Vincenza Zullo, 33anni, mamma. Uccisa dal marito con un colpo di pistola

enza_zulloBrusciano (Napoli), 28 maggio 2012
Si erano conosciuti e sposati giovanissimi, dopo la “classica fuitina”, ma quello che doveva essere un nido d’amore si era trasformato in un inferno, dove ogni tanto compariva anche l’amante di Eboli. Non contento, Salvatore pretendeva anche che la moglie gli lasciasse casa e andasse via con i figli, senza doverle versare neppure soldi per il mantenimento.

 

 

salvatore velotto[0]_Public_Notizie_270_470_3Salvatore Velotto, 36 anni, guardia giurata. Detto “o’pazzo”, sostiene che la moglie gli abbia rubato la pistola e si sia uccisa, poi parla di una colluttazione ma alla fine confessa. Condannato a 30 anni.

 

Enza uccisa per troppo amore. La mamma: donne, denunciate!

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Si faranno a Napoli i funerali della povera mamma Vincenza Zullo, barbaramente uccisa dal marito 35enne, guardia giurata, con un colpo d’arma da fuoco al volto. La sua famiglia originaria del quartiere Sanità ha voluto interrompere ogni rapporto con la cittadina di Brusciano, teatro del macabro delitto avvenuto nella modesta abitazione di due piani di via Biagio Caccia. Una villetta malandata dove il suocero muratore, che da tempo si era trasferito altrove, aveva lasciato due camion abbandonati e altri attrezzi di lavoro nel cortile incolto e polveroso.
Qui a Brusciano Vincenza aveva conosciuto l’amore, qui Vincenza, madre esemplare tutta casa e figli, ha trovato la morte per mano di quella persona che aveva intensamente amato e che si era trasformato in un bruto violento. Si erano sposati giovanissimi. Vincenza era incinta del primogenito e così erano scappati insieme con la classica fuitina. Poi quello che doveva essere un nido d’amore si era trasformato nell’inferno.
Qualche settimana fa il marito l’ aveva picchiata selvaggiamente facendola avere 9 punti di sutura alla testa. Vincenza,però, come spesso accade da queste parti, non aveva denunciato l’accaduto. Si era solo confidata con qualche amica. La convivenza con il marito Salvatore Velotto, stando a quanto affermano da alcuni conoscenti, diventava sempre più difficile. L’uomo qualche volta a quanto pare aveva portato anche a casa, nell’appartamento superiore, l’amante di Eboli con la quale intratteneva una relazione da circa un anno. Voci, che però non trovano conferma nelle fonti ufficiali, addirittura dicono che anche quella sera in cui Velotto ha ucciso la moglie nell’appartamento che prima era occupato dai suoi genitori c’era l’ amante.
Sotto nell’ appartamento ammezzato la sua famiglia: la povera Vincenza e i due figli Filippo e Agnese che avevano gli stessi nomi dei genitori dell’uxoricida.  Velotto voleva che la moglie gli lasciasse libera la casa e non voleva versargli i soldi per il mantenimento. Dicono così in paese le poche persone che avevano raccolto qualche confidenza della donna, che per carattere era chiusa e taciturna e la cui unica fonte di felicità erano solo i suoi figli. Quei figli che non la vedranno più e che non riceveranno più le sue coccole. Vincenza per loro desiderava un futuro migliore, lontano da quelle scene di violenza che erano costretti a subire.
Salvatore denominato ‘O pazzo” per il suo carattere irascibile non ha nascosto neanche la sua indole quando i carabinieri lo stavano facendo salire sull’auto che lo avrebbe condotto a Poggioreale. Di fronte alle frasi di dolore dei parenti della vittima, che lo accusavano e minacciavano di ucciderlo se lo avessero avuto fra le mani, ha cercato di divincolarsi dai carabinieri per corrergli incontro ed aggredirli. Erano le 18:00 quando l’aliquota dei militari di Castello di Cisterna lo ha tradotto in carcere con l’accusa d’indiziato di delitto. Ad inchiodarlo la scena del crimine. Ha confessato dopo 12 ore d’interrogatorio.
I carabinieri, coordinati dal capitano Michele D’Agosto, non gli hanno lasciato un attimo di tregua proprio per impedire che non confessasse l’accaduto e che anche questo “moglicidio” si trasformasse nell’ennesimo caso insoluto, come quello di Melania Rea. Inizialmente aveva negato. Aveva detto che la moglie si era suicidata. Poi ha ammesso l’accaduto affermando che però il colpo era partito accidentalmente nel tentativo di sottrarle la pistola che lei gli aveva portato via. Saranno le indagini a fare chiarezza. Di certo: una mamma di famiglia non c’è più e bisogna fare giustizia.

