Loading

Nadia Orlando, 21 anni, impiegata. Uccisa dal fidanzato che porta il cadavere in macchina alla polizia

Palmanova (Udine), 1 Agosto 2017

nadia orlando


Titoli & Articoli

Va alla polizia con il cadavere della fidanzata in auto: “L’ho strangolata” (La Stampa – 1 agosto 2017)
L’uomo, 34 anni, ha confessato di aver ucciso la giovane 21enne
Ha strangolato la fidanzata di 21 anni, poi ha vagato tutta la notte con il corpo accasciato sul sedile del passeggero della sua Toyota. Infine in mattinata si è presentato al Comando della Polizia stradale di Palmanova (Udine) per costituirsi.
Francesco Mazzega, 34 anni di Spilimbergo, avrebbe confessato di aver strangolato ieri sera la ragazza, Nadia Orlando, residente a Dignano, nei pressi di San Daniele del Friuli, in provincia di Udine.  Entrambi lavoravano alla “Lima” di San Daniele del Friuli (Udine), azienda specializzata in protesi ortopediche. I due erano attesi al lavoro stamani alle ore 9.00 ma non si erano presentati. L’allarme per Nadia, in realtà, era già scattato nella notte, quando i genitori si erano preoccupati non vedendola rientrare e avevano contattato le forze dell’ordine.
La squadra Mobile della Questura di Pordenone ha esaminato la vettura con la quale Mazzega si è presentato al comando della Polizia stradale. Successivamente ha posto sotto sequestro l’abitazione dell’omicida. L’operaio abita a Spilimbergo, in provincia di Pordenone, dal 2014, dove si era trasferito da Muzzana del Turgnano (Udine). I vicini di casa hanno affermato di non aver udito screzi nella serata di ieri escludendo che il delitto possa essersi consumato nel condominio di quattro appartamenti dove l’uomo abitava. Un anziano cugino della famiglia della giovane vittima ha riferito che: «Il papà di Nadia era molto preoccupato: pochi giorni fa mi ha riferito il suo timore per questo fidanzato che aveva descritto come possessivo e geloso. Si era perfino commosso alle lacrime non sapendo come risolvere, dopo che la figlia gli aveva confidato il proprio disagio. Nemmeno si sentisse un simile epilogo». Anche il sindaco di Dignano, Riccardo Zuccolo, ha espresso il proprio cordoglio. Per garantire tranquillità ai congiunti ha firmato un’ordinanza urgente con la quale vieta l’accesso alla strada dove si trova l’abitazione di famiglia, meta di un triste pellegrinaggio a piedi di tanti amici e parenti.
I genitori di Francesco Mazzega erano in vacanza in montagna e sono rientrati non appena appresa la notizia di quanto era accaduto. «È un bravissimo ragazzo, tranquillissimo, laureato, non ha mai dato un problema – ha raccontato la zia di Francesco – È una cosa inspiegabile. Si era trasferito a Spilimbergo per lavoro. Avevo conosciuto anche la ragazza, ce l’aveva presentata, erano felici. Una coppia normale»

Omicidio di Nadia, l’autopsia rivela un’altra verità (Messaggero Veneto – 7 agosto 2017)
L’esame autoptico eseguito all’ospedale di Palmanova dal medico legale Carlo Moreschi. L’avvocato Fabio Gasparini che assiste la famiglia Orlando: “Al primo esito sembrerebbe emergere una dinamica diversa e, a mio modo di vedere, più grave rispetto a quanto ha dichiarato Mazzega”
È terminata nel pomeriggio di lunedì 7 agosto l’autopsia eseguita dal medico legale Carlo Moreschi sul corpo di Nadia Orlando, la ragazza di 21 anni di Vidulis di Dignano, uccisa la sera di lunedì scorso dal fidanzato Francesco Mazzega, 36 anni, che si è costituito la mattina seguente alla Polizia stradale di Palmanova dopo aver girato tutta la notte con il cadavere della fidanzata in auto. L’esame è durato circa quattro ore e si è svolto nell’ospedale di Jalmicco di Palmanova. All’autopsia hanno partecipato i legali dell’indagato e della famiglia della vittima e i rispettivi medici legali, Luca Giacometti per Mazzega e Roberto Campanella per i familiari di Nadia.

