In Quanto Donna – il femminicidio in Italia

Il sito Copia + Incolla (CtrlC+CtrlV)

Questo sito ha lo scopo di riunire ed osservare il fenomeno del femminicidio in Italia per come questo viene raccontato dagli organi di informazione.
Tutte le notizie presenti sono semplicemente riportate da altri siti cui si fa riferimento tramite i relativi link.
La redazione di IQD pertanto non è responsabile delle affermazioni contenute negli articoli.

Cos’è e a cosa serve IQD

Avrete già visto, letto e scrollato i volti delle centinaia di donne che in questo sito vengono ricordate.
In Quanto Donna” 1 è l’unica motivazione che accomuna tutte le loro storie, o meglio: la fine delle loro storie. Oltre ad essere donne, infatti, spesso non le accomuna niente altro: alcune sono giovani, altre giovanissime, altre anziane. Sono bionde, more, rosse, castane, magre o grasse, laureate o semianalfabete, povere o ricchissime. Alcune hanno figli, qualcuna è incinta, altre no.

Ma sono tutte donne e i loro assassini tutti uomini, e non uomini qualsiasi: sono i loro mariti, fidanzati, a volte padri, spesso ex. Che le hanno uccise, a bruciapelo, nel sonno, strangolandole o torturandole, facendole a pezzi, bruciandole o gettando il loro corpo in un burrone.

Questo sito non ha l’ambizione di raccontare le loro storie, ma quello di mostrare, con un minuzioso lavoro di “copia + incolla” (Ctrl C+CtrlV), come queste storie vengano raccontate, perché attraverso le parole di chi narra la vita e la morte di queste donne si capisce perché ogni giorno migliaia di donne in Italia rischino di finire in questo muro virtuale della memoria.

Qui vengono riportati titoli e articoli (tutti rintracciabili online attraverso i link) che, messi insieme, spesso appaiono grotteschi senza bisogno di aggiungere alcun commento. Ciascun lettore potrà, semplicemente scorrendo le frasi riportate, iniziare a capire autonomamente come il problema di fondo sia nella considerazione sociale e mediatica della persona che viene uccisa in quanto donna.

1Il termine “femminicidio”, nato in occasione della strage delle donne di Ciudad Juarez, indica la violenza fisica, psicologica, economica, istituzionale, rivolta contro la donna «in quanto donna»

1Femicide: The Politics of Woman Killing. edited by Jill Radford and Diana E. H. Russell, 1992

 

Memoria. Riflessione. Azione.

Memoria

Il muro virtuale che In Quanto Donna offre nella sua pagina di apertura è un luogo del tempo e della memoria che serve a ricordare, a non dimenticare, a capire non solo di quali numeri stiamo parlando, ma anche e soprattutto di chi stiamo parlando.
Conoscere questi volti e le loro storie è necessario per comprendere la realtà sociale in cui stiamo vivendo, di cui il femminicidio è solo l’espessione estrema.
Ciascuno di noi troverà, nei volti di queste tante donne, un volto che somiglia al proprio o a quello di una donna conosciuta, a cui si vuole bene.

Il sito è ancora largamente incompleto: di molte donne non si conosce il volto, di moltissime non si conosce neppure la storia. Invitiamo tutti coloro che volessero aiutarci ad incrementare l’archivio a scriverci all’indirizzo: scrivi@inquantodonna.it

Riflessione

Questo sito offrirà una serie di spunti di riflessione, attraverso l’analisi dei numeri, dei fatti e dei racconti che di tali avvenimenti vengono riportati.
Alcune pagine saranno aperte ai vostri commenti, creando nuove occasioni di dibattito ed interazione.

Azione

IQD è un sito ambizioso: non vuole rimanere una bacheca virtuale. Dopo esservi sorpresi, angosciati, indignati o turbati davanti ai volti e leggendo i racconti, c’è qualcosa che potete fare.

Leggete ad esempio la storia di Lea Garofalo, del processo per la sua morte, del coraggio di sua figlia Denise. In quel processo – concluso con sei ergastoli e parole che potrebbero essere utilizzate in ciascun processo per femminicidio – un gruppo spontaneo di donne si è unito ed organizzato per sostenere la battaglia di Denise e di sua madre, che Nando Dalla Chiesa definisce “le ragazze che non mollano”.

Leggete poi le vicende processuali legate alla storia di Barbara Bellerofonte, di Anna Costanzo, di Luciana Biggi (e di tante altre), e provate ad immaginare se ci fosse stato anche per loro un comitato spontaneo di “ragazze che non mollano” che avessero sottoscritto la lettera del padre di Barbara, che si fossero costituite parte civile nel processo per l’uccisione di Anna, che avessero protestato anche sui giornali per i trattamenti riservati all’assassino di Alenya Bortolotto. Immaginate di essere in numero sufficiente a poter fare qualcosa per riaprire l’assurdo processo per la terribile morte di Giada Anteghini, e così via.

Leggete infine la storia di Emiliana Femiano, quella di Anna Rosa Fontana, quella di Deborah Rizzato. Se ci fosse stato un movimento collettivo a contrastare la scarcerazione dei loro carnefici, quelle tre foto ora non sarebbero sul muro.

E lo stesso potrebbe probabilmente dirsi per  Silvia Mantovani, Caterina Tugnoli, Eleonora Liberatore, Patrizia Maccarini e molte, moltissime altre che prima della morte hanno subito mesi o anni di violenze fisiche e morali. Se si chiedesse in massa che la legge contro lo stalking venga applicata e che le misure di protezione siano immediate, adeguate ed effettive…

Molti gruppi, associazioni e persone hanno più volte inoltrato alle autorità competenti richieste per l’applicazione delle leggi esistenti e l’introduzione di misure realmente efficaci. Tra le richieste più importanti vi sono l’abolizione del rito immediato per il femminicidio, con la relativa eliminazione dello sconto d’ufficio della pena, ed il patrocinio gratuito per le parti offese.
IQD si unisce a tali richieste, offrendo i propri spazi ad un dibattito che porti alla redazione di un documento comune.

Molte associazioni sono nate in memoria delle donne uccise, molti genitori proseguono con tenacia la battaglia affinchè le proprie figlie abbiano giustizia: IQD vuole proporre a tutti coloro che desiderano mantenere vivo il ricordo di queste donne, e dare un senso alla loro morte, di unirsi per fermare insieme la crescita di questo muro della memoria.

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