Emilio Gabriel Valdez Velazco, 57 anni, più volte indagato per violenze sessuali, destinatario di due decreti di espulsione mai eseguiti. Violenta e strangola una ragazza incontrata per caso
Milano, 28 Dicembre 2025
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Omicidio Aurora Livoli, l’aggressore era stato espulso due volte (SkyTg24 – 4 gennaio 2026)
L’uomo indagato per l’omicidio della 19enne avrebbe numerosi precedenti penali, tra cui rapina e violenza sessuale. Nei confronti del peruviano di 57 anni erano già stati emessi due provvedimenti di espulsione, mai eseguiti
Emilio Gabriel Valdez Velazco, il peruviano di 57 anni indagato per l’omicidio della giovanissima Aurora Livoli il cui corpo è stato ritrovato a Milano lunedì scorso, avrebbe numerosi alias e precedenti penali per svariati reati tra cui rapina aggravata, violenza sessuale e immigrazione clandestina. I precedenti per le violenze sono relativi al 2019, al 2024 e al 2025. L’uomo ha però scontato il carcere a Pavia solo per la violenza sessuale commessa nel 2019.
Valdez Velazco, entrato in Italia dalla frontiera di Linate nel 2017, si è trattenuto oltre i termini consentiti, diventando quindi irregolare dal 4 agosto del 2019. Nei suoi confronti il prefetto di Milano ha emesso il primo provvedimento di espulsione, eseguito dal questore di Milano con decreto di accompagnamento coattivo alla frontiera il 6 agosto dello stesso anno. Il 16 giugno del 2023, Valdez Velazco ha richiesto con kit postale il rilascio del permesso di soggiorno, in qualità di fratello di una cittadina italiana, permesso che gli è stato negato dal questore di Milano per motivi di pericolosità sociale, l’11 gennaio del 2024. Il 25 marzo del 2024, è stato arrestato perché rientrato in Italia prima che fossero decorsi 5 anni dall’esecuzione dell’espulsione.
Le ragioni dell’espulsione mai avvenuta. Nei suoi confronti è stato nuovamente adottato un provvedimento di espulsione, per motivi di pericolosità sociale, emesso il 26 marzo del 2024 dal prefetto di Milano, ed eseguito con ordine a lasciare il territorio dal questore di Milano. In occasione della seconda espulsione, non è stato possibile procedere al rimpatrio di Valdez Velazco perché il passaporto risultava scaduto il 2 maggio del 2022 e quindi non idoneo a consentire l’imbarco immediato. Per questo motivo, è stata, quindi, richiesta l’assegnazione di un posto al Cpr (centro di permanenza per i rimpatri) affinché durante il trattenimento fosse possibile ottenere il relativo lasciapassare da parte dell’autorità consolare. Il posto, assegnato dalla Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere nel locale Centro di Milano Corelli, è stato successivamente rifiutato a causa ”dell’inidoneità alla vita in comunità, decretata dal medico, per un’asserita patologia delle vie urinarie e nei suoi confronti è stato emesso un ordine a lasciare il territorio nazionale entro 7 giorni”.
Confessa il killer di Aurora, ‘l’ho violentata e uccisa’ (Ansa – 8 gennaio 2026)
‘Non mi sono accorto di averla strangolata’. Il pm chiede la misura cautelare
Ha strangolato Aurora Livoli e l’ha violentata. Ha reso piena confessione Emilio Gabriel Valdez Velazco, il peruviano di 57 anni, accusato dalla Procura di Milano di aver ucciso la ragazza, 19 anni appena, la sera del 28 dicembre scorso, dopo aver aggredito un’altra giovane che, miracolosamente, è riuscita a salvarsi. Vicenda, questa, per cui l’uomo dal 30 dicembre scorso è in carcere e da oggi è destinatario di una nuova richiesta di misura di custodia cautelare.
Davanti alle immagini che il pm Antonio Pansa e Letizia Mannella, responsabile del pool che si occupa dei femminicidi, gli hanno mostrato e che raccontano di lui che parla con Aurora, le dà la mano e, inginocchiato ai suoi piedi, l’abbraccia, Velazco ha ammesso.
Durante le circa tre ore di interrogatorio, che lui stesso ha chiesto attraverso il suo difensore, Massimiliano Migliara, prima di lasciare il posto alle domande dei pubblici ministeri, ha dato la sua ricostruzione dei fatti. Dopo aver tentato di rapinare una sua connazionale, pure lei 19enne, mentre era in attesa del metrò, è ritornato sulla banchina della fermata Cimiano della linea verde. Lì ha incrociato Aurora. La quale “gli ha chiesto dei soldi per comprare un pacchetto di sigarette”, ha spiegato il legale fuori da San Vittore. I due, come testimoniano i fotogrammi agli atti dell’indagine, si allontanano dirigendosi verso l’uscita della fermata e poi ricompaiono nel cortile di via Paruta.