Nadia Orlando: dall’autopsia la verità sul delitto di Dignano (il Friuli – 7 agosto 2017)
L’avvocato della famiglia della vittima parla di una dinamica diversa e più grave rispetto a quanto confessato dall’assassino
Potrebbe emergere una verità ben più complessa, rispetto a quella ricostruita dall’assassino, dall’autopsia eseguita sul corpo di Nadia Orlando, la 21enne di Dignano uccisa dal fidanzato reo confesso, Francesco Mazzega, di Castions di Strada. Il medico legale Carlo Moreschi ha eseguito l’esame autoptico nell’ospedale di Jalmicco di Palmanova, dove è stato trasportato il corpo dopo i rilievi a bordo del veicolo in cui la giovane probabilmente è stata uccisa.
Un esame meticoloso che è durato oltre quattro ore e che ha voluto fugare dubbi e fare luce sulle modalità che hanno portato alla morte della giovane per mano del fidanzato. Mazzega, infatti, ha confessato di averla uccisa strozzandola al termine di un litigio, ma dalle prime indiscrezioni sugli esiti dell’esame la verità potrebbe essere ben più articolata. Si parla infatti di asfissia, che presuppone modalità diverse rispetto a quelle dichiarate da Mazzega per determinare la morte. Sul collo della ragazza, però, sarebbero ben presenti i segni dell’aggressione.
All’esame hanno assistito anche i legali delle parti coinvolte, e le prime rivelazioni provengono dall’avvocato della famiglia Orlando, Fabio Gasparini, che avrebbe parlato apertamente di “una dinamica diversa da quella confessata” dall’assassino. Tutto da verificare, insomma, e da confutare in base a tutta una serie di accertamenti legati all’autopsia e volti a scartare ogni possibile dubbio.
Nadia è stata aggredita, l’assassino le ha messo le mani al collo, cercando di strozzarla e poi l’ha finita soffocandola? Domande che entrambe le parti coinvolte vogliono chiarire in modo definitivo, perchè fondamentali per stabilire anche la veridicità di quanto raccontato da Mazzega. Il giovane, che si rifiuta ancora di incontrare i genitori e qualsiasi persona, è ancora ricoverata nel reparto di psichiatria dell’ospedale di Udine. Non è stato invece ancora concesso il nullaosta per la celebrazione dei funerali della ragazza.

Delitto di Nadia, la famiglia Orlando: “Mazzega ai domiciliari, come un pugno nello stomaco” (Messaggero Veneto – 30 agosto 2017)
Dura nota dei genitori di Nadia Orlando, uccisa a 21 anni dal fidanzato: “Proviamo rabbia”. Intanto il Comune intende costituirsi parte civile al processo
La decisione di concedere i domiciliari a Francesco Mazzega è stata accolta come «un pugno nello stomaco» dai genitori e dal fratello di Nadia Orlando. I familiari della ventunenne uccisa lo scorso 31 luglio dal fidanzato hanno affidato a una nota firmata dall’avvocato Fabio Gasparini la propria reazione, chiusi nel dolore nella loro casa di Vidulis di Dignano.
La famiglia «mai si sarebbe aspettata, infatti, che a distanza di neanche un mese dalla barbara uccisione della loro figlia i giudici potessero concedere all’assasino un simile beneficio – si legge nella nota –. Lo stato d’animo che li pervade in queste ore è quello di rabbia e sgomento. Ma non di rassegnazione. I genitori e il fratello di Nadia continuano ad avere fiducia nella giustizia nonostante questa inspiegabile decisione. Ciò nella speranza e nella convinzione che al termine dell’iter giudiziario ci possa essere una giusta pena nei confronti di un soggetto che con un gesto orrendo e vigliacco ha ucciso Nadia e, di conseguenza, una famiglia e un’intera comunità».
«Anche la famiglia Orlando vorrebbe riavere Nadia a casa»,
aveva detto il papà di Nadia, Andrea, prima di apprendere la notizia dei domiciliari a Mazzega. Domenica intanto «a ricordo della nostra Nadia» verrà celebrata una messa in sua memoria nella pieve di Vidulis. Oggi verranno anche tolte le scarpe rosse quale simbolo della violenza sulle donne che da un mese erano state poste a Vidulis dagli amici di Nadia. Amici che faticano a vedere il mondo come un mese fa «un mondo che ha perso la sua lucentezza, tutto è più sfuocato, sordo, incolore. La nostra isola felice dove giocavamo da bambini, ora è solo l’ennesimo posto dove non ti vedremo più – hanno scritto in una lettera aperta a Nadia gli amici –. Non potremmo mai più confidarci, sentire i tuoi pareri, ridere con te, mangiare una pizza insieme o semplicemente guardarti crescere insieme a noi».

Duro il commento del sindaco di Dignano, Riccardo Zuccolo: «Ci sono sconcerto e indignazione per un provvedimento che risulta assolutamente incomprensibile a una comunità ancora profondamente scossa dall’omicidio della povera Nadia. È un ulteriore dolore che si aggiunge a quello vivo. Annuncio fin d’ora che il Comune intende costituirsi parte civile al processo penale, appena questo si celebrerà».

