Elisabetta e Arianna. Elisabetta Leder, 36 anni, infermiera, mamma. Arianna, 1 anno e 10 mesi. Accoltellate e sgozzate dall’ex compagno e padre.

MADRE E BIMBA SGOZZATE:FAHD CONFESSA,UCCISO PER GELOSIACastagnole di Paese (Treviso), 24 febbraio 2009
Elisabetta e la sua piccola Arianna sono morte, accoltellate e sgozzate per mano del loro ex compagno e padre.

 

 

 

 

 

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Fahd Bouichou, 27 anni. Ha detto di averlo fatto in un raptus di gelosia. Sua sorella gli aveva suggerito di dire di aver ucciso la madre poichè Elisabetta aveva ucciso la bambina.

 

 

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 Il Giornale

I corpi di Elisabetta Leder, 36 anni, infermiera in una casa di riposo, e della figlioletta Arianna, di appena due anni, sono stati trovati ieri sera, a Castagnole di Paese (in provincia di Treviso). L’abitazione si era trasformata in un mattatoio e gli stessi carabinieri, avvisati dal fratello della vittima allarmato dal fatto che la sorella non rispondeva alle chiamate, sono rimasti choccati dalla scena che si sono trovati di fronte.

Dopo un momento di generale sbigottimento, sono stati subito allertati i soccorsi nella disperata illusione che si potesse fare ancora qualcosa per quelle povere anime. Ma non c’è stato altro da fare che constatare il decesso della donna e della piccola, finite senza pietà da qualcuno che non sembra degno di appartenere al genere umano. La prima ipotesi formulata dagli inquirenti sembra quella di un raptus.
Ma chi può essere stato a commettere un delitto così orribile, così inaccettabile? Ieri sera i carabinieri di Treviso, coordinati dal pm Antonio Maggiani, stavano cercando il compagno della donna, un cittadino marocchino espulso nei mesi scorsi perché privo di permesso di soggiorno e rientrato clandestinamente pochi giorni fa.
Gli inquirenti non hanno al momento elementi per formulare accuse specifiche, ma è chiaro che questo marocchino dovrebbe fornire parecchie spiegazioni. A cominciare dal suo rientro in Italia, dopo la formalizzazione dell’espulsione.

Elisabetta Leder faceva l’infermiera in una casa di riposo trevigiana e prendeva quanto bastava per assicurare a sé e ad Arianna una vita decente. Il terribile duplice omicidio potrebbe essere maturato proprio in ambito familiare, considerando la vita assolutamente tranquilla condotta dalla donna. Nella ricostruzione fatta ieri sera dagli inquirenti, è emerso che l’infermiera aveva avuto la piccola Arianna proprio dal marocchino, poi espulso e successivamente rientrato, chissà, forse proprio per incontrare di nuovo compagna e figlia e discutere sul futuro. Quello che è certo, per ora, è solo il modo in cui è stato possibile scoprire il delitto. Elisabetta Leder avrebbe dovuto essere a cena dalla madre che, non vedendola arrivare, ha mandato l’altro figlio a cercarla. Il giovane, giunto davanti al condominio Alfa, in via Cal Morganella, ha visto che le luci dell’appartamento e la tv erano accese e ha pensato che la sorella fosse uscita per fare compere. Ha atteso per un po’ il ritorno di Elisabetta, ma non vedendola tornare, ha richiamato la madre che l’ha consigliato di chiamare i carabinieri. E sono stati proprio i carabinieri a sfondare la porta e a scoprire la mattanza. Mamma e figlia erano state martoriate da diverse coltellate.

Il pm ha per ora escluso che ci siano indagati. «Siamo nelle prime fasi dell’inchiesta ma al momento non c’è nessun indagato. Stiamo cercando il compagno della donna solo per avere ulteriori informazioni». Sul posto ieri sera c’era anche don Gino, il parroco del paese. Le sue preghiere non sono riuscite a calmare la rabbia di coloro che hanno visto tutto quell’orrore.

Venetouno
SEGUIRE FAHD IN MAROCCO: LA “PROMESSA TRADITA” DI ELISABETTA LEDERLa perizia psichiatrica di parte fa emergere nuovi risvolti sul duplice omicidio di Castagnole

”Lei mi aveva promesso che sarebbe rimasta a vivere con me… io le avrei detto che avrei preso una macchina per conto mio e che lei sarebbe rimasta a lavorare con me… aveva cambiato idea, non voleva più venire a vivere in Marocco”: così Fahd Boichou nella perizia psichiatrica del dottor Tiziano Meneghel spiega come Elisabetta Leder aveva tradito la sua promessa di seguirlo nel suo paese. Nel documento presentato presso la Procura emerge anche l’accanimento con cui il marocchino si scagliò sul corpo della donna con l’utilizzo di ben tre coltelli nella serata del 24 febbraio scorso mentre per la figlia di appena due anni e mezzo, l’uomo utilizzò un solo fendente. Nella perizia emerge inoltre uno spaccato del passato di Fahd Boichou, autista in un villaggio turistico marocchino che aveva avuto sempre storie con donne più grandi di lui, perlopiù francesi. Ed ancora le offese ricevute da parenti, amici e dalla stessa Elisabetta Leder, la sua vittima che si rivolgeva a lui chiamandolo “ignorante” o “stupido”. La mente di Fahd Boichou è definita fragile, immatura, lo stile di attaccamento insicuro con modalità ipercontrollanti e sospettose.

