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Daniela Masaro, 55 anni, infermiera, mamma. Uccisa dal marito

Pianigia (Venezia), 2 Settembre 2015


Titoli & Articoli

Pianiga (Venezia). Trovati morti Gianni Garbin e Daniela Masaro. E’ ancora mistero. (Secondopiano News – 2 settembre 2015)
Si indaga a ritmo serrato per chiarire le cause della morte della coppia, i cui corpi senza vita sono stati trovati mercoledi nella loro abitazione a Pianiga, in provincia di Venezia. Si tratta di Gianni Garbin, 57 anni e la moglie e Daniela Masaro, 55enne. Potrebbe trattarsi di omicidio suicidio. La donna è stata trovata in camera da letto, al piano superiore, da quanto appreso, “in un lago di sangue all’altezza della testa”, mentre l’uomo è stato trovato impiccato in garage; il basculante aperto ha insospettito alcuni familiari, che hanno fatto la drammatica scoperta e hanno dato subito l’allarme.
A trovare i due cadaveri – secondo quanto scrive il quotidiano ilgazzettino.it – “è stato il marito della sorella di Daniela, corso in via Papa Luciani dopo aver ricevuto l’inquietante chiamata di Gianni. “Siamo in pericolo, voglio farla finita” sono le parole che Garbin avrebbe detto con un filo di voce prima di togliersi la vita”.
Sul posto a Pianiga indagano i Carabinieri e la Scientifica. Intervenute anche ambulanze e i Vigili del Fuoco, che dopo aver aperto la porta di casa hanno visto l’uomo e poi la donna ormai senza vita. Per la coppia non c’era ormai nulla da fare. Si cerca di capire cosa sia successo. Gli inquirenti stanno interrogando parenti e vicini per avere un quadro più chiaro. Pare che Gianni Garbin abbia lasciato un biglietto d’addio. Nessuna pista è quindi esclusa. Tutte le ipotesi sono aperte. Anche quella di un eventuale atto violento commesso da terzi. E’ mistero fitto. Vicini e conoscenti avrebbero indicano le vittime come persone “tranquille”.
I due coniugi vivevano in una casa su due livelli in via Papa Albino Luciani 16, lui era dipendente di un macello, lei era infermiera all’ospedale di Dolo. Sul luogo del crimine è giunto il magistrato di turno. Pianiga è un comune italiano di oltre 12mila abitanti della città metropolitana di Venezia, in Veneto. Una cittadina dove la quiete si tocca con mano. Una quiete interrotta dal tragico fatto di sangue in casa Garbin.


L’ultima telefonata: «Siamo in pericolo di vita, voglio morire» (il Gazzettino – 3 settembre 2015)

Quando il cognato ieri pomeriggio ha ricevuto quella maledetta telefonata si è subito precipitato a Pianiga, ma si è trovato di fronte due corpi senza vita. Il cadavere dell’uomo impiccato nel garage al piano terra, il corpo della donna disteso a faccia in giù nella camera al secondo piano. È la terribile fine di Gianni Garbin e Daniela Masaro, una tragedia su cui sarà fatta luce solamente dopo l’autopsia. L’ipotesi più accreditata è quella dell’omicidio-suicidio, ma ieri sera gli inquirenti stavano ancora indagando sulla morte della donna e tengono aperte tutte le piste. La coppia viveva in una casa a due piani di via Papa Luciani 16, in pieno centro, e a Pianiga i due erano piuttosto conosciuti: lui 58enne dipendente della Bugin di Santa Maria di Sala (azienda che si occupa di macellazione e lavorazione di carne), lei 55enne infermiera all’ospedale di Dolo.
A trovare i due cadaveri è stato il marito della sorella di Daniela, corso in via Papa Luciani dopo aver ricevuto l’inquietante chiamata di Gianni. «Siamo in pericolo, voglio farla finita» sono le parole che Garbin avrebbe detto con un filo di voce prima di togliersi la vita.


Omicidio-suicidio, la svolta: la 55enne è stata soffocata dal marito dopo una lite (Leggo – 6 settembre 2015)
Soffocata a seguito di una pressione energica esercitata sulla schiena.
Sarebbe morta così Daniela Masaro, l’infermiera 55enne di Dolo, trovata senza vita mercoledì nella casa di Pianiga, dove il marito Gianni Garbin, 58 anni, si è impiccato. L’esito dell’autopsia, eseguita ieri dal medico legale Silvano Zancaner, avvalorerebbe quindi la pista dell’omicidio-suicidio. Sulle braccia di Garbin sono stati riscontrati graffi che farebbero pensare a un litigio.