Commozione e rabbia ai funerali di Nadia: «Lui a casa, lei in cielo» (Messaggero Veneto – 4 settembre 2017)
«È troppo grande il dolore», dice Antonella Zuccolo, la mamma di Nadia Orlando, alla fine della messa celebrata ieri, a Vidulis, in ricordo della figlia. Il papà Andrea cerca di mandare giù le lacrime, sono poche le volte che ci riesce. Nessuno, almeno nella giornata di ieri, ha voluto commentare la decisione del tribunale del Riesame di Trieste che ha disposto i domiciliari per Francesco Mazzega. Soltanto il papà, vedendo il fiocchetto rosso contro la violenza alle donne appuntato sulla giacca di una signora, ha esclamato con rabbia: «Vede, lei lo ha ancora, qualcun altro, invece, non ne ha tenuto conto». Poche parole e uno sguardo eloquente, il suo.
La mamma, il bel volto segnato dalla sofferenza, spiega che ci vorrà del tempo, ma un giorno parlerà. «È ancora presto – dice – la mia Nadia non c’è più. Capisce?». Sì, capiamo.
In chiesa sono presenti i parenti, gli zii, i cugini di Nadia. «Ci è cascato il mondo addosso», sussurra il nonno. Il sindaco Riccardo Zuccolo, che sabato ha inviato un appello al presidente della Repubblica e a tutte le sedi istituzionali per chiedere giustizia, aveva proclamato il lutto cittadino. Lutto che tutta la comunità dignanese porterà nel cuore, fino a quando la legge – «che non per tutti è uguale», come ha detto un giovane – non potrà fare il suo normale corso. Era infatti un clima di sfiducia quello che serpeggiava ieri tra la gente, rimasta a capannelli al termine del rito religioso sul sagrato per salutare i genitori della vittima. «Lui a casa, Nadia in cielo», andava ripetendo più di qualcuno, biasimando la scelta del Riesame.

I genitori di Nadia, uccisa dal fidanzato: «Il suo killer ai domiciliari dopo un mese. Così si istiga al male» (Corriere della Sera – 1 novembre 2017)
A casa della ventunenne: «Abbiamo svuotato la sua camera e dato i vestiti in beneficenza, non volevamo un museo»
La chitarra di Nadia è stata spostata dalla sala da pranzo alcuni giorni fa. Dalla sua camera da letto, al piano di sopra, con vista sul Tagliamento, sono stati portati via i vestiti. «Non volevamo farne un museo — dice con gli occhi rigati di pianto la madre Antonella —. Abbiamo deciso di darli a chi ne aveva bisogno. È stato durissimo svuotare gli armadi di una figlia che non c’è più».
Sono passati tre mesi da quella sera in cui l’ha vista uscire da casa per l’ultima volta. «Stai attenta, le ho detto. Cercate di lasciarvi bene, è un tuo collega, meglio restare amici». Al tg delle 20 davano la notizia del ragazzo di Trento che aveva ucciso la fidanzata e si era suicidato. I genitori di Nadia hanno avuto un presentimento, hanno mandato un sms, poi hanno provato a chiamare, ma il cellulare era staccato. I timori sono diventati incubi, la denuncia all’alba, al mattino il mondo gli è crollato addosso.
I segnali. Francesco Mazzega, 36 anni, ha ucciso Nadia Orlando, quindici anni più giovane, perché aveva deciso di lasciarlo. Poi ha vagato per tutta la notte con il cadavere accanto e al termine del suo viaggio nell’inferno si è fermato davanti a una caserma della polizia.
Nella testa dei genitori di Nadia, Antonella e Andrea, ora si affollano mille pensieri. Perché tanta violenza? Potevano capire, fermare quella mano assassina? «Stavano assieme da neppure un anno. L’avevamo accolto come un figlio. Si fermava spesso a cena. Era un ragazzo gentile, ci diceva che eravamo una bella famiglia».Se è possibile, questo rende ancora più forte il loro tormento. Vanno a ritroso con i ricordi, alla ricerca di ogni minima anomalia. «Sì, era un tipo che voleva l’attenzione sempre su di sé. Gli dava fastidio se Nadia frequentava i suoi vecchi amici. Glielo avevamo detto che forse non era il ragazzo giusto per lei». Troppo poco per dubitare di quell’uomo che aveva scelto di stare con loro anche per il pranzo di Natale. Mai un gesto violento, mai una frase sopra le righe, niente che potesse far nemmeno immaginare come sarebbe finita. «Nadia ce lo avrebbe confidato, era la figlia che tutti desiderano avere. Una volta voleva farsi tatuare una farfallina, noi eravamo contrari, lei rinunciò. Era innamorata di Francesco, lo difendeva sempre anche quando a noi non convincevano alcuni suoi atteggiamenti».
I giudici – Si è accorta troppo tardi che era l’uomo sbagliato. Ma si fidava di lui e quella maledetta sera di fine luglio, dopo avergli detto che aveva deciso di chiuderla lì, aveva accettato senza alcun sospetto un ultimo appuntamento.
«Vado a fare una passeggiata con Francesco, torno presto», ha detto ai suoi. E non è più tornata. Il tormento di Antonella e Andrea Orlando, che curiosamente ha lo stesso nome e cognome del Guardasigilli, è anche quello di una giustizia che non sentono vicina. «Dopo un mese gli hanno dato i domiciliari. Nostra figlia non c’è più e lui adesso è a casa. Che esempio si dà così? È un’istigazione a far del male». La decisione del Tribunale del riesame ha finito anche per allontanarli ancora di più dai genitori di Francesco, anche loro delle vittime. «Ci avevano chiesto di incontrarci — raccontano gli Orlando —. Noi eravamo d’accordo, ma adesso non più. Conoscevano Nadia, come possono accogliere chi l’ha ammazzata? Se davvero volevano aiutarlo, dovevano chiedere di mandarlo in comunità».
La mobilitazione . Gli amici di Nadia hanno raccolto già oltre 15 mila firme per chiedere di cambiare la legge, impedire che in casi di femminicidio sia possibile ottenere benefici. La famiglia Orlando ha saputo che Francesco ha scritto una lettera per loro. Si sono chiesti se vorranno leggerla, hanno deciso di farlo, ma non si aspettano molto. Mostrano invece l’album di famiglia, le foto dei figli che diventano grandi, i compleanni, le feste, le vacanze al mare. Nell’ultima pagina c’è un primo piano di Nadia, sorride come sempre. Hanno eliminato l’altra metà, dove c’era il volto di Francesco. Un’immagine spezzata, come la vita della loro bambina.