Altrimondi

Fahd Bouichou ha ammesso di avere ucciso. Ma solo Elisabetta Leder, la sua ex compagna. Non la piccola Arianna, un anno e 10 mesi, nata dalla loro relazione. Sulla piccola («La coppia si contendeva la bambina, questo il movente a cui diamo maggiore credito», ribadisce Riccardo Tumminia il capo della Mobile di Treviso) », l’uomo non dice una parola. È quanto emerge dal primo interrogatorio davanti agli inquirenti sloveni. La polizia di Lubiana lo ha fermato ieri mattina quando erano circa le 10 a Tublie, nei pressi di Cosina, al valico con l’Italia.

La linea difensiva l’avrebbe suggerita la sorella di Bouichou nella telefonata che il fratello le ha fatto da un apparecchio pubblico presso la stazione ferroviaria di Trieste: «Se ti prendono, confessa di aver ucciso Elisabetta perché lei ha ammazzato Arianna». Una chiamata, fatta mercoledì alle 17, che ha consentito agli investigatori di localizzare il fuggitivo.

Se non ci fossero di mezzo due morti sgozzati e un notevole spiegamento di forze, la cattura del marocchino ritenuto l’autore del duplice omicidio avvenuto martedì sera a Castagnole di Paese alle porte di Treviso, avrebbe anche un risvolto comico.

Fuggito a bordo della Skoda Roomster dell’ex compagna, Fahd Bouichou si è diretto a Jesolo. Qui ha abbandonato l’auto, rintracciata dalla polizia locale nella notte tra martedì e mercoledì, per poi raggiungere Trieste in pullman. A piedi ha attraversato il valico con la Slovenia incamminandosi lungo la statale che porta a Fiume quando lo sorpassa un auto con a bordo un agente della Criminalpol slovena. È in borghese, ha appena finito il suo turno. Dallo specchietto dà un occhiata a quel nordafricano che assomiglia al ricercato dalle autorità italiane. Ferma l’auto, l’uomo a piedi pensa che l’automobilista vuole dargli un passaggio. Bouichou sale sulla macchina, pensa ad un colpo di fortuna. Non è così perché l’agente si dirige direttamente al commissariato di Cosina dove termina la sua fuga. Interrogato, prima nega di essere il ricercato «poi ha iniziato a collaborare».

«Ha dimostrato di conoscere alcune tecniche di polizia — spiega Tumminia —. Non ha mai usato il cellulare che aveva sottratto alla Leder e ha fatto credere di essere diretto in Francia e non in Slovenia». Alberto Furlanetto, il medico legale che ha compiuto l’autopsia sui due corpi afferma che «chi ha sgozzato ha una particolare padronanza nell’uso del coltello». «Contro Bouichou ci sono prove nette», dice il questore di Treviso Carmine Damiano. Esulta il procuratore trevigiano Antonio Fojadelli: «Lo Stato c’è e i cittadini devono sentirsi sicuri». Fahd Bouichou dovrebbe arrivare in Italia «entro pochi giorni, espletate le formalità».

«Meno male, Sono contento », sono le parole di Antonio Leder, padre di Elisabetta e nonno di Arianna. La famiglia parla di «tradimento da parte di un uomo con il quale avevamo un rapporto benevolo». Se nelle strade di Castagnole la gente urla «portatelo in piazza che ci pensiamo noi», la Lega soffia sul fuoco: «Pena di morte per delitti così efferati. Se sarà provata la colpevolezza del marocchino sarebbe una guerra di religione», dichiara il vicesindaco di Treviso Giancarlo Gentilini. E il senatore Piergiorgio Stiffoni spera che «per l’assassino non ci sia il solito giudice buonista».
di Giorgio Dell’Arti

Crimeblog

La sua fuga in Slovenia non aveva lasciato alcun dubbio sulla sua colpevolezza, ma nella serata di ieri è arrivata anche la confessione.

Stiamo parlando di Fahd Bouichou, marocchino 27enne che in un raptus di gelosia ha sgozzato la sua compagna, Elisabetta Leder, 36 anni, e la figlia Arianna, di soli 18 mesi.

Ha dichiarato di averlo fatto “per un eccesso di gelosia“, forse dopo che Elisabetta gli aveva comunicato la sua intenzione di chiedere l’affido esclusivo della bambina. La donna temeva infatti che Bouichou, che aveva più volte espresso il desiderio di far crescere la piccola in Marocco, avrebbe potuto prenderla e portarla con lui a Marrakech.

L’uomo, attualmente rinchiuso nel carcere di sloveno di Capodistria, dovrebbe essere presto estradato in Italia, dove sarà detenuto nel carcere di Treviso, “ritenuto perfettamente in grado di ospitare e tutelare una persona incriminata per un simile reato”.

I due si erano conosciuti nel 2006, durante un viaggio di lei a Marrakech, dove lui lavorava come guida turistica. Lì scoppiò la passione e al suo ritorno in Italia Elisabetta scoprì di essere incinta.

Fahd viene quindi in Italia per conoscere la figlia e prendersi le sue responsabilità, ma non trova un lavoro, non sta mai a casa e quando c’è chiede soldi ad Elisabetta, che lavora come infermiera nella casa di riposo Menegazzi, a Treviso.

Una situazione insostenibile che ha portato Elisabetta a fare la scelta di chiederfe l’affido esclusivo di Arianna. Mai avrebbe pensato che l’uomo avrebbe reagito in quel modo.

 

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