 

Chiesa piena per Gianni e Daniela, ancora vicini nell’ultimo viaggio (Venezia Today – 10 settembre 2015)
Giovedì funerali a Pianiga dei due coniugi trovati morti nella loro abitazione. Presente il figlio. Il parroco: “Non dobbiamo giudicare”
Ha salutato in maniera composta coloro che hanno voluto tributare un ultimo saluto ai suoi genitori.
 E’ stata la dignità di Antonio Garbin, il 19enne di Pianiga che qualche giorno fa ha scoperto di punto in bianco di essere rimasto senza mamma e papà, il vero insegnamento del funerale di Gianni Garbin e di Daniela Masaro, i coniugi di Pianiga che mercoledì scorso vennero trovati privi di vita nella loro abitazione di via Papa Luciani. Lei a terra in camera da letto, lui impiccato in garage. Non prima di aver chiesto scusa in uno scritto al figlio e ai propri cari per ciò che stava per compiere e per ciò che con ogni probabilità aveva combinato poco prima.
Secondo l’autopsia, infatti, la donna sarebbe stata uccisa da una forte pressione sulla schiena, avvalorando la tesi dell’omicidio-suicidio. Presente alle esequie anche il sindaco Massimo Calzavara, che conosceva personalmente le due vittime. A rappresentare con la sua fascia tricolore anche tutto il sentimento di vicinanza che la comunità intende dimostrare a quel ragazzo che ora dovrà andare avanti da sé. Pontendo contare solo sulle proprie forze. Tutt’attorno alla chiesa le saracinesche abbassate dei negozi e le bandiere a mezz’asta del Municipio, per il lutto ciittadino. La piccola chiesa della parrocchia di San Martino a Pianiga era gremita giovedì pomeriggio, tanto che una cinquantina di persone sono rimaste all’esterno. Vicino all’altare le due bare di Gianni e Daniela, con sopra dei fiori bianchi.
Un al fianco dell’altra, come hanno fatto per tutta la loro vita. Non rimarranno lontani nemmeno in cimitero, dove riposeranno insieme. “Noi non possiamo giudicare – ha dichiarato dall’altare il parroco don Giuseppe Sinigaglia – Solo Dio può conoscere cosa si nasconde nel cuore dell’uomo. Quando accadono questi fatti, e accadono troppo spesso, ricordiamo che le azioni non cancellano le intenzioni. E soprattutto non cancellano gli anni di fatica di queste persone, che sono sempre rimaste l’uno accanto all’altra. Non possiamo giudicare – ha ribadito – ma dobbiamo avere misericordia”.

Rimasto orfano a 18 anni viene adottato dallo zio (La Nuova di Venezia e Mestre – 9 aprile 2016)
La nuova vita di Antonio dopo l’omicidio-suicidio a Pianiga in cui perse i genitori Ora vive a Santa Maria di Sala. «Per me è come un figlio, gli staremo vicino»
«Antonio è stato accolto da noi come un figlio. Ora si sta preparando per affrontare l’esame di maturità e il prossimo anno ha deciso che frequenterà l’università». A parlare è Giuseppe Guidolin, lo zio di Antonio Garbin che ha accolto in casa come un secondo figlio il giovane che, lo scorso settembre a Pianiga, è stato colpito da un lutto terrificante: la morte in un omicidio-suicidio dei genitori, il padre Gianni Garbin di 58 anni e la madre Daniela Masaro di 55.
Il delitto si consumò in via Papa Luciani al civico 16 ma la dinamica non è mai stata chiarita. Gianni Garbin uccise la moglie e poi si impiccò.

La donna potrebbe essere rimasta schiacciata dal peso del marito salito sulla schiena per immobilizzarla e poi soffocarla. Sulle braccia di Garbin sono inoltre stati trovati dei graffi che potrebbero confermare la versione del soffocamento successivo alla lite.
Il corpo dell

a donna è stato trovato nella camera da letto, al secondo piano dell’appartamento mentre quello del marito nel garage. È ancora da capire se Garbin abbia agito in un momento di follia o con premeditazione, ipotesi questa avvalorata dal messaggio lasciato nel quale, soprattutto, si preoccupa affinché qualcuno si prenda cura del figlio.

Lo sconforto per questo terribile lutto fu grande, ma lo zio Giuseppe (il marito della sorella del papà) non si perse d’animo: «Antonio non poteva e non doveva restare solo», spiega, «e per questo fin da subito gli offrii la possibilità di vivere a casa mia a Santa Maria di Sala. Per mia figlia,

ricominciando a vivere. Dopo l’esame di maturità ha deciso che frequenterà l’università. Gli staremo sempre vicino. Con noi c’è anche la sua nonna, la mamma di suo papà».
Il sindaco del paese, Massimo Calzavara, è contento di come sono andate le cose. «Come Comune», spiega, «abbiamo fatto il massimo per dare una mano ad Antonio. La casa dove viveva con i genitori è stata dissequestrata e lui ha potuto riprendere il mobilio e tutte le cose che c’erano all’interno (la casa

che ha la sua stessa età, è come un fratello. Antonio ha rifiutato l’aiuto dello psicologo è un ragazzo forte e con l’affetto di tutti noi sta

non era di proprietà ma in affitto). Ora ha ricevuto anche la pensione di reversibilità della mamma e questo in attesa di concludere gli studi e trovare un lavoro che gli consenta di avere una fonte di reddito certa».

 


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