 

 


Link


In memoria di

“Con il cuore sul fiume”, oltre 500 partecipanti per la marcia nel ricordo di Nadia Orlando (Udine Today – 24 luglio 2022)
L’assessore alle Finanze Barbara Zilli ha preso parte alla marcia a Vidulis, nel ricordo anche di Elisabetta Molaro
” La Regione è grata ai tanti volontari che con slancio hanno lavorato per questo evento e alla famiglia, che nel ricordo di Nadia Orlando, simbolo di tante giovani donne uccise, ha dato modo a tutti di riportare tutti al senso profondo delle cose: in questi tempi di mancanza di valore attribuita alle parole, spesso abusate e stravolte, di violenza verbale e di divisione fra le persone, questa mattina a Vidulis, nella bellissima cornice attorno al Tagliamento, la comunità ha dato dimostrazione di unità e speranza”.
E’ quanto ha sottolineato in sintesi l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli a margine di “Con il cuore sul fiume. Memoriale Nadia Orlando”, marcia a passo libero di 5-8-14 km organizzata nel territorio circostante al fiume Tagliamento dal Circolo ricreativo sportivo culturale vidulese con il patrocinio della Comunità collinare del Friuli e il Comune di Dignano.
L’evento – Dopo due anni di stop imposto dalla pandemia, l’evento è ripreso per ricordare Nadia Orlando, vittima di una tragica vicenda nel 2017, uccisa dal fidanzato Francesco Mazzega, il quale a sua volta si tolse la vita dopo essere stato condannato.  Quasi 500 persone, tra cui il sindaco di San Daniele, il vicesindaco di Dignano e rappresentanti di associazioni come Andos, hanno preso parte alla marcia il cui utile derivante dalle iscrizioni sarà devoluto al Centro Risorsa Donna “Il sorriso di Nadia” di San Daniele del Friuli.
L’assessore ha ricordato che quest’anno in particolare l’evento è dedicato alla memoria di Elisabetta Molaro, vittima di un altro atroce fatto di sangue a Codroipo nel giugno scorso. L’assessore ha ribadito il sostegno della Regione a tutte le iniziative per promuovere le Pari opportunità e gli strumenti per il contrasto alla violenza contro le donne, di cui l’evento di Vidulis è stata una testimonianza più che riuscita perché ha rimesso al centro l’importanza della vita in comunità, per affrontare e confrontarsi, per trovare una soluzione assieme anche nei momenti di prova più difficili.
La madre di Nadia, Antonella Zuccolo, ringraziando chi ha marciato e chi in queste settimane a vario titolo ha offerto spontaneamente il proprio contributo per realizzare l’evento, ha reso noto che il 18 settembre prossimo, sempre a Dignano, è in agenda il prossimo evento di sensibilizzazione, un memorial di calcio, prevalentemente femminile, ma non solo, dedicato a tutte le donne vittime di violenza.