Loredana Mattana, 36 anni, infermiera, mamma. Uccisa con decine di coltellate dal marito

loredana mattanaVillaputzu (Cagliari), 6 febbraio 2006
L’ha inseguita, ha sfondato la porta del bagno dove lei cercava di rifugiarsi e l’ha uccisa con decine di coltellate. Poi si è tagliato la gola.

 

 

 

Emanuele (Lello)  Mulas, 39 anni, imprenditore edile. Curava ossessivamente il pattadese ed era in cura per gravi problemi psichici, ma non aveva mai mostrato intolleranza verso i parenti.

 

Figli: 2, di 7 e 3 anni

 

 

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Repubblica
La tragedia all’alba. L‘assassino-suicida da anni era in cura perché depresso – L’omicidio davanti allo sguardo terrorizzato dei due bambini di 7 e 3 anni
uccide la moglie a coltellate poi si taglia la gola davanti ai figli
Dopo una decina di coltellate inferte alla moglie, ha rivolto il coltello contro se stesso e si è tagliato la gola: si è consumata all’alba, in pochi minuti, la tragedia che ha distrutto una intera famiglia di Villaputzu, piccolo comune del cagliaritano sulla fascia sud-orientale della Sardegna.
I figli di 3 e 7 anni che dormivano nella stanza accanto, sono stati svegliati di soprassalto dalle urla dei genitori. L’assassino-suicida da anni era in cura perché depresso.
Sono da poco passate le 6; Loredana Mattana, 36 anni, infermiera, è quasi pronta per uscire e raggiungere l’ospedale di Muravera dove lavora. Si è alzato di buonora anche il marito, Emanuele Mulas, 38 anni, un piccolo imprenditore edile che combatte da almeno 4 anni con problemi psichici che lo hanno portato anche a lunghi periodi di inattività sul lavoro. Dal 2002 – accerteranno poi i carabinieri della compagnia di San Vito che hanno condotto le indagini – l’uomo era in cura presso uno studio psichiatrico di Cagliari. L’ultima visita risale al 24 gennaio: come sempre si era presentato dallo specialista accompagnato dalla moglie e in quell’occasione era stato diagnosticato un peggioramento delle sue condizioni.
“Il quadro clinico era serio – sottolinea il capitano dei carabinieri Massimiliano Corsano – ma Mulas non era mai stato protagonista di episodi di violenza, nemmeno di fastidio o di semplice intolleranza, né verso la moglie, né verso i figli o i parenti”.
Questa mattina, invece, qualcosa è scattato nella mente malata dell’uomo. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, marito e moglie cominciano a litigare in cucina dove sono evidenti i segni di una violenta colluttazione: Mulas prende la sua “pattadese“, il coltello a serramanico più diffuso in Sardegna, del quale curava in maniera ossessiva il filo, e tenta di colpire la donna che però riesce a parare l’affondo con un avambraccio. Il caos sveglia il figlio maggiore che irrompe sulla scena dell’imminente tragedia: scappa in preda al panico e si rinchiude nella sua stanza mentre la madre cerca la salvezza nel bagno, inutilmente.
L’uomo sfonda la porta e infierisce sulla moglie con almeno dieci coltellate, tutte all’altezza del collo. Pochi passi e Mulas raggiunge il corridoio, rivolge il coltello contro se stesso e dopo un primo colpo infruttuoso riuscirà a tagliarsi la gola.
Quando arrivano i carabinieri, allertati da un vicino di casa richiamato dalle urla insistenti della donna, sarà il bambino di 7 anni ad aprire loro la porta: sul pigiama del piccolo tracce di sangue, diventeranno una pozza alcuni metri più in là. Mulas è agonizzante con in mano ancora il coltello, la moglie poco lontana da lui è ormai morta. L’omicida-suicida cesserà di vivere di lì a poco, quando arriva il medico legale.
D’accordo con il magistrato del Tribunale dei minori, i due bambini sono stati affidati provvisoriamente ad alcuni parenti in attesa della pronuncia definitiva del giudice.

 

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