Da quel momento i frame inquadrano solo lui che fa avanti e indietro un paio di volte, mentre lei la mattina dopo viene trovata morta dal custode. “Ero sotto l’effetto di alcool e cocaina” ha detto Velazco ai magistrati, aggiungendo, oltre a particolari odiosi, di non essersi accorto di averla strozzata. “Ha affermato di essere ritornato nel cortile – ha riferito sempre il legale – perché aveva dimenticato il cellulare. Poi è rimasto lì, quasi a vegliare la ragazza ritenendola assopita. Ma di fatto ha vegliato un cadavere che ha coperto con un giubbotto” come è stato poi ritrovato. Alla domanda se avesse dato un perché a quel gesto, l’avvocato ha risposto: “E’ stata una reazione a cortocircuito, non voleva ucciderla e si è accorto soltanto dopo di averlo fatto”. A suo parere, è la linea difensiva, ha mostrato “una rottura con il senso della realtà. È emerso più di un elemento che mi fa ritenere ci sia un problema di quel tipo. Ed è un interesse oggettivo di tutti accertare questo fatto – ha proseguito con il ragionamento, lasciando spazio a una eventuale istanza di perizia -, al di là di quelli che possono essere i risultati processuali, perché è un episodio talmente grande che va chiarito”. A riprova della mancata “percezione della realtà”, secondo l’avvocato Migliara “basta anche soffermarsi sul fatto che l’indagato prima commette una tentata rapina in presenza di telecamere e dopo rimane all’interno della stazione della metropolitana, in una situazione in cui era conclamata la possibilità di essere individuato”. Ora la procura chiederà il carcere per la morte di Aurora. Sabato ci saranno i funerali della ragazza mentre Velazco, accusato di omicidio aggravato e violenza sessuale, rischia l’ergastolo.
Omicidio Aurora Livoli, il gip: “Velazco può uccidere altre donne” (Rai News – 19 gennaio 2026)
L’uomo, dopo la confessione resa ai pm lo scorso 8 gennaio, è rimasto in silenzio davanti al giudice. Resta in carcere a San Vittore
Potrebbe uccidere ancora Gabriel Valdez Velazco, l’uomo che ha confessato di aver strangolato Aurora Livoli, nel cortile di via Paruta a Milano. Un rischio definito “elevatissimo” dal giudice per le indagini preliminari, che ha convalidato la custodia cautelare in carcere. Nel provvedimento, la ricostruzione delle ultime ore di vita della 19enne, che per due mesi ha vissuto in città senza punti di riferimento, dopo essersi allontanata dalla provincia di Latina.
Poco dopo aver tentato di rapinare e minacciato di morte un’altra ragazza della stessa età, Velazco aggancia Aurora nellametro di Cimiano. Tutto viene ripreso dalle telecamere. Il 57enne peruviano si inginocchia davanti a lei. “Le stavo facendo la corte”, dice ai pubblici ministeri. La fa ridere, la induce a seguirlo nel cortile. Si appartano in un angolo. Poi le violenze, brutali. E quando lei si ribella, la soffoca a mani nude per impedirle di gridare. Una coppia torna a casa proprio in quel momento. Sente una voce femminile. Si volta, vede due sagome nel buio, ma non si ferma.
Il cadavere di Aurora verrà ritrovato la mattina dopo. Mentre Velazco sarà rintracciato dai carabinieri. “Nessun dubbio”, scrive il gip, sulla sua “volontà omicida”. E nessun “segnale di pentimento”. Irregolare in Italia dopo due espulsioni andate a vuoto, ha tre precedenti per stupro. Una condanna scontata in carcere, e due procedimenti ancora aperti a Monza. Le vittime, quasi tutte 19enni. Davanti al giudice, è rimasto in silenzio. (di Davide Gangale)
La Procura di Milano chiede il giudizio immediato per Emilio Gabriel Valdez Velazco (Rai News – 29 giugno 2026)
Il 57enne è accusato di omicidio volontario aggravato e violenza sessuale. Il corpo della vittima venne ritrovato lo scorso dicembre in un cortile appartato del capoluogo lombardo
La Procura di Milano stringe i tempi e chiede il processo diretto, senza passare dall’udienza preliminare, per il femminicidio di Aurora Livoli, la diciannovenne originaria della provincia di Latina uccisa lo scorso dicembre. I pubblici ministeri Antonio Pansa e Letizia Mannella hanno depositato al Gip la richiesta di giudizio immediato nei confronti di Emilio Gabriel Valdez Velazco, il 57enne di origini peruviane che ha già confessato l’omicidio e gli abusi sessuali.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la sera del delitto l’uomo ha “agganciato” la giovane all’interno della metropolitana milanese. Lo ha fatto con modi definiti “convincenti”, facendo leva sulla netta differenza di età e, soprattutto, sullo “sfruttamento delle condizioni personali di inferiorità” della vittima. Aurora stava infatti attraversando un momento di forte fragilità, si era allontanata da casa da parecchi giorni e a Milano non aveva ancora un punto di riferimento o una dimora fissa.
Quella stessa sera, poche ore prima di incontrare la diciannovenne, il 57enne si era già reso protagonista di un’altra aggressione di “inaudita violenza verso un’altra giovane donna” nei pressi della stazione M2 di Cimiano; un episodio per il quale è attualmente accusato di tentato omicidio.
Valdez Velazco ha condotto Aurora in un luogo appartato, il cortile di via Paruta, trasformato in quello che i magistrati definiscono il “giacigilio ove avrebbe trovato la morte”. Lì, la mattina del 29 dicembre, è stato ritrovato il corpo della ragazza. Aurora ha lottato, ha gridato con tutte le sue forze nella speranza di salvarsi, ma è stata soffocata a mani nude per aver reagito ai tentativi di abuso.
A rendere ancora più cupo il quadro investigativo è la condotta successiva all’omicidio, che per i giudici dimostra una totale assenza di rimorso. Dopo essere tornato a casa, l’uomo è infatti ritornato nel cortile di via Paruta, calpestando nuovamente la scena del crimine. Un ritorno dettato non dalla vergogna o dalla volontà di costituirsi, ma da un calcolo puramente utilitaristico: recuperare il proprio telefono cellulare. Un comportamento algido, che secondo il Gip Domenico Santoro descrive un uomo “non palesando alcuna forma di considerazione nei riguardi della giovane vita da poco soppressa”.
L’imputato, che deve rispondere anche di un altro filone per violenza sessuale a Monza, resta in custodia cautelare in carcere. Spetterà ora al Gip pronunciarsi definitivamente sulla richiesta di rito speciale formulata dalla Procura.



