Luana Bussolotto, 27 anni, stilista. Uccisa dall’ex fidanzato con due sacchetti di plastica in testa, legati intorno al collo con uno strofinaccio da cucina

Clipboard01Stanghella (Padova), 4 aprile 2010
Lei era bella e indipendente, e non lo voleva più. Allora lui non vuole che lei respiri ancora e fa una cazzata.

 

 

 

art_1925_2_01LUCALuca Bedore, 24 anni, elettricista. Era geloso, ossessivo, non poteva vivere senza di lei e poi non vuole che lei respiri più, la strangola e per paura che lei respiri ancora le infla due sacchetti di plastica in testa e li annoda intorno al collo con un canovaccio da cucina. Resta accanto al cadavere un’intera notte, poi chiama il 118 e finge un gioco erotico finito male, offendendo ulteriormente la ragazza morta. L’eragstolo diventano 30 anni che diventano 17 e 4 mesi in appello. La Corte di Cassazione rifiuta il ricorso (28 febbraio 2013).

 

 

Titoli & Articoli

Il Mattino di Padova
Pena confermata per la morte di Luana – L’omicida era ricorso in Cassazione ma la sua tesi del gioco erotico finito male non ha convinto i giudici: sconterà 17 anni
Nessun pentimento per la morte di Luana. Aver tolto la vita a una ragazza di ventisette anni non gli era bastato, l’assassino ha tentato pure di infangare la sua dignità. La giustizia, tuttavia, ieri ha stroncato sul nascere ogni maldestro e impietoso escamotage perpetrato dall’omicida per farla franca e ha confermato la pena di 17 anni di carcere. La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso dei legali di Luca Bedore, l’elettricista di ventisei anni che il 4 aprile 2010, la sera di Pasqua, strozzò e poi soffocò l’ex fidanzata, Luana Bussolotto. La ragazza, che faceva la stilista, era originaria di Cinto Euganeo e viveva da pochi giorni a Noventa Vicentina. L’ex fidanzato non sopportava che la loro storia fosse finita, tanto da arrivare, quella sera, a toglierle la vita a mani nude, infilandole poi la testa in un sacchetto di plastica. L’aveva quindi “vegliata” per tutta la notte, fino ad autodenunciarsi alle forze dell’ordine.
Bedore, residente a Stanghella e riconosciuto come il chiaro responsabile di quel delitto, era stato condannato a trent’anni in primo grado. In Corte d’assise d’appello, per il venire meno di un’aggravante e per lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato, la condanna era stata ridotta a 17 anni e 4 mesi. La difesa dell’elettricista, affidata all’avvocato Michele Pergola di Padova, ha tuttavia tentato il ricorso in Cassazione. Dopo una discussione molto tesa, durata per metà mattinata, alle 17.30 di ieri pomeriggio è arrivata la sentenza, con il rigetto del ricorso e la conferma della pena a 17 anni e 4 mesi.
«È stato riconosciuto in pieno il dolo omicidiario di Bedore» spiega l’avvocato padovano Fabio Pinelli, il legale a cui si è affidata la famiglia Bussolotto «Possiamo dirci soddisfatti, non tanto per la risposta sanzionatoria attribuita all’omicida, quanto per la ritrovata dignità di Luana».
Il killer, infatti, aveva subito ammesso l’omicidio. In una chiamata al 118 l’ex fidanzato si era autoaccusato di aver strangolato la ragazza, preso dalla rabbia per una possibile fine della loro relazione. Dopo otto mesi di silenzio, Bedore aveva ritrattato la propria versione, spiegando che la morte era arrivata accidentalmente in seguito a un gioco sessuale consenziente. «Il racconto fantasioso di Bedore ha inevitabilmente gettato fango sulla memoria di Luana» continua l’avvocato penalista Pinelli «Ogni scelta difensiva è legittima, tengo a ribadirlo; tuttavia fa riflettere il fatto che a un incensurato come Bedore non siano state attribuite neppure le attenuanti generiche».
Quella versione, evidentemente, si poteva evitare. L’assenza di pentimento da parte di Bedore, peraltro, forse ha giocato un ruolo determinante anche nel rigetto del ricorso; tesi, tuttavia, che potrà essere confermata solo dalla lettura delle motivazioni alla base della decisione della Corte. Bedore dovrà dunque scontare una pena di 17 anni e 4 mesi, basata su un impianto accusatorio che ha tenuto conto dell’omicidio volontario aggravato dall’abuso del mezzo di ospitalità e dalla minorata difesa della vittima, che era rimasta sola in casa.
In secondo grado non era stata accolta, invece, l’aggravante del mezzo insidioso (il sacchetto di plastica), che avrebbe fatto salire la pena ad almeno 30 anni.
Oltre all’avvocato, la famiglia Bussolotto ieri ha voluto ringraziare quanti hanno collaborato in questo procedimento, a partire da Emanuele Balbo, l’investigatore privato a capo della “Forensic services investigations solutions unit” di Este e il team di professionisti composto dai medici legali Silvia Tambuscio e Luca Massaro, oltre al genetista Valerio Onofri e il professor Raffaele Giorgetti dell’Istituto di medicina legale di Ancona.

