Loading

Aouichaoui Boubaker, 32 anni, giardiniere. Uccide con tre coltellate l’ex amante. Condannato a 18 anni poi ridotti a 16 e infine a 14

Merano (Bolzano), 18 Giugno 2012


Titoli & Articoli

Omicidio Pirpamer «La vittima veniva ricattata da mesi» (Alto Adige – 19 gennaio 2014)
Depositate le motivazioni della sentenza Boubaker, condannato a diciotto anni per omicidio volontario
Durante gli interrogatori, il tunisino Aouichaoui Boubaker, condannato a 18 anni per aver ucciso l’ex compagna Erna Pirpamer, «ha cercato costantemente di allontanare da sé l’aspetto più deteriore della vicenda, ossia quella situazione di vera e propria pressione psicologica che…aveva posto in essere nei confronti della vittima». Lo scrive in un passaggio il giudice Carlo Busato che ha depositato le motivazioni della sentenza.
Il magistrato ricorda gli avvenimenti del 18 giugno 2012. Quella sera, alle 21.44, lo straniero chiama il 118 e dice in tedesco: «L’ho uccisa. L’ho uccisa con un coltello». Poi si allontana, lasciando Erna Pirpamer morente all’interno del parco Maia di via Winkel. Venti minuti dopo, si presenta in caserma dai carabinieri e si costituisce con queste parole: «Ho ammazzato la mia amica con un coltello». Il tunisino ha sempre sostenuto di aver perso la testa e di aver ucciso l’ex compagna, perché rifiutato, dopo due anni di relazione. Ma secondo il magistrato, prima della tragica sera, l’extracomunitario aveva reso la vita della parrucchiera meranese un inferno. Secondo le amiche della vittima, Erna Pirpamer aveva paura che i figli venissero a sapere della relazione. La sera del 28 aprile 2012, Erna si era presentata a casa delle amiche, dicendo loro di avere paura dell’ex e di non fidarsi di dormire a casa propria.
«Boubaker si era fatto oltremodo insistente, pedinando la donna e tempestandola di telefonate – si legge in un passaggio delle motivazioni -. La preoccupazione era salita allorquando Erna si era accorta della sparizione di un mezzo di chiavi perché temeva che l’imputato se ne fosse impossessato». E la situazione andava peggiorando: «Dal racconto fatto, le due donne avevano capito che il clima non era certo migliorato, anzi erano affiorati particolari che lasciavano intendere come Erna fosse propriamente vittima di un ricatto psicologico». Boubaker, infatti, avrebbe più volte minacciato la donna di riferire tutto ai figli e «di divulgare una fotografia in suo possesso», che ritraeva entrambi «in atteggiamenti intimi». Sempre a maggio, le due donne incontrano Erna: «Tremante e piangente era uscita a fatica a spiegare che l’imputato l’aveva picchiata e che le aveva dato quello che ha chiamato “un ultimatum”». Quella sera, Erna disse: «Se devo morire, per me è lo stesso. Ma i miei figli, i miei figli».
La Procura aveva chiesto l’ergastolo. Ma è passata la tesi degli avvocati difensori Nicola Nettis e Andrea Gnecchi, che sono riusciti a contrastare in maniera convincente tutte le argomentazioni del pm dimostrando che non c’era stata premeditazione: «Sul punto sussiste un’oggettiva incertezza probatoria, considerato anche che l’arma del delitto non è un coltello nuovo, apparendo consumato per l’uso, il che esclude la tesi della parte civile di un coltello acquistato per l’occasione». E infine: «D’altro canto è anche vero e va considerato che solo verso sera l’imputato ha avuto la certezza che si sarebbe incontrato con Erna Pirpamer perché la donna non aveva risposto alle numerosissime telefonate al cellulare che l’uomo aveva fatto». (di Susanna Petrone)

 

Omicidio Pirpamer, annullata la condanna a 16 anni (Alto Adige – 16 ottobre 2015)
La Corte di Cassazione di Roma ha accolto il ricorso dell’avvocato di Aouichaoui Boubaker, il tunisino che nel giugno 2012 uccise a coltellate a Merano l’ex parrucchiera Erna Pirpamer, con cui aveva avuto una relazione. L’uomo era stato condannato a 16 anni dalla Corte d’appello, che aveva ritenuto le circostanze aggravanti (minorata difesa) equivalenti alle attenuanti generiche. L’avvocato ha contestato l’assenza di motivazione per questa equivalenza nella sentenza d’appello. La Cassazione ha rinviato il caso alla Corte d’assise d’appello di Trento, che dovrà pronunciarsi sulla equivalenza confermando la condanna oppure ridefinendo la pena in considerazione delle aggravanti e delle attenuanti riconosciute all’autore.

Boubaker, pena ridotta a 14 anni e 8 mesi (Alto Adige – 19 aprile 2016)
Nuova riduzione di condanna all’assassino del parco Maia. Per la Cassazione fu un omicidio d’impeto
Nuovo sconto di pena per Aouichaoui Boubaker, l’omicida del parco Maia che quattro anni fa assassinò a coltellate Erna Pirpamer poco dopo la decisione della donna di chiudere un rapporto sentimentale. La condanna a 16 anni di reclusione disposta dalla Corte d’appello in secondo grado era stata annullata dalla Corte di Cassazione che aveva ritenuto giuridicamente fondate alcune contestazioni avanzate dalla difesa. In sostanza l’avvocato Nicola Nettis aveva lamentato la mancata motivazione in sentenza nel giudizio di bilanciamento tra circostanze aggravanti e attenuanti.
Ricordiamo che Aouichaoui Boubaker aveva affrontato il processo con un’imputazione da ergastolo. Il pubblico ministero Luisa Mosna lo aveva portato in giudizio per omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dalla minorata difesa per la vittima (fatta cadere in trappola in una zona isolata del parco in orario notturno). In primo grado, davanti al giudice Carlo Busato, Aouichaoui Boubaker se l’era cavata con 18 anni di reclusione (grazie allo sconto previsto dal rito abbreviato scelto dall’imputato). Nel giudizio di primo grado il giudice aveva fatto cadere l’aggravante contestata della premeditazione negando però all’imputato la concessione delle attenuanti generiche. In appello la condanna era stata ridotta a 16 anni di reclusione in quanto la Corte aveva riconosciuto all’imputato le attenuanti generiche, ritenendole però equivalenti all’aggravante contestata della minorata difesa. Ed è stato proprio su questo punto che l’avvocato Nicola Nettis era poi riuscito a riaprire il processo, arrivando ad ottenere l’annullamento da parte della Corte di Cassazione del giudizio di secondo grado.
La Suprema Corte infatti aveva rilevato che l’omicidio doveva essere considerato d’impeto e di conseguenza la quantificazione della condanna a carico dell’imputato non avrebbe potuto partire (come pena base) dal massimo previsto dal codice ma dal minimo o poco più. Ieri la Corte d’appello di Trento ha dunque provveduto ad una nuova quantificazione della pena sulla base delle indicazioni della Corte di Cassazione e la nuova condanna inflitta all’omicida si è così ferma a 14 anni e 8 mesi di reclusione. E’ molto probabile che la difesa non abbia più argomenti per ipotizzare un nuovo ricorso per Cassazione e dunque la sentenza di ieri quasi sicuramente diventerà definitiva anche se il processo non ha individuato il movente certo dell’omicidio. Aouichaoui Boubaker ha sempre sostenuto di aver perso la testa per essere stato lasciato dalla donna che amava ma nel corso dell’inchiesta erano anche emersi aspetti di interesse economico, poi non confermati. (ma.be.)


Link