con i nonni, la gente del paese e non solo ha fatto una raccolta fondi versando i soldi in un conto corrente aperto per i figli di Mary. Vicini, amici, conoscenti, persone sconosciute hanno portato vestiti, viveri. La Regione li aiuta economicamente. Ora la maggiore S. ha 15 anni, ne compirà 16 a febbraio. “Dopo la morte del nonno sono tornati gli attacchi di panico”, dice la nonna. La sorella M. ha 14 anni, i maschietti 10 e 7 anni. “Da due anni i bimbi più piccoli vedono i nonni paterni, le due grandi non vogliono. Prima gli incontri erano tutelati , ora sono liberi”. Rosetta ha due figli che vivono in Germania: “in Calabria purtroppo non c’è lavoro”, ci racconta. Ma lei non è sola, ha tanti amici e i suoi 4 nipoti che le danno “la forza per andare avanti, altrimenti sarei nel buio più totale”. (di Livia Zancaner)
OMICIDIO MARY CIRILLO: APPELLO BIS PER PILATO. RIDETERMINATA LA PENA A 17 ANNI. (Telemia – settembre 2020)
La Corte di Assise di Appello di Reggio Calabria II sezione penale ha riderminato la pena in anni 17 e mesi 4 di reclusione per Giuseppe Pilato reo confesso dell’omicidio della moglie Mary Cirillo. Condannato in primo grado alla pena dell’ergastolo con 18 mesi di isolamento diurno, il Pilato in appello era stato condannato a 26 anni di reclusione previa concessione delle attenuanti generiche e assoluzione da altri due pesanti capi d’imputazione. Sentenza d’Appello impugnata in Cassazione dall’avvocato Giuseppe Gervasi del Foro di Locri la quale nel dicembre 2019 ha annullato con rinvio limitatamente al trattamento sanzionatorio ed in particolare sulla concessione dei benefici derivanti dall’accesso al rito abbreviato ad altra sezione della Corte di Assise di Appello di Reggio Calabria. Difatti, all’udienza preliminare il giudice aveva ritenuto di non acquisire gli elaborati consulenziali della difesa in seguito alla produzione documentale della difesa di parte civile ledendo così, siccome sancito dalla Corte di Cassazione il diritto di alla controprova.