La Domenica di Vicenza

Lei è una ragazza davvero bellissima. Ha 27 anni e ha raggiunto una buona indipendenza economica grazie ad un lavoro alla Staff di Noventa Vicentina. Da tempo ha una relazione con Luca Bedore, tre anni più giovane di lei.
Lui è un ragazzo possessivo, per certi versi ossessionato dalla gelosia. Le telefona più volte nel corso della giornata, spesso più volte anche durante la pausa per il pranzo, la controlla, vuole sapere con chi è, chi frequenta. Lei sceglie di troncare, ma lo fa con delicatezza, senza essere troppo decisa.
Si trova una bella mansarda a Noventa, edificio nuovo e sistemazione graziosa. Le consegnano le chiavi due giorni prima di Pasqua, lei si trasferisce e per Pasqua inaugura la casa con un paio di amici e fra questi invita anche Luca: forse pensa che è l’occasione giusta per chiudere quella relazione asfissiante.
Dopo pranzo gli amici se ne vanno, nella mansarda rimangono solo Luana e Luca. Discutono, litigano. Lui è convinto di non poter vivere senza Luana, lei vuole tornare ad essere libera, vuole respirare. E Luca alla fine decide che Luana non deve respirare più. Le stringe le mani sul collo, stringe, cadono a terra, lei si difende, lui la colpisce fino a quando Luana perde i sensi. A quel punto prende dei sacchetti di plastica e li mette sulla testa di lei. Nella prima telefonata al Suem, più tardi, Luca dirà: «Non volevo che respirasse più». E infatti Luana cerca fino alla fine di inspirare, i carabinieri la troveranno con i sacchetti perfettamente aderenti al viso. Morta.
Il resto è quasi più banale. Luca chiama confusamente i genitori, dice di “aver fatto una cazzata”, ma non spiega. Poi prende un coltello e si colpisce: alle braccia, al collo, al torace. Arriva fino a perforarsi un polmone. Cade a terra più volte, si rialza, perde i sensi. Alla mattina chiama ancora il papà, gli dice di aver ucciso e di essersi tagliato, sta male. È suo padre che gli dice di chiamare un’ambulanza ed è a quel punto che Luca, chiamando i soccorsi, in pratica confessa tutto. Ora ha parlato con i suoi avvocati, che giustamente gli hanno consigliato di non parlare per nulla e di non confessare proprio niente. Chiederanno una perizia psichiatrica. Se la giocheranno nel tentativo di non farlo condannare ad una pena troppo alta. È il gioco delle parti, al quale hanno deciso di partecipare in pieno anche i genitori di Luana che si sono rivolti ad un avvocato e hanno nominato consulenti per esaminare la scena del crimine e sembrano disposti a dare battaglia per ottenere una condanna giusta.

Il Mattino di Padova
Dimezzata la condanna a Luca Bedore
Due anni fa soffocò l’ex fidanzata Luana Bussolotto, in Corte d’Appello pena ridotta da 30 a 17 anni. La difesa insorge
Trent’anni in primo grado. Pena quasi dimezzata in appello per il venire meno di un’aggravante che, applicato lo sconto di un terzo secco imposto dal rito abbreviato, riduce la condanna a 17 anni e 4 mesi. Tanto vale l’assassinio di Luana Bussolotto, la ventisettenne originaria di Cinto Euganeo prima strozzata e poi soffocata con un sacchetto di plastica.
E tanto (si fa per dire) dovrà scontare l’ex fidanzato Luca Bedore, 26enne elettricista di Stanghella, responsabile di quel delitto, difeso dall’avvocato Michele Pergola.
Lo ha stabilito ieri pomeriggio la Corte d’assise d’appello di Venezia che ha parzialmente riformato la sentenza di primo grado, pur mantenendo inalterato l’impianto accusatorio: omicidio volontario aggravato dall’abuso del mezzo di ospitalità e dalla minorata difesa della vittima che era rimasta sola in casa.
Non accolta, invece, l’aggravante del mezzo insidioso (il sacchetto di plastica infilato sulla testa di Luana)che fa scattare l’ergastolo e che, con il rito alternativo, fa scendere automaticamente la pena a 30 anni. Confermata la provvisionale complessiva di 360 mila euro ai parenti.
Saranno le motivazioni, depositate entro 90 giorni, a spiegare le ragioni di questa scelta dei giudici (due togati e sei popolari) visto che, in aula, anche il procuratore generale Bruno Bruni aveva insistito per la riconferma piena della sentenza del gup vicentino Stefano Furlani e per il riconoscimento di tutte le aggravanti.
Una posizione condivisa dall’avvocato Fabio Pinelli che si era costituito parte civile per la famiglia della vittima. «La Corte ha dato atto che la ricostruzione della pubblica accusa era corretta – commenta il penalista Pinelli – E per questa ragione, come difensore della famiglia Bussolotto, c’è soddisfazione. Luana è stata uccisa da Bedore non per motivi accidentali, come sostenuto dalla difesa, né tantomeno per l’uso di pratiche erotiche anomale. È stato un omicidio e basta. E, per di più, aggravato dall’aver approfittato che la ragazza fosse sola e senza alcuna possibilità di chiedere aiuto. Sul mancato riconoscimento di un’aggravante, mi riservo di leggere le motivazioni. Certo è che si pone un grande punto interrogativo, e non intervengo come difensore di parte ma come operatore del diritto: consentire la riduzione di pena di un terzo secco, con l’applicazione del rito abbreviato, per reati di questa gravità risponde alle esigenze di equità e di giustizia?».
La tragedia avviene il 4 aprile 2010, la sera di Pasqua, a Noventa Vicentina in via Roma, nell’appartamento dove la ragazza, stilista, si era appena trasferita. Luca ha chiesto per l’ennesima volta di incontrare Luana che lo aveva lasciato: per lei, assillata dalla sua gelosia, una storia finita. Ma il giovane non accetta quella scelta e la uccide. Resterà accanto al cadavere della ragazza un’intera notte prima di chiamare il 118 e confessare: «L’ho strangolata… Lei voleva lasciarmi». Dopo 8 mesi di silenzio, il cambio di versione (un incidente all’inizio di un gioco sessuale consenziente),senza nemmeno preoccuparsi di infangare la dignità di Luana
di Cristina Genesin

 

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