Il Mediano

La morte di Vincenza Zullo: secondo indiscrezioni il difensore di Salvatore Velotto, marito dell’uccisa, tenterà la carta della morte accidentale e, quindi, dell’omicidio preterintenzionale. Era stato lo stesso Velotto a dire ai carabinieri e alla magistratura che non aveva intenzione di togliere la vita alla moglie, dopo aver confessato che il colpo di pistola che ha ammazzato Vincenza era partito dalla sua pistola, che stava impugnando al momento dello sparo. Ma questa linea difensiva potrebbe non reggere. Gli investigatori ( le indagini sono condotte dal pm della procura di Nola, Claudio Onorati, e dal capitano Michele D’Agosto, della compagnia di Castello di Cisterna ) hanno dichiarato, l’altro giorno, cioè subito dopo la confessione di Velotto, che le evidenze immediatamente riscontrate durante la primissima fase delle indagini sono tali da escludere con ogni probabilità la morte accidentale.
Un altro elemento che fa riflettere è che in un primo momento l’indagato aveva riferito ai carabinieri che la moglie si era suicidata. Intanto c’è attesa per l’esito dell’udienza di convalida dell’arresto, che il gip terrà in carcere, dove Salvatore Velotto si trova recluso da due giorni. La guardia giurata lunedì sera, intorno alle undici, aveva avuto un alterco con la moglie nella cucina di casa, un fatiscente edificio di due piani nell’immediata periferia di Brusciano. Vincenza aveva chiesto al marito del danaro per accudire i loro due bambini, il primogenito di 12 anni e la bambina di 7.
Ne è scaturita una lite nel corso della quale Salvatore Velotto, che a quell’ora stava per uscire per andare a coprire il turno di notte, ha impugnato la sua pistola d’ordinanza, una calibro nove. Quindi è partito il colpo, che ha preso la donna in pieno volto. La scena si sarebbe consumata mentre in bambini stavano dormendo nella loro cameretta. Quando i carabinieri, intorno alla mezzanotte, sono giunti sul posto Salvatore Velotto ha aperto la porta di casa senza opporre resistenza. Durante l’ispezione del cadavere Salvatore ha sostenuto che Vincenza si era suicidata. Subito dopo, però, il sospettato è stato condotto nella caserma Carlo Alberto Dalla Chiesa di Castello di Cisterna. Qui è stato interrogato per quasi dodici ore di fila. Alla fine Velotto ha ceduto e ha confessato piangendo di aver sparato alla moglie. Senza l’intenzione di uccidere, però. Il proiettile sarebbe partito dalla pistola durante una colluttazione. Ma questa versione dei fatti non ha trovato riscontri.

Il Roma
«Uccise la moglie, 30 anni di pena»
BRUSCIANO. Uccise la moglie, sparandole un colpo di pistola in pieno volto. Per quell’omicidio, che sconvolse l’intera città, l’accusa ha chiesto la condanna a trent’anni, la pena massima prevista dal rito abbreviato. Udienza davanti al magistrato Marco Carbone del tribunale di Nola per il processo a Salvatore Velotto, 36 anni, la guardia giurata che la notte tra il 28 e il 29 maggio dello scorso anno uccise la moglie Vincenza Zullo, 33 anni, madre dei suoi due figli. I pubblici ministeri Claudio Vincenzo Onorati e Cristina Curatoli hanno ricostruito in aula i fatti avvenuti nella casa in via Biagio Caccia, chiedendo trent’anni di reclusione per l’uomo. La prossima settimana la parola passerà alla difesa. L’avvocato Giovanni Bianco, legale di Velotto, sostiene la tesi dell’omicidio colposo. Velotto non voleva uccidere la moglie, ma il colpo partì accidentalmente dalla pistola. Erano circa le 23 del 28 maggio del 2012, Enza Zullo era in cucina, stava rassettando. Salvatore Velotto, invece, si stava preparando per andare a lavoro. Copriva sempre il turno di notte in un istituto di vigilanza di Avellino. I due prendono a litigare come accadeva già da qualche mese. Lui aveva una relazione extraconiugale, con una ragazza di Eboli. Vincenza gli chiede dei soldi per sopperire alle necessità dei figli. Tra una parola e un insulto, cresce la tensione. A questo punto, Velotto prende la pistola. Parte un colpo (i giudici stabiliranno se sparato accidentalmente o volontariamente) che colpisce la donna in pieno viso. Il proiettile le trapassa la guancia sinistra, Enza muore all’istante. Il bambini sono in casa, stanno dormendo. A questo punto, Velotto tenta di inscenare il suicido della donna, poggiandole l’arma accanto, poi corre fuori, chiedendo aiuto ai vicini, gridando che “Enzina” si è ammazzata. Anche ai carabinieri intervenuti sul posto, il marito racconta la stessa storia, Enza gli avrebbe rubato la pistola e si sarebbe sparata.

 

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