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Barbara Brandolini, 27 anni, commessa. Soffocata dall’ex fidanzato.

Bergamo, 26 Luglio 2008

Barbara Brandolini ha  un nuovo fidanzato con cui il giorno dopo deve partecipare al matrimonio di un amico. Non è chiaro come e perché si trovi la notte tra il 25 e il 26 luglio nella casa del suo ex, che la soffoca e lascia il corpo avvolto in un piumino. Lui racconterà di non essere geloso ma di averlo fatto per problemi psichici, dirà anche di averlo fatto per lei che era stanca di vivere.

 

 


Titoli & Articoli

La tragedia di Bergamo Uccide l’ex fidanzata e poi parte per le ferie
Fermato a Trieste confessa ma non svela il movente
Un silenzio quasi irreale, di una città che sembra già chiusa per ferie. Le tapparelle serrate quasi ad ogni piano, il cancello sbarrato a proteggere il silenzio di un condominio colorato di un verde sbiadito. Né ricco né povero, ai limiti del centro, ma nemmeno in periferia, una manciata di palazzine,una sessantina di famiglie che ci vivono e si conoscono, sì ma non troppo.
Via Pizzo Recastello numero 18, Bergamo bassa. Qui, scala C, in un appartamento uguale a tutti gli altri la scorsa notte la polizia ha trovato il cadavere di una ragazza.
Aveva 27 anni, faceva la commessa all’Auchan, si chiamava Barbara Brandolini. Uccisa, morta soffocata, dice il medico legale. Era stesa sul letto, in casa dell’ex fidanzato. L’assassino l’ha coperta con un piumino, poi ha chiuso a chiave la porta della camera. Quante analogie, sembra di rivedere Meredith sgozzata nella sua casa di Perugia, anche lei nascosta sotto una coperta dal suo carnefice.
Poi come non pensare al giallo d’estate – è il periodo – la mente torna a Chiara, a Garlasco, a tutto quel sangue e a un omicida ancora senza nome. Stavolta non ci sarà dei bisogno dei Ris, delle impronte, dei Taormina di turno o delle indagini tv: l’omicida ha già un nome e nonostante i due giorni di vantaggio sugli investigatori è finito in manette. Si chiama Massimiliano Pippia, ventitreenne senza né arte né parte, una vita in nome della canna e un assegno mensile da invalido. Mentale.
«Sono stato io», ha ammesso subito di fronte ai poliziotti che ieri mattina lo hanno bloccato a Trieste mentre saliva su un treno per Venezia. Il perché invece non l’ha spiegato, o forse, semplicemente non ha potuto farlo perché non c’è. Dopo aver ucciso la ragazza stava preparandosi forse ad andare in vacanza.
Un delitto senza movente, ecco l’epilogo apparente di una storia malata cominciata con l’amore. Erano stati insieme per due anni, lui il ragazzo che anziché Marlboro inghiottiva spinelli suonando la chitarra e piantando marijuana sul terrazzo e Barbara. Lei piccola e minuta, una che non fa girare la testa ma che da tre mesi aveva un nuovo fidanzato.
Sabato la coppia avrebbe dovuto partecipare a una festa di matrimonio, domenica sarebbe partita per le ferie. Ma al cellulare da venerdì sera Barbara non rispondeva più. E nemmeno a casa. È scattato l’allarme. Il giovane in questura, accompagnato da fratelli e amici, domenica ne aveva denunciato la scomparsa. Sapeva anche lui di quella relazione appena finita, forse non sapeva che lei continuasse ancora a vedere il suo ex. Così la polizia ha citofonato in casa Pippia. Senza risposte. Rassegnandosi. Del resto i vicini non avevano visto né sentito nulla in questo condominio anonimo dove si vi sopravvive soli.
Il fratello di Massimiliano, Alessandro, di due anni più grande, da qualche mese vive in Australia. Dicono che se ne sia andato per amor di una ragazza e per lavoro. Ma anche, e soprattutto, per tenersi lontano da quel fratello con cui aveva finora condiviso la casa. Genitori separati, piccola borghesia, un appartamento lasciato ai due e un futuro da riconquistare. La notte scorsa la polizia si è invece presentata in forze, con i vigili del fuoco, che hanno forzato una finestra dell’abitazione. Sembrava che Barbara dormisse. Nessun segno di colluttazione, né di violenza.
«Non l’ho ammazzata per gelosia, semmai geloso avrebbe dovuto essere l’altro
», ha detto nel suo dormiveglia liquido, sconvolto dalla droga Massimiliano. Poi eccolo stramazzare a terra. Una crisi epilettica. Quella che per ora gli evitato la cella. Dopo la confessione è stato trasferito all’ospedale di Trieste. Piantonato, in stato d’arresto. Ora toccherà a uno psichiatra. E alla scientifica. A questo noir di mezza estate manca ancora più di un tassello. A cominciare dal perché.
(Andrea Acquarone)

L’ultimo saluto a Barbara nel paese d’origine
La camera ardente per il feretro di Barbara Brandolini, 27 anni – uccisa dall’ex fidanzato Massimo Pippia tra venerdì e sabato scorso in un appartamento di Bergamo – è stata allestita questo pomeriggio (giovedì 31 luglio) nella sala Paris di Mariano di Dalmine, a fianco della parrocchiale. La vittima aveva vissuto diversi anni della sua adolescenza a Mariano, con il padre Emilio e la mamma Silvana. Nel quartiere di Dalmine vive tuttora la mamma paterna di Barbara Brandolini. Il funerale sarà celebrato domani (venerdì 1 agosto) alle 16 nella parrocchiale di Mariano.
L’autopsia eseguita sul corpo della Brandolini aveva confermato la morte per asfissia. Ma il medico legale e gli investigatori della squadra mobile di Bergamo restano in attesa di ulteriori riscontri, in particolare dagli esami tossicologici. Resta infatti da capire se la ragazza sia stata sedata, oppure abbia assunto stupefacenti, prima di essere soffocata.

Omicidio Brandolini: una nuova perizia
Disposta per capire lo stato dell’imputato
COLPO DI SCENA al processo contro Massimiliano Pippia, il 26enne di Bergamo, da tempo affetto da gravi problemi psichici (è invalido al 100%), reo confesso dell’omicidio dell’ex fidanzata, Barbara Brandolini, 27 anni, commessa in un negozio di abbigliamento nella galleria Auchan in via Carducci, soffocata nella notte tra il 25-26 luglio 2007 nell’appartamento del ragazzo, in via Pizzo Recastello a Bergamo.
IERI ERA PREVISTA la sentenza del giudice dell’udienza preliminare Vittorio Masia (il dibattimento si celebra con il rito abbreviato, che, in caso di condanna, consente all’imputato di ottenere lo sconto di un terzo sulla pena). Ma, al termine dell’arringa del difensore di Pippia, l’avvocato Gianluca Quadri, che ha chiesto l’assoluzione del suo assistito per totale incapacità di intendere e volere, il gup ha sorpreso un po’ tutti dichiarando di voler andare più a fondo nella vicenda prima di pronunciare la sua sentenza. Per questo ha disposto una nuova perizia psichiatrica nei confronti dell’imputato, che questa volta, a differenza delle precedenti, sarà effettuata da tre medici insieme. Gli specialisti avranno il compito di chiarire meglio le condizioni di salute attuali del giovane.
L’INCARICO verrà loro affidato il 17 settembre prossimo. Massimiliano Pippia, per il quale il pm Maria Esposito ha chiesto una condanna a 12 anni di reclusione per omicidio volontario (con la concessione dello sconto di pena per un vizio parziale di mente), e, una volta scontata la pena, 3 anni in casa di cura e custodia, è già stato sottoposto a una perizia dal dottor Sergio Luca Monchieri: per l’esperto il 27enne avrebbe avuto una capacità di intendere e volere grandemente scemata al momento del fatto.
DURANTE L’UDIENZA dell’8 luglio, invece, era stato sentito il dottor Piero Pieretti, responsabile dell’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia, dove Pippia si trova rinchiuso in regime di cura e custodia. Lo specialista aveva affermato che «per quanto da me osservato, attualmente Massimiliano Pippia, non è socialmente pericoloso, se non per se stesso». Al termine dell’udienza di ieri, i parenti di Barbara Brandolini hanno inveito prima contro Pippia, poi, all’esterno del Tribunale, contro il suo difensore al quale hanno rivolto applausi ironici accompagnati da alcuni «bravo, bravo».
IL GIOVANE ha sempre dichiarato di aver ucciso Barbara non per gelosia (sembra che lei avesse un nuovo fidanzato), ma su richiesta della stessa ragazza, perché anche lei, come lui, era disperata e stanca di vivere. Qualche ora dopo il delitto, era stato fermato e arrestato dalla polizia alla stazione ferroviaria di Trieste.
(Michele Andreucci)